« Aprile 2006 | Main | Giugno 2006 »
27.05.06
Quello
Sono nella mia città, in centro. Sto aspettando l'autobus.
Mi si avvicina un tipo sui sessanta, magrolino, con un completo color senape chiaro e una camicia a quadretti bianchi e verdi.
"Mi scusi", dice il tipo, "lei è Giulio Mozzi?".
"Sì", dico.
Il tipo non aggiunge niente. Sta lì, accanto a me. Mi guarda. Poi smette di guardarmi e si guarda attorno. Mi accorgo che il completo color senape chiaro è un po' sporco, e che il tipo emana un certo odorino.
Penso ai fatti miei.
Il tipo dice: "Problemi?".
"No", dico.
"Beato lei", dice il tipo.
Continua tutto come prima.
Il tipo dice: "E Gianni, lo vede mai?".
Cado dalle nuvole. "Gianni chi?".
"Gianni", insiste il tipo. "Gianni. Il suo amico. Quello che era con lei".
"Che era con me quando?", dico.
"L'altra volta", dice il tipo.
"L'altra volta quando?", dico. "In quale occasione?".
"Quella volta...", comincia il tipo. Si ferma. Mi guarda meglio. "Lei è Giulio Mozzi, no?".
"Sì", confermo.
"Allora intendo Gianni, l'amico suo", dice il tipo. "Quello che è sempre con lei".
Ho un'illuminazione.
"E' quello basso?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello alto".
"Quello grasso?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello magro".
"Quello biondo?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello bruno".
"Quello col naso grosso?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello col naso fino".
"Quello con le orecchie a sventola?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello con le orecchie piccole".
"Quello con la barba da santone indiano?", dico.
"No", dice il tipo. "Quello con la barbetta da Alpino".
"Ah", dico, "ho capito".
"Ha capito?", dice il tipo.
"Sì", dico.
"E ha capito chi è?", dice il tipo.
"Sì", dico. "E' Gianni".
Posted by giuliomozzi at 09:42 | Comments (3)
26.05.06
Cose
Mio nipote, otto anni.
"Zio, con i miei risparmi mi sono comperato una macchina fotografica!".
"Bravo. E adesso che cosa fotografi?".
"Non lo so. Ci sono un sacco di cose".
Posted by giuliomozzi at 01:41 | Comments (0)
24.05.06
Uno e l'altro
Sono a Milano. Sto percorrendo corso Italia. Mi si avvicina un signore alto, con i capelli bianchi e un giubbino di camoscio.
"Mi scusi", dice il signore, "è questo, corso Italia?".
"Sì", dico.
"E' sicuro?", dice il signore.
"Sì", dico. "Vengo a Milano tutte le settimane, faccio sempre questa strada, so che strada è".
"Quindi lei, non è di Milano", dice il signore.
"Non sono di Milano", dico.
"Quindi, non è sicuro", dice il signore.
"Sì", dico. "Sono sicuro. Questo è corso Italia".
"No", dice il signore. "Lei non è sicuro. Non è mica, di Milano".
Rifletto un momento.
"Guardi", dico indicando un palazzo cinquanta metri più in là. "Lo vede quel palazzo?".
"Sì", dice il signore.
"Bene", dico. "Quel palazzo è mio".
"Ah!", dice il signore.
"Si figuri", dico, "se non so dove sono le mie proprietà".
"Ha ragione!", dice il signore.
"Vengo qui tutte le settimane per curare i miei interessi", dico.
"E che, interessi!", dice il signore.
"Capirà", dico,"un palazzo così, bisogna prendersene cura"
"E' proprio, un gran bel palazzo", dice il signore.
"Lo so", dico. "E ne possiedo molti altri, sa?".
Il signore riflette un momento.
"Allora magari, si può confondere tra uno e l'altro", dice.
Posted by giuliomozzi at 19:19 | Comments (4)
23.05.06
Guardarsi le spalle
Posted by giuliomozzi at 16:18 | Comments (2)
22.05.06
Sportello
Stazione ferroviaria di Padova. Faccio la coda allo sportello.
Tocca a me.
"Buongiorno", dico all'impiegato. "Mi serve un biglietto per Roma, e il biglietto del ritorno, con fattura".
"Quando parte?", dice l'impiegato.
"Sabato 27 alle 17.04", dico. "E ritorno...".
"Il ritorno dopo", dice l'impiegato.
"Mi scusi", dico.
"Prima o seconda?", dice l'impiegato.
