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14.05.07
Emilio delle tigri, 14 (fine)
Voce: Le ho detto che «per sempre» non è un’espressione che significhi molto, per me.
Emilio: E io?
Voce: Lei resterà qui.
Emilio: (angosciato) Da solo? Per sempre?
Voce: (irridente) Sì. Da solo. E, come dice lei, «per sempre».
Emilio: E che cosa farò? Che cosa farò, per sempre?
Voce: Quello che sa fare.
Emilio: Nella mia vita ho saputo solo sognare.
Voce: Sognare sogni di sogni.
Emilio: Non farò dunque altro, d’ora in poi?
Voce: Non è, se mi è permesso il gioco di parole, non è sempre stato il suo sogno, questo?
Emilio: Sì.
Voce: Ebbene, realizzi il suo sogno.
Emilio: Sognerò per sempre?
Voce: Sì, sognerà per sempre. Sognerà sogni di sogni. E molte, molte persone, nei decenni e forse nei secoli, sogneranno di suoi sogni di sogni.
Emilio: In fondo non è male.
Voce: Basta che lei voglia.
Emilio: Sì, lo voglio.
Voce: Allora bisogna ritornare all’inizio.
Emilio: Quale inizio?
Voce: All’inizio di questo sogno.
Emilio: Che cosa devo fare?
Voce: Si stenda in terra.
Emilio si stende in terra, nello stesso punto e nella stessa posizione dov’era caduto suicidandosi.
Voce: È pronto?
Emilio: (immobile sul pavimento) Sono pronto.
Voce: Bene. Arrivo.
Voce entra in scena. Si avvicina al cadavere di Emilio Salgari. Si siede sui talloni. Allunga una mano, gli chiude gli occhi.
Voce: (gridando) Emilio Salgari è morto, e per sempre!
[fine]
Posted by giuliomozzi at 14.05.07 09:39
Comments
Clap clap clap (applausi per Giulio)!
Posted by: Mary at 14.05.07 10:07
azz..Persempre è anche il marchio, registrato, di una nota azienda di arredamenti per la casa.
Posted by: cletus at 14.05.07 11:01
Fa malissimo questa fine per sempre. Stop. Ricomincio a leggere da capo.
Complimenti!
Posted by: patrizia at 14.05.07 11:36
Con tutti i distinguo necessari, mi ricorda "An Occurrence at Owl Creek Bridge" (com'era il titolo in italiano?) di Ambrose Bierce. Molti distinguo, certo.
Posted by: mauro at 14.05.07 12:58
Bene, Mauro: lo compro e lo leggo. (Comunque qualcosa non ha funzionato. Questa ultima puntata doveva apparire domattina...).
Posted by: giuliomozzi at 14.05.07 14:31
mi sa che mi sono persa qualcosa. rileggo il resto..
Posted by: cabaLandKabbages at 14.05.07 17:41
giulio, mi è piaciuto molto. è così s-quietante...
Posted by: paolab. at 14.05.07 18:06
È qualcosa di enorme, questo Emilio delle Tigri. Fa riflettere. Moltissimo. (È davvero finito? Finito per sempre?)
Posted by: Gaja at 14.05.07 18:12
Alcune osservazioni:
1)Ancora una volta l'interesse di Giulio si concentra su una famiglia che "non funziona", come nel caso Carmichael. In qesto caso, in tre generazioni consecutive il suicidio del babbo di Salgari, di Salgari e dei suoi figli. La moglie con problemi mentali, come nel caso Carmichael.
2)Mi pare che "la voce" si accanisca contro l'incapacità di Salgari di amministrare i suoi denari, e di esigere equi compensi e contratti dai suoi editori. In genere queste non vengono annoverate tra le qualità che si richiedano ad uno scrittore(ma ad un padre di famiglia sì), questa "voce" - dietro la quale si nasconde Giulio - non pare essere in sintonia con questo modo di pensare. Uno nuovo peccato mortale degli scrittori?
3)Dal mio punto di vista di lettore, c'è un'eccessiva freddezza in questa narrazione. Ci si basa sui fatti, ineccepibili. Ma questa "voce" che pare, in un primo momento, voler fermare l'estremo gesto di Emilio, lo fa senza convinzione. Il fatto che Emilio si tolga la vita o meno è un fatto su cui non è il caso di darsi pena eccessiva, pare di capire.
