« Che cosa fanno gli editor in giro a notte fonda? | Main | Cose sulle quali dovrei meditare più spesso »

26.07.06

Bocca

Sono nel mio studio. Il telefono sul tavolo suona. Rispondo.
"Buongiorno", dice una voce femminile, "sono Marina di Cento per cento animalisti, posso rubarle qualche minuto?".
"Sarà difficile", dico. "Ormai mi ha avvertito".
"Non ho capito", dice Marina.
"Adesso che lei mi ha avvertito", dico, "sarà difficile che le riesca di rubarmi dei minuti".
"Ma le chiedo solo un attimo", dice Marina.
"Se lei mi chiede qualche minuto", dico, "io glielo do volentieri. Ma guardi che se cerca di rubarmene m'incazzo al volo".
"Volevo solo farle qualche domanda", dice Marina.
"Dica", dico.
"Lei ha mai assistito all'uccisione di un animale?", dice Marina.
"Sì", dico. "Molte volte. Parecchi ne ho uccisi io personalmente".
"Ha provato piacere?", dice Marina.
"No", dico.
"Ha mai provato a immaginare sé stesso nei panni dell'animale?", dice Marina.
"Gli animali non indossano panni", dico. "Comunque, sì: ho avuto che fare con animali che volevano uccidermi".
"Davvero?", dice Marina cambiando tono di voce.
"Sì", dico. "Una volta, ad esempio, in Africa, una leonessa voleva mangiarmi".
"Lei era lì per cacciare, immagino", dice Marina ricuperando il tono professionale.
"Oh, no!", dico. "Ero lì per vendere".
"E lei che cosa vende?", dice Marina.
"Kalashnikov", dico.
"Eh?", dice Marina.
"Io vendo kalashnikov", dico. "Sono un mercante di armi da guerra".
"E a chi le vende?", dice Marina con voce turbata.
"A chi le vuole", dico. "Soprattutto a rivoluzionari, gente che vuol fare fuori con le spicce il governo del suo paese".
"Ma non si vergogna?", grida Marina.
"No", dico. "E' uno sporco lavoro, lo ammetto, ma qualcuno deve pur farlo. Se non lo faccio io, lo fa un altro: e allora tanto vale".
"Lei è un uomo terribile!", dice Marina.
"Ma no", dico. "Sono un uomo pratico".
"E guadagnerà molto, immagino", dice Marina.
"Parecchio, sì", dico. "Ma non me lo tengo mica tutto per me".
"In che senso?", dice Marina.
"Sa, per lavoro sono spesso in Africa", dico, "e così ho visto in che modo stanno riducendo quel continente. Allora con quello che guadagno ho comperato degli appezzamenti, e li sto trasformando in oasi naturali".
"Davvero?", dice Marina.
"Certo", dico. "Ormai, con quello che guadagno, ho comperata una superficie grande come la provincia di Cesena. E lì non ci mette piede nessuno. Tutto al naturale".
"Gli animali saranno felicissimi", dice Marina trillante.
"Campano allo stato di natura", dico. "Si rincorrono e si mangiano a vicenda come hanno sempre fatto".
"Lei ha una visione molto brutta della natura", dice Marina.
"No", dico. "Ho una visione realistica. L'animale che mangia l'animale fa ciò che il suo Dna gli prescrive di fare. Non c'è scelta. Non c'è colpa. Gli animali sono immorali come sono immorali gli angeli, che non sono nemmeno capaci di fare il male".
"Lei è davvero uno strano uomo", dice Marina.
"Ma no", dico. "Sono solo uno che conosce un po' il mondo".
Marina ha un'esitazione.
"Senta", dice.
"Dica", dico.
"E quella leonessa che la voleva mangiare?", dice Marina.
"Ah, quella", dico. "Le ho sparato in bocca".

Vota vegetariano. La gnocca e la babbiona. Qui giace fido.

Posted by giuliomozzi at 26.07.06 12:36

Comments

io voto per la gnocca.

