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25.12.05

Regali di Natale

ciao_zio.jpg

Posted by giuliomozzi at 18:15 | Comments (4)

23.12.05

Devo

Mia nipote, sette anni.
"Zio, allora a Natale vieni a pranzo da noi?".
"Sì".
"Ma non venire troppo presto, perché devo agghindarmi".

Posted by giuliomozzi at 22:41 | Comments (6)

22.12.05

Verso

Milano, Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte.
La cliente disorientata: "Mi scusi, avrebbe le peggiori intenzioni?".
Il commesso: "Verso chi?".
La cliente: "Mio cognato".

Posted by giuliomozzi at 07:33 | Comments (5)

21.12.05

Noi

Mio nipote, otto anni.
"Zio, abbiamo comperato i regali di Natale".
"Bravi. Per chi?".
"Per noi".

Posted by giuliomozzi at 15:02 | Comments (4)

Bianco o rosso

Venezia, bar della stazione ferroviaria. Sto lì perché c'è caldino; il mio treno è tra dieci minuti.
Arriva un tipo palesemente sbronzo. Puzza parecchio d'alcol.
Il tipo si avvicina al banco e dice:
"Bau, bau".
Il banconiere gli dice:
"Vúto biànco o rósso?".
Il tipo dice:
"Arf".
Il banconiere fa un bicchiere di vino bianco.
Il tipo solleva il bicchiere in alto, si volta verso la sala e grida:
"Miaoooooooooooooo!".
Poi beve.

Posted by giuliomozzi at 01:48 | Comments (5)

