« Dicembre 2006 | Main | Febbraio 2007 »
31.01.07
Dove siamo?

Qualcuno ha chiesto l'aiutino. Eccolo.
Posted by giuliomozzi at 10:35 | Comments (25)
29.01.07
Risposta al sonetto di Sonetti
Che cosa resterà, domanda So-
netti, di noi tutti che affidiamo
a mille meraviglie tecnolo-
giche la vita che viviamo al mondo.
Ma in fondo alla domanda rispondiamo
noi già vivendo, trasformati resti
di ciò che fu: la vita che perdesti,
umanità defunta, è il quotidiano
cibo di che è fatto il nostro pasto, è
la carne di che è fatto il nostro corpo.
Diceva uno scrittore giapponese, Oe
Kenzaburo: il predatore che dismembra
il nostro corpo, è dal nostro corpo
nato: è il figlio. Così è, o sembra.
[altri vogliono rispondere a Sonetti? (o a me?). Pubblicate i vostri sonetti nei commenti - o spediteli a me.]
Posted by giuliomozzi at 16:28 | Comments (4)
Sonetto di blog blogger e dintorni
di Sonetti
che cosa resterà di tutti noi
nella memoria di gmail, di splinder,
nelle immagini sgranate di flickr,
lungo dorsali che non dormon mai?
Posted by giuliomozzi at 16:11 | Comments (0)
Dove siamo?

Chi indovina è bravo.
Posted by giuliomozzi at 15:05 | Comments (5)
28.01.07
Una storia travolgente, scritta con uno stile spigliato, che diverte e commuove
Sono al Pam ("Più A Meno") che faccio la spesa. Mentre sto difronte allo scaffale dei biscotti il telefono mobile vibra nella mia tasca.
"Buongiorno, sono Iodonna, parlo con il signor Mozzi?".
"Sono giulio mozzi", dico. "Lei è una giornalista di Io donna?".
"No", dice Iodonna, "il mio nome è Iodonna. Iodonna Soranzo".
"Un nome fuori dal comune", dico.
"Eh, lo so", dice Iodonna.
"Ma come mai?", dico.
"Eh", dice Iodonna, "mia madre è sempre stata una lettrice appassionata di giornali femminili. E così ci ha chiamate così"
"Cioè non solo lei?", dico.
"Eh", dice Iodonna, "mia sorella maggiore si chiama Donnamoderna, e mia sorella minore Centocose".
"E nella vita d'ogni giorno vi fate chiamare proprio così?", dico.
"Eh, signor Mozzi", dice Iodonna, "sì. Un nome è un nome. Ma non è per parlare del mio nome che le telefonavo".
"Ha ragione", dico. "Scusi l'indiscrezione. Mi dica".
"Scuse accettate", dice Iodonna. "Le telefonavo perché ho scritto un romanzo".
"Succede", dico.
"Prego?", dice Iodonna.
"Niente, niente, mi dica", dico.
"Eh", dice Iodonna, "come le dicevo, ho scritto un romanzo".
"E quindi?", dico.
"Mi hanno consigliato di rivolgermi a lei", dice Iodonna.
"Posso chiederle chi l'ha consigliata?", dico.
"Amici", dice Iodonna.
"Va bene", dico. "Lei quindi che cosa vuole da me?".
"Eh", dice Iodonna, "vorrei che lei facesse pubblicare questo romanzo".
"Non è che io posso prendere un editore per il collo e dirgli: pubblica questo romanzo!", dico.
"Signor Mozzi, non si sottovaluti", dice Iodonna.
"Non mi sto sottovalutando", dico. "Sto cercando di farle capire che io non ho potere. Posso consigliare la pubblicazione di un romanzo, non posso farlo pubblicare".
"Ma i suoi consigli non vengono ascoltati?", dice Iodonna.
"A volte sì, a volte no", dico.
"Ah", dice Iodonna.
"Comunque, mi dica", dico, "com'è questo romanzo?".