"Seconda", dico. "A meno che non ci siano posti in offerta in prima".
L'impiegato scruta lo schermo. "Non ci sono posti in offerta", dice.
"Allora seconda", dico. "Se si può, un posto con la presa elettrica".
"Come, scusi?", dice l'impiegato.
"Se si può", dico, "vorrei un posto di quelli all'inizio, o alla fine, della carrozza, quelli che hanno la presa per l'elettricità".
"Su tutti gli eurostar c'è l'elettricità", dice l'impiegato.
"Sì", dico. "Ma su certi eurostar c'è la presa elettrica in ogni posto, su certi altri c'è solo all'inizio e alla fine della carrozza. Perciò, per sicurezza, vorrei uno di quei posti con l'elettricità garantita".
"E che posti sono?", dice l'impiegato.
"Quelli all'inizio o alla fine della carrozza", dico. "Credo che a video le appaiano le informazioni. L'ho chiesto altre volte".
"Adesso vedo", dice l'impiegato.
Traffica un po'. Tastiera, mouse. Occhi al video. Mouse, tastiera.
"Ecco", dice.
Stampa un biglietto.
"Per il ritorno?", dice.
"Domenica alle 18.55", dico. "Stesse condizioni".
"Seconda classe, prima se c'è l'offerta, con l'elettricità?", dice l'impiegato.
"Sì", dico.
Traffica un altro po'. Stampa il secondo biglietto.
"Come paga?", dice l'impiegato.
Gli passo il bancomat.
"Carta o bancomat?", dice l'impiegato.
"Bancomat", dico.
Facciamo l'operazione.
"Ecco", dice l'impiegato. "E per la fattura?".
Gli passo il biglietto con su scritti i dati per la fatturazione. L'impiegato li ricopia, stampa la fattura.
"Ecco", dice passandomi i biglietti, la fattura, la carta bancomat e lo scontrino.
Guardo i biglietti per sicurezza.
"Ma questi non sono posti con la presa elettrica!", dico.
"Non si preoccupi", dice l'impiegato. "Tutti i treni hanno l'elettricità". Mi guarda fisso negli occhi. "I treni vanno a elettricità".
Posted by giuliomozzi at 15:04 | Comments (3)
19.05.06
Merda
Eurostar delle 16.55 da Milano a Padova. C'è poca gente. Il sedile accanto a me è libero, difronte a me siede un signore tedesco in giacca beige, cravatta rosa e camicia bianca. Legge, apparentemente con soddisfazione, un'edizione nella sua linga del Da Vinci Code.
A un certo punto ci si avvicina un ragazzo alto e magro con una maglietta blu, il pizzetto, i capelli scompigliati, un tascapane fucsia.
"Mi scusi", dice il ragazzo rivolgendosi al signore tedesco, "ma questo treno va a Livorno?".
Il signore tedesco alza gli occhi dal libro, guarda il ragazzo con aria interrogativa.
"No", dico io. "Questo treno va a Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia".
"Ma io devo andare a Livorno!", dice il ragazzo al signore tedesco.
Il signore tedesco continua a guardare il ragazzo con aria interrogativa.
"Ci sono due possibilità", dico.
"Quali?", chiede il ragazzo al signore tedesco.
Il signore tedesco mi guarda come si guarda uno al quale si è appena affidata una missione importante e difficile.
"Le toccherà scenndere a Brescia", dico.
"A Brescia!", dice il ragazzo al signore tedesco. "Ma è lontanissima da Livorno! Mi toccherà tornare indietro".
Il signore tedesco mi guarda come si guarda uno al quale si affida la propria vita.
"Non è detto", dico. "Ora lei deve cercare il capotreno o un controllore".
"E dove lo trovo?", dice il ragazzo al signore tedesco.
Il signore tedesco appoggia la testa allo schienale e chiude gli occhi, come un medium che si concentra.
"Lo trova nella carrozza 3", dico. "Lì c'è una specie di ufficio del capotreno".
"E che cosa gli dico?", dice il ragazzo al signore tedesco. "Che deve far tornare indietro il treno?".
Il signore tedesco sospira leggermente.
"Ma no!", dico. "La prossima stazione è Brescia. Le dovrà scendere lì. E poi, probabilmente, lì troverà un treno che la porterà a Livorno senza passare da Milano. Via Cremona, via Fidenza".
"Cremona! Fidenza!", esplode il ragazzo. "Mi mandate in mezzo alla campagna! Sarà un delirio di coincidenze!", grida rivolto al signore tedesco.
