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09.02.07

Manca

Intercity da Torino a Padova.
Stiamo per arrivare a Padova.
Un signore in giacca e cravatta, che almeno da Novara sta dormendo della grossa, si sveglia.
Si guarda intorno.
Nello scompartimento c'è lui, e ci sono io.
"Manca tanto a Milano?", dice.
"Eravamo a Milano due ore fa", dico.

Posted by giuliomozzi at 09.02.07 00:12

Comments

Dubbi.
Dico o non dico?

Posted by: Angelo De Lorenzi at 09.02.07 09:40

Ciao Giulio, hai per caso letto questo libro di Antonelli? Cosa ne pensi? Un abbraccio grosso.

I nuovi scrittori hanno davvero uno stile? Giuseppe Antonelli ha pubblicato uno studio sullo stile nella letteratura italiana contemporanea, Lingua ipermedia. La parola di scrittore oggi in Italia, Manni, pp. 128, 13 euro. Quello che segue è uno stralcio dalla sua intervista pubblicata su Stilos.

“Se si guarda alle classifiche, sembra che il punto di riferimento stia diventando la lingua corretta, scorrevole, pacatamente brillante o moderatamente letterata delle traduzioni. Oggi la narrativa italiana vende di più, ma sempre più spesso la sua scrittura somiglia a quella dei libri stranieri, così come li conosce il pubblico. Gli editori l’hanno capito e mi sembra di avvertire - nell’editing e prima ancora nella selelezione dei testi - una forte spinta all’omologazione sul traduttese.”

Posted by: FabioGeda at 09.02.07 11:02

Non ho letto il libro. Ma l'ho ordinato.

Posted by: giuliomozzi at 09.02.07 14:15

Lo lingua però suona corretta, scorrevole, pacatamente brillante o moderatamente letterata. La stessa delle traduzioni, insomma.

Sputa nel piatto dove mangia (se mangia...)? Oppure parla bene e razzola male? Oppure semplicimente non se ne rende conto?

Posted by: Pino at 09.02.07 21:23

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