25.10.05
Non è problema
Sono le sette e mezzo di sera. Ho appena ricevuto in regalo un libro: La sfida dell'altro. Le scienze psichiche in una società multiculturale, a cura di Mario Galzigna (Marsilio). Decido di prendere un aperitivo.
Entro in un bar.
"Dica", dice la ragazza al banco.
"Uno spritz al Campari", dico.
Mentre la ragazza prepara lo spritz, osservo il tavolo degli spuncioni. Ci sono olive, patatine, tacos, fette di pane ricoperte da una salsa bianchiccia, una terrina di insalata di riso.
Prendo una fetta di pane. La mordo.
"Ecco", dice la ragazza appoggiando lo spritz sul banco. "Sono tre euro".
La fetta di pane mi ingombra. Il libro mi ingombra. Poso il libro su uno dei tavolini. Prendo una salvietta di carta. Appoggio la salvietta di carta sul banco e ci metto sopra la fetta di pane. Tiro fuori il portafoglio, lo apro, tiro fuori tre monete da un euro, le poso sul banco, rimetto il portafoglio in tasca. Con la mano destra prendo il bicchiere dello spritz, con la sinistra la fetta di pane.
Do un altro morso.
Entra una ragazza alta, bionda, con jeans attillati e un giubbino bianco. Appesa alla spalla destra ha una borsetta bianca; alla mano sinistra ha appesa una busta di plastica bianca. Va al banco. Ordina un bicchiere di vino bianco. Lo riceve. Lo paga. Va a sedersi a una delle sedie del tavolino su quale ho posato il mio libro. Tiene la borsetta alla spalla, posa la busta di plastica sopra il tavolino.
Io finisco di mangiare la mia fetta di pane. Prendo un'oliva.
Vedo la ragazza alta prendere il mio libro e metterlo dentro la busta di plastica.
Mi domando: quali oscure ragioni possono spingere una persona a rubare un libro di psichiatria multiculturale?
Ho ancora mezzo spritz nel bicchiere. Mi libero del nocciolo dell'oliva. Mi avvicino alla ragazza alta.
"Chiedo scusa", dico, "ma ho credo che lei abbia messo per errore nella sua busta di plastica un libro che è mio".
La ragazza alta guarda da un'altra parte.
"Quel libro lì", dico indicando il libro che si intravede nella busta di plastica semiaperta, "è mio".
La ragazza alta si concentra sul suo bicchiere di vino bianco.
"Senta", dico, "mi ascolti. Lei ha preso dal tavolino un libro, che è mio, e se l'è messo nella sua busta di plastica. Le chiedo di restituirmelo".
La ragazza alta afferra la busta di plastica, la sistema in modo che il libro non si veda più.
"Per piacere", dico, "mi restituisce il mio libro?".
La ragazza, guardando il suo ginocchio destro, dice qualcosa.
"Non ho capito", dico.
La ragazza alta, guardando la punta del suo stivale destro, dice qualcosa.
"Non ho capito", dico. "Se vuole dirmi qualcosa, almeno mi guardi in faccia".
La ragazza non dice niente.
"Che cosa mi stava dicendo?", dico, piegandomi, avvicinando la mia faccia alla sua faccia.
"Per me non è problema", dice la ragazza.
"Allora", dico raddrizzandomi, "se non è un problema, mi restituisce il mio libro?".
La ragazza guarda da un'altra parte. All'improvviso si alza in piedi. Non ho capito il movimento, ma vedo che la sua borsetta bianca è per terra. Il portafoglio è uscito fuori, e sta per terra un metro più in là della borsa.
La ragazza alta si alza, lascia la busta di plastica sul tavolino, fa per uscire, si muove concitata, torna indietro di due passi, raccoglie la borsetta bianca da terra, esce dal bar.
Io non faccio niente.
Nel bar c'è un po' di agitazione.