4) I "sogni dei sogni" di Emilio vissuti attraverso i sogni dei lettori. E' la parte più interessante della narrazione, e il finale, a mio avviso, non gli rende giustizia, scivola via troppo in fretta. Anche qui un'altra fissa di Giulio: le scatole cinesi, le matrioske in cui i livelli narrativi si suddividono, si perdono in derive e infine non capisci più qual è il sogno, quale la realtà. Come Emilio che scrive di suoi sogni, di paesi in cui non è mai stato, di tigri che non ha mai visto e che riesce a farti vedere, e sognare. I sogni di Emilio delle tigri.
Posted by: Toni La Malfa at 14.05.07 18:42
toni tu pensi che la voce sia giulio?
io penso di no.
io ho immaginato la voce come una sorta di "buonsenso", quello che ti capita di sentire quando dici che scrivi e c'è sempre quello che con buon senso appunto ti dice che è una bella cosa che tu scriva, ma poi c'è da fare i conti, da far tornare le entrate e le uscite. etc etc.
tante volte questa voce sei tu medesimo, quando a fine mese fai conti: e dici: "ecco sono andato qui e qua per fare questa cosa per i libri, qui e qua per questa cosa di scrittura, da quello e da quell'altro... ho speso tot e cosa ho guadagnato?". Il buon senso ti dice: niente (molte volte, c'era oggi su stampa un articolo interessante che diceva che solo 1 artista su 5 - si parlava di pittori e scultori - vive della propria arte). A questo buon senso Emilio oppone le ragioni del sogno, anzi l'ossessione del sogno (che cosa è "il sognare sogni"? Un'ossessione).
a me è parso che giulio abbia voluto dire qualcosa sulla condizione di chi scrive, sui conti che fa con ognuno di noi fa con se stesso.
e infine questa condizione diventa qualcosa di più *generale* come se quel limbo, Emilio finisce in un limbo, fosse l'unica condizione umana possibile.
d.
Posted by: demetrio at 15.05.07 08:27
Toni, prendo spunto dalle tue osservazioni che mi hanno stimolato queste "risposte":
1- in quel che ho letto a me non risalta la problematicità della famiglia Salgari, che resta sullo sfondo. C'è il dramma di Emilio e sullo sfondo si dice (la voce ci informa) dei suicidi parentali. Fare rimandi a Carmichael etc... è in questo caso più un'operazione posticcia a posteriori. Mi sembra più forte semmai l'accento sul caso umano dello scrittorino che deve scrivere sotto falso nome di un morto che degli altri componenti della sua famiglia.
2- perché la voce è quella di giulio? e se giulio fosse salgari? e se fosse un po' tutti e due? o nessuno dei due? più che accanirsi sui denari sta voce va a parare lì perché lì sta il dramma di salgari: la mancanza di denari. Amministrare i propri denari, guadagnarne abbastanza, ecc... sta nelle qualità di un uomo in generale, scrittore o padre, ecc... Ma se i denari sono troppo pochi anche per una notevole capacità di amministrazione? e se non sei fatto per fare i soldi?
3- sulla voce sono un po' d'accordo con demetrio. e' la vocina che ci sta dietro le spalle alla quale diamo sempre della bastarda perché sta lì ma è ovvia, è la voce della ragionevolezza che non può che essere ovvia.
4- Purtroppo nel finale si capisce troppo bene quale è il sogno e quale la realtà. La realtà è che emilio è morto, per sempre. Che quei sogni di sogni sono ormai dei lettori e di emilio non più.
Il finale è perfetto, più lungo sarebbe stato strascicato.
poi, ognuno ci vede quel che gli serve vedere, ovviamente.
patrizia
Posted by: patrizia at 15.05.07 10:00
Demetrio scrive: "toni tu pensi che la voce sia giulio?
io penso di no."
Ovviamente sarà Giulio, se vorrà, a chiarirci il suo punto di vista. Come se fosse una chiacchiera da bar davanti ad un bicchierozzo, tanto per precisarti la mia interpretazione, ti rispondo.
Io credo che, sì, sia la voce di Giulio.
Almeno in parte.
Ovvio, c'è anche altro in questa narrazione, la parte finale dei sogni sognati, tanto per dirne una, ti fa soffermare su aspetti estremamemte suggestivi dell'esistenza.
