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12.05.07
Emilio delle tigri, 11
Emilio: Di trasporti?
Voce: Lei era vivo nel mondo dei vivi, ora è morto nel suo mondo da morto. Io mi sono occupato del trasporto.
Emilio: Non capirò mai.
Voce: Oh, avrà un sacco di tempo.
Emilio: Già, per sempre…
Ancora si aggira per la stanza, toccando le cose come per controllare che siano vere, ecc.
Emilio: E i miei editori?
Voce: Ah, i suoi editori.
Emilio: Già, i miei editori. Che ne è di loro?
Voce: Oh, stanno benone. Hanno continuato a fare fortuna con i suoi romanzi.
Emilio: (gridando) Non si è levato sdegno contro di loro, per aver costretto un loro autore, l’autore di romanzi più famoso d’Italia, ad ammazzarsi?
Voce: No.
Emilio: Nessuno ha rinfacciato loro la loro ingiustizia?
Voce: Perché mai?
Emilio: E la mia lettera? (cerca la lettera agli editori sulla scrivania, ma le lettere non ci sono più)
Voce: Ah, quella. È stata pubblicata dai giornali.
Emilio: (illuminandosi) Bene! Ben gli sta!
Voce: E gli editori, come tutta risposta, hanno fatto pubblicare le distinte delle somme che le hanno versate in tutti gli anni di contratto.
Emilio: Somme miserabili!
Voce: So che le darò un dispiacere, ma non è questo che hanno pensato e scritto i giornalisti.
Emilio: Cos’hanno scritto?
Voce: Hanno scritto che i suoi guadagni erano ragguardevoli.
Emilio: Ragguardevoli!
Voce: E che lei non era capace di amministrare i suoi soldi. Che forse giocava.
Emilio: Non è vero!
Voce: Che spendeva somme enormi per acquistare oggetti esotici e libri rari.
Emilio: Mi servivano per il mio lavoro!
Voce: E infine, che lei era debole di nervi, spesso turbato ed esagitato. Che forse, nella sua mente, i sogni avevano preso il sopravvento sulla percezione del reale. E, infine, che probabilmente si drogava.
Emilio: (grida più forte che può) Falso, tutto falso!
Voce: Veda lei. E poi c’è la faccenda di suo padre.
Emilio: (cambiando completamente tono) Il mio povero padre.
Voce: Suicida anche lui.
Emilio: Povero papà.
Voce: Evidentemente una malattia nervosa percorreva tutta la famiglia. Così hanno scritto i giornali.
Emilio: Infami!
Voce: D’altra parte, il suicidio di entrambi i suoi figli non può che confermare questa opinione. E sua moglie…
Emilio: Mia moglie era malata di povertà!
Voce: Di povertà o d’altro, quel che è certo è che morta in manicomio.
Emilio si siede per terra.
Voce: Come le avevo detto chiaro e tondo, non è servito a niente.
Emilio: Non me l’aveva detto.
Voce: Me ne sarò scordato.
[continua]
Posted by giuliomozzi at 12.05.07 08:30
Comments
Spero che nell'al di là non ci si possa informare di ciò che avviene nell'al di qua. Sapere che le persone dicono cose non vere sul proprio conto fa venire una rabbia già da vivi, figuriamoci quando non si potrà più far niente per far cambiare loro idea!
Posted by: Mary at 12.05.07 08:42
Come hai ragione, Mary. Mi sembra la crudeltà massima, questa. Che i morti riposino in pace. (Il tuo Emilio delle Tigri mi sta trafiggendo, davvero).
Posted by: Gaja at 12.05.07 10:41