La ragazza del banco esce da dietro il banco. Raccoglie da terra il portafoglio. Mi lancia un'occhiata. Esce. Si ferma sulla soglia, guarda di qua e di là, cerca con gli occhi la ragazza alta.
Dentro, tutti guardano me.
Io poso sul banco il bicchiere di spritz, non ancora del tutto vuoto. Mi domando quale sia, esattamente, il mio ruolo. Sarò accusato di molestie, o solo di un tentativo di borseggio? Qual è la strategia della ragazza alta? Il suo è un comportamento abituale od occasionale? Perché ha lasciata la busta di plastica sul tavolino? La fuoriuscita del portafoglio dalla borsa era programmata? In che modo si guadagna da vivere la ragazza alta? In questo modo?
Decido che non me ne frega niente. A me, la psichiatria multiculturale mi interessa un casino. E poi non posso farmi soffiare un libro sotto il naso, così.
Finisco di bere lo spritz. Poso il bicchiere vuoto sul banco. Sotto gli occhi di tutti prendo il mio libro dalla busta di plastica abbandonata sul tavolino. Esco.
La ragazza alta è fuori dal bar, dieci metri più in là. Grida in faccia alla ragazza del banco. Quando esco, mi indica.
Mi fermo lì, con il mio libro in mano.
La ragazza del banco mi guarda.
La ragazza alta continua a gridare per un po', poi smette. Mi rendo conto che non è italiana.
Decido di andarmene.
In quel momento arriva un'automobile della polizia. Si ferma davanti al bar.
Il titolare del bar si affaccia alla porta.
La ragazza alta si butta verso l'automobile della polizia. Uno dei due poliziotti abbassa il finestrino. La ragazza alta si piega. Spiega concitatamente, in un italiano imperfetto, che io ho cercato di derubarla. Per fortuna la ragazza del banco le ha ricuperato il portafoglio. Ma non è detto che ci siano ancora i soldi dentro.
Mi rendo conto che il portafoglio è ancora nelle mani della ragazza del banco.
I due poliziotti escono dall'automobile. Uno resta vicino all'automobile. L'altro si avvicina.
"Chi ha chiamato?", dice Giusè.
"Io", dice il titolare del bar, dalla soglia.
"E' stato lei?", dice Giusè affrontandomi.
"Dipende", dico io.
"In che senso, dipende?", dice Giusè.
"Lei mi domanda se sono stato io a fare che cosa?", dico.
Giusè sospira.
"E' lei", e indico la ragazza alta, "che ha cercato di rubarmi un libro", dico.
"Un libro?", dice Giusè.
"Sì", dico. "Un libro di psichiatria multiculturale. Questo", aggiungo porgendo il libro.
"Questo?", dice Giusè indicandolo libro.
"Sì", dico.
"Ma se ce l'ha in mano", dice Giusè.
"Me lo sono ripreso", dico.
"Lo ha preso dalle mani della signora?", dice Giusè.
"No", dico. "La signora lo aveva messo dentro una sua busta di plastica, che è lì", mi volto e indico il tavolino all'interno del bar, ancora con la busta di plastica posata sopra. "Quando è corsa fuori dal locale, me lo sono ripreso".
"Lo ha ripreso dalla busta della signora?", dice Giusè.
"Lo ho ripreso dalla busta che la signora aveva con sè", dico. "Ma non so se era sua".
Giusè si volta. "Tonino!", dice, rivolto al collega. "Chiedi alla signora se quel sacchetto lì", e si volta di nuovo per indicarlo, e poi ancora di nuovo per rivolgersi a Tonino, "è suo".
"Perché non glielo chiedi tu, Giusè", dice Tonino. La frase non ha alcuna intonazione interrogativa.
"Io sto qui con lui", dice Giusè.
"Quella borsa non è mia", dice la ragazza alta.
C'è un momento di silenzio.
"La signora dice che quella borsa non è sua", dice Giusè.
"Non so che farci", dico. "Quando è entrata nel bar l'aveva con sé".
