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29.04.07

Emilio delle tigri, 1

Uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.

Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.

Emilio: Eccomi.

Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?

Emilio: Sono io.

Voce: Bene. Che cosa vuole fare?

Emilio: Voglio uccidermi.

Voce: In che modo?

Emilio: Con un colpo in testa.

Voce: Ce l’ha la rivoltella?

Emilio: Sì.

Voce: Faccia vedere.

Emilio apre un cassetto della scrivania. Mostra la rivoltella.

Emilio: Ecco.

Voce: È carica?

Emilio: Sì.

Voce: Quanti colpi?

Emilio: Quattro.

Voce: Ha paura di sbagliare per tre volte di fila?

Emilio: Non mi prenda in giro. Avevo quattro proiettili.

Voce: Il colpo è in canna?

Emilio controlla.

Emilio: Sì.

Voce: Bene.

Emilio: Allora, posso fare?

Voce: Un momento. Dobbiamo parlare un po’.

Emilio ripone la rivoltella nel cassetto.

Emilio: Mi dica.

[continua]

Posted by giuliomozzi at 15:36 | Comments (2)

27.04.07

Amo questo bar

[questo articolo è uscito nel quotidiano Il Gazzettino, edizione di Padova, oggi 27 aprile 2007. gm]

Prima cosa: il movente di questo articolo è l’affetto. Seconda cosa: il diritto di chi abita sopra o vicino a un bar a non avere un chiasso immondo fino alle tre di notte è sacrosanto. Terza cosa: l’ordinanza del Comune di Padova, che obbliga tre locali del centro a chiudere alle nove di sera anziché a notte fonda, mi lascia perplesso.
Frequento l’Alexander di via San Francesco da venticinque anni (ne ho quarantasei). Dentro l’Alexander sono successe molte cose importanti della mia vita. All’Alexander mi sono trovato a discutere (fino a tarda notte, appunto) di arte e letteratura con i miei amici scrittori e artisti. All’Alexander abbiamo concepito idee, approfondito letture e scritture, inventato iniziative. Mercoledì sera, ad esempio, discutevamo (io, un amico scrittore, un amico che lavora in una casa editrice padovana assai rinomata) del libro La coda lunga di Chris Anderson (direttore della rivista di comunicazione, arte e nuove tecnologie più importante del mondo, Wired), che tenta di descrivere le innovazioni nella produzione e distribuzione di prodotti culturali (libri, musica, cinema…) intervenute negli ultimi anni grazie alla popolarizzazione dell’internet. Probabilmente potremmo fare le stesse cose in un altro luogo: non all’Alexander ma in un altro bar, o addirittura a casa nostra. Ma l’Alexander non è un bar come gli altri (le sedie, i tavoli, la birra, i panini sono più o meno gli stessi che troveresti altrove: ma l’Alexander ormai ha un’aura, e quest’aura è – mi scuso per l’espressione iperbolica – un bene culturale), e poi l’Alexander è giusto in centro, dove è più facile incontrarsi anche abitando ai quattro angoli della città, e poi i ragazzi che lo gestiscono sono amabili e simpatici. E, magari, di tapparci in casa, proprio adesso che viene la buona stagione, non abbiamo tanta voglia.

Poco più di un anno fa, mi ricordo, l’Alexander era sempre semideserto. Le cose nelle città funzionano così: c’è un piccolo «popolo della notte» che vaga da un locale all’altro; per un po’ si va in questo, per un po’ si va in quello. Un anno fa i ragazzi che gestiscono l’Alexander trovarono, dopo tanta magra, il modo di riempire il locale: e noi frequentatori più affezionati ne fummo felici. Perché loro sono lì per lavorare, mica per altro; sono arrivati qui dalla lontana Cina per lavorare e far soldi; e se il lavoro non c’è, è un disastro.

Leggo nei giornali una dichiarazione dell’assessore alla sicurezza Marco Carrai: «I ragazzi che restano a zonzo per le strade, tra urla e schiamazzi, anche dopo la mezzanotte, sono davvero troppi». Se questi ragazzi oggi sono troppi, mi verrebbe da domandare all’assessore Carrai: «Va bene, ma allora qual è il numero giusto, il numero tollerabile, di ragazzi che restano a zonzo per le strade? Settantuno? Quarantasei? Centoventicinque?». Mi rendo conto che la mia domanda può sembrare scema. Ma non lo è. È tipico di un comportamento puramente repressivo agire in base a regole apparentemente di buon senso ma prive di un limite. Se domani si decidesse che un solo ragazzo a zonzo è «davvero troppo», buonanotte al secchio.