18.12.05

Link

E' mercoledì. Sono su Trenitalia.it, mi sto facendo i biglietti per i viaggi dei prossimi giorni.
Giovedì mattina. Per Milano. Solito Eurostar delle 06.54. Fatto.
Venerdì pomeriggio. Da Milano a Siena. Partenza attorno alle 17. Vediamo. Ecco. Da Milano a Firenze in Eurostar, da Firenze a Siena in Eurostar Link.
Che cos'è un Eurostar Link?
Commetto un primo errore: non lo chiedo a Google. L'avessi chiesto a Google, l'avrei scoperto subito.
Che cos'è un Eurostar Link?
Decido di comperare il biglietto. Che cos'è un Eurostar Link, penso, lo scoprirò durante il viaggio.
Il giorno dopo, giovedì, sono in stazione alle 6.30. Vado alle emettitrici automatiche. Clicco qui, clicco lì, mi faccio stampare tutti i biglietti. Poi prendo l'Eurostar per Milano delle 06.54. Quando arriva il controllore, gli domando:
"Scusi, lei mi sa dire che cos'è un Eurostar Link?".
Il controllore dice: "Eh?".
"Ho comperato un biglietto per un Eurostar Link", dico, "ma non so che cos'è. Lei me lo sa dire?".
"Lei ha comperato un biglietto per un treno che non sa cos'è?", dice il controllore.
"Sì", dico.
"Be'", dice il controllore, "un treno è un treno".
"Sono d'accordo", dico. "Ma che cos'è un Eurostar Link?".
"Sarà un tipo di Eurostar", dice il controllore.
"No", dico, "ma guardi, che non è mica un treno normale, questo. Perché, vede", continuo tirando fuori il biglietto, "tutti gli Eurostar hanno il numero di quattro cifre, che comincia per nove, vero?".
"Sì", dice il controllore.
"Ecco", dico, "e invece questo treno qui ha il numero undici".
"Come, undici", dice il controllore.
"Sì", dico, "undici e basta. Guardi qui", e egli porgo un biglietto.
Il controllore guarda il biglietto.
Me lo restituisce.
"Comunque, guardi", mi dice, "se le hanno fatto il biglietto, allora il treno c'è di sicuro".
Non oso insistere.
Il giorno dopo, venerdì, arrivo alla Stazione centrale di Milano alle 16.30. Ho mezz'ora di tempo. Vado alla cabina dove c'è il tipo addetto alle informazioni.
"Buongiorno", dico. "Io devo andare a Siena. Fino a Firenze ho un biglietto Eurostar. Da Firenze a Siena ho un biglietto Eurostar Link".
"Cosa?", dice il tipo.
"Link", dico. "Ho un biglietto per un Eurostar Link".
"E che cos'è?", dice il tipo.
"Appunto", dico. "Volevo chiederlo a lei. Ho un biglietto per l'Eurostar Link numero undici delle ore venti, da Firenze a Siena".
"Ma gli Eurostar non vanno a Siena", dice il tipo.
"Non ne dubito", dico. "Ma evidentemente gli Eurostar Link sì".
"Questo lo dice lei", dice il tipo.
"Certo", dico, e ripeto tutta la cerimonia: tiro fuori il biglietto, glielo faccio vedere.
"Ah", dice il tipo. "Ma guarda. Eurostar Link. Ma guarda. Mai sentito". Mi guarda. "Un momento che m'informo".
Ormai sono le 16.37. Il mio treno è alle 17.
