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21.03.07

Antonio!

Suona il telefono sul comodino. Accendo la luce. Guardo la sveglia. Sono le cinque e quaranta. Prendo il telefono. Guardo il numero. E' un numero a me ignoto.
"Buongiorno", dico.
"Antonio! Indove sìto?", dice una voce maschile concitata.
"Non sono Antonio", dico. "Lei ha sbagliato numero".
"No te sì Antonio?", dice la voce.
"Eh no", dico.
Clic.
Mi stiracchio. Vista l'ora, posso anche alzarmi.
Il telefono suona.
"Antonio! Zé mèza ora ca te sérco!", dice la solita voce.
"Lei non troverà mai Antonio", dico.
"Parché?", dice la voce.
"Perché continua a telefonare a me, che non sono Antonio", dico.
"No te sì mìa Antonio, ti?", dice la voce.
"No", dico. "Lei mi ha chiamato anche un momento fa. Le conviene controllare il numero".
"Mi a gò el nùmaro de Antonio", dice la voce.
"Lei ha un numero che crede essere quello di Antonio", dico, "ma non lo è".
"E ti chi sìto, 'lora", dice la voce.
"Fatti miei", dico, e chiudo.
Vado in bagno. Prudentemente porto con me il telefono. Mi accomodo sulla tazza. Il telefono suona.
"Antonio! So desperà! Viéme tore!", dice la voce.
"Lei ha un numero sbagliato", dico. "Continua a telefonare a me, che non sono Antonio. Non so cosa farci, non posso fare niente per lei".
"A gò da ciapàre l'aèreo", dice la voce.
"Capisco", dico. "ma se il numero che lei ha è questo, poiché questo è il numero mio, che non sono Antonio, e non di Antonio, le conviene trovare un'altra soluzione. Finché lei continua a telefonare a me, Antonio non le risponderà mai".
"E mi còssa fàssoi?", dice la voce.
"Si chiami un taxi", dico. "Faccia una delle cose che si fanno di solito in questi casi".
"Ma zélo bon, lù, de ciamàrme un taxi?", dice la voce.
"Io?", dico. "Se lo chiami lei. Che cosa c'entro io?".
"Mi co 'sti cinesi qua no so bon de spiegarme", dice la voce.
Mi viene un dubbio.
"Scusi", dico, "ma lei da dove chiama?".
"Da l'hotel Guanzù", dice la voce.
"Ma dall'hotel Guanzù di dove?", dico.
"De Canton", dice la voce.
Un doppio silenzio.
"Ti non te sì mìa a Canton, vèro?", dice la voce.
"No", dico. "Sono a casa mia, a Padova, seduto sulla tazza del cesso".
"So' finìo", dice la voce.

[traduzioni nel séguito del post]

"Antonio! Indove sìto?", Dove sei?
"No te sì Antonio?", Non sei Antonio?
"Antonio! Zé mèza ora ca te sérco!", E' mezz'ora che ti cerco.
"Parché?", Perché?
"No te sì mìa Antonio, ti?", Tu non sei Antonio?
"Mi a gò el nùmaro de Antonio", Io ho il numero di Antonio.
"E ti chi sìto, 'lora", E tu chi sei, allora?.
"Antonio! So desperà! Viéme tore!", Sono disperato! Vieni a prendermi!
"A gò da ciapàre l'aèreo", Devo prendere l'aereo.
"E mi còssa fàssoi?", e io cosa faccio?
"Ma sìto bon, tì, de ciamàrme un taxi?", Ma sei capace, tu, di chiamarmi un taxi?
"Mi co 'sti cinesi qua no so bon de spiegarme", Io con questi cinesi qui non sono capace di spiegarmi.
"Da l'hotel Guanzù", Dall'hotel Guangzhou.
"De Canton", Di Canton.
"Ti non te sì mìa a Canton, vèro?", tu non sei a Canton, vero?
"So' finìo", E' la fine.

Posted by giuliomozzi at 21.03.07 08:36

Comments

Antonio, la Cina è vicina. [Guarda un po' i corsi e i ricorsi... che poi questo tizio che ti ha chiamato era anche veneto!] (ho le lacrime agli occhi dal ridere). Sapevo che eri una persona con molte sfaccettature, ma non credevo fino a questo punto. Ciao, Antò.

Posted by: Gaja at 21.03.07 09:54

Antonio? Di chi sìtu po' ti bel?

Posted by: Roberto Tossani at 21.03.07 16:47

Acc.! Roberto, ho capito solo "Antonio"... ;)

Posted by: Gaja at 21.03.07 18:09

L'ultima frase: sò finìo, mi ha fatto impazzire. Quanta verità in così poche sillabe!

Posted by: matteo at 21.03.07 18:55

Grazie per questa risata equinoziale.

Posted by: milo at 22.03.07 00:04

@Gaja, è una tipica frase dell'alto trevigiano che ormai usano quasi solo gli anziani. Loro chiedono a un bambino come si chiama, lui risponde e loro ti fanno quella domanda, che significa: "di chi sei figlio, bel (bambino)?" Per me ha un ritmo straordinario, è musicale: anche se dopo che te la sei sentita ripetere cinquecento volte inizi ad averne pieni i "maroni" di snocciolare tutto l'albero genealogico :)

Posted by: Roberto Tossani at 22.03.07 10:05

;)) Capisco sì, Roberto. Comunque concordo con te: è vero, è molto carina anche solo a leggerla... immagino a sentirla pronunciare con l'accento appropriato! Grazie per la traduzione, bel. ;))

Posted by: Gaja at 22.03.07 13:30

rido.

Posted by: cletus at 22.03.07 18:41

"Lei a un numero che...". ummm. "à" era più bello, però. Canton. ma senti. thanks.

Posted by: andrea branco at 22.03.07 19:29

Conoscevo un tipo che dopo "de chi sittu?" , se eri foresto ti chiedeva subito "onde dormestu?" e poi ti raccontava di un cantiere a Sega Digon convinto che tu fossi un nuovo operaio.
Vota Antonio! Ciao

Posted by: mimmo at 23.03.07 10:51

Grazie, Andrea. Ho corretto.

Posted by: giuliomozzi at 24.03.07 09:03

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