Io non sono un fanatico della notte. Mi sveglio alle sei di mattina. Lavoro sodo tutto il giorno. I ragazzi che affollano l’Alexander appartengono a una varietà antropologica della specie umana assai diversa da quella cui appartengo io. Non ho con loro particolare affinità. Ma, ad esempio, quando torno da Milano – dove ha sede la casa editrice di cui sono consulente – con il treno delle undici e mezza, e per tornare a casa attraverso una città deserta, mi viene male. Allora volentieri mi fermo all’Alexander, mangio qualcosa, studio (quanti libri ho studiati, e non solo da ragazzo, sui tavolini dell’Alexander!), incontro i miei “colleghi” che a una cert’ora, dopo una giornata di lavoro, approdano lì come all’unico porto disponibile.

Non posso accettare l’idea che l’unica città buona sia una città deserta, con la popolazione asserragliata in casa e le strade controllate da telecamere e vigilanti. Il caso dell’Alexander e degli altri locali oggetto dell’ordinanza è un evidente caso di contrasto di libertà: sacrosanta la libertà di alcuni, di vivere la città – questa città i cui spazi aperti, sede dello spirito comunale, sono così belli – anche nelle ore tarde; e sacrosanta la libertà di altri, di godere sano e tranquillo riposo. Tra due libertà in contrasto, si può solo fare una mediazione. Non so per gli altri locali, ma per l’Alexander, vista la clientela che ha, ho l’impressione che la chiusura alle nove di sera non sia esattamente una mediazione, bensì una soluzione sbilanciata tutta da una parte.

E poi, qualcuno mi spieghi: se il problema è costituito da «ragazzi che restano a zonzo per le strade», perché deve cadere una sanzione economica (tale è, di fatto, l’obbligo di chiusura alle nove) sul gestore di un locale? Se affettando il salame mi taglio un dito, punisco forse il coltello?

Posted by giuliomozzi at 17:41 | Comments (5)

25.04.07

Megafono

Megafono

Posted by giuliomozzi at 16:28 | Comments (2)

24.04.07

Tentativi

Così se a questo corpo questo nome
associ, e a questo corpo questa anima
che non si vede

Così se dici giulio e questo nome
è un segno e il segno segna
un corpo e questo corpo stesso
è un segno, di', che cosa segna
il corpo, questo corpo, essendo segno? Segna forse
la non veduta mai se non nel sogno
la di sfuggita nello
specchio del bagno intraveduta, la
che non si dice

Così, se dici questo, e questo dito, questo
è questo dito che mi stai mostrando o
mentre guardo ciò che indichi non devo mai pensare al tuo dito?
(Io penso sempre al tuo dito).

Allora: dici giulio, giusto?, e questo suono
è un segno, e in quanto segno vuole
segnalare un corpo, questo corpo che per tutti
è il corpo che porta

Amore, dici giulio e questo nome
è un segno e il segno segna
un corpo, che è il mio corpo, e questo corpo stesso
è un segno, e in quanto segno questo corpo
segna, di', che cosa segna questo corpo
che è il mio corpo? Segna forse
la non veduta mai se non nel sogno
la di sfuggita nello
specchio del bagno intraveduta, la
chiamata anima?

(ecc.)

Posted by giuliomozzi at 00:04 | Comments (5)

23.04.07

Studiare

Theodor W. Adorno, Teoria estetica

Posted by giuliomozzi at 21:59 | Comments (1)

Ascolta

Violent femmes, Gone daddy gone.

Posted by giuliomozzi at 09:53 | Comments (10)

18.04.07

Non sono scomparso

Ho dieci minuti per guardare la posta ecc., e mi scrivono persone che mi dicono: "Ma sei scomparso? Che stai combinando?".
No, non sono scomparso. Sto in viaggio più o meno permanente (come al solito, un po' più del solito). Tutto qui.