Il tipo armeggia col telefono. Chiama un numero. "E' occupato", mi dice. Ne chiama un altro. "E' occupato", mi dice. Ne chiama un altro. "Sono tutti occupati", mi dice.
Poi un dubbio gli attraversa il volto. Sono ormai le 16.45.
"Ma lei", dice, "che cosa voleva sapere?".
"Cos'è un Eurostar Link", dico.
"Ah. Beh. Mah", dice il tipo. "Sarà un Eurostar, no?".
"Va bene", dico. "Grazie".
Vado a prendere il mio treno.
Quando arriva il controllore, dico: "Mi scusi, io a Firenze devo scendere, e prendere l'Eurostar Link per Siena".
"Non c'è un Eurostar per Siena", dice il controllore voltandosi per andarsene.
"Non ho detto Eurostar", dico. "Ho detto Eurostar Link. Link".
"Che cosa?", dice il controllore, voltandosi.
In quel momento mi accorgo che ha sotto il labbro inferiore un pizzetto minuscolo. Mi viene in mente il mago incapace di Mai dire gol, o quel che è.
"Link", dico. "Eurostar Link".
"Eurostar Link?", dice il controllore.
"Sì", dico. "Link. Eurostar Link".
"Mai sentito", dice il controllore. "Forse ha capito male".
"No", dico. "Non ho capito male".
"Avrà capito male", insiste il controllore.
"Guardi", dico. E gli faccio vedere il famoso biglietto con scritto sopra: "Eurostar Link".
Il controllore lo guarda. Lo studia. Poi me lo restituisce.
"Non so che dirle", dice. "Sarà un servizio nuovo".
"Sì", dico, "ma non è possibile sapere che cos'è?".
"Guardi", dice il controllore, "è meglio se si informa alla stazione di Firenze".
"Sì", dico, "ma per il cambio ho quindici minuti in tutto, qui siamo già in ritardo di dieci minuti...".
"Almeno mezz'ora", dice il controllore. "Se deve cambiare, deve prendersi un tempo di almeno mezz'ora. Altrimenti poi non può venire a lamentarsi. I ritardi ci sono, lo sanno tutti".
"Non mi sto lamentando", dico. "Sto solo cercando di capire che cos'è un servizio offerto da Trenitalia. E lo chiedo a un dipendente di Trenitalia che ho qui davanti".
"Be'", dice il controllore, "e io non so che dirle. Mi scusi, ma ho da fare".
E se ne va.
Il treno arriva a Firenze alle venti in punto, con quindici minuti di ritardo. Mi fiondo giù. Vado verso il termine del binario. C'è uno schermo con i treni in partenza. C'è anche il mio Eurostar Link. Ha l'asterisco che lampeggia: segno che è in partenza. Ma non è indicato il binario.
In fondo al binario trovo una ragazza magrolina, dall'aria molto infreddolita, con una divisa blu e al braccio sinistro una fascia rossa con su scritto: "Assistenza".
Decido di farmi assistere.
"Buonasera", dico. "Dovrei prendere l'Eurostar Link per Siena".
"Deve attraversare il salone delle biglietterie, uscire, e lì trova la corriera".
"L'Eurostar Link è una corriera?".
"Sì", dice la ragazza. "Una corriera verde".
"Grazie", dico.
Vado. Attraverso il salone delle biglietterie. Trovo la corriera. Chiedo conferma all'autista. Salgo a bordo. Qualche minuto dopo, si parte per Siena.
Sono l'unico viaggiatore.