Dietro questa voce si nasconde un narratore che ha una grande esperienza di contratti editoriali. Ha accompagnato amici scrittori di un certo rilievo nazionale in case editrici, nel solo interesse di tutelarli. E quindi, anche se trovo questa "voce" piuttosto fredda ed inflessibile, non trovo niente di male che questo narratore - che immagino abbia visto anche prendere solenni fregature da giovani e talentuosi scrittori - possa dire: "Rega', in questa giungla editoriale, oltre a saper scrivere dovete anche saper badare a voi stessi di fronte alla stipula di un contratto." Fa parte dell'anello di una catena, in cui tutti gli anelli devono "tenere". Anche questo.
Certo, è un problema che si dovranno porre solo gli scrittori che pubblicano(non la gente che scrive quà e là in rete, come me), ma in questa condizione potevamo trovare anche un Emilio Salgari. O dobbiamo pensare che per scrivere bene ci si debba sempre mantenere il nume tutelare dell'"artista maledetto"(come Rilke che pur soffrendo di profondi stati depressivi rifiutò di essere curato perché il suo stato di disagio era fonte di ispirazione per le sue opere)?
In questo Salgari mi pare di vedere, secondo il Salgari presentato da Giulio, l'ineluttabilità del gesto estremo. Tipo il "non c'era altro da fare, sono stato sfortunato". E in questa "voce" - a mio avviso un po' troppo distaccata, forse anche cinica, ma trasparente e assolutamente obiettiva - mi pare di capire "potevi fare altro, sì, e potresti ancora non ammazzarti per aiutare la tua famiglia; gli editori non avranno alcun danno dalla tua morte." Non mi pare una "voce" di buon senso, Demetrio. Mi pare un pensiero netto, in linea con il pensiero del narratore.
Se sei in giro per l'Italia a fare le tue presentazioni del libro, ed il bilancio è in rosso, puoi pensare due cose.
1)Non me lo posso permettere, non lo farò più.
2)Di tanto in tanto vorrò continuare a farlo, compatibilmente con i miei soldi in tasca, perché è un'esperienza umana che mi arricchisce, mi dà tanto, ho conosciuto persone interessanti, visto posti che non avevo mai visto, ecc.ecc.
C'è il libero arbitrio, caro Demetrio. Per fortuna.
Un abbraccio e SaluToni
Posted by: Toni La Malfa at 15.05.07 10:25
Toni! "Ovviamente sarà Giulio, se vorrà, a chiarirci il suo punto di vista."
Da che mondo è mondo l'autore non lo sa qual è il suo pensiero. Il compito di spiegarglielo è dei critici.
Posted by: mauro at 15.05.07 10:32
Per Patrizia: "Il finale è perfetto, più lungo sarebbe stato strascicato."
Mi domando perché si debbano tirar fuori degli aggettivi superlativi, senza nemmeno argomentare le proprie motivazioni.
Buona giornata
Toni
Posted by: Toni La Malfa at 15.05.07 10:37
Per Toni
pensavo di aver già argomentato quanto mi sia piaciuta la fine in un precedente intervento proprio qui, un po' più sopra. Ho usato un aggettivo non superlativo, ma che spiega ciò che quel finale ha suscitato in me. Ora, la mia argomentazione di quel finale non è lunga dieci pagine, perché se mi ci mettessi con "l'analisi logica" potrei concludere che il finale è tutt'altro che perfetto, che l'intero testo è tutt'altro che perfetto e via dicendo. Ma io che non sono un critico ho il vizio di continuare a leggere qualcosa se vengo trasportata da un'emozione. Idem, i commenti li butto giù sull'onda di un'emozione che può essere più o meno intensa e quindi produrre aggettivi più o meno superlativi. A me quel finale così finito ha fermato il tempo per qualche secondo. Tutto qui.
Posted by: patrizia at 15.05.07 14:19
per me non è morto
Posted by: un passante at 16.05.07 09:13
Grazie.
Due cose al volo, tenendo conto di ciò che ha scritto giustamente Mauro ("l'autore non lo sa qual è il suo pensiero"):
- la voce è sicuramente una proiezione di me molto più di quanto lo sia Emilio,
- questo testo è stato scritto con poco tempo a disposizione, e alcune osservazioni (poco risalto alla famiglia, finale giusto come contenuto ma forse moscio nella forma, ecc.) mi sembrano più che condivisibili. Ci sarà tempo per lavorarci su.
Per la cronaca, Emilio Salgari si suicidò alla giapponese, facendo il seppuku. Ma avevamo bisogno di uno sparo in scena.
Posted by: giuliomozzi at 17.05.07 16:54