Posted by: luciano laremi at 26.07.06 13:57

direi che gli animali, più immorali, sono amorali.

Posted by: Baron Von Blubba at 26.07.06 15:24

Giusto, Barone.

Posted by: giuliomozzi at 26.07.06 16:57

Grande.

Posted by: segnale orario at 27.07.06 11:49

Questa era grandiosa! Veramente! Dovresti scrivere un libro su un trafficante d'armi. Animalista. O che se la fa con la centralinista, perché no?

Posted by: Juan at 27.07.06 17:46

Io scriverei così i comunicati stampa di vibrisselibri.

Posted by: copydifiducia at 29.07.06 07:39

Il giornalista si è appena seduto al suo tavolo. Gli suona il telefono.
"Buongiorno", dice nel telefono una voce catacombale. "Sono giuliomozzi e vorrei parlarle di vibrisselibri".
"Quale giuliomozzi", dice il giornalista. "Quello con le maiuscole, quello con le minuscole, o quello tuttoattaccato".
"Tutti e tre", dicono i giuliomozzi. "Siamo in teleconferenza".
"Bene", dice il giornalista. "Mi dica".
"Ecco", dicono i giuliomozzi, "noi abbiamo inventata una cosa che si chiama vibrisselibri".
"Voi tre?", dice il giornalista.
"Sì", dicono i giuliomozzi. "Ma ci sono dentro altre sessanta persone".
"E che cos'è che vi siete inventati?", dice il giornalista.
"Vibrisselibri", dicono i giuliomozzi.
"Che sarebbe?", dice il giornalista.
"Una casa editrice che pubblica in rete libri che aspirano a diventare di carta", dicono i giuliomozzi.
"Sì, ma non ho capito come si chiama", dice il giornalista.
"Vibrisselibri", dicono i giuliomozzi.
"Vibisselibri?", dice il giornalista. "Libri lo capisco, ma che cosa vuol dire vibisse?".
"Non vibisse", dicono i giuliomozzi. "Vibrisse. E' che abbiamo un difetto di pronuncia".
"Mi faccia lo spelling", dice il giornalista.
"Glielo diciamo lettera per lettera, che almeno è italiano", dicono i giuliomozzi. "Venezia, Imola, Bologna, la capitale d'Italia, Imola, Savona, Savona, Empoli".
"Che lettera intende con 'la capitale d'Italia'?", dice il giornalista.
"La ...", dicono i giuliomozzi.
"Eh?", dice il giornalista.
"Insomma", dicono i giuliomozzi, "lei sa qual è la capitale d'Italia, no?".
"Sì, certo", dice il giornalista. "Mi stavo domandando come mai a lei ripugnasse così tanto pronunciarne il nome".
"Non ci ripugna per niente", dicono i giuliomozzi. "La capitale d'Italia è Roma".
"Oma?", dice il giornalista. "Viboisse?".
"Come le abbiamo già detto", dicono i giuliomozzi, "abbiamo un difetto di pronuncia".
"Sì", dice il giornalista.
"Questo difetto", dicono i giuliomozzi, "consiste nell'impossibilità di pronunciare una lettera dell'alfabeto".
"Quale?", dice il giornalista.
"Non gliela possoamo dire, perché appunto ci è impossibile pronunciarla", dicono i giuliomozzi. "Per questo ho detto: la capitale d'Italia".
"Ah", dice il giornalista. "Ho capito. Lei non sa pronunciare la R di Roma".
"Ecco, giusto", dicono i giuliomozzi.
"Dunque il nome della cosa è vibrisse. Vibrisselibri", dice il giornalista.
"Sì", dicono i giuliomozzi.
"Senta", dice il giornalista.
"Dica", dicono i giuliomozzi.
"Al momento di dare un nome alla cosa", dice il giornalista, "non le è venuto in mente di dargli un nome che almeno lei fosse capace di pronunciare decentemente?".

Posted by: giuliomozzi at 31.07.06 09:55

Post a comment




Remember Me?