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11.10.06

Doccia

Ieri mattina, mentre stavo a convegno, mi sono ricordato che qualche ora prima (lo confesso: sotto la doccia) mi erano venuti in mente dei versi. Buoni o cattivi, ma dei versi.
Nel tentativo di ricordarli, ho scritto sul quadernetto degli appunti:

tutto questo vento è quasi come
un fiato che dai monti viene fuori
un canto sussurrato e tiepidino
che sa di corpo, di madri e un po' d'orina

Dove è evidente che il terzo verso è proprio una zeppa, e il quarto è peggio ancora. Poi mi sono venuti in mente i versi che veramente avevo pensati sotto la doccia:

presto avremo un nome e sarà un gioco
chiamarsi dalle stanze e fare a come
se fossero le cose come un fuoco
che brucia tutto e lascia intatto solo il nome

Dove, di nuovo, il primo e secondo verso vabbè, ma il terzo e quarto sono zeppe. Poi ho provato a fare delle variazioni:

se fossero le cose un largo fuoco
che brucia e lascia intatto solo il cuore

Ma cosa c'entra il cuore? Credo: niente. Ho provate anche delle varianti al primo modo in cui mi avevo ricordati i versi della doccia:

tutto questo vuoto è quasi pieno

oppure:

ma tutto questo vuoto è quasi come

Dove mi pare evidente che questo "ma" iniziale produce una drammatizzazione, una "narrativizzazione" di tutto quel che segue (qualunque cosa segua).
L'esperienza di avere di queste parole che mi girano per la testa è, più o meno, l'esperienza di avere delle parole che mi girano per la testa e il senso è l'ultimo dei problemi. Ma che cosa regge queste combinazioni? Così a occhio: solo la plausibilità. Non certo un'intenzione.

Posted by giuliomozzi at 11.10.06 01:32

Comments

la poesia è una 'cosa' capricciosa così ad occhio.

e sempre a spanne mi piace "ma tutto questo vuoto è quasi come" come incipit. è meglio.

poi c'è veramente nella poesia questa esperienza che "il senso è l'ultimo dei problemi", quando le parole ti girano in testa: ed proprio perchè io amo il 'senso' che cerco di limitare, o di annullare, la scrittura di qualsiasi poesia o di parole che vadano a capo a modo loro.

domanda: quante volte giulio tu hai quest'esperienza di parole che ti girano nella testa?

d.

Posted by: demetrio at 11.10.06 10:13

cosa è una zeppa?

Posted by: sandra at 11.10.06 12:29

"tutto questo vento è quasi come
un fiato che dai monti viene fuori"
sembra l'immagine di una puzzetta

Posted by: gozzano at 11.10.06 12:30

"presto avremo un nome e sarà un gioco
chiamarsi dalle stanze e fare a come
se fossero le cose come un fuoco
che brucia tutto e lascia intatto solo il nome"
è in arrivo un figliolo?

Posted by: padrino at 11.10.06 12:33

già, cos'è una zeppa? Dicesi...

Posted by: luciano laremi at 11.10.06 15:05

Rispondo.
Demetrio: spesso. Si tratta per lo più di variazioni attorno a pochi moduli (es. il decasillabo con accento su prima e quinta, tipo "batte questo colpo e non risuona").
Sandra, Luciano: per "zeppa" intendo una porzione di testo (da una parola a qualche verso) messa lì con troppo palese intenzione di dare un qualche senso.
Gozzano: sì, era la cosa che avevo in mente.
Padrino: no.

Posted by: giuliomozzi at 14.10.06 10:52

(uno)Non sarà mica il fatto che ti viene in mente (quando sotto la doccia improvvisamente)di quando eri bambino e ti pisciavi sotto? (seriamente dico) (due) Il fuoco è cosa rituale, nelle ceneri cosa si trova? Quel che rimane (dischi di giada) sacralità che ha la negazione di un nome, riconoscerla è veramente difficile. (comprendi qui quel che dico? amichevolmente come fratello e non come visitatore annoiato?) (tre)E' lei ma è a tre passi, è lei ma è a tre passi. (quattro) Cielo, volta celeste, madre. Madre e (finto) vuoto. Lo spazio che chiama, qui si trova sempre lo spazio che ha bisogno di un nome. (cinque) Ora è domanda consolatoria si ritorna alle prime serie di versi....
E' così che ho letto questi versi, spero che hai capito che c'è molto altro ancora. (le parentesi contengono i numeri dei tuoi versi poi in successione)

Posted by: michele at 24.10.06 11:45

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