« Montagna | Main | Quando »

06.01.06

A lavorare

Milano, Stazione centrale. C'è folla. Sono in coda. Davanti a me c'è un ragazzo alto e grosso con un cappottone. Davanti al ragazzo alto e grosso c'è una ragazza minuta con un berretto verde. Davanti alla ragazza con il berretto verde c'è l'emettitrice automatica di biglietti.
Sono le 17.32. Ho il treno alle 18.05. C'è tutto il tempo del mondo. Ho dei progetti precisi: comprare il biglietto, andare al supermercato interno, prendere l'acqua per il viaggio, comprare Julia, fare tutto con comodo.
La ragazza con il berretto verde tocca lo schermo. Lo ritocca. Sta ferma a pensare. Tocca ancora. Ferma tutto. Riparte dal principio. Ci pensa su.
In tasca ho La letteratura come sistema e come funzione, di Guido Guglielmi (Einaudi 1967). Lo tiro fuori, lo apro alla pagina con l'angolino piegato (61) e leggo: "Una struttura linguistica infatti può funzionare soltanto in una situazione comunicativa: i segni linguistici non sono percepibili come tali se non all'interno di una società e in rapporto ad altri oggetti".
Il ragazzo alto e grosso davanti a me sbuffa dice: "Oh, insomma!".
Continuo a leggere: "Abbiamo detto che intanto una struttura può restare teoricamente stabile in quanto trasmette semplicemente significati, contenuti significativi, senza costituirli sostanzialmente".
Il ragazzo alto e grosso davanti a me sbuffa e dice: "Guardi che dobbiamo prendere il treno anche noi".
Guardo l'orologio. Sono le 17.42.
"Senta", dice il ragazzo grosso, "se non sa fare qui vada a fare il biglietto in biglietteria".
La ragazza lo ignora, continua a toccare e ritoccare lo schermo.
Una voce maschile ma acuta, dietro di me, dice: "Ma dàtele una mano, perdiana! Che qui perdiamo il treno tutti".
Provo a leggere ancora: "La lingua infatti è solo un fattore della comunciazione, l'altro fattore essendo la società".
"Basta!", grida un'altra voce dietro di me, con un accento bolognese forte, "Quella macchina lì non è mica sua!".
Faccio un passo avanti. Mi affianco al ragazzo alto e grosso. Dico alla ragazza minuta: "Vuole una mano?".
"No grazie", dice la ragazza minuta. E se ne va.
Rientro al mio posto, dietro il ragazzo alto e grosso. Dalla coda sento grida di: "Finalmente!", "Era ora!", "A lavorare!" e simili.
Guardo l'orologio. Sono le 17.48.
Il ragazzo alto e grosso impiega esattamente undici minuti a farsi un biglietto per Monza.
Salto sul treno delle 18.05 nel momento preciso in cui il capotreno fischia la partenza.

Posted by giuliomozzi at 06.01.06 17:30

Comments

è il caso di scomodare la sincronicità ? (fra testo e con-testo ?) eee "tutto il tempo del mondo", algebricamente parlando, non è che una variabile, sedicente infinita.

Posted by: cletus at 06.01.06 22:16

sono affascianto da questi racconti perchè non vado nei luoghi affollati e quindi non prendo il treno perchè ho l'ansia

Posted by: andrea at 08.01.06 08:00

ma al ragazzo grosso non ha detto niente nessuno?

comunque se per caso non lo sai già ti suggerisco di usare le macchinette della sala di sinistra, quella dove vendono i biglietti internazionali. sono sempre molto più disponibili!

Posted by: thomas at 09.01.06 16:15

Post a comment




Remember Me?