Posted by giuliomozzi at 17:24 | Comments (5)

15.12.05

Tutti

Sette e un quarto di mattina, a bordo del treno eurostar per Milano.
"Questa è la nuova filosofia della fotografia", dice il mio vicino di posto, esibendo ai suoi compagni di viaggio una macchinetta fotografica digitale piccola e nera. "Questa è il futuro. Ce l'ha Jovanotti, ce l'ha Madonna, ormai ce l'hanno tutti".

Posted by giuliomozzi at 15:30 | Comments (6)

13.12.05

Clic clic clic

Foligno, 12 dicembre. Sono le nove e un quarto del mattino. Devo essere a Perugia, all'incontro organizzato dall'azienda Gesenu, entro le undici. C'è lo sciopero, non ci sono treni. Sono riuscito ad arrivare da Roma fin qua con un eurostar d'annata (un vecchio Pendolino rimesso a nuovo alla bell'e meglio), ma il regionale che doveva portarmi a Perugia è, come immaginavo, soppresso.
Telefono in Gesenu. Mi dicono: "Prenda un taxi. Non si faccia problemi. Paghiamo noi".
Vado al parcheggio dei taxi. Non c'è nessuno. Nessun taxi, nessuno che aspetti taxi.
Sto lì un po' ad aspettare.
Continua a non esserci nessuno.
Chiamo il servizio Cercafacile di Vodafone.
"Buongiorno, sono Valentina, in che cosa posso esserle utile?", dice cordialmente Valentina.
"Buondì Valentina", dico. "Mi sa dire se è possibile chiamare un taxi per telefono, a Foligno?".
"Adesso vediamo", dice Valentina.
Sento il clic clic clic. Le dita sulla tastiera.
"Un taxi radio non c'è", dice Valentina. "Ci sono tre parcheggi, posso darle il numero di uno dei parcheggi. Lei dov'è?".
"Sono alla stazione ferroviaria", dico. "Al parcheggio dei taxi della stazione ferroviaria".
"Allora, guardi", dice Valentina, "le do il numero del parcheggio più vicino".
"Che non sia il numero del parcheggio dove sono ora", dico.
Sul muro esterno della stazione, in effetti, c'è una cassetta di latta con uno sportellino, e sopra c'è scritto: "Taxi. Chiamate notturne".
"Sarebbe buffo", dice Valentina ridacchiando. "Adesso controlliamo. I tre parcheggi sono", e mi dice tre indirizzi: via, piazza, numero.
"Non so", dico. "Io sono alla stazione. Non so come si chiami il piazzale della stazione".
"Allora, guardi", dice Valentina, "adesso vedo sulle mappe dov'è la stazione".
Clic clic clic.
"Sì, guardi", dice Valentina, "le do il numero del parcheggio di via Tale, che è a quattrocento metri dalla stazione".
"Sicura", dico, "che non è il numero del parcheggio della stazione?".
"Sicura", dice Valentina. "Il numero del parcheggio della stazione è un altro".
"Bene", dico.
"Le dico il numero, le mando un messaggio o la collego?", dice Valentina.
"Mi mandi un messaggio", dico.
"Bene, l'ho mandato", dice Valentina.
Sento il bip nel mio telefono.
"Ed è anche già arrivato", dico. "Grazie".
"Prego", dice Valentina.
Chiudiamo la telefonata.
Leggo il messaggio. Copio il numero. Chiamo.
Sento una suoneria alle mie spalle.
Mi volto.
La suoneria viene senza dubbio dalla cassetta di latta.
Non ci credo, penso.
In quel momento arriva a grande velocità un taxi.
Mi avvicino.
"Un momento", dice il tassista, scendendo svelto e correndo verso la cassetta.
Mi rendo conto di non avere ancora premuto il tasto rosso del telefono.
"Ma sono io", dico.
Il tassista non mi bada, o forse neanche mi sente. Apre la cassetta, prende la cornetta del telefono.
"Pronto", dice il tassista.
Sento la sua voce direttamente, e nel telefono.
"Sono io", dico nel telefono.
"Io chi?", dice il tassista.
"Io", dico. "Alle sue spalle. Sono io che ho chiamato".
Il tassista si volta. Mi guarda.
"Il telefono suonava perché stavo chiamando io", dico.
Il tassista riappende la cornetta, chiude la cassettina. Dice: "E perché chiamava, se era qui?".
"Mi hanno dato questo numero", dico. "Avevo solo questo numero. E così l'ho chiamato".
"Ma stava qui davanti", dice il tassista.
"Lo so. Ma non lo sapevo", dico.
"Come non lo sapeva?", dice il tassista.
"Non sapevo che il numero che mi avevano dato era quello di quel telefono lì", dico. "Credevo che era un numero di un parcheggio".
"Questo è un parcheggio", dice il tassista, avvicinandosi al taxi.
"Credevo che era il numero di un altro parcheggio", dico. "Ci saranno altri parcheggi a Foligno, no?".
"Sì", dice il tassista. "Ma il numero è diverso".
"Non ne dubito", dico. "Ma io avevo questo numero qui".
"Roba da matti", dice il tassista. "Dove deve andare?", dice aprendo la portiera.
"A Perugia", dico.
"A Perugia?", dice il tassista.
"Sì", dico. "Non ci sono treni. C'è lo sciopero. Devo assolutamente andarci".
"Le costerà sessanta euro", dice il tassista.
"Non c'è problema", dico. "Paga il cliente".
Saliamo a bordo.
"Quindi è sicuro?", dice il tassista.
"Ma sì", dico. "Stia tranquillo".
"I sessanta euro ce li ha?", dice il tassista.
"Ce li ho", dico.
"Va bene", dice il tassista. "Allora andiamo. Però niente scherzi, va bene?".
"E chi scherza?", dico.
"Ma, non so", dice il tassista. "Con rispetto parlando, ma lei mi sembra il tipo che fa scherzi".

