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27.02.06

Questi uomini

Suona il telefono sul tavolo.
"Buongiorno professor Mozzi", dice una voce maschile.
"Non sono professore", dico.
"Professor Mozzi", dice la voce, "le telefonavo per invitarla a un convegno sul volontariato in carcere...".
"Allora non deve parlare con me", dico.
"Come!", dice la voce. "Lei non è il professor Mozzi?".
"No", dico. "Lei sta cercando mio padre".
"Ah, mi scusi", dice la voce. "Me lo può passare?".
"Le do il numero", dico.
"Ma allora", dice la voce, "questo numero che ho trovato nell'elenco, non va bene?".
"Io sono giulio", dico marcando la voce. "Mio padre non si chiama giulio".
"Ah, mi scusi", dice la voce, "è che mi ricordavo che stava in via Sanmicheli...".
"Però questo numero che lei ha chiamato", dico, "non è in via Sanmicheli".
"Però suo padre sta in via Sanmicheli, no?", dice la voce.
"No", dico.
"Oh, insomma", dice la voce. "Mi sembra che lei mi stia facendo gli indovinelli. Mi fa parlare con il professore o no?".
"Certo", dico. "Se lei mi permette di darle il numero giusto...".
"Ma glielo sto chiedendo appunto da un'ora!", dice la voce.

Suona di nuovo il telefono sul tavolo.
"Buongiorno ingegnere!", dice una voce maschile.
"Non sono ingegnere", dico.
"Come!", dice la voce. "Lei non è l'ingegner Mozzi?".
"No", dico. "E' possibile che lei stia cercando uno dei miei due fratelli".
"Io cercavo l'ingegner Mozzi", dice la voce.
"Ho capito", dico. "Io ho due fratelli, e sono entrambi ingegneri. Lei quale cerca? L'elettronico o il meccanico?".
"Non so...", dice la voce.
"Si ricorda il nome di battesimo?", dico.
"No", dice la voce. "Io so che cerco l'ingegner Mozzi".
"Senta", dico, "io non voglio farmi gli affari suoi, ma se lei mi dice per sommi capi perché cercava l'ingegner Mozzi, io forse posso indovinare di quale dei miei due fratelli si tratta".
"Eh, ma è una cosa delicata...", dice la voce.
"Non dubito", dico. "Ma diversamente non so come aiutarla".
"E' un problema...", dice la voce.
"Senta", dico. "Si ricorda dove abita, questo ingegner Mozzi?".
"No", dice la voce. Non l'ho mai saputo".
"Senta", dico, "io posso anche darle il telefono di entrambi i miei fratelli. Ma il problema le si riproporrà. Lei chiamerà uno dei due, e non essendo sicuro di aver chiamato quello giusto, dovrà, per assicurarsene, spiegare il motivo della sua telefonata; ma se per prudenza riterrà meglio non farlo, non riuscirà mai a scoprire quale dei due ingegneri sia quello giusto".
"Non ho capito", dice la voce.
"In somma", dico, "prima o poi dovrà pur dire a qualcuno la ragione della sua telefonata!".
"Certo", dice la voce, "ma non lo vado mica a dire a lei! E' lei che mi sta impedendo di parlare con la persona che cerco!".
"Va bene", dico, "mi arrendo. Scriva questo numero".
Mi attacco velocemente a paginebianche.it.
"Un momento", dice la voce, "prendo carta e penna".
"Pronto?", dico.
"Pronto", dice la voce.
"0498936011", dico.
"Grazie", dice la voce.
"Prego", dico.

