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31.08.06

Il famoso romanzo

fine_01.jpg

Posted by giuliomozzi at 12:23 | Comments (13)

29.08.06

Suonano

Suonano. Guardo dalla finestra. Un pony-express.
Dico al citofono: "Scendo!". Apro, scendo, vado incontro al ragazzo.
Il ragazzo dice: "Un pacchetto per il dottor Mozzi!".
"Carlo, Pietro o Aldo?", dico.
Il ragazzo mi guarda perplesso.
"Tutti dottori?", dice.

Posted by giuliomozzi at 10:27 | Comments (2)

25.08.06

Wiki

Mi sono regalato una voce in Wikipedia.

Posted by giuliomozzi at 11:44 | Comments (18)

Intensità

di Gino Tasca

[Volevo farlo il 22 agosto. Per ragioni banali - ero in viaggio - non sono riuscito a farlo. Lo faccio oggi.]

[martedì 19 aprile 2005] Gae Aulenti – intervistata da Laura Laurenzi su “la domenica di Repubblica” scorsa (pessimo questo inserto de “la repubblica” che sembra solo una extension del “Venerdì” anche se, ogni tanto, vi si trova qualche intervista interessante) – rispondendo a proposito di un orologio da lei disegnato per la Louis Vuitton dice
“...Ecco: l’intensità che si mette in un lavoro è la stessa … Che si tratti di progettare un orologio o un museo.”
L’ho letta e sono entrato un po’ in crisi essendo il concetto di “intensità” uno dei miei preferiti e che trova una perfetta incarnazione nello stile di direzione d’orchestra di Claudio Abbado. Ecco, lui è perfettamente intenso.
Eppure l’ “intensità” non ha etica.
E anche De Sade può essere molto intenso ed è intenso un incidente stradale con tutti che si precipitano a vedere cosa sia successo ed è intenso il biancore di una distesa di neve senza interruzioni ed è intenso tutto ciò che interrompe la medietà del vivere: un temporale, un incendio.
Ricordo che da bambino, nel paese dove sono nato, potei “ammirare” l’incendio che distrusse il “castello” e che minacciava anche casa nostra, del tutto ignaro del rischio e totalmente preso dalla bellezza dello spettacolo.
Cosa ci poteva essere di più affascinante di quelle enormi fiamme che divoravano le mura e i tetti e ruggivano e sfavillavano contro il cielo notturno?
Che abbia colto allora che la bellezza può portare con sé la distruzione?
Ed è probabile che sia intenso anche un campo di battaglia (non sto inventando nulla: ricordo di aver letto, molto tempo fa, le dichiarazioni di alcuni soldati che dichiaravano di aver provato eccitazione ((non-sessuale o, almeno, non lo precisavano)) combattendo)
L’ “intensità” è la spinta pulsionale, lo zwang direbbe Freud. Chiede solo di essere dispiegata. E in ciò possiede una sua terribilità o sacralità che dir si voglia: il sacro è il terribile.
E, probabilmente, necessario.

Quindi prima che tutto questo si trasformi in uno scritto, in un quadro, in un quartetto, in un’architettura, ci deve essere un qualche processo (un fare, un atto) che ne qualifica la direzione. E non so se si tratti della sublimazione.
Qualcosa avviene tra il momento della pura “intensità” e quello della “messa in atto” in un’opera.
Qualcosa che pur conservando tutta la “misura” dell’ “intensità”, riesca a imporle una direzione.
Ed è forse perché – alla fine – Tolstoj ha colto tutta la minaccia necessaria implicata nel sorriso di Nastasja , che ha deciso di condannare la scrittura.
Ha capito, forse, che l’ “intensità” che tu credi di imbrigliare, alla fine e sempre, doma te e ti guida.
Si potrebbe anche dire così: chiunque apra un libro o ascolti della musica o osservi un quadro senza coglierne la minacciosità, è nel regno del Principio di Piacere.
Sotto il sole di Satana, quindi.

Posted by giuliomozzi at 10:20 | Comments (0)

15.08.06

Schiera

Il 26 maggio dell'anno scorso, in calce a un post di www.giuliomozzi.com nel quale annunciavo il termine dello stesso www.giuliomozzi.com, Cletus scriveva:

Giulio Mozzi medita di chiudere bottega. Fa un certo effetto, almeno per me che ho conosciuto il mondo dei blog proprio grazie a lui. Giulio Mozzi ha alcune capacità, indubbie, che molti fra i suoi detrattori gli disconoscono (ma implicitamente no).
Ha coagulato intorno a sé, prima con vibrisse, poi con il suo diario in rete, una schiera di persone che flirta con la letteratura.
Penso che non sia roba da poco.

Anche secondo me non è poco. E grazie a questa "schiera di persone" sono poi nati vibrisse com'è adesso, la Bottega di lettura, il progetto vibrisselibri, eccetera. Tutta la mia gratitudine a questa bella schiera.

(Poi Cletus scriveva anche:

Fra le varie fantasie che mi sfarfallano in testa una su tutte mi ha catturato, e picchia insistemente, questa: che a turno, vediamo poi come, i vari blogger, o i semplici lettori in transito, si sostituiscano a lui, come enne replicanti che prendono le sue veci e tengono in vita (oddio... sa tanto di accanimento terapeutico) questo diario... Con un unico semplice fine: quello di immaginare che le sue storie sui treni, i contrattempi nelle stazioni di mezz'Italia, i suoi appuntamenti, riunioni, scadenze, corsi... non finiscano mai (più o meno come quella marca di rotoloni). Un alter ego virtuale, che dia, al lettore che capiti su queste pagine, l'idea che il diario sia sempre vivo, aggiornato, sornione o pimpante, con le sue pause o coi i suoi 4 o 5 post al giorno. Ma è un'idea bislacca. E io non sono Giulio Mozzi.