"Quindi lei sostiene che è sua?", dice Giusè.
"No", dico. "Sostengo che l'aveva con sé quando è entrata nel bar".
"E che differenza fa?", dice Giusè.
"Fa una bella differenza", dico.
"Lei ci ha comunque messo le mani dentro", dice Giusè.
"Sì", dico. "Per riprendermi questo libro".
Di nuovo, per dare maggiore enfasi, porgo il libro. Giusè lo afferra. Legge il titolo.
"Di che cosa parla?", dice Giusè.
"Non lo so bene", dico. "Di psichiatria multiculturale, credo. L'ho ricevuto in dono mezz'ora fa".
"Ah", dice Giusè. "E da chi?".
"Dal curatore", dico.
"Dal che?", dice Giusè.
"Dal curatore stesso del libro", dico. "E' come se lo avessi ricevuto dall'autore".
"Ah, dall'autore", dice Giusè.
Volta la testa.
Seguo il suo sguardo. Vedo la ragazza alta, furente, in piedi di fianco all'automobile. Vedo Tonino che fuma, mezzo seduto sul cofano.
Giusè si volta di nuovo verso di me.
"Lei può provare di aver ricevuto in dono questo libro?", dice.
"Sì", dico. "Basta telefonare a chi me l'ha donato. Se vuole le do il numero".
Tiro fuori il telefono portatile dal taschino.
"Non serve", dice Giusè.
Si volta verso Tonino.
"Che ne dici, Tonino?", dice.
"Il caso è grave", dice Tonino.
"Ti pare?", dice Giusè.
"Sì", dice Tonino. "Simulazione di reato, come minimo. O incauto allarme. Fors'anche tentativo di adescamento".
"Non credo che la signora abbia tentato di adescarmi", dico.
"No", dice Tonino. "Lei ha tentato di adescare la signora".
"Ah", dico.
Tonino butta la sigaretta, si avvicina. "Lei ha tentato di adescare la signora regalandole un libro di psichiatria multiculturale", dice. "Purtroppo la signora, essendo un caso psichiatrico e appartenendo a un'altra cultura, non ha gradito l'approccio e ha reagito come ha reagito. Lei, insoddisfatto della conclusione della faccenda, si è ripreso il libro. Conferma o nega?".
"Nego", dico.
"Tonino, sei fuori?", dice Giusè.
"Vuoi che torni dentro?", dice Tonino.
"Tonino, non dire stronzate", dice Giusè.
"Sono serissimo", dice Tonino. "Per me il caso è chiuso. Adesso salutiamo questi signori e andiamo a fare il lavoro vero".
"E la signora?", dice Giusè.
"Quale signora?", dice Tonino.
"Quella signora lì", dice Giusè indicando la ragazza alta.
"Ah", dice Tonino. "Io le farei il controllo del tasso alcolico".
"Dici?", dice Giusè.
"L'ho annusata", dice Tonino. "Il mio fiuto non m'inganna".
"Ho capito", dice Giusè. Si volta verso di me. "Comunque", comincia a dire.
"Sì, lo so", dico. "Comunque, non dovevo mettere le mani nella busta di plastica della signora. Ma mica sapevo che stavate arrivando".
"Noi arriviamo sempre", dice Tonino.
Tornano all'automobile.
"Vaffanculo", grida la ragazza alta. Si rivolge a me. "Vaffanculo", dice. Si rivolge agli agenti. "Vaffanculo".
"Compermesso", dice Tonino, scostandola. Sale a bordo. Giusè è già salito. L'automobile parte sgommando.
C'è un momento di vuoto.
Mi rendo conto che sul marciapiede si è radunata una piccola folla. Mi volto. Il titolare del bar mi guarda con ostilità. La ragazza alta mi guarda con ferocia. La ragazza del banco mi guarda come si guarda uno stupratore.
