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23.02.07

Sinistra, destra (racconto politico)

Eurostar delle 18.55 da Milano a Padova. Difronte mi sta seduto un tipo sui trenta in giacca blu camicia bianca cravatta rossa.
Appena usciamo dalla stazione di Milano il tipo tira fuori un telefono mobile enorme. Compone un numero. Tiene il telefono con la mano sinistra, difronte a sé. Non lo porta all'orecchio. Ci vuole un po' perché qualcuno risponda.
Io sto leggendo Scrivere le culture. Poetiche e politiche dell'etnografia, a cura di James Clifford e di George E. Marcus, Meltemi editore.
"Ziào!", gracchia il telefono.
"Sciào, cosa stai fascienndo?", dice il tipo.
"Ztàvo fazéndo la dozzia, non vedi?", gracchia il telefono.
"Non vedo niennte, abbascia la telecamera", dice il tipo.
"Mi vedi adezzo?", gracchia il telefono.
"Ah scì, è proprio unn bel vedere", dice il tipo.
"Ma tu quando arivvi?", gracchia il telefono.
"Sono partito adescio da Milanno", dice il tipo. "Arrivo alle nove menno un quarto".
Devo sopportarmelo fino a Vicenza, penso.
"Allora ti azpetto!", gracchia il telefono. "Mi preparro per benne".
"Va benne anche sce non ti preparri", dice il tipo.
"Ah zì?", gracchia il telefono. "Vuoi che ti aspetto cozzì?".
"Anche menno", dice il tipo.
Io sto con il naso infilato nel libro.
"Ztupidone!", gracchia il telefono.
"Sctupidina!", dice il tipo.
"Va benne, dài, ti azpetto, ma non perrderti, dài", gracchia il telefono.
"Scta' scicura che non mi perrdo, amorre", dice il tipo.
"Zì, zì, ziào, ziào", gracchia il telefono.
"Scià-sciào", dice il tipo.
La conversazione finisce.
Io sto sempre con il naso infilato nel libro.
Il telefono del tipo suona. Il tipo risponde.
"Amorre, mi vuoi cozì?", gracchia il telefono.
"Ma scèi uno scpettàcolo", dice il tipo.
"Alorra resto cozì?", gracchia il telefono.
"Attennta che non prenndi freddo", dice il tipo.
"Ma ho tannto caldo denntro...", gracchia il telefono.
"Coscia mi fai pensciare...", dice il tipo.
Ho assoluto bisogno di sapere una cosa. Mi sistemo sul sedile. Faccio cadere la matita nel modo più naturale possibile. Mi chino sotto il tavolino a raccoglierla.
Effettivamente, la mano destra del tipo è infilata nei pantaloni.

Posted by giuliomozzi at 23.02.07 12:21

Comments

Una storia romanticissima. Bella, bella.
Mettiamo anche noi la mano nella tasca dei pantaloni.
Per prenderne un fazzoletto, ci siamo commossi.

Posted by: Saranno troppo famosi at 23.02.07 16:42

P.S. Comunque abbiamo trovato uno che viaggia più di noi. Questo è confortante.
Buon finesettimana. Anche al Sorello Bandiera (Francese), se lo rincontri.

Posted by: Saranno troppo famosi at 23.02.07 16:47

Grandioso, fino ad ora pensavo che per occupare il tempo sul treno si potesse solo leggere o al massimo ingozzarsi di nefandezze alimentari.
beh, non è male come idea però.

Posted by: Monica at 23.02.07 16:50

un racconto da leggersi con le mani in tasca...

d.

Posted by: demetrio at 23.02.07 17:32

Che balzo l' Amore, dai Promessi Sposi ai Videofonini... Ormai è un amore tecnologico, chat, hot line, video-fonini... Quasi, quasi
D' Annunzio commuove...
Baci e Abbracci
davide

Posted by: davide fent at 23.02.07 19:46

Il mio naso si sarebbe incollato al libro.

Posted by: Roberta at 24.02.07 12:53

scusa l'ignoranza, ma... qual era il dialetto?

Posted by: luciano laremi at 25.02.07 17:15

Luciano, non ne ho idea. Zo che parlavano coscì.

Posted by: giuliomozzi at 25.02.07 18:38

Forse è il loro codice da discorso amoroso e tu ne hai intercettato un frammento.

Posted by: Biancanera at 27.02.07 18:48

Insomma, il tipo non è mancino. lo fosse stato, avrebbe tenuto il telefono con la destra e la mano infilata nei pantaloni sarebbe stata la sinistra. ma potrebbe anche essere stato un ambidestro. non lo so. non mi è chiaro.

Posted by: Gianluca Minotti at 03.03.07 19:33

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