Suona di nuovo il telefono sul tavolo.
"Buongiorno, vorrei parlare con il dottor Mozzi!", dice una voce maschile.
"Non sono dottore", dico. "Sono giulio mozzi".
"Ecco", dice la voce, "vorrei parlare con il dottor Giulio Mozzi".
"giulio mozzi sono io", dico. "Ma non sono dottore".
"Come, non è dottore", dice la voce.
"Così è", dico. "A meno che lei non cercasse il mio omonimo".
"Lei ha un omonimo?", dice la voce.
"Sì", dico. "Un Giulio Mozzi che abita sempre qui a Padova, ma non sono io. Ed è un dottore: un medico".
"Ma lei allora chi è, scusi?", dice la voce.
"Sono giulio mozzi", dico.
"Sì", dice la voce, "ma lei è il Giulio Mozzi che cerco io?".
"Come faccio a saperlo?", dico. "Dovrebbe aiutarmi lei".
"Eh, ma come faccio?", dice la voce.
"Be'", dico, "lei perché cercava Giulio Mozzi?".
"Eh", dice la voce, "per via di quella partita di visoni".
"Visoni?", dico. "Gli animali da pelliccia?".
"Sì", dice la voce.
"Senta", dico, "io ho un cugino che lavora nei visoni. Ma non sta a Padova".
"E dove sta?", dice la voce.
"In Friuli", dico. "Ha un allevamento".
"Ma no!", dice la voce, "il Giulio Mozzi che cerco io sta a Padova, e non ha un allevamento di visoni".
"Bene", dico. "E che cosa ci fa, con i visoni, questo Giulio Mozzi qua?".
"Li commercia", dice la voce.
"Bene", dico. "Senta: io non commercio in visoni. Nessuno dei miei fratelli o cugini o parenti che stanno qui a Padova commerciano in visoni".
"E allora", dice la voce, "cosa sto a perdere tempo con lei?".
"Non so", dico. "Cercavo di aiutarla".
"Come no", dice la voce. "Con quello che costa il telefono!".
E interrompe la conversazione.
Dopo un minuto scarso, il telefono risuona.
"Buongiorno, vorrei parlare con il dottor Mozzi", dice la stessa voce.

Suona di nuovo il telefono sul tavolo.
Non rispondo.

Posted by giuliomozzi at 10:35 | Comments (8)

26.02.06

Pimpa

Mia nipote, sette anni.
"Zio, mio fratello si è travestito da Armando".
"Quello della Pimpa?".
"Sì".
"E tu gli hai fatto da Pimpa?".
"No. Si è arrangiato da solo".

pimpa_2.JPG armando.JPG A sinistra la Pimpa, a destra l'Armando.

Il sito ufficiale della Pimpa.

Posted by giuliomozzi at 22:19 | Comments (1)

25.02.06

Giro

Esco di casa alle 11. Alle 11.05 passa l'autobus numero 11. Scendo in Riviera Tito Livio. Prendo il primo autobus per la Stazione ferroviaria: arriva subito un 8. Scendo in Stazione. Aspetto un quarto d'ora. Arriva il 7. Prendo il 7. Scendo in Zona Industriale. Mi presento all'ingresso del Centro Meccanizzato Postale. Esibisco il cartoncino giallo. Ritiro il plico. "C'è da firmare?", dico. "No", mi dicono, "non c'è da firmare". Ringrazio e saluto. Mi metto ad aspettare il 7. Aspetto venticinque minuti. Arriva il 7. Prendo il 7. Scendo in Stazione. Salgo sul 3 che è lì fermo. Venti minuti dopo il 3 parte. Alle 13.25 scendo davanti a casa. Prima di entrare, provo a infilare il plico nella cassetta della posta. Ci sta. Non c'è neanche bisogno di forzare.
E allora, mi domando, perché mi hanno fatto fare tutto questo giro?

Posted by giuliomozzi at 16:28 | Comments (10)

19.02.06

Fai sempre

Mio nipote, otto anni.
"Zio! Sei tornato! Come stai?".
"Eh, maluccio. Ho mangiato qualcosa che mi ha fatto male".
"Cioè fai sempre la cacca?".

Posted by giuliomozzi at 19:12 | Comments (2)

11.02.06

Capisci?

Mia nipote, sette anni.
"Zio, ho preso tutti ottimo!".
"Bene".
"Ma sono tutti ottimo, capisci?".
"Sì, vabbè. In seconda elementare li avevo anch'io".
"E in terza?".