Prima o poi finirà che un blog di storie di quella specie, da gestirsi in "schiera", ce lo inventeremo (qualcuno ha delle idee?). Magari intestandolo, per diritto di precedenza, al signor Veneranda...

Grazie mille, in particolare, a Cletus).

Posted by giuliomozzi at 08:44 | Comments (7)

13.08.06

IPP (Internet Point Pakistano)

"Anche ogi?".
"Sì".
"Tu usa tanto iternet?".
"Sì".
"Tuti i gionni?".
"Sì".
"Posta eletronica?".
"Sì".
"Tuo blog?".
"Sì".
"Tu lavorare tuto in itenet?".
"Sì".
"Tu grande espeto?".
"No".
"Itenet casa, conesione veloce, musica, film?".
"No".
"Solo lavorare?".
"Sì".
"No vacanza?".
"No".
"Ma tu no casa tua, adesso, vero?".
"Sì".
"Tu qui per vacanza?".
"No".
"...".
"...".
"Tu incazato co me peché facio domande?".

Posted by giuliomozzi at 16:17 | Comments (1)

12.08.06

IPP (Internet Point Pakistano)

Sei del pomeriggio. Sono all'IPP (Internet Point Pakistano).
Dieci postazioni, di cui tre occupate da giovanotti apparentemente pakistani: e una da me.
Entra un signore palesemente non pakistano: magro, con un completo grigio, la cravatta, la valigetta ventiquattrore. Si guarda attorno. Sembra un po' disorientato.
"Dica", dice il gestore.
"Devo... usare l'internet", dice il signore.
"No si può", dice il gestore.
Il signore guarda i giovanotti pakistani. Guarda me.
"Ma...", accenna a dire.
"Loro finisse, io poi dopo chiudere", dice il gestore.
"Mi basta un momento", dice il signore.
"Un mometo, un mometo", dice il gestore. "Tutti dice un mometo, poi va più via da lì. Loro finisse, basta".
"Mi basta un momento", insiste il signore, "ma le pago un'ora intera, se vuole".
"Ecco, così ha scusa per stare ora itera", dice il gestore. "Io so come è".
"Ma vaffanculo", dice il signore andandosene.
Io aspetto un mezzo minuto, poi dico: "In somma, quello là non le piaceva".
"Mai visto qua", dice il gestore.
"Neanche io", dico.
"Tu qua ieri", dice il gestore.
"Ma prima non ero mai stato qui", dico.
"Basta prima", dice il gestore. "Tu qui ogi, e già ieri. Conta ogi".

Posted by giuliomozzi at 23:01 | Comments (0)

11.08.06

IPP (Internet Point Pakistano)

"Buongiorno".
"Buogiono".
"Dove posso mettermi?".
"Là".
Mi siedo. Guardo la posta. Faccio le mie cose.
"Tu italiano?".
"Sì".
"Ah".
"Perché mi chiedi se sono italiano?".
"Mai italiani qua".
"Eh, hanno l'internet a casa".
"Tu no itenet a casa?".
"Io sì. A casa. Ma sono lontano da casa".
"Tu no telefonino?".
"Sì. Ormai tutti gli italiani hanno l'internet e il telefonino".
"No vero. Mai italiani qua. Italiani niente itenet. Telefonini, telefonini, sempe telefonini, spende, spende, sempe chiacchiere. Italiani indieto, toppi soldi italiani".

Posted by giuliomozzi at 20:58 | Comments (0)

09.08.06

Gino

Agli amici.
Gino Tasca è morto il 22 agosto dell'anno scorso.
Vi propongo di fare questo: il 22 agosto prossimo pubblichiamo, ciascuno nel suo blog, chi ce l'ha, una pagina - una pagina qualsiasi, che sia stata per noi almeno un po' importante - del blog di Gino.

Posted by giuliomozzi at 18:43 | Comments (3)

06.08.06

Una strada

Siamo in mezzo alla campagna. Ci fermiamo a un incrocio. Guardiamo da una parte, dall'altra. E' tutta campagna. Non sappiamo da che parte andare.
Sentiamo un cigolio alle nostre spalle.
Ci voltiamo.
Un uomo in bicicletta si avvicina. Pedala lentissimamente. E' il 6 agosto, sono le 13.32, c'è un sole da paura.
L'uomo è in braghette corte blu e canottiera gialla. Avrà sessantacinque anni. Ha i capelli bianchi. E' magro, muscoloso, ha la pelle ben cotta dal sole.
Lo fermiamo.
"Ci scusi", dico, "ma ci siamo persi. Ci sa dire da che parte è il cimitero?".
L'uomo ci guarda. Guarda noi, la nostra automobile, di nuovo noi.
"Guardate", dice, "quella è una strada che proprio preferisco non saperla".
Pedala, se ne va.
La persona che è con me dice: "Mancava solo che sputasse per terra".

Posted by giuliomozzi at 16:42 | Comments (6)

04.08.06

Oggi

Oggi sono stato sveglio ventitré ore; e per tutto il tempo ho lavorato.

Posted by giuliomozzi at 00:56 | Comments (7)

01.08.06

Come

Mia nipote, otto anni.
"Zio, qui in montagna fa freddissimo!".
"E voi come fate?".
"Come al solito".

Posted by giuliomozzi at 18:31 | Comments (1)