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28.01.07

Una storia travolgente, scritta con uno stile spigliato, che diverte e commuove

Sono al Pam ("Più A Meno") che faccio la spesa. Mentre sto difronte allo scaffale dei biscotti il telefono mobile vibra nella mia tasca.
"Buongiorno, sono Iodonna, parlo con il signor Mozzi?".
"Sono giulio mozzi", dico. "Lei è una giornalista di Io donna?".
"No", dice Iodonna, "il mio nome è Iodonna. Iodonna Soranzo".
"Un nome fuori dal comune", dico.
"Eh, lo so", dice Iodonna.
"Ma come mai?", dico.
"Eh", dice Iodonna, "mia madre è sempre stata una lettrice appassionata di giornali femminili. E così ci ha chiamate così"
"Cioè non solo lei?", dico.
"Eh", dice Iodonna, "mia sorella maggiore si chiama Donnamoderna, e mia sorella minore Centocose".
"E nella vita d'ogni giorno vi fate chiamare proprio così?", dico.
"Eh, signor Mozzi", dice Iodonna, "sì. Un nome è un nome. Ma non è per parlare del mio nome che le telefonavo".
"Ha ragione", dico. "Scusi l'indiscrezione. Mi dica".
"Scuse accettate", dice Iodonna. "Le telefonavo perché ho scritto un romanzo".
"Succede", dico.
"Prego?", dice Iodonna.
"Niente, niente, mi dica", dico.
"Eh", dice Iodonna, "come le dicevo, ho scritto un romanzo".
"E quindi?", dico.
"Mi hanno consigliato di rivolgermi a lei", dice Iodonna.
"Posso chiederle chi l'ha consigliata?", dico.
"Amici", dice Iodonna.
"Va bene", dico. "Lei quindi che cosa vuole da me?".
"Eh", dice Iodonna, "vorrei che lei facesse pubblicare questo romanzo".
"Non è che io posso prendere un editore per il collo e dirgli: pubblica questo romanzo!", dico.
"Signor Mozzi, non si sottovaluti", dice Iodonna.
"Non mi sto sottovalutando", dico. "Sto cercando di farle capire che io non ho potere. Posso consigliare la pubblicazione di un romanzo, non posso farlo pubblicare".
"Ma i suoi consigli non vengono ascoltati?", dice Iodonna.
"A volte sì, a volte no", dico.
"Ah", dice Iodonna.
"Comunque, mi dica", dico, "com'è questo romanzo?".
"E' una storia travolgente, scritta con uno stile spigliato, che diverte e commuove", dice Iodonna.
"Va bene", dico. "Ma che storia è?".
"E' la storia di lui e lei, due applausisti della Rai", dice Iodonna, "che si vogliono bene, si amano", dice Iodonna, "ma devono affrontare l'ostilità del produttore, Didi Danzandi, che su di lei ha delle mire poco chiare. Nonostante il tentativo di don Pazzi...".
"Prego?", dico.
"Don Pazzi, il videosacerdote", dice Iodonna.
"Ah, capisco", dico. "Continui, continui".
"Nonostante il tentativo di don Pazzi", continua Iodonna, "che si reca a casa di Didi Danzandi e ha con lui un alterco nel corso del quale gli profetizza lo sprofondamento nell'Auditel di tutti i suoi programmi se non si deciderà a lasciare in pace la giovane applausista, i due sono costretti a licenziarsi e a cercare fortuna altrove, lontano dalla Rai. La giovane applausista finisce in una televisione privata di area cattolica, praticamente a leggere le previsioni del tempo dal giornale locale, dove peraltro incontrerà una protettrice, la figlia segreta di un grande produttore cinematografico, una donna molto grassa piena di manie religiose soprannominata "la Foca Monaca", che alla fine si rivelerà una falsa protettrice che con la scusa di aiutarla economicamente le farà avere una particina in uno show prodotto proprio, ma la giovane applausista non lo sa, da Didi Danzandi, mentre lui, il giovane applausista, cercherà rifugio a Milano nelle televisioni Tediaset, ma a Milano incapperà in una sorta di rivolta popolare dovuta alla decisione del governo di chiedere indietro a tutti i cittadini i contributi per l'acquisto dei decoder per le trasmissioni digitali. Capitato lì per caso, il nostro giovane applausista viene, per un equivoco, scambiato per uno dei capi della rivolta. Nel frattempo Didi Danzandi, dopo un incontro con il cardinal Phonini...".
"Fonini?", dico.
"No, Phonini", dice Iodonna. "Il cardinale capellone. Didi Danzandi, dicevo...".
"Mi scusi", dico.
"Dica", dice Iodonna.
"Non mi ha detto come si chiamano la giovane applausista e il giovane applausista", dico.
"Lacucinaitaliana e Quattroruote", dice Iodonna.
Spengo il telefono. D'impulso, compero un sacchetto di Macine del Mulino Bianco.

Posted by giuliomozzi at 28.01.07 09:59

Comments

:-)

Posted by: Mary at 28.01.07 19:22

Hai sbagliato a chiudere la comunicazione. Secondo me venderebbe un sacco.

Posted by: mauro at 29.01.07 16:25

sto per farti una telefonata simile... ahahaha

Posted by: Monica at 30.01.07 17:02

Sei stato imbrogliato Giulio: in realtà era Stefono Benni nel suo più riuscito travestimento. Finirai su PapIerissima.

Posted by: Lucis (Andrea) at 31.01.07 09:35

c'è tutto un mondo, intorno.

Posted by: cletus at 01.02.07 00:19

la solita spocchia, il solito birignao degli addetti ai lavori che sbranano il duro ed inventivo lavoro di poveri outsider. "cazzonesai"? magari è il capolavoro, se non del secolo, almeno della mesata.

Posted by: cletus at 01.02.07 00:20

io invece avrei la storia di un ex terrorista che evade da un carcere di massima sicurezza posto su un isoletta......ma per i particolari ti telefono più tardi, non vorrei qualcuno copiasse l'idea!

Posted by: prassimete at 06.02.07 07:48

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