Posted by giuliomozzi at 15:55 | Comments (14)

07.12.05

Sita, Atvo, New

Aeroporto di Venezia. Sono appena arrivato da Amsterdam. Vado in cerca della corriera della Sita che mi porterà a Padova.
Trovo la fermata. La tabella luminosa dice che la corriera è tra dieci minuti. Il biglietto a bordo costa cinque euro, in biglietteria tre euro e mezzo. Bene.
Vado alla biglietteria. Troppo tardi: la biglietteria è chiusa.
Torno alla fermata. Mi guardo in giro. C'è una macchinetta automatica per i biglietti. La studio. La macchinetta è dell'Atvo. Ma fa anche i biglietti per le corse Sita verso Padova. E dà pure il resto. Bene.
Metto nella macchinetta un biglietto da cinque euro. Premo il bottone del biglietto per Padova.
La macchinetta fa clic-clac, frrrrr, ttòc. Nella vaschetta cade un rettangolino di carta. Lo prendo. Sul rettangolino di carta c'è scritto: "Lei ha un credito di cinque euro, che può essere cambiato con un biglietto o riscosso presso tutte le biglietterie Atvo".
In quel momento arriva la corriera per Padova. Salgo a bordo. Sistemo le borse.
Il conducente mi dice: "Deve annullare il biglietto", indicando la macchinetta annullatrice che sta all'inizio del corridoio.
"Non ho il biglietto", dico. "Ho questo".
Gli faccio vedere il rettangolino di carta.
"Questo non è un biglietto", dice il conducente.
"Lo so", dico. "Ma questo attesta che ho cercato di comperare un biglietto a terra, e che non ci sono riuscito non per mia cattiva volontà, ma per l'inefficienza dell'emettitrice automatica".
"E allora?", dice il conducente.
"Allora", dico, "vorrei un biglietto".
Il conducente prende un blocco di biglietti, ne stacca uno, me lo porge.
"Cinque euro", dice.
"No", dico. "Tre e mezzo".
"A bordo il biglietto costa cinque euro", dice il conducente. "Se lo vuole pagare tre euro e mezzo, deve comperarlo in biglietteria o farlo alla macchinetta automatica".
"Appunto", dico. "Io ho fatto il biglietto alla macchinetta automatica, perché la biglietteria è chiusa".
"Me lo faccia vedere", dice il conducente.
"La macchinetta automatica mi ha dato questo", dico esibendo nuovamente il rettangolino di carta.
"Ma questo non è un biglietto", dice il conducente. "Gliel'ho già detto".
"Sì", dico, "e lo so che non è un biglietto. Ma qui finisce che io perdo cinque euro perché la macchinetta non funziona - io sto a Padova, a Padova non c'è una biglietteria Atvo, mai più torno qui un'altra volta apposta per cambiare questa cosa qui - e poi pago pure il biglietto a bordo cinque euro. Mi dica lei. In tutto questo viaggio mi costa dieci euro".
"E allora", dice il conducente, "cosa vuole?".
"Voglio almeno pagare il biglietto a bordo tre euro e mezzo", dico. "Se l'emettitrice automatica non funziona, mica devo rimetterci io".
"Vabbè", dice il conducente. "Facciamo tre euro e mezzo".
Gli porgo il rettangolino di carta.
Il conducente mi guarda.
"Questo è un biglietto di credico", dico. "Intendo pagare con questo".
"Con questo?", dice il conducente.
"Sì", dico. "Questo equivale a cinque euro, no?".
"Le ho detto che glielo faccio pagare tre euro e mezzo, il biglietto", dice il conducente.
"Certo", dico. "Questi sono cinque euro. Voglio un euro e mezzo di resto".
Il conducente sospira.
"Senta", dice. "Prima le faccio lo sconto di un euro e mezzo. Adesso vuole anche un euro e mezzo di resto. Facciamo così: o lei paga il biglietto, o non sale a bordo".
"Io ho già pagato", dico scandendo le parole.
"No", dice il conducente.
"Sì", dico.
"Senta", dice un signore magro che è già seduto al suo posto, e sta osservando il nostro battibecco dall'inizio.
"Dica", dice il conducente.
"Guardi che lo può prendere, quel tagliando", dice il signore magro rivolto al conducente. "E' come se il signore avesse acquistato un future". Lo pronuncia qualcosa come fiùciur.
"Un che cosa?", dice il conducente.
"Un future", insiste il signore magro. "Il signore", continua indicandomi, "ha comperato un titolo che dà diritto a qualcosa in cambio, scommettendo sul fatto che quel qualcosa che avrà in cambio, nel tempo, acquisterà un valore superiore a quello che lui ha pagato. Praticamente è una speculazione".
"Ma il valore non è cambiato", dico. "Il biglietto costava tre euro e mezzo, e costa tuttora tre euro e mezzo".
"Allora è una speculazione del cazzo", dice il signore magro, "fattostà che è sempre una speculazione. Se le è andata male, fatti suoi". Si rivolge al conducente: "Vede? Siamo nel tempo della New Economy, eppure siamo tutti tarati sull'Old".
"Io voglio solo i soldi del biglietto", dice il conducente.

Posted by giuliomozzi at 09:30 | Comments (10)