Posted by giuliomozzi at 25.10.05 22:12
Comments
...Mi rendo conto che sul marciapiede si è radunata una piccola folla. Mi volto. Il titolare del bar mi guarda con ostilità. La ragazza alta mi guarda con ferocia. La ragazza del banco mi guarda come si guarda uno stupratore.
Mi rivolgo alla signora alta.
"Senta" dico "come dicevo prima, mi hanno regalato il libro mezz'ora fa. Se vuole proprio leggerlo glielo presto, ma lei capisce l'italiano?"
" Non è problema."
Posted by: Toni at 26.10.05 17:11
"Idiota, ti avevo detto di prenderlo, con ogni mezzo!"
"Ho tentato, Capo, ma giuliomozzi lei lo sa com'è."
"Appunto per questo abbiamo mandato te e non uno dei soliti agenti, con sciarpona e occhiali da sole a specchio. giuliomozzi avrebbe cominciato a fissarlo incuriosito e l'avrebbe mandato in confusione."
"Avevo contato sul suo imbarazzo. Sa, non è facile dire ad una bella donna come me "Lei è una ladra." Ero sicura che avrebbe rinunciato al libro, per galanteria. In fondo, ne ha tanti, ancora da leggere."
"Adesso, cosa hai intenzione di fare? Sai che devi portare a termine la missione, a costo della vita."
"Pensavo di presentarmi a casa sua, fingermi ubriaca, sedurlo e farmi regalare il libro, come pegno d'amore."
"Intanto io vado ad accendere un cero a Sant'Antonio da Padova e pronuncerò la preghiera speciale dei servizi segreti, riservata alle missioni più pericolose. Finora i santi ci hanno aiutato. Questa volta Antonio (noi capi siamo in confidenza con i VIP) dovrà rendersi conto che senza quel libro non possiamo decifrare i messaggi e siamo ridotti all'impotenza. Potrebbe fare un facile miracolo, fare in modo che giuliomozzi dimentichi il libro su un taxi, un treno, un autobus. Noi gli stiamo continuamente addosso, in questo momento ha diverse ombre. Teniamoci in contatto, se ci sono novità, ti avverto."
"Va bene, Capo, ma non prima che mi sia ubriacata come si deve. Sa, i nostri medici mi hanno messo a dieta, perchè stavo ingrassando e perdendo il mio fascino spionistico. Mi hanno anche proibito gli alcolici, i crudeli. Con questa missione posso fare uno strappo, anzi ho già bevuto diversi spritz."
Posted by: Pamela Canali at 27.10.05 01:10
Ehm, Capo... Capo?
Sì.
Sono giuliomozzi.
Vedo.
Posso dire una cosa?
Dica.
Perché non ve lo comprate in libreria, quel libro? O su InternetBookShop?
Posted by: giuliomozzi at 27.10.05 10:27
Secondo me la ragazza alta è la moglie del curatore e ovviamente ha bisogno di soldi.
Posted by: sandrella at 27.10.05 11:01
Secondo me la ragazza è cleptomane. Ma è anche un'invenzione di chi scrive per far vedere ai lettori quante donne matte e di cui diffidare ci siano ai bar, mentre uno prende lo spritz con gli spuncioni.
Posted by: angela scarparo at 27.10.05 11:11
Secondo me la ragazza alta non era poi così alta.. no? Quanto poteva essere alta? Insomma, le ragazze alte non rubano i libri, ne sono certa.
Posted by: corridrice at 27.10.05 12:56
Secondo me la ragazza alta, moglie del curatore, cleptomane, inventata, non poi così alta, che non ruba i libri, è amante del titolare del bar.
Posted by: sandrella at 27.10.05 13:26
Mi accorgo solo oggi che hai riaperto qui uno spazio che stava là. Letto tutto di un fiato… mi mancava.
