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16.11.05
Dieci. Quindici. Venti.
Padova. Via dei Colli. E' l'una e ventisei di notte. C'è nebbia. Ho chiamato un taxi. Arriverà tra otto minuti.
Un'automobile rossa si ferma davanti a me, dall'altra parte della strada. Ci sono due uomini a bordo. Il passeggero scende. E' un uomo sui quaranta. Ha un bel cappotto.
"Chicchirichìììì!", grida l'uomo con il cappotto, rivolto verso le finestre della casa sotto la quale io aspetto il mio taxi.
Passano cinque, dieci secondi. Quindici.
"Chicchirichìììì!", grida di nuovo l'uomo con il cappotto.
Passano cinque, dieci secondi. Quindici. Venti.
L'uomo con il cappotto risale nell'automobile. L'automobile parte.
Dopo un paio di minuti l'automobile mi ripassa davanti.
"Chicchirichìììì!", grida dal finestrino l'uomo con il cappotto.
Un istante dopo arriva il mio taxi. Salgo a bordo.
"Còssa gàili, chéi là?", dice il tassista.
"Non lo so", dico. "Non so che dire".
"Mah", dice l'autista. "Par mì, a zé l'influénsa aviària".
Posted by giuliomozzi at 16.11.05 15:55
Comments
Par mi, a zè Peter Pan
Posted by: Toni at 16.11.05 17:57
Una questione da proporre al Tribunale dell'Aia.
Posted by: Giancarlo Tramutoli at 17.11.05 11:07
è la soglia di sopportazione degli spritz che difetta.
Posted by: cletus at 17.11.05 11:35
Oggi per la prima volta ho udito la voce di un merlo. Ero in un negozio di cibo per animali e discutevo la qualità di certo scatolame, con la mamma della proprietaria, che diceva: "Ha lo stesso prezzo, quindi è altrettanto buono dell'altro." Non ero molto convinta e avrei volentieri sentito il parere anche della proprietaria, quando ho udito chiaramente la sua voce giovane e squillante, proveniente dal retrobottega: "Ciao, tesoro."
"Ah, c'è anche sua figlia!" ho detto, sollevata.
"No, è il merlo." Ha risposto mestamente la signora.
Morale: Cerchiamo di affrancarci dai nostri condizionamenti. Se un animale d'affezione può imitare perfettamente il verso della sua padrona e nessuno ha niente da ridire, perchè un umano non può imitare il verso del suo animale d'affezione? Perché tante accuse, dall'alcolismo alla demenza giovanile? Considerate che l'apprendimento delle lingue favorisce la comprensione tra gli individui. Perché rimanere arrocati nelle nostre poche migliaia di parole, quando esistono modalità espressive altrettanto efficaci? Dovrei forse condannare la collega che tutti i giorni mi saluta con un miao, ogni volta con un'intonazione diversa? No, signori, io non la condanno, io la assolvo o almeno le concedo le attenuanti, in attesa che i tempi maturino e si sviluppi una nuova coscienza linguistica.
Posted by: Pamela Canali at 17.11.05 20:40
dato quest'ultimo racconto rispetto all'influenza aviaria, con forza, invito le signore a stare in campana riguardo i volatili di tutti i generi.Il test, a quanto pare, è semplice...
Posted by: Roberta at 17.11.05 21:12
Finale de l'Angelo Azzurro.
Il prof. Immanuel Rath: Chicchirichì ! CHICCHIRICHI'!
Posted by: Giancarlo Tramutoli at 18.11.05 10:14