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08.11.05
Un caffè
Suonano alla porta. Vado ad aprire. C'è un signore sui sessanta, brizzolato, dall'aria simpatica.
"Buongiorno", dico.
"Buongiorno", dice il signore. "Cercavo il signor Canella".
Ci penso un momento.
"Qui non c'è nessun Canella", dico. "Io non sono Canella, e qui non abita nessun Canella".
"Mi hanno dato questo indirizzo", dice il signore.
"Mi spiace", dico. "O le hanno dato un indirizzo sbagliato, o forse lei si è sbagliato. Questo è il 16b. Magari deve andare al 16, o al 16c".
Il signore tira fuori di tasca un post-it rosa.
"Via Comino, sedici bì", legge. "Primo piano, a sinistra".
"E' qui", dico.
"Però lei non è Canella", dice il signore.
"Non lo sono", dico. "E nessuno, in questo condominio, si chiama Canella". Mi viene un dubbio. "Se non è il nome da signorina della signora qui sopra".
"No", dice il signore, "il Canella che cerco io è un uomo sui quarantacinque".
"Vada di sopra a chiedere", dico. "Magari la signora è una Canella, e sa dirle qualcosa".
"Grazie", dice il signore.
"Buongiorno", dico.
Passano dieci minuti. Suonano ancora. Riapro. E' di nuovo il sessantenne simpatico.
"Mi scusi", dice. "Non ho osato chiederlo alla signora di sopra. Sono in viaggio da stamattina presto, vengo da Brà, in Piemonte, avrei bisogno di un bagno".
"Si figuri", gli dico. Faccio lo sguardo complice. "Tra uomini...".
Ridiamo. Gli mostro il bagno. Lo aspetto in cucina.
Quando lo vedo tornare, dico: "Mi sembra che questo Canella le stia molto a cuore".
"Sì", dice il signore.
"Vuole un caffè?", dico.
"Volentieri", dice il signore.
"Si accomodi", dico, allargando una delle sedie attorno al tavolo della cucina.
"Grazie", dice il signore.
Preparo la caffettiera, la metto sul fuoco. Mi siedo anch'io.
"Mi perdoni la curiosità", dico. "Ma chi è questo Canella per lei? E chi è lei per Canella?".
"E' una specie di parente", dice il signore. "Un secondo cugino, o giù di lì".
"E perché lei lo cerca?", dico.
"Per nessuna ragione precisa", dice il signore. "Semplicemente perché è scomparso".
"Ah", dico. "E da quando?".
"Da più di trent'anni", dice il signore.
"E' un po' tardi per mettersi in cerca", dico.
"E' una cosa che ho scoperta da poco", dice il signore. "Una mia zia più che novantenne, lei può immaginare, mi ha raccontato questa storia del nipote - ma non ho capito bene del nipote di chi, del figlio di chi - scomparso trent'anni fa".
"Scusi la brutalità", dico. "Ma sua zia ci sta con la testa?".
"Quanto basta", dice il signore. "La sua domanda è sensata".
Il caffè bolle. Mi alzo, spengo il fuoco, tiro fuori le tazzine.
"Zucchero?", dico.
"No, grazie", dice il signore.
"Bene", dico. "Allora andiamo d'accordo".
"Anche lei non prende zucchero?", dice il signore.
"Mi piace amaro", dico. "Vuole del latte?".
"Un goccio, sì", dice il signore.
"Ce l'ho da frigo", dico. "Vuole che lo scaldi? Non ci ho pensato prima".
"Da frigo va benissimo", dice il signore.
"Allora andiamo d'accordo anche su questo", dico.
Verso il caffè, prendo il cartone del latte dal frigo.
"Mi dica quando basta", dico.
"Basta così", dice il signore.
Verso un po' di latte anche nel mio caffè, metto via il cartone, torno a sedermi.
"Dunque lei si è messo a cercare questo parente", dico.
"Sì", dice il signore. "Ho cominciato facendo domande a tutti gli anziani della famiglia, ma non avevano molta voglia di rispondermi".
"Ma aveva fatto qualcosa che non andava bene, questo parente?", dico.
"Eh sì", dice il signore. "Ma nessuno mi diceva cosa".
"Un mistero familiare", dico.
"Ma, insomma, non poi un così grande mistero", dice il signore. "Alla fine si sono sbottonati, ed era successo semplicemente questo: il mio parente Canella...".
"Lei non è un Canella, dunque", interrompo.
"No, infatti", dice il signore. "Il mio parente aveva messa incinta una ragazza, cosa che all'epoca aveva la sua gravità, e per cavarsi dagli impicci non aveva trovato di meglio che tagliare la corda".
"Un padre esemplare", dico.
"Ma", dice il signore, "storie di tanti anni fa".
"Non che non succeda anche adesso", dico.
"Infatti", dice il signore. "Ma la cosa curiosa è questa: io, vede, ho uno studio da geometra. E in questo studio ho un collaboratore giovane, geometra anche lui, molto bravo, molto preparato, che finirà tra qualche anno per prendere in mano lo studio".
"E questo suo collaboratore giovane è il figlio del Canella", dico.
Il signore mi guarda.
"Mi perdoni", dico. "Non è che ne so qualcosa. Ho tirato a indovinare. Da come si mettevano le cose...".
"E infatti è così", dice il signore. "Io non lo sapevo. Non lo sapeva neanche lui. Lo sapeva bene sua madre, ma aveva creduto opportuno starsene zitta".
"Che è una scelta che ha tutto il suo senso", dico.
"Eh", dice il signore. "E' una scelta difficile. Dirlo o non dirlo. Questo o quello è comunque giusto e sbagliato insieme. Lei aveva scelto così".
