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<title>Davide Bregola</title>
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<tagline>La cultura enciclopedica dell&apos;autodidatta</tagline>
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<copyright>Copyright (c) 2008, giuliomozzi</copyright>
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<title>Avviso</title>
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<![CDATA[<p>Questo sito è chiuso ed è stato svuotato dei suoi contenuti. [giuliomozzi]</p>]]>

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<title>Reportage</title>
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<summary type="text/plain"> Per saperne di più su P.V.Tondelli clicca Qui. Inizia con questo &quot;pezzo&quot;, per tre puntate, un resoconto di Dimitri Di Salvo, su un viaggio fatto qualche tempo fa a Correggio, sui luoghi Tondelliani. Dimitri, laureato in Lettere moderne a...</summary>
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<dc:subject>La parola ai lettori</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="Tondelli.gif" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/Tondelli.gif" width="262" height="434" /><br />
<a href="http://tondelli.comune.correggio.re.it/Database/correggio/tondelli.nsf/b4604a8b566ce010c125684d00471e00/b836de8b2237aef0c1256c0000564103!OpenDocument">Per saperne di più su P.V.Tondelli clicca Qui</a>.</p>

<p><em>Inizia con questo "pezzo",  per tre puntate, un resoconto di  Dimitri Di Salvo, su un viaggio fatto qualche tempo fa a Correggio, sui luoghi Tondelliani. Dimitri, laureato in Lettere moderne a Torino,  ora trentenne, aveva svolto, durante gli studi universitari una intensa attività giornalistica di tipo artistico-letterario, decidendo, dopo l'incontro con <a href="http://www.lettera.com/libri/scrittore.jsp?id=11286">Enos Rota</a>,  di scegliere una Tesi di laurea sullo scrittore correggese. Proprio in una di queste incursioni nei luoghi deputati,  scrisse alcune pagine molto acute, critiche e dense di significato non solo  sull'Autore di <a href="http://www.girodivite.it/antenati/xx3sec/tondelli/06_camere_separate.htm">Camere Separate</a>, ma anche della realtà geografico-storica tutta, osservata con spirito molto obiettivo.(D.B.)</em></p>

<p>Pellegrinaggio emiliano (Prima Puntata)<br />
Sulle tracce di Pier Vittorio Tondelli</p>

