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03.02.06

Paola

Milano. Ho un paio d'ore di tempo. Vado a dare un'occhiata a una libreria dell'usato dove non sono stato mai. Me ne ha parlato un amico. Sottovoce, senza farsi sentire da altri, un giorno mi ha confidato: «Sai, ho visto… in quella certa libreria… avevano questo e quest’altro… se vuoi fare un salto… ma non dirlo a nessuno, eh!… che se poi la scoprono tutti, è la fine…». In effetti la libreria è interessante.
Il libraio è un ragazzo giovane. Mentre io perlustro, e accumulo sul banco della cassa una pila di due, quattro, sei, otto libri, lui va e viene. Scarica dal furgone una dozzina di scatoloni. Poi comincia a tirare fuori tutto.
Lo sorveglio con la coda dell’occhio. Vedo che sono tutti libri degli ultimi dieci, vent’anni. Ben scelti, anche: niente edizioni tascabili, tutti autori buoni. Adocchio un Altri libertini di Tondelli in prima edizione, con ancora la fascetta che dice (vado a memoria): «Sequestrato e dissequestrato». Un Diario di un millennio che fugge di Lodoli, nella prima edizione Theoria. Gli sfiorati di Veronesi (a tutt’oggi il più bel libro di Veronesi, secondo me). Cose così.
A un certo punto mi accorgo che da una scatola è saltato fuori un libro mio. La felicità terrena, uscito da Einaudi nel 1996. Lo guardo. Ha l’aria particolarmente vissuta. Sembra essere stato letto e riletto, o almeno più volte consultato.
«Posso?», dico.
«Prego», dice il giovane libraio.
Apro il libro. È pieno di sottolineature. Ci sono anche delle parole scritte nei margini. Guardo il frontespizio. Mi accorgo che c’è una dedica, firmata da me. Le solite parole: «A Paola. Grazie», e la data e il luogo. Mi ricordo la data e il luogo. Mi ricordo che, dopo l’incontro in biblioteca, mi ero fermato a parlare una mezz’oretta con una ragazza molto simpatica. Una che aveva già letto il libro, che voleva dirmi: Questo libro è stato importante per me, è importante per me, per questa e quest'altra ragione; magari a lei non gliene importa niente, ma per me è importante che lei lo sappia, che questo libro, almeno per me, è stato importante. Che sia lei, «Paola»?, mi domando. Ma se è lei, se questo libro era così importante per lei, come mai è qui?
Il giovane libraio sta continuando a tirar fuori i libri. Li accumula sul banco, su una sedia, per terra. Non so dove li metterà: la bottega è tutta piena, strapiena.
«Mi scusi», dico.
«Prego», dice il giovane libraio.
«Questa», e faccio un gesto indicando gli scatoloni ancora chiusi, i libri dispersi su pavimento banco sedie, «è tutta una biblioteca?».
«Sì», dice il libraio. «Niente roba di valore, di valore economico intendo, ma parecchi libri che non si trovano più».
«Doveva essere una lettrice attenta», dico, «questa signora».
«Eh sì», dice il libraio. «Al marito invece non importa niente. Me li ha venduti perché lo ha consigliato un vicino. Lui stava per buttarli via».
«Ah», dico. «Ma cos’è successo? Si sono separati?», e penso: non sono fatti miei.
«No», dice il giovane libraio. «La signora è morta. Un incidente, mi ha detto il marito. Qualche mese fa».
Ho comperato il libro.

Posted by giuliomozzi at 03.02.06 16:25

Comments

sono commosso.

Posted by: eiochemipensavo at 03.02.06 16:51

e continuano a dire che siamo mortali

Posted by: Maurizio at 04.02.06 03:15

Caspita!

Posted by: Maura at 04.02.06 13:48

Mi auguro che Paola, oltre a "La felicità terrena" stia vivendo anche quell'altra. Sperando che esista. Il marito che vende i libri mi lascia senza parole

Posted by: Toni at 04.02.06 15:24

Quante possibilità c'erano che quel libro sarebbe finito proprio nelle tue mani? Commovente...

Posted by: Juan at 04.02.06 17:59

E' lo stesso articolo, quasi, di Stilo, vero? Molto commovente, grazie! s.

Posted by: sandrella at 04.02.06 19:34

ancora io: ops, Stilos. s.

Posted by: sandrella at 04.02.06 19:35

Giulio, perdonami, ma questa storia m'ha prepotentemente ricordato l'altra, non dissimile, di Carver, quella del pasticcere che si incazza perchè nessuno va a ritirare la torta ordinata per il compleanno di un bimbo che era morto, nel frattempo, per un incidente stradale.

Posted by: cletus at 05.02.06 09:08

A volte la tua capacità di rendermi triste scrivendo cose così riesce ancora a meravigliarmi.
E questo almeno mi toglie un po' di malinconia.

Posted by: Roberto Tossani at 06.02.06 11:40

Ma non c'è proprio speranza di sapere l'indirizzo di questa libreria? Sottovoce, senza farsi sentire da altri....

Posted by: Marittiello at 06.02.06 18:05

No, non c'è speranza. La libreria, come tutta la storia, è frutto d'invenzione.

Posted by: giuliomozzi at 06.02.06 19:00

Bugiardo!

Posted by: gianni biondillo at 08.02.06 14:49

Gianni, sii più preciso. Bugiardo perché ho raccontata una storia inventata (ma non sono bugiardo, se mi credi quando dico che la storia è inventata); o bugiardo perché dico che è inventata una storia che tu non ritieni inventata (ma allora, perché credermi quando racconto la storia?)?

Posted by: giuliomozzi at 08.02.06 18:40

Commovente (comunque). Davvero.

Posted by: enricoilbreve at 16.02.06 02:21

Vera o inventata che sia, è comunque una storiella bellissima, perché raccoglie molti motivi che ci rendono esseri umani pensanti.

Posted by: Julian at 04.04.06 09:54

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