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28.06.06
(...)
Sono sull'eurostar delle 06.54 per Milano. Sono le otto e un quarto circa. C'è poca gente.
Davanti a me è seduto un giovanotto in Lacoste rosa.
Viaggiamo.
Il giovanotto in Lacoste rosa legge Repubblica, smette di leggere Repubblica, giochicchia col telefonino, ricomincia a leggere Repubblica, si addormenta.
Io sto leggendo Romanzo e romanzesco di Yves Hersant, Philippe Roger, Thomas Pavel, Lakis Proguidis, Massimo Rizzante (Metauro Edizioni 2004, pp. 118, 10 euro).
Si sente, forte e chiaro, il canto di un gallo.
Si sente, di nuovo, forte e chiaro, il canto di un gallo.
Si sente, per la terza volta, forte e chiaro, il canto di un gallo.
Il giovanotto in Lacoste rosa soprassalta, si fruga nelle tasche, cava fuori il telefonino, dice: "Buongiorno".
(...)
"In treno".
(...)
Il giovanotto guarda fuori. Sembra disorientato. Mi guarda.
"Quanto manca a Brescia?", mi dice.
"L'abbiamo passata cinque minuti fa", dico.
Il giovanotto sbigottisce.
"Dovevo scendere a Brescia!", dice.
"Non so che farci", dico.
Il giovanotto riprende a parlare nel telefono.
"Senta", dice, "non so come dirvelo, ma il fatto è questo, che mi sono addormentato, non mi succede mai, giuro, è che stamattina mi sono svegliato davvero troppo presto, così mi sono perso la stazione, non mi sono accorto, adesso vedo come posso fare...".
(...)
"No, guardi, faccio il possibile, appena arrivo a Milano...".
(...)
"Ah".
(...)
"Va bene".
(...)
"Sì, capisco".
(...)
"Buongiorno".
Il giovanotto si rimette in tasca il telefono.
Guarda fuori dal finestrino.
Dopo qualche minuto alzo la testa dal libro e mi accorgo che sta piangendo.
Posted by giuliomozzi at 15:42 | Comments (3)
26.06.06
Ci sono molti modi per sentirsi bene
Posted by giuliomozzi at 12:47 | Comments (0)
24.06.06
Vegliano sul tuo sonno
Posted by giuliomozzi at 23:20 | Comments (1)
20.06.06
Il buongiorno si vede dal mattino
Posted by giuliomozzi at 12:33 | Comments (5)
18.06.06
Cane
Mio nipote, otto anni.
"Zio, oggi ho fotografato un cane da vicinissimo".
"E che cosa stava facendo?".
"Dormiva".
Posted by giuliomozzi at 01:11 | Comments (0)
17.06.06
46
Oggi festeggio - festeggio, sia chiaro - il mio quarantaseiesimo compleanno.
Oplà!
Posted by giuliomozzi at 13:02 | Comments (17)
15.06.06
Mobile
Sono a Padova, in piazza Cavour. Il telefono mobile vibra.
Rispondo.
"Dove sei?", dice l'amico.
"A Padova", dico.
"Come mai?", dice l'amico.
Posted by giuliomozzi at 15:22 | Comments (2)
08.06.06
Pop-uppetto o scherzetto?
Guardate qui. Non vi pare una cosa curiosa? Voi dite: "Che cosa c'è di curioso? Non è altro che una pagina del sito ufficiale di Free Karma Food, nuovo romanzo di Wu Ming 5". Eh, dico io, ma bisogna guardare oltre le apparenze. "E cioè?", dite voi. Be', dico io, provate solo a cliccare sul manifesto di Vacanze romane.
Posted by giuliomozzi at 14:41 | Comments (14)
05.06.06
Corriere
Sono a Marradi, nella stazione ferroviaria di Marradi (provincia di Firenze, ma orograficamente in Romagna), paese natale del poeta folle Dino Campana.
Devo prendere il treno delle 8.37 che mi porterà a Faenza; da Faenza prenderò un altro treno fino a Bologna; da Bologna prenderò un altro treno, un intercity, fino a Padova.
Sul marciapiede stazionano altri quattro o cinque viaggiatori.
Alel 8.40 una voce automatica ci avverte che il treno delle 8.37 è soppresso. Trenitalia si scusa per il disagio.
Il treno successivo è alle 9.47.