Posted by: francesco at 27.10.05 14:54
"Caro giuliomozzi, sono molto contento di sentirla. Forse mi eviterò la spesa di un cero per il Santo (l'offerta è libera, ma non posso fare brutta figura con il sagrestano e le vecchiette e, sa, il mio stipendio, nonostante il rimborso spese ceri...dovrò decurtare il buono pasto di oggi e con l'appetito che mi ritrovo...). Inoltre dire una preghiera per me, cresciuto a tarallucci e politica (un tempo non ero come adesso, ho dei trascorsi, lo confesso, vicini all'autonomia, non le dico quale e anche un po' oltre) è particolarmente faticoso. Poi sono cambiato, naturalmente, altrimenti non mi avrebbero preso nei servizi, ma ho ancora la maglietta bucata su cui era stampata la frase di Woody: "Dio è morto, Marx è morto e anch'io non mi sento troppo bene." Quindi parlare con un santo, convincerlo, per me è difficile, dovrei prima credere alla sua esistenza, che è consequenziale ad altre esistenze più impegnative. Per esempio la Madonna. Beh, lasciamo perdere, non vorrei urtare la sua sensibilità religiosa, però di un caso così al giorno d'oggi se ne sarebbero interessati i servizi. Se lei sarà così gentile da cederci spontaneamente il libro, potrà evitare anche l'iscrizione di una nostra agente scelta al club esclusivo Alcolisti Anonimi. Sa, la dieta era una scusa per impedire alla ragazza di bere, ma se dovrà andare oltre con la missione, non sappiamo quanta grappa e rosolio riuscirà ad ingurgitare senza che noi possiamo controllarla. E' un'agente con licenza superalcolica, nessuno può fermarla, mentre è in servizio. Sarebbe un peccato, perchè ha studiato sui testi di Mata Hari, oddio, questo non dovevo dirlo, faccia come se non lo avessi detto, lo dimentichi, è un'informazione segretissima. Allora le dicevo, non possiamo comprare un'altra copia del libro, perchè è proprio quella che aveva il curatore e che, per nostra sfortuna è finita nelle sue mani, a contenere il codice. Alcune pagine sono opportunamente bucate in vari punti, ha presente i buchi che fa il controllore sui biglietti? Qualcosa del genere. Solo in questo modo è possibile decodificare i messaggi delle spie. Molti controllori lavorano presso di noi, però in nero, ma non si può dire. Abbiamo bucato la copia del curatore, contando sul fatto che, dopo aver curato il libro, ne avesse abbastanza e non andasse più a rileggerlo. E lui che fa? Regala proprio la sua copia personale a giuliomozzi e se ne tiene un'altra, innocua e innocente. Mi meraviglio che lei non ci sia arrivato. Non ha mai letto "Segretissimo", magari da piccolo? Mia madre non voleva, ma io lo leggevo lo stesso. E' così che si diventa Capo nei servizi segreti. Ora mi appello alla sua sensibilità di cittadino. I nostri servizi sono anche i suoi servizi. Le chiedo una buona azione a favore delle agenti che alzano troppo il gomito, a favore dei buoni pasto e contro il caro-ceri, una buona azione nell'interesse della nazione e contro la nullafacenza degli agenti segreti, che senza il codice battono la fiacca. Se acconsentirà a cederci il libro, non le daremo denaro, non le daremo beni di conforto, ma di più: una medaglia segreta, che le sarà consegnata ed immediatamente dopo tolta, perchè nessuno deve sapere. Allora, che fa, accetta?"
Posted by: Pamela Canali at 27.10.05 19:44
I finale aperti, ah quanto mi piacciono.
Posted by: cletus at 28.10.05 10:32
secondo me tre euro per uno spritz al campari sono tantissimo...
Posted by: dario at 28.10.05 14:27
secondo me sono stati tre euro spesi bene.
Posted by: corridrice at 28.10.05 17:57
Dario: sì. Corridrice: mah.
Posted by: giuliomozzi at 29.10.05 13:11
NON E' UN PROBLEMA? Leggi il seguito da intelligenza connettiva! a presto. maddalena
Posted by: maddalena at 03.11.05 22:05