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29.01.07

Risposta al sonetto di Sonetti

Che cosa resterà, domanda So-
netti, di noi tutti che affidiamo
a mille meraviglie tecnolo-
giche la vita che viviamo al mondo.

Ma in fondo alla domanda rispondiamo
noi già vivendo, trasformati resti
di ciò che fu: la vita che perdesti,
umanità defunta, è il quotidiano

cibo di che è fatto il nostro pasto, è
la carne di che è fatto il nostro corpo.
Diceva uno scrittore giapponese, Oe

Kenzaburo: il predatore che dismembra
il nostro corpo, è dal nostro corpo
nato: è il figlio. Così è, o sembra.


[altri vogliono rispondere a Sonetti? (o a me?). Pubblicate i vostri sonetti nei commenti - o spediteli a me.]

Posted by giuliomozzi at 29.01.07 16:28

Comments

ma quel rumore, giuliomozzi, sperso
nei dischi duri delle sale dati
dove i nostri momenti cucinati
(pagine, voci, foto, memoriali,

versi sciancati e narrazion seriali)
si stanno e stanno pure backuppati
su nastri tutti ben catalogati,
che fine fa di dentro all’universo?

la fine nostra, ti verrà da dire,
ma quel che resta in terra disse il tale
è la memoria dentro a chi succede.

supporti in terabyte, gran divenire,
è la memoria che si fa frattale
e che dopo di noi niente ci chiede?

Posted by: sonetti at 29.01.07 17:02

Su questa giostra
esiste una sorta
di eredità genetica
dell’energia corsa e deviata
da ogni porta
e di me, in ogni caso,
resterà un ricordo
un alito, un pensiero
pur senza eredi o
segni incisi
per quanto, volente o no,
ho dato e trattenuto
durante il giro

Posted by: manu at 30.01.07 09:03

Bruciò la biblioteca d’Alessandria,
bruciarono Platone ed Aristotile:
eppure in Feltrinelli vedo pile
di entrambi, Sonetti, vedo gli scaffali

grondare antichità, e sono mandria
i lettori: grazie agli Arabi. Io infilo
parole su parole, i server vigilano
sui nostri contenuti virtuali,

ma so che prima o poi verrà un gran fuoco
e solo gli aristotili e i platoni
per vie traverse (dagli extraterrestri,

magari: e dico non per gioco) un poco
avranno d’ulteriore vita. Buono
è il tempo, lasciam che ci ammaestri.

Posted by: giuliomozzi at 31.01.07 11:07

allora tutto quello che aspettiamo,
giulio, è consunzione, come amleto,
e l’eterno del byte non è che un amo
che ci penzola avanti, cheto cheto,

e noi malgrado tutto gli abbocchiamo.
memorie pubbliche, senza segreto
apparente, in cui ci trapiantiamo:
saranno solamente un sepolcreto.

ronzio di transistori, grandi fuochi,
platone sopravvisse, noi furiosi
nostra stagione viva e il suon di lei

tentiamo di eternar con questi giochi.
intanto le parole fan meiosi,
e vanno sulle scie degli alisei.

Posted by: sonetti at 20.02.07 11:39