Posted by giuliomozzi at 11:03 | Comments (7)

Lo sai

Mio nipote, otto anni.
"Zio, ci hanno dato le pagelle!".
"E com'è andata?".
"Io ho degli ottimo e dei distinto".
"E tua sorella?".
"Ha tutti ottimo".
"Tutto bene, quindi".
"Eh, ma lei è tutto il giorno che si vanta".
"E tu non badarle".
"Non si può. Lo sai come sono le femmine".

Posted by giuliomozzi at 10:57 | Comments (0)

04.02.06

Niente

Mio nipote, otto anni.
"Zio, abbiamo finita tutta la cioccolata della calza".
"E adesso?".
"Adesso basta. Non c'è niente da fare".

Posted by giuliomozzi at 10:09 | Comments (5)

03.02.06

Paola

Milano. Ho un paio d'ore di tempo. Vado a dare un'occhiata a una libreria dell'usato dove non sono stato mai. Me ne ha parlato un amico. Sottovoce, senza farsi sentire da altri, un giorno mi ha confidato: «Sai, ho visto… in quella certa libreria… avevano questo e quest’altro… se vuoi fare un salto… ma non dirlo a nessuno, eh!… che se poi la scoprono tutti, è la fine…». In effetti la libreria è interessante.
Il libraio è un ragazzo giovane. Mentre io perlustro, e accumulo sul banco della cassa una pila di due, quattro, sei, otto libri, lui va e viene. Scarica dal furgone una dozzina di scatoloni. Poi comincia a tirare fuori tutto.
Lo sorveglio con la coda dell’occhio. Vedo che sono tutti libri degli ultimi dieci, vent’anni. Ben scelti, anche: niente edizioni tascabili, tutti autori buoni. Adocchio un Altri libertini di Tondelli in prima edizione, con ancora la fascetta che dice (vado a memoria): «Sequestrato e dissequestrato». Un Diario di un millennio che fugge di Lodoli, nella prima edizione Theoria. Gli sfiorati di Veronesi (a tutt’oggi il più bel libro di Veronesi, secondo me). Cose così.
A un certo punto mi accorgo che da una scatola è saltato fuori un libro mio. La felicità terrena, uscito da Einaudi nel 1996. Lo guardo. Ha l’aria particolarmente vissuta. Sembra essere stato letto e riletto, o almeno più volte consultato.
«Posso?», dico.
«Prego», dice il giovane libraio.
Apro il libro. È pieno di sottolineature. Ci sono anche delle parole scritte nei margini. Guardo il frontespizio. Mi accorgo che c’è una dedica, firmata da me. Le solite parole: «A Paola. Grazie», e la data e il luogo. Mi ricordo la data e il luogo. Mi ricordo che, dopo l’incontro in biblioteca, mi ero fermato a parlare una mezz’oretta con una ragazza molto simpatica. Una che aveva già letto il libro, che voleva dirmi: Questo libro è stato importante per me, è importante per me, per questa e quest'altra ragione; magari a lei non gliene importa niente, ma per me è importante che lei lo sappia, che questo libro, almeno per me, è stato importante. Che sia lei, «Paola»?, mi domando. Ma se è lei, se questo libro era così importante per lei, come mai è qui?
Il giovane libraio sta continuando a tirar fuori i libri. Li accumula sul banco, su una sedia, per terra. Non so dove li metterà: la bottega è tutta piena, strapiena.
«Mi scusi», dico.
«Prego», dice il giovane libraio.
«Questa», e faccio un gesto indicando gli scatoloni ancora chiusi, i libri dispersi su pavimento banco sedie, «è tutta una biblioteca?».
«Sì», dice il libraio. «Niente roba di valore, di valore economico intendo, ma parecchi libri che non si trovano più».
«Doveva essere una lettrice attenta», dico, «questa signora».
«Eh sì», dice il libraio. «Al marito invece non importa niente. Me li ha venduti perché lo ha consigliato un vicino. Lui stava per buttarli via».
«Ah», dico. «Ma cos’è successo? Si sono separati?», e penso: non sono fatti miei.
«No», dice il giovane libraio. «La signora è morta. Un incidente, mi ha detto il marito. Qualche mese fa».
Ho comperato il libro.

Posted by giuliomozzi at 16:25 | Comments (15)