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03.09.05

Rotonda

E' mezzanotte meno un quarto. Sono in bicicletta. Passo davanti all'ex discoteca Tiffany, ora diventata topless bar. Il solito gruppetto di quarantenni disperati nello spiazzo davanti, a fumare. C'è il traffico del venerdì notte. Per fortuna c'è la pista ciclabile. Affronto il cavalcavia di Brusegana. Sento qualche goccia di pioggia. Se arrivo almeno in centro posso mettermi sotto un portico. Arrivo giù dal cavalcavia. Ora devo attraversare la strada: la pista ciclabile prosegue sul lato opposto. Aspetto. Guardo a destra, guardo a sinistra. Aspetto. Guardo a sinistra, guardo a destra. Scatto. Sono sulla pista. Le poche gocce sono diventate una pioggerella fine. Trovo un semaforo verde, due. E' la mia notte fortunata. Arrivo alla rotonda. Posso scegliere. A destra, verso casa ma senza ripari. Dritto, verso il centro ma con i portici a cinquanta metri. E' solo mezzanotte. E' venerdì sera. Decido di andare dritto. Arrivo alla rotonda rallentando. In questo momento non c'è nessuno. Entro nella rotonda. Un'automobile arriva da destra. Io ho la precedenza, sono già dentro la rotonda. L'automobile suona. Guardo l'automobile. Non faccio in tempo a passare, se mi fermo gli sto proprio davanti. Svolto verso il centro della rotonda, al massimo mi sfioreranno. L'automobile mi prende da dietro. Faccio un volo. Cado su un fianco. L'automobile prosegue. Rimango per terra un mezzo minuto. Un'automobile si ferma ai margini della rotonda. Comincio ad alzarmi. Un uomo che mi aiuta, mi sorregge. Non mi sono fatto niente, a parte sbucciare un paio di pantaloni. "Chi è stato?", mi dice l'uomo. "Non lo so", dico. Ci togliamo da lì in mezzo, porto via la bicicletta, mi metto a bordo strada a riprendere il fiato.
La pioggia è diventata una pioggia forte. Controllo la bicicletta. Sembra sana. La luce posteriore si è sbriciolata, il parafango è storto, la pedaliera fa un clic a ogni giro, ma sostanzialmente è sana. "Vuole un passaggio?", mi dice l'uomo. "Non lo so", dico. L'uomo ride, dice: "Non è una grande risposta". "Mi scusi", dico, "sono un po' confuso". "Posso immaginare", dice l'uomo: "ma almeno possiamo toglierci dalla pioggia".
In quel momento arriva un'auto della polizia. Si ferma. Ne scendono due agenti. Ci guardano. Vedono me con la bicicletta, l'automobilista parcheggiato sul bordo, capiscono tutto.
"Chi ha chiamato?", dice quello più grosso, avvicinandosi.
"Io no", dico.
"Nemmeno io", dice l'uomo.
Il poliziotto sembra perplesso.
"Io ho fatto un volo", dico, "e questo signore mi ha dato una mano a tirarmi su".
"Non l'ha investito lei?", dice l'agente.
"Ma no!", dice l'uomo.
"No", dico, "mi ha investito uno che è andato via".
"Com'è successo?", dice l'agente.
"Ero sulla rotonda", dico, "invece di darmi la precedenza ha suonato il claxon. Ho cercato di togliermi di mezzo, ma non ce l'ho fatta".
"Lei aveva la precedenza?", dice l'agente.
"Ero sulla rotonda", dico. "Ero già dentro la rotonda. Quell'altro stava arrivando".
"Lei ha visto?", dice l'agente rivolto all'uomo.
"Da trenta metri", dice l'uomo. "Ma non mi chieda chi aveva la precedenza. Non le saprei rispondere".
"Giusè", dice l'altro agente, più magro, che è rimasto vicino all'automobile, "il nostro amico è una persona seria".
"Qui non si fanno sconti a nessuno", dice Giusè.
"Vi conoscete?", dice l'uomo.
"Ci sono diversi tipi di conoscenza", dico.
"Documenti, prego", dice Giusè.
Prendo la carta d'identità dal portafoglio, la consegno. L'uomo fa altrettanto.
"Tonino, fai tu il controllo", dice Giusè.