"E' una storia travolgente, scritta con uno stile spigliato, che diverte e commuove", dice Iodonna.
"Va bene", dico. "Ma che storia è?".
"E' la storia di lui e lei, due applausisti della Rai", dice Iodonna, "che si vogliono bene, si amano", dice Iodonna, "ma devono affrontare l'ostilità del produttore, Didi Danzandi, che su di lei ha delle mire poco chiare. Nonostante il tentativo di don Pazzi...".
"Prego?", dico.
"Don Pazzi, il videosacerdote", dice Iodonna.
"Ah, capisco", dico. "Continui, continui".
"Nonostante il tentativo di don Pazzi", continua Iodonna, "che si reca a casa di Didi Danzandi e ha con lui un alterco nel corso del quale gli profetizza lo sprofondamento nell'Auditel di tutti i suoi programmi se non si deciderà a lasciare in pace la giovane applausista, i due sono costretti a licenziarsi e a cercare fortuna altrove, lontano dalla Rai. La giovane applausista finisce in una televisione privata di area cattolica, praticamente a leggere le previsioni del tempo dal giornale locale, dove peraltro incontrerà una protettrice, la figlia segreta di un grande produttore cinematografico, una donna molto grassa piena di manie religiose soprannominata "la Foca Monaca", che alla fine si rivelerà una falsa protettrice che con la scusa di aiutarla economicamente le farà avere una particina in uno show prodotto proprio, ma la giovane applausista non lo sa, da Didi Danzandi, mentre lui, il giovane applausista, cercherà rifugio a Milano nelle televisioni Tediaset, ma a Milano incapperà in una sorta di rivolta popolare dovuta alla decisione del governo di chiedere indietro a tutti i cittadini i contributi per l'acquisto dei decoder per le trasmissioni digitali. Capitato lì per caso, il nostro giovane applausista viene, per un equivoco, scambiato per uno dei capi della rivolta. Nel frattempo Didi Danzandi, dopo un incontro con il cardinal Phonini...".
"Fonini?", dico.
"No, Phonini", dice Iodonna. "Il cardinale capellone. Didi Danzandi, dicevo...".
"Mi scusi", dico.
"Dica", dice Iodonna.
"Non mi ha detto come si chiamano la giovane applausista e il giovane applausista", dico.
"Lacucinaitaliana e Quattroruote", dice Iodonna.
Spengo il telefono. D'impulso, compero un sacchetto di Macine del Mulino Bianco.
Posted by giuliomozzi at 09:59 | Comments (7)
23.01.07
Chi è costui?
Posted by giuliomozzi at 17:55 | Comments (14)
22.01.07
Materializzata
Questo pomeriggio si è immaterialmente materializzata nel mio studio la connessione a una rete senza fili aperta e gratuita, non protetta, 4 mbps. Ne ho approfittato per scaricare quei sette otto chili di aggiornamenti di programmi vari che non ho mai scaricati perché con la connessione 56 kbps che mi dà il filo Telecom con l'abbonamento Infostrada non ci oso nemmeno. La pacchia è durata cinque ore.
Poi mi è venuto il sospetto: non è che qualcuno me l'ha lanciata addosso, questa rete senza fili, per rubarmi tutti i miei dati? Come se io avessi chissà che dati nel mio pc, come i giornalisti del Corriere ad esempio - e magari rivenderli al Tavaroli di turno?
Figuriàmoci.
Bah.
Boh.
Beh.
Comunque la collezione di fotomodelle giapponesi è ancora lì al suo posto, tutt'intera, nella cartella "Attività culturali varie". Quindi non c'è problema.
Posted by giuliomozzi at 18:03 | Comments (7)
Una
Sono a Torino per un convegno. Durante la pausa pranzo mi si avvicina un ragazzo biondo.
"Signor Mozzi", dice il ragazzo.
"Mi dica", dico.
"Senta", dice il ragazzo, "ma è vero che lei è il fidanzato segreto di Pulsatilla?".
