21.11.05
Chi è il tassista?
Roma. Stazione ferroviaria. Siamo in tanti che aspettiamo i taxi. Arriva il mio turno. Salgo.
"Buonasera", dico.
"Buonasera", dice il tassista.
"Devo andare ai Prati Fiscali", dico.
"Prati Fiscali dove?", dice il tassista.
Dico la via.
"Non so dov'è", dice il tassista.
"Lo so io", dico. "Lei mi porti ai Prati Fiscali, e poi la guido".
"Adesso guardo sulla guida", dice il tassista.
"Non serve", dico io. "Quando siamo là, la so guidare".
"Senta", dice il tassista. "Il tassista sono io".
"Non ne dubito", dico.
"Quindi mi lasci fare", dice il tassista.
"Non glielo impedisco", dico.
Il tassista si mette a sfogliare la guida. Poi chiama un collega al telefono. Discutono. Alla fine della discussione il tassista dice: "Vuole che andiamo per di qua o per di là?", nominando due percorsi dei quali non so nulla, se non questo: che i tassisti mi propongono sempre l'uno o l'altro, io dico sempre: "Faccia lei", e alla fin fine il tempo che ci si mette è quello, e pure i soldi che spendo sono quelli.
"Non lo so", dico. "Faccia lei. E' lei il tassista".
"Ah", dice il tassista, "adesso devo fare io". E avvia l'automobile.
"Posso solo dirle", dico, "che se ci arriviamo per la Conca d'Oro, le so indicare dov'è la via; e se ci arriviamo per i Prati Fiscali, anche".
"E se ci arriviamo per una terza via?", dice il tassista.
"Non mi risulta che ci sia una terza via", dico.
"Le faccio vedere io", dice il tassista.
Effettivamente, dopo solo dieci minuti arriviamo dove devo arrivare per una via che non avevo mai vista. E pure il conto, alla fin fine, è più contenuto del solito.
Posted by giuliomozzi at 21.11.05 18:49
Comments
Posso?
Quell'"effettivamente" al penultimo rigo mi pare superfluo - ci si arriva anche da soli - inoltre attenua la sorpresa dell'inatteso happy ending.
Posted by: Toni at 21.11.05 20:05
Secondo me no, Toni. La sorpresa non è tanto dovuta a un contrasto di senso ma di registro.
Il tassista ne fa una questione più grande di ciò che è, attorno a questo ruota tutto, ora:
se il tassista avesse torto, non ci sarebbe sorpresa, poichè sarebbe un personaggio troppo dichiaratemente assurdo (cioè tutti gli altri personaggi, in questo caso Giulio, adotterebbero con lui lo stesso metro di giudizio che lo definisce assurdo, tendenzialmente estendendolo al lettore). Se il tassista avesse ragione ma il testo giustificasse il suo eccesso emotivo con una scrittura straordinaria (non conseguenziale ma ad effetto), di nuovo non ci sarebbe sorpresa.
Alla fine, con un atteggiamento discorsivo della scrittura, il tassista appare assurdo proprio in quanto ha ragione, che è poi la forma più intensa di comportamento ridicolo...
Posted by: m.lippolis at 22.11.05 10:08
secondo me il tassista è stato gentile.
Posted by: corridrice at 22.11.05 15:19
Gentile sì. E sportivo.
Posted by: giuliomozzi at 22.11.05 17:04
che cazzo tonto.
Posted by: er gricia at 22.11.05 23:07
anche Giulio è stato sportivo secondo me.
Posted by: milo at 23.11.05 16:36
secondo me la sorpresa riposa sul pregresso. giulio ci ha abituati a racconti iperrealisti in cui il dialogo pare condurre solo a una incomprensione sempre maggiore. così mi aspettavo che anche in questo caso si sviluppasse il consueto groviglio di equivoci, non sense e rigidità comunicative. invece qui: azione e soluzione... eh, eh, che volpe questo narratore, ha cambiato passo e mi ha spiazzata...
Posted by: paola at 24.11.05 10:08
visto ? i soliti barbari e abusati pregiudizi sui romani...eheh
Posted by: cletus at 24.11.05 19:43