Posted by giuliomozzi at 16:58 | Comments (2)

16.04.07

Le novità continuano

Nuovi materiali e spiegazioni nel sito dedicato al "caso Carmichael":

http://ilcasocarmichael.wordpress.com

Posted by giuliomozzi at 09:20 | Comments (4)

11.04.07

Novità in arrivo

quadr_ato.jpg

Posted by giuliomozzi at 19:37 | Comments (17)

Nuova connessione

Cliccare qui

Posted by giuliomozzi at 15:13 | Comments (5)

08.04.07

Buona Pasqua

A voi, e a chiunque altro.

Posted by giuliomozzi at 12:48 | Comments (6)

07.04.07

Tutti i Mozzi vivi e defunti

08.08.06
caro Giulio,
vorrei invitarti per il giorno 26 agosto 2006 alle ore 17 a San Salvatore di Bobbio - Piacenza per partecipare ad una Santa Messa dedicata a tutti Mozzi vivi e defunti. Questo minuscolo villaggio,posto su uno dei più incantevoli meandri disegnati dal Trebbia, è la culla da cui sono partiti tutti i Mozzi nel corso del tempo
E' una occasione per incontrarci e conoscersi.
In attesa, ti invio il mio numero di telefono:
[...]
Con affetto e stima
Silvana Mozzi.

[Una volta l'anno, non di più, vado a vedere se esiste ancora il mio primo diario pubblico, che ora giace pressoché cadavere all'indirizzo http://giuliomozzi.blog.dada.net. E in calce all'ultimo post residuo - quello che reindirizza al www.giuliomozzi.com, dove ho abitato fin quando non ho aperto questo diario qui - trovo inserito questo invito. gm]

Posted by giuliomozzi at 15:57 | Comments (2)

06.04.07

Anche questo

Bancomat in WikipediaQuella che era nei giorni scorsi una ragionevole ipotesi è diventata ieri una ragionevole certezza. Un ignoto burlone ha clonato il mio bancomat (ho qualche ragione per supporre - ma sarà chi di dovere a controllare - che la macchina traditrice, quella che ha trascritti e fatti sapere a chi non doveva i miei codici, sia a Roma, in Stazione Termini) e si è appropriato di qualche migliaio di euro: approfittando del fatto che io, in quei giorni giravo per l'Italia e l'Olanda con un po' di contante in tasca. In sostanza, non ho avuti rapporti col sistema bancomat più o meno dai primi di marzo fino a metà mese. E quando ci ho riprovato ho scoperto che la mia carta non era più valida.
E vabbè. Anche questo ci doveva capitare.

Posted by giuliomozzi at 08:16 | Comments (18)

03.04.07

Antonio!, again

Milano. Stazione centrale. Oggi, ore 15.20. Sono appena sceso dall'eurostar Torino-Milano. Mi si avvicina un tipo sui cinquanta con un giubbino verde mela.
"Antonio!", dice il tipo allargando le braccia.
Lo ignoro.
Il tipo ce l'ha proprio con me.
"Antonio!", dice.
Cerco di passargli accanto, ma il tipo mi prende il braccio. Mi fermo.
"Antonio!", dice. "Ma cosa fai?".
"Non sono Antonio", dico.
"Ma che cazzo dici, Antonio?", dice il tipo.
"Mi spiace", dico, "ma io non sono Antonio. Non mi chiamo Antonio".
"Antonio", dice il tipo, "ma che sei impazzito?".
"Non so se Antonio è impazzito", dico. "Ma io non sono Antonio. E non sono impazzito".
"Senti, Antonio", dice il tipo, "non fare il coglione".
"Se vuole le faccio la gallina", dico.
"Ma che cazzo dici?", dice il tipo.
"Se lei non vuole che le faccia il coglione", dico, "posso farle la gallina".
"Non capisco", dice il tipo.
"Le faccio vedere", dico.
Poso la borsa. Mi metto le mani sui fianchi. Piego le ginocchia. Comincio a camminare muovendo la testa di qua e di là, puntando a terra ora con un occhio ora con un altro.
"Coo... Coo", dico. "Coo... Coo...".
"Antonio! Ma cosa stai facendo?".
"Non sono Antonio", dico ricomponendomi. "E stavo facendo la gallina, visto che lei non vuole che faccia il coglione".
"Antonio, non ti riconosco più", dice il tipo.
"Ecco, bravo", dico. "Finalmente l'ha detta giusta".
Prendo la borsa. Faccio per andare.
"Antonio!", dice il tipo. "Ma dove vai?".
"A Canton", dico incamminandomi.

Posted by giuliomozzi at 20:31 | Comments (7)