"Qualcuno lo sostiene?", dico.
"Senta", dice il ragazzo, "ma è vero che Pulsatilla ha un fidanzato segreto?".
"Non ne ho idea", dico.
"Senta", dice il ragazzo, "ma è vero che lei è segretamente fidanzato?".
"Questi sono fatti miei", dico.
"Allora non nega", dice il ragazzo.
"Sono state fatte delle affermazioni?", dico.
"Eh?", dice il ragazzo.
"Lei, dico", dico, "ha affermato qualcosa?".
"No", dice il ragazzo, "io ho solo fatto delle domande".
"Appunto", dico. "Se non ci sono affermazioni, non ci possono essere negazioni".
"Lei è un uomo complicato", dice il ragazzo.
"Questa è un'affermazione", dico.
"E sta sempre lì a rimestare la pasta delle parole, per far loro dire quello che vuole lei", dice il ragazzo.
"Questa è un'altra affermazione", dico.
"Parlare con lei è praticamente impossibile", dice il ragazzo.
"Ma non ha visto com'è bello il buffet?", dico. "Possiamo almeno avvicinarci?".
"Vede?", dice il ragazzo. "Lei non risponde mai".
"Alle cattive domande, no", dico.
"E a quelle buone?", dice il ragazzo.
"Me ne faccia una", dico, addentando una pizzetta.
Posted by giuliomozzi at 09:06 | Comments (1)
16.01.07
Che cosa ci faccio qui? E soprattutto, dove sono? [aiutino]

Vedi qui.
Posted by giuliomozzi at 11:14 | Comments (20)
Contatto
Suona il telefono mobile. E' un numero che non conosco. Dal prefisso, potrebbe essere una chiamata dalla Toscana.
"Buongiorno", dico.
"Buongiorno", dice una voce femminile molto gentile. "Sono Lucia Mondella, lavoro come free lance per un gruppo editoriale che fa riviste di arredamento, di casalinghi, cose così, e volevo fare un'intervista a Pulsatilla".
"Io non sono Pulsatilla", dico.
"Sì, lo so", dice Lucia Mondella ridacchiando. "Ma siccome so che siete amici...".
"Non siamo amici", dico.
"Come, non siete amici?", dice Lucia Mondella.
"No", dico.
"Ma se nel suo blog lei parla sempre di lei!", dice Lucia Mondella.
"Lo so. Ma non siamo amici", dico.
"Ma ha scritto anche che si vi siete conosciuti...", dice Lucia Mondella.
"Sì", dico, "una vita fa".
"Ma allora è vero", dice Lucia Mondella.
"Vero cosa?", dico.
"E' vero che lei ce l'ha con Pulsatilla", dice Lucia Mondella.
"Io?", dico. "Quando mai?".
"Lo capisco dalla sue freddezza. Mi sta rispondendo a monosillabi", dice Lucia Mondella. "E poi, me lo diceva il mio collega".
"Cosa le diceva il suo collega?", dico.
"Il mio collega Lupo de' Lupis, che fa le rubriche sulla salute", dice Lucia Mondella. "Lui sostiene che lei parla tanto di Pulsatilla, ma solo per metterla in cattiva luce".
"Le pare che la metto in cattiva luce?", dico.
"Ma", dice Lucia Mondella, "adesso mi ha detto anche che non siete amici...".
"Ma mica siamo nemici", dico.
"Ma siete amici o nemici?", dice Lucia Mondella.
"Né questo né quello", dico. "Di fatto non ci conosciamo".
"Però lei parla sempre di lei", dice Lucia Mondella.
"Tre o quattro post, tutto qui", dico. "Ho anche recensito il suo libro, dicendo che è deludente".
"Ma in sostanza", dice Lucia Mondella, "lei è in grado di mettermi in contatto con Pulsatilla?".
"No", dico. "Si rivolga alla casa editrice".