Prendo lo zaino e vado a fare quattro passi in paese. C'è il mercato (piccolo, come è piccolo il paese: 3.500 anime). Entro in un negozio e compero un barattolo di marmellata di pomodori verdi, un barattolo di lardo con le castagne, una bottiglia di olio da mezzo litro.
C'è un bel sole, un vento fresco.
Torno alla stazione. Sul marciapiede ora c'è un bel po' di gente.
La voce automatica dice che il treno delle 9.47 viaggia con un ritardo di dieci minuti. Trenitalia si scusa per il disagio.
Il treno (una littorina di tre elementi) arriva. Saliamo. Il capotreno allarga le braccia e dice: "La settimana non è cominciata bene".
Arriviamo a Faenza alle 10.40 circa. Il primo treno per Bologna, un interregionale, è alle 11.35.
Compero il Corriere all'edicola. C'è la Gazzetta in omaggio. Dico: "No, grazie". L'edicolante dice: "Ma è gratis". Io dico: "Grazie, ma non mi interessa". L'edicolante dice: "Come vuole", ed è evidente che è scocciato.
C'è un bel sole. L'aria è ferma.
Mi trovo una panchina. Leggo il giornale. Scopro che Romano Prodi ha usato, parlando con i ministri riuniti in una specie di campo scuola di lusso, un antico proverbio toscano: "Perché l'amicizia si mantenga, bisogna che una cesta vada e una cesta venga". A me risultava che fosse un antico proverbio veneto: "Parché 'n amicissia se mangègna, bisogna che 'na spòrta vàga e 'na spòrta vègna". Mi faccio delle domande sulle competenze dei giornalisti del Corriere in proverbiologia. Successivamente mi interrogo sulle mie competenze in proverbiologia (nulle).
Arriva l'interregionale. Saliamo. Mi siedo difronte a un signore col cappotto. Mi tolgo la giacca e l'appendo. Il signore mi guarda come uno che voglia dire, ma si trattenga dal dire: "Ma come fa, con questo freddo?".
Quando arriviamo a Bologna, quasi non riusciamo a scendere perché c'è un sacco di gente che vuol salire.
Il primo treno utile è l'intercity delle 12.44, che è in ritardo di mezz'ora.
Vado al binario.
Nel sottopassaggio decido di comperare alle macchinette automatiche una bottiglietta d'acqua e dei biscotti salati. Metto ottanta centesimi nella macchinetta delle bibite, e la macchinetta mi dà l'acqua. Metto un euro nella macchinetta dei cibi impacchettati, la macchinetta sospinge un po' il pacchetto di biscotti salati, ma il pacchetto di biscotti salati non cade nell'apposita vaschetta dalla quale dovrei raccoglierlo. Inserisco un altro euro. La macchinetta sospinge un altro po' il pacchetto di biscotti salati, ma di nuovo non ce la fa a farlo cadere nella vaschetta.
Chiamo il numero verde indicato sulla macchinetta (800605235).
Una voce femminile dice: "Buongiorno, sono Stefania, servizio distributori automatici".
Dico: "Buongiorno, Stefania, sono alla stazione di Bologna, una macchinetta mi ha mangiato due euro".
Stefania dice: "Dov'è la macchinetta?".
Dico: "Nel sottopassaggio, tra il binario 2 e il binario 3".
Stefania dice: "Attenda".
Resto in attesa, mentre nel telefono qualcuno canta una canzone che non conosco.
Dopo mezzo minuto Stefania dice: "Guardi, mi spiace, tutte le linee sono occupate, non posso mandare qualcuno lì ora. Se vuole lasciarmi un suo recapito, provvedo a far fare un controllo e poi eventualmente le inoltriamo il rimborso".
Dico a Stefania il mio indirizzo.
Stefania dice: "Quanto ha detto che le ha preso, la macchinetta?".
Dico: "Due euro".
Stefania dice: "Grazie".
Dico: "Grazie".
Devo decidere se aspettare l'intercity delle 12.44 in ritardo o prendere l'interregionale delle 12.53. Il ritardo è tale che potrebbe convenire l'interregionale. Ma c'è il rischio che a un certo punto l'interregionale venga fermato per fare passare avanti l'intercity.
Faccio due conti mentali. Decido che è probabile che l'interregionale venga fermato a Rovigo per far passare avanti l'intercity.
Prenderò l'intercity.
