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14.05.07

Emilio delle tigri, 13

[precedente]

Emilio: (piccato) Quando si scrive per necessità, spinti dalla fame, sentendo sul collo il fiato degli editori e dei creditori, può capitare di scrivere cose non degne.

Voce: E si figuri quanta fame aveva quello studentello.

Emilio: Questo studentello, come lei lo chiama, lo compatisco. E, le dirò, lo considero un fratello nella malasorte. Una vittima, come me, della cupidigia degli editori e dell’immoralità degli scribacchini.

Voce: Oh là. Queste sono parole dignitose.

Emilio: Mi prende ancora in giro?

Voce: Non mi permetterei mai.

Emilio: Non si permetterebbe mai… Non ha mai fatto altro.

Libera il divano da libri e carte. Si stende.

Emilio: Io non ho preteso mai di essere un grande scrittore. Ma ero un uomo che faceva sognare.

Voce: Be’, di questo si è discusso a lungo, sa?

Emilio: Davvero?

Voce: Davvero. Ogni tanto qualcuno si alza in piedi a dire che Emilio Salgari è stato il più grande romanziere italiano.

Emilio: Bella consolazione.

Voce: E subito si alza in piedi qualcun altro a dire che no, che i romanzi di Emilio Salgari sono tutti paccottiglia.

Emilio: Non può importarmene, ormai.

Voce: Pensi: un giornalista scrisse, letteralmente: «Per la letteratura italiana, Emilio Salgari ha fatto cose più grandi di quante ne abbia fatte Giacomo Leopardi».

Emilio: (incapace di trattenere il compiacimento) Addirittura?

Voce: Addirittura. Lo licenziarono subito, naturalmente.

Emilio: Lei fa apposta a farmi male.

Voce: Il male c’è. Io non c’entro.

Emilio: Per una volta devo darle ragione.

Voce: Bene. Allora, giunti a questo punto, penso che abbiamo finito.

Emilio: Come sarebbe a dire.

Voce: Sarebbe a dire che basta, che non abbiamo più niente da dirci.

Emilio: E quindi?

Voce: E quindi io me ne vado.

[continua: e la prossima è l'ultima]

Posted by giuliomozzi at 14.05.07 09:33

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