"Già fatto", dice Lucia Mondella. "Ma dicono che ormai ha fatto fin troppe interviste, fin troppi servizi fotografici, fin troppe apparizioni in pubblico; che non ne può più, che vuole stare tranquilla, che sta pensando di andare tre mesi in Mongolia con Giovanni Lindo Ferretti, queste cose qui".
"E non le hanno dato il telefono", dico.
"No", dice Lucia Mondella.
"Non so che farci", dico.
"Pazienza, troverò un altro sistema", dice Lucia Mondella. "Ma mi tolga una curiosità".
"Mi dica", dico.
"Se lei non è né amico né nemico di Pulsatilla, perché ne parla tanto?", dice Lucia Mondella.
"Lei perché ne vuole parlare nelle sue riviste di arredamento e casalinghi?", dico.
"Perché ne parlano tutti", dice Lucia Mondella.
"Appunto", dico.
Posted by giuliomozzi at 10:54 | Comments (3)
15.01.07
Dieci francobolli
Oggi è giornata di cerchi che si chiudono. Il postino mi ha appena consegnata una busta con dentro una lettera di scuse e due euro in francobolli (dieci francobolli da venti centesimi ciascuno). Non posso che ringraziare Stefania.
Posted by giuliomozzi at 10:55 | Comments (0)
Volevo dirglielo
Dieci minuti fa. Suona il telefono di casa. Rispondo.
"Sono Mario Bruneri", dice una voce maschile.
Ci metto quattro secondi a realizzare.
"Ah, signor Bruneri! Mi fa piacere sentirla", dico. "Immagino che ci sia qualche novità".
"Infatti", dice Mario Bruneri.
"L'ha trovato?", dico.
"Sì", dice Mario Bruneri.
Silenzio.
"Mi par di capire che non è una buona novità", dico.
"E' morto", dice Mario Bruneri.
"Oh", dico.
"Ammazzato in una sparatoria", dice Mario Bruneri.
"Oddio", dico.
"Ma ammazzato per caso, capisce?", continua Mario Bruneri. "Ammazzato perché passava di là. Dal tabaccaio. Un deficiente fa la rapina al tabaccaio con la pistola in mano, il tabaccaio altrettanto deficiente - mi scusi - tira fuori dal cassetto la pistola sua, si sparano addosso, loro non si fanno niente, e ficcano una pallottola in corpo, una ciascuno, a questo poveretto che era lì col portafoglio in mano per prendersi le sigarette".
"Oddio", dico.
"Non ce l'ho con quei due, sa", dice Mario Bruneri. "Ce l'ho col caso".
"Capisco", dico. In verità non è che abbia capito molto, dei sentimenti del signor Bruneri.
"Ecco. Mi scusi, ma volevo dirglielo", dice Mario Bruneri. "Le è stato gentile, si è interessato, e il suo numero era nell'elenco".
"Ha fatto bene", dico. "La ringrazio".
"Ecco", dice Mario Bruneri. "E adesso non ho più nessuno da cercare".
"Ma il figlio", dico, "lo sa?".
"Siamo andati al cimitero insieme", dice Mario Bruneri.
"E come l'ha presa?", dico.
"Come vuole che l'abbia presa?", dice Mario Bruneri. "E' una cosa strana, perdere qualcuno che non hai mai avuto. E perderlo in quel modo".
"Già", dico.
"Comunque ecco, basta, volevo dirglielo, gliel'ho detto", dice Mario Bruneri. "Mi scusi per il disturbo".
"Per carità", dico. "Ha fatto bene a chiamarmi. Se ha occasione di passare di qua...".
"Senz'altro", dice Mario Bruneri. "Arrivederci, dunque".
"Arrivederci", dico.
Posted by giuliomozzi at 10:40 | Comments (1)
14.01.07
Attualmente nota
Sono alla Upim. Sento il telefono vibrare nella tasca. E' un numero coperto.
"Buongiorno", dico. "Sono giulio mozzi".