Il ritardo dell'intercity è in realtà un po' meno di mezz'ora. Salgo a bordo. Mi sistemo comodo. Nello scompartimento ci sono un signore sui cinquanta con pantaloni grigi, giacca blu, camicia bianca e caravatta gialla; e una signora sui sessanta con pantaloni bianchi e golfino fucsia. Mi rimetto a leggere il Corriere.
Il controllore arriva quasi subito. Gli do il mio biglietto.
"Questo biglietto era valido per l'intercity di due ore fa", dice il controllore.
"Lo so", dico. "Vengo da Marradi, dovevo prendere un treno che è stato soppresso".
"Questo non c'entra", dice il controllore.
"Che cosa dovevo fare?", dico.
"Doveva farsi cambiare il biglietto con un biglietto per questo treno", dice il controllore.
"Ma il prezzo è lo stesso?", dico.
"Sì", dice il controllore. "Lei non pagava niente, le facevano solo il biglietto nuovo".
"Senta", dico. "Mi hanno soppresso un treno. A Faenza sono stato un'ora ad aspettare. Dovevo arrivare a destinazione un'ora fa".
"Bastava solo che provvedesse a cambiare il biglietto", dice il controllore.
"Ma che cos'ha questo biglietto", dico, "che non va?".
"E' un biglietto per un treno con prenotazione obbligatoria", dice il controllore.
"Invece questo treno non ha prenotazione obbligatoria", dico. "Quindi non c'è problema".
"Il problema è che il biglietto con prenotazione vale, ed è sostituibile, fino a un'ora dopo la partenza del treno. Per di più lei l'ha timbrato".
"E quindi?", dico.
"In sostanza", dice il controllore, "è come se lei fosse senza biglietto".
"Le faccio una proposta", dico.
"Dica", dice il controllore.
"Io dovevo essere a Padova per le 12.04", dico, "in quanto avevo appuntamento alle 12.30 con una persona con la quale intendevo avere l'esperienza sessuale più sconvolgente della mia vita. Tale persona, visto il mio ritardo, mi ha mandato affanculo telefonicamente. Il risultato è che molto probabilmente io non avrò l'esperienza sessuale più sconvolgente della mia vita. Mi sto recando a Padova ugualmente, non ho rinunciato, cercherò di ricucire; ma anche se la passione mi sostiene, la ragione mi dice che ormai è fatta: all'esperienza sessuale più sconvolgente della mia vita, posso dire addio".
Il controllore dice: "Ma...".
"Mi lasci finire", dico. "Lei capirà che, avendo persa l'occasione di vivere l'esperienza sessuale più sconvolgente della mia vita, la mia vita ne rimarrà sconvolta. E' probabile che la mia vita sessuale ne risulterà irrimediabilmente rovinata. Può anche darsi - perdoni il linguaggio esplicito - che non mi tirerà più".
Il controllore dice: "Ma insomma...".
"Fermo lì", dico. "La proposta che le faccio è questa. Lei prende per buono il mio biglietto, e io rinuncio ufficialmente, chiamando a testimoni questi due signori", e indico il signore con la cravatta gialla e la signora con il golfino fucsia, "a fare causa a Trenitalia per il disastro che i disservizi odierni hanno prodotto nella mia vita sessuale".
Il controllore mi guarda. Guarda il signore e la signora. Il signore e la signora guardano me.
"Va bene", dice il controllore. Buca il biglietto e se ne va.
Dopo un attimo, la signora col golfino fucsia si alza per andarsene. Sulla soglia dello scompartimento si volta e mi dice: "Lei è un maiale!". E se ne va effettivamente.
Riprendo in mano il Corriere.
Dopo meno di un minuto il signore con la cravatta gialla dice: "Scusi".
"Prego", dico, abbassando il Corriere.
"Era una balla, vero?", dice il signore con la cravatta gialla.
"Lei è testimone che mi sono impegnato a non fare causa a Trenitalia", dico. "Quanto al resto, sono fatti miei".
Mi rimetto a leggere il Corriere.
Posted by giuliomozzi at 16:26 | Comments (8)
03.06.06
Sedie
Mio nipote, otto anni.
"Zio, oggi ho costruito una sedia di cartone".
"E ti ci sei seduto sopra?".
"Non mi sono fidato".
Posted by giuliomozzi at 14:38 | Comments (3)