"Lei ne ha parlato, dunque, con questo ragazzo", dico.
"Ormai è un uomo", dice il signore. "Ha trent'anni. Sì, gliene ho parlato. Prima ho parlato con sua madre, però".
"In somma", dico, "ha cercato di fare le cose per bene".
"Per bene", dice il signore. "Be', sì. Almeno di fare meno danni possibile".
"E adesso", dico, "si è messo in cerca di questo Canella".
"Sì", dice il signore.
"Posso chiederle di nuovo perché?", dico.
"Le confesso che non lo so bene", dice il signore. "Forse solo per dirgli che suo figlio è una brava persona. Per conoscere il padre di un gran bravo ragazzo, che per me è come un figlio".
"Lei ha figli?", dico.
"Appunto", dice il signore. "No". Sorride. "Si trovano sempre dei rimedi", continua. "Ci si affeziona". Fa un gesto vago con la mano destra. "C'è chi fa figli e non sa che farsene, e chi li desidera e non può averli".
"Ma il caso", dico, "il caso o il destino, scelga lei, ha in qualche modo ristabilito, per così dire, un certo equilibrio".
"E' così", dice il signore. "Più o meno". Mi accorgo che ha gli occhi rossi. "La giustizia segue vie tortuose, a volte", dice.
Decido di uscire da questa piega del discorso.
"E questo indirizzo", dico, "come l'ha avuto?".
"Mi sono rivolto a un'agenzia investigativa", dice il signore. "Mi hanno preso ottocento euro e mi hanno dato questo indirizzo".
"Io abito qui da un anno e mezzo", dico. "Chi ci abitava prima, non si chiamava Canella; e comunque erano due signore. Forse ha abitato qui prima di loro".
"E' possibile", dice il signore.
"Le cerco il telefono di queste signore", dico.
"Stavo per chiederglielo", dice il signore.
"Me l'immaginavo", dico.
Vado al tavolo. Cerco nel quaderno che mi fa da rubrica. Trovo il numero. Lo copio su un post-it giallo.
"Ecco", dico. "Credo che questo sia tutto quello che posso fare".
"Non è poco", dice il signore. Si alza. "La ringrazio", dice. "Anche del caffè".
"Si figuri", dico accompagnandolo alla porta. "Mi ha fatto piacere conoscerla".
C'è un momento di imbarazzo.
"Non ci siamo nemmeno presentati", dico.
"E' vero", dice il signore.
"Io sono giulio mozzi", dico tendendo la mano.
"Piacere", dice il signore stringendomi la mano. "Mario Bruneri".
Se ne va.
Posted by giuliomozzi at 08.11.05 11:17
Comments
Questo pezzo mi è proprio piaciuto! Sarà perché allo "smemorato di Collegno" avevamo già dedicato una serata con The Andromeda Society ma è un argomento che, noto, mi colpisce sempre molto. Un saluto,
Posted by: Fabio Fracas at 08.11.05 18:45
scusa l'intromissione ...cerco informazioni riguardanti ugo vicic..Sai se Orsi Bianchi e Pinguini è stato pubblicato da qualche parte? O come potrei trovare informazioni su?
grazie
P.
Posted by: pedula at 08.11.05 23:29
si, bello... (e utile, io lo smemorato di collegno lo conoscevo solo come formula, forse per un film di totò...mah?)
Posted by: dario at 09.11.05 09:23
noto questo: la capacita' della scrittura, la tua come di tanti, di saper rendere "perfettibile" qualunque scenario. In questo caso, un fatto di cronaca, innestato in un ambito tutto personale. Questa, la grande possibilità, una sorta di ginnastica del cervello, a forzare confini, a esplorare altre possibilità i cui risultati non sono meno "credibili" di tanti altri. stop. :)
Posted by: cletus at 09.11.05 09:41
Concordo con Cletus
Posted by: Toni at 09.11.05 11:08
io ho qualche dubbio sulla questione di andare d'accordo sul latte da frigo. il signore ospite non avrebbe mai potuto dirti: "no grazie, lo preferisco riscaldato il latte".
no?
Posted by: corridrice at 09.11.05 13:15
Certo che avrebbe potuto. Ma non l'ha fatto.
Posted by: giuliomozzi at 09.11.05 14:35
Solo i più raffinati possono davvero apprezzare: caffe con can(n)ella!
Posted by: ilpoveropiero at 09.11.05 18:56
Caffè, cannella, panna montata e tequila: il massimo...
Posted by: giuliomozzi at 10.11.05 01:37
il fatto grave (?) per me è sapere se tutto questo le succede veramente...io abbocco tutte le volte come una pescia all'amo della sua maestria ..la vorrei così la realtà, la sua e anche la mia ...è venuto davvero quel signore a casa?
e non dite che non ha importanza ....perchè io devo sapere!
solo latte di frigo nel mio caffè sennò mi brucio la lingua
lucia
Posted by: lucia at 11.11.05 19:19
Qualcuno ha suonato al mio campanello, e cercava qualcuno che non ero io.
Posted by: giuliomozzi at 14.11.05 00:18
e ora come saprai se la sua ricerca è andata a buon fine?
Posted by: corridrice at 14.11.05 00:24
dead blog walking.
Posted by: dead at 14.11.05 01:58
"E' una cosa che ho scoperta da poco", dice il signore.
Non ci credo, dico io. Conosco solo uno che accorda così il participio.
E' giuliomozzi.
(bellissimo, cavoli, chapeau.)
Posted by: eiochemipensavo at 17.11.05 13:57