"Lei è Giulio Mozzi?", dice una voce maschile.
"L'ho appena detto", dico.
"Che cosa?", dice la voce maschile.
"Che sono giulio mozzi", dico.
"Ah, ecco", dice la voce maschile. "Allora lei è Giulio Mozzi".
"Sì", dico.
"Le telefono per conto della mia assistita", dice la voce maschile.
"Ma lei chi è, scusi?", dico.
"La signora attualmente nota come Pulsatilla", dice la voce maschile.
"No", dico, "le sto domandando chi è lei".
"Valeria di Napoli di Foggia, meglio nota come Pulsatilla", dice la voce maschile.
"Questo lo so", dico. "So chi è Pulsatilla e qual è il suo vero nome. Ma lei chi è?".
"Lei chi?", dice la voce maschile.
"Lei. La persona con la quale sto parlando", dico.
"Sono stato incaricato dalla signora Valeria di Napoli di Foggia, nota come Pulsatilla...", comincia la voce maschile.
"Senta", dico, "se lei non mi dice il suo nome e il suo cognome entro dieci secondi, spengo il telefono".
"Mi chiamo Gianantonio Valente", dice la voce maschile.
"Ah, ecco", dico. "E mi telefona su incarico di Pulsatilla".
"Questo gliel'ho detto io", dice Gianantonio Valente.
"Lo so", dico. "Volevo solo riprendere il filo del discorso".
"E' lei che mi interrompe sempre", dice Gianantonio Valente.
"Sto aspettando lei mi dica quello che deve dirmi", dico.
"La mia assistita mi ha incaricato di prendere contatto con lei", dice Gianantonio Valente, "per diffidarla dal continuare a pubblicare nel suo blog articoli che mettono la mia assistita in cattiva luce".
"Prendo atto", dico.
"Come sarebbe?", dice Gianantonio Valente.
"Sarebbe", dico, "che prendo atto che lei mi ha detto questo".
"E si limita a prendere atto?", dice Gianantonio Valente.
"E che altro dovrei fare?", dico.
"La mia assistita pretende un risarcimento", dice Gianantonio Valente.
"Spari", dico.
"Eh?", dice Gianantonio Valente.
"Spari la cifra", dico. "Quanto vuole?".
"Diecimila euro", dice Gianantonio Valente.
"Troppo poco", dico.
"Come, troppo poco?", dice Gianantonio Valente.
"Troppo poco", insisto. "Pulsatilla dovrebbe chiedere molto di più".
"Non so che farci, mi ha incaricato personalmente di spillarle diecimila euro", dice Gianantonio Valente.
"Che peraltro non ho. Senti, Stanislao", dico, "questo non è uno dei tuoi più riusciti travestimenti".
"Come mi ha chiamato?", dice la voce maschile di ormai incerta identità.
"Stanislao", dico. "Come Stanislao Moulinski, l'avversario di Nick Carter".
"Hai toppato, Mozzi", dice, "non sono Stanislao Moulinski. Sono Zagar".
"Ah vabbè", dico. Spengo il telefono.
Dopo cinque minuti mi arriva un sms irriferibile di mio cugino. Era lui, e non l'avevo riconosciuto.
Posted by giuliomozzi at 16:31 | Comments (2)
13.01.07
Che cosa ci faccio qui? E soprattutto, dove sono?
Posted by giuliomozzi at 00:42 | Comments (16)
12.01.07
Bella d'erbe famiglia
Commesso della Feltrinelli Duomo di Milano: "Ormai Pulsatilla è come il prezzemolo".
Io: "Lei non sa quello che dice. Si vergogni".
Commesso: "Vada a farsi un giro, suvvia".
Io: "Il reparto orticoltura dov'è?".