"Controllo, controllo...", borbotta Tonino avvicinandosi, prendendo i documenti, tornando all'automobile per contollarli. "Stiamo sempre a controllare, e intanto piove".
"Che tipo di macchina era?", mi dice Giusè.
"Non saprei", dico. "Non un'automobile grande. Scura di colore".
"Non ha riconosciuto il modello?", dice Giusè.
"No", dico. "Non ho la patente. Le automobili mi interessano poco".
"Il codice della strada lo conosce?", dice Giusè.
"Ecco", dice Tonino, avvicinandosi e riconsegnando i documenti a Giusè.
"Nel 1969 ho vinto un premio a un concorso", dico.
"Eh?", dice Giusè.
"Nel 1969 ho partecipato a un concorso sul codice della strada", spiego, "e ho vinto il primo premio".
"Vedi, Giusè?", dice Tonino. "Il nostro amico ci sa fare. Vinceva i concorsi che tu non eri ancora nato".
"Ma vi conoscete o no?", dice l'uomo, mezzo ridendo.
"Ci conosciamo più di quanto il mio collega voglia dare a intendere", dice solenne Tonino. Mi guarda. "Il signore intende sporgere denuncia contro ignoti?".
"Serve a qualcosa?", dico.
"Be', vista la situazione", dice Tonino, "potrebbe servire da un punto di vista morale".
"Cazzo dici?", dice Giusè.
"Dico ciò che è giusto", dice Tonino. "Uno fa la denuncia, e si mette il cuore in pace. Ha esercitato un potere che, come cittadino, gli è dato".
"La denuncia può farla domattina in Questura", dice Giusè.
"Mi scusi", dice l'uomo.
"Dica", dice Giusè.
"Vi scoccia se vado?", dice. "Ormai è tardi".
"Vada, vada, scusi", dice Giusè.
"L'invito per il passaggio è ancora valido", dice l'uomo.
"A questo ci pensiamo noi", dice Tonino.
"Tonino, cazzo dici?", dice Giusè.
"E' sempre un onore avere ospite il nostro amico" dice Tonino.
Giusè si allontana di un passo per avere una luce migliore. Ha ancora in mano le carte d'identità. Le guarda. Legge i nomi.
"Ah!", dice.
Porge all'uomo la sua carta d'identità. "Lei è figlio di ***?".
"Sì", dice l'uomo, prendendo la carta.
"E' stato mio maestro alle elementari", dice Giusè.
"Vedi? Il mondo è piccolo", dice Tonino.
"Me lo saluti", dice Giusè.
"Non mancherò", dice l'uomo.
"Come sta? Sta bene?", dice Giusè.
"Benissimo", dice l'uomo. "A parte qualche acciacco dell'età".
"Me lo saluti tanto tanto", dice Giusè.
"Certo. E grazie", dice l'uomo.
Si avvia all'automobile, parte.
"E allora", dice Tonino, "lo portiamo a casa o no, questo figliolo?".
"Ce la posso fare da solo", dico.
"Era un uomo meraviglioso", dice Giusè.
"Agente Giusè, ritorni sulla terra", dice Tonino.
"Tu non puoi capire", dice Giusè.
"Nessuno può capire", sentenzia Tonino, "quel che si agita nel cuore di un uomo".
"Cazzo dici?", dice Giusè.
"Niente", dice Tonino. "Era nu poco di filosofia".
"Ah", dice Giusè.
"Posso andare?", dico.
"Il signore se la sente?", dice Torino.
"Altroché", dico. "Tanto ormai, più bagnato di così".
"Sicuro?", dice Tonino.
"Il signore ha detto che se la sente", dice Giusè facendo il verso.
"Alla prossima", dice Tonino avviandosi all'automobile.
"Buonanotte", dice Giusè seguendolo.
Ripartono.
Venti minuti dopo sono a casa. Doccia calda, tè caldo, letto.

Posted by giuliomozzi at 03.09.05 10:26

Comments

grandi e graditi ritorni, tutti (per non parlare di nuove genesi, re-identificazioni e agnizioni varie) :)

Posted by: gualtiero-kimota at 03.09.05 14:04

your movie. it's my movie. sul come vanno considerate le precedenze sulle rotatorie ci sarebbe di che scrivere manuali e manuali e manuali. (l'altro giorno ho evitato per un pelo un pazzo con una jeep che è entrato in rotatoria alla velocità della luce). Un peccato che questa coppia d'agenti non fosse presente.

Posted by: cletus at 04.09.05 20:55

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