Il signore tedesco apre gli occhi, guarda il ragazzo con severità.
"Den Menschen ist der Sinn ins Innere gegeben, dass sie als anerkannt das Bessre waehlen", dice il signore tedesco al ragazzo. "Es gilt als Ziel, es ist das wahre Leben".
"Ho capito", dice il ragazzo al signore tedesco. "Grazie mille. Vado subito in cerca del capotreno".
Il ragazzo si allontana.
Io guardo il signore tedesco.
Il signore tedesco mi guarda.
"E' sicuro di quelo che ha deto?", dice il signore tedesco in quasi perfetto italiano.
"Quasi", dico. "Ma la vita è un rischio, non si può sempre stare lì ad aspettare il fischio".
"Ha racione", dice il signore tedesco. "Se permete", aggiunge, e riprende il suo libro.
"Buona lettura", dico.
"Ach!", dice il signore tedesco. "Lipro di merda è".
Posted by giuliomozzi at 16:26 | Comments (4)
16.05.06
Solo
Mio nipote, otto anni.
"Zio! Oggi sono stato tre ore al parco da solo!".
"Non c'era proprio nessuno?".
"Ma no, c'erano tanti bambini! Ho giocato sempre!".
"Mi avevi detto che c'eri stato da solo".
"Volevo dire che la mamma mi ha lasciato andare da solo".
"Ah, ecco".
"...".
"Zio?".
"Dimmi".
"Non mi ricordo più come volevo andare avanti".
"Mi stavi dicendo che la mamma ti ha lasciato andare al parco da solo, che lì hai trovati gli altri bambini e che hai giocato per tre ore con loro".
"Sì. Ma quella che volevo dire io era una cosa speciale".
Posted by giuliomozzi at 17:24 | Comments (1)
09.05.06
Bolzano
Stazione di Bologna. Sto aspettando l'eurostar per Roma, in arrivo al binario 3.
Arriva un eurostar al binario 4. Gli altoparlanti dicono: l'eurostar per Bolzano è in partenza al binario 4.
Una signora anziana dall'aria disperata mi domanda, indicando l'eurostar per Bolzano: "E' questo per Roma?".
"No", dico, "l'eurostar per Roma arriva al binario 3", e indico il binario 3.
"E questo allora dove va?", dice la signora anziana dall'aria disperata.
"A Bolzano", dico. "L'hanno appena detto con gli altoparlanti".
"Ah", dice la signora. "A Bolzano". Sembra interdetta. "Ma io devo andare a Roma".
"L'eurostar per Roma arriva adesso", dico.
La signora sembra poco convinta.
"Ma è sicura che questo qui va a Bolzano?", dice.
"Sì", dico. "L'hanno annunciato. E poi c'è scritto anche lì", e le indico la tabella a caratteri mobili.
"Ah", dice la signora. "Certe volte però si sbagliano".
"D'accordo", dico, "ma questo treno qui sicuramente non va a Roma, perché viene da sud".
"Da sud?", dice la signora.
"Da sud", confermo. "E' arrivato da lì", continuo, e indico la direzione dalla quale il treno diretto a Bolzano è arrivato. "E lì c'è il sud. Il treno per Roma invece arriverà da lì", e indico la direzione opposta, "da Milano, e cioè da nord-ovest".
La signora sembra perplessa. Si guarda intorno. Guarda con palese desiderio il treno per Bolzano. Poi si rivolge ancora a me.
"Ma lei, scusi", dice, "ha mica fatto il marinaio?".
Posted by giuliomozzi at 00:40 | Comments (12)
04.05.06
Ventisette
Sono in treno. Si siede difronte a me una ragazza sottile, con i capelli neri e corti, gli occhi neri. Avrà diciott'anni, diciannove, venti. Indossa dei jeans, una maglietta con le maniche corte. Ha a tracolla una borsa di tela militare, come le usavamo tutti, da studenti, un quarto di secolo fa.
Quando il controllore mi sveglia, mi accorgo di avere la faccia bagnata. Tiro fuori il fazzoletto, mi asciugo, strizzo gli occhi, mi soffio il naso. L'uomo con la barba che è seduto davanti a me dice: "Tutto bene?".
"Tutto bene", dico. "Stavo sognando una persona che non c'è più". Non gli dico: "Da ventisette anni".
Posted by giuliomozzi at 07:59 | Comments (2)
Dove
Mia nipote, sette anni.
"Zio, ma quando ti guardiamo nell'internet, tu dove sei?".
Posted by giuliomozzi at 01:07 | Comments (0)