Posted by giuliomozzi at 19:55 | Comments (2)
10.01.07
Spazzatura
Cinque e venti del mattino. Mi sveglio con un violento mal di testa. Faccio colazione (caffè, acqua, qualche biscotto). Prendo un antinevralgico. Faccio la doccia. Mi vesto. Prima di partire per Milano devo portare fuori la spazzatura. Esco con i tre sacchi (umido, secco, carta) appesi alle mani. Appena fuori dal cancello trovo un tipo biondo, sulla cinquantina, con un cappotto blu scuro lungo lungo, una valigetta di pelle in una mano e una sigaretta nell'altra.
"Senta, senta", mi dice il tipo.
"Dica", dico.
"Abita qui il signor Mozzi?".
"Sì", dico io.
"Il signor Mozzi Giulio?", insiste il tipo.
"Sì", dico, "sono io".
"Ah, ecco", dice il tipo appoggiando la borsa per terra e piegandosi per aprirla, "volevo lasciarglielo nella cassetta della posta, ma non ci entra, così glielo consegno personalmente", e mi porge un dattiloscritto.
"Aspetti un momento", dico, "vado a buttare via la spazzatura", e porto le mani un po' in avanti, sperando si accorga che sono ingombre.
"Certo, certo", dice il tipo, "faccia con comodo".
Vado a buttare la spazzatura. Torno nel giro di due minuti. Ricevo il dattiloscritto dalle mani del tipo.
"Ma come mai passa di qua a quest'ora?", domando.
"Lavoro di notte", dice il tipo, "per me è come se fossero per lei le sette di sera".
"Ho capito", dico, "e come mai si rivolge a me?".
"Sono stato consigliato", dice il tipo.
"Da chi?", domando.
"Indovini", dice il tipo, e sogghigna.
"Non me lo dica", dico.
"Ebbene sì", dice il tipo, "glielo dico. Da Pulsatilla".
Il mal di testa mi passa di colpo.
Posted by giuliomozzi at 07:00 | Comments (11)
08.01.07
Sotto i cieli d'Italia
Dopo qualche mese di sosta ho ricominciato a pubblicare in Sotto i cieli d'Italia (i cieli, fino ad oggi, sono 246).
Posted by giuliomozzi at 19:42 | Comments (0)
Conca d'oro
Roma. Cammino lungo via Conca d'oro. M'imbatto in un negozio con la saracinesca abbassata. Sulla saracinesca del negozio i graffitari hanno scritta, enorme, tutta decorata, la parola: "Pulsatilla".
Posted by giuliomozzi at 15:47 | Comments (7)
05.01.07
Supermercato
Ieri, ore 16 e 42. Supermercato Il Castoro, Roma, viale Val Padana.
Signora: "Mi dà un vasetto di maionese?".
Commesso: "Vasetto o tubetto?".
Signora: "Tubetto".
Posted by giuliomozzi at 18:17 | Comments (2)
03.01.07
In the Court of the Krimson King
Posted by giuliomozzi at 19:22 | Comments (7)
Pulizie
Sono sull'eurostar per Roma delle 19.04. Arriverò, salvo imprevisti, alle 23 e quacosa.
Davanti a me ci sono due ragazze sui vent'anni, ventidue.
Chiacchierano.
Mandano messaggini.
Ricevono messaggini.
A un certo punto - verso Firenze - tirano fuori i libri.
Quella proprio difronte a me apre le Istituzioni di diritto civile di Alberto Trabucchi, edizioni Cedam.
L'altra apre la Ballata delle prugne secche di Pulsatilla, edizioni Castelvecchi.
Nel giro di cinque minuti dormono entrambe.
Io resisto ancora un po' (sto leggendo l'Eternauta di Héctor G. Oesterheld e Francisco Solano Lopez nell'edizione dei Classici del fumetto di Repubblica), poi crollo. L'ultima battuta che leggo è: "Fermi! Non possiamo fare niente per loro.... Salviamoci noi... Torniamo indietro!" (p. 266).
Quando l'addetto alle pulizie mi sveglia, il treno è fermo alla Stazione Termini di Roma.
Posted by giuliomozzi at 15:53 | Comments (6)