<p>di <a href="http://www.arpnet.it/torre/catenadi.htm">Dimitri Di Salvo</a></p>

<p>Certi luoghi hanno porte segrete. A seconda delle chiavi che ogni viaggiatore porta con sè, riesce a raccogliere in misura diversa i segni nascosti in essi. Alcuni luoghi debordano di questi segni: sono i crocevia dove si fondono le strade più larghe e numerose e antiche, e gli indizi scoppiano a ogni angolo. Città d’arte, metropoli industriali, luoghi di storia, presentano al visitatore tesori più appariscenti, e perle più nascoste. Talvolta è difficile scoprire certi percorsi, a meno di non aver già per le mani una traccia sicura. Nel caso di luoghi più raccolti, poniamo, ad esempio, un paesone della bassa di nome Correggio, il compito può farsi più facile. O più difficile, per certi versi.</p>]]>
<![CDATA[<p>Qui nella bassa arrivo una mattina di gennaio, stazione di Reggio Emilia, ospite dell’amico Enos. Ci lega un’amicizia breve e già intensa, nata all’ombra di uno dei “casi” letterari dello scorso decennio. Lasciamo Reggio per la campagna, distnaze sfumate da una perenne nebbiolina che lascia, bontà sua, trasparire talvolta un poco di sole. Distanze illusorie, miraggi al contrario di questa nebbia che sembra costruire assenze, svuotare il paesaggio, che si srotola intorno in ogni direzione, come da una spirale che ha il centro in chi guarda. Per me, che arrivo all’ombra delle Alpi, è un impatto questa assenza di frontiere. Tutt’al più, qualche ostacolo: casolari a grupponi, filari intermittenti di viti, il campanile di qualche chiesa che sbuca dalla piattezza circostante dritto rosso teso come il dito di una annegante. Sono ostatocli per la vista, non per lo spirito: che si ritira guardingo dopo brevi puntate intorno, come un esploratore che non voglia allontanarsi troppo dal campo base. Dev’essere diverso, per chi ci abita, per chi ci è nato. Devono avere in qualche modo imparato a difendersi, per sopravvivere, ad erigere in qualche modo delle frontiere mentali contro questo Nulla velato di nebbia che si annida dietro i segni sistemati dall’uomo. Ma queste sono le fantasie di un viaggiatore, uno straniero che per la prima volta giunge a curiosare in questi luoghi: d’altronde, mi si spiega, qui non si sta così male, almeno a livello di conto in banca: tra Lambrusco ed Affettati, piccole e medie industrie ed aziende, il tenore di vita è tra i più alti in Italia, nè il benessere si mostra in forme sfacciate o appariscenti. Io tuttavia non mi fido troppo: le mie fonti di informazioni, ed il filo rosso che mi ha portato fino a qui, mi suggeriscono un’altra faccia della medaglia, nascosta dietro la facciata paciosamente campagnola, serenamente borghese della Bassa e dei suoi paesoni come Correggio, ventimila abitnati, tre lettere e venti minuti (di macchina, una ferrovia non eisste) a nord di Reggio Emilia. Qui di turisti se ne vedono pochi, e non certo d’inverno: gli hotels si riempiono durante l asettimana di pendolari che viaggiano per lavoro, nel fine settimana di qualche squadra di calcio, di passaggio a giocare in qualche campo delle vicinanze. Oltre, naturalmente, ai pellegrini. Ne arrivano da tutta Italia, verso questa Mecca di provincia, capitale di un Islam la cui fede è intrecciata senza rimedio alla disperazione; sono i fedeli di una religione dai tratti sfuggenti, una religione che cerca i propri Dei bruciandoli e bruciandosi.  Una religione che protende i suoi teentacoli dagli anni Settanta  agli anni Ottanta, e che a quanto pare non cessa di far proseliti anche in questi declinati anni Novanta. Una religione che ha dopo l’ebbrezza del rifiuto, della distruzione, della tabula rasa ha sperimentato la disillusione di chi ha riconosciuto crescere, dalla terra bruciata, erbacce non dissimili dalle vecchie. Qualcuno potrebbe riconoscere nel Settantasette l’ultima fiammata, prima della discesa nella rassegnazione e nel disgusto; ma forse i  pellegrini che arrivano da queste parti appartengono ad un popolo molto più antico,  che si porta incisi nel DNA un certo tipo di sensibilità ferita, una disillusione innanzi all’implacabile esaurirsi delle Verità, una rabbia e un desiderio di consumazione per lasciare almeno una bruciatura sulla pelle di questo Vuoto e soffocante  che si attacca come un parassita agli ideali. Non è questione di età. Alcuni sono giovanissimi,  altri “maturi” (si portano addosso un numero di anni sufficiente ad essere considerati,  giudicati, pretesi ad essere persone “perbene”). Non è questione di mattane giovanili,  la scrittura di Pier Vittorio Tondelli, ma di carne e sangue, respiro che grida e sussurra e magari si ride addosso ma sempre con un occhio alla Bestia, l’ombra soffocante che  può strisciare nella vita e avvelenarla, farla correre sempre più veloce in cerca di  frontiere, quelle che la nebbia della Padana continuamente nasconde. Adesso che ho  svelato il mio gioco, potete immaginarmi come un pellegrino in cerca di fede; adesso che sapete il nome del profeta, potete immaginare il mio vagabondare per questi luoghi della sua vita come un viaggio. Un viaggio senza la certezza di una ricompensa, della Mecca al termine della strada; piuttosto, un cammino in questa Terrasanta emiliana, alla ricerca di segni in un deserto a tratti tropo verde, troppo accogliente, troppo morbidamente sfumato dalla nebbia. Segni come luoghi, fotografie, persone legate alla  vita che non è più di Colui che ha parlato, attraverso la sua Scrittura; segni per meglio interpretare, per scoprire, anche per difendersi dalle parole che ha lasciato dietro di sè, parole in cui ha lasciato sè.</p>]]>
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<title>TELEFONO-CASA</title>
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<summary type="text/plain"> Ho scaricato Skype. E ho subito telefonato a un editore amico a cui dovevo chiedere una consulenza professionale. Allora, fatelo anche voi, è semplice e indolore. Basta scaricare il programma. Iscriversi. Il mio nome utente Skype è davidebregola. Dovrebbero...</summary>
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<dc:subject>Appuntamenti</dc:subject>
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<![CDATA[<p><a href="http://web.skype.com/home.it.html"><img alt="header_logo.gif" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/header_logo.gif" width="113" height="50" /></a></p>

<p>Ho scaricato <a href="http://web.skype.com/home.it.html">Skype</a>. E ho subito telefonato a un editore amico a cui dovevo chiedere una consulenza professionale. Allora, fatelo anche voi, è semplice e indolore. Basta scaricare il programma. Iscriversi. Il mio nome utente Skype è davidebregola.</p>

<p>Dovrebbero scaricarlo:</p>

<p>Antonella<br />
Laura<br />
Tutte le amiche di Scritture Dannose <br />
Sironi Editore<br />
Chi ama leggere e scrivere <br />
Gli amici del Bar della Stazione<br />
Chi ha internet e naviga spesso in rete non può essere disadorno del software. Skype è gratis, si paga solo il costo della connessione telefonica che già avete. Se avete un abbonamento adsl non c'è costo aggiuntivo.<br />
E' segnalato anche <a href="http://marco2.clarence.com/permalink/198494.html">QUI</a>.</p>]]>

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<title>Il ritorno di Liberiamo La Censura</title>
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<modified>2006-03-28T16:10:47Z</modified>
<issued>2006-03-28T16:05:19Z</issued>
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<summary type="text/plain">Lo avevamo lasciato tra i presunti vivi&amp; i vivi, Liberiamo La Censura, nome de plume di un autore o un&apos;autrice italiana che esordirà per una casa editrice &quot;piccola ma combattiva&quot; entro il 2006. Lo ritroviamo con questo ritrattino di una...</summary>
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<dc:subject>VIRILE FRANCHEZZA</dc:subject>
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<![CDATA[<p>Lo avevamo lasciato tra i presunti vivi& i vivi, Liberiamo La Censura, nome de plume di un autore o un'autrice italiana che esordirà per una casa editrice "piccola ma combattiva" entro il 2006. Lo ritroviamo con questo ritrattino di una generazione alla luce del film "Il Caimano". Liberiamo ne ha una per tutti. Tutti i pezzi di Liberiamo la Censura si trovano <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/virile_franchezza/index.html">QUI</a>.(D.B.)</p>

<p>Di Liberiamo La Censura</p>

<p>Nanni Moretti approfitta della credulità buonista della sinistra catto-comunista scorreggiona per fare soldi e tanti…dirige in modo dilettantesco una cialtronata chiamata “IL CAIMANO” dove si urla molto, si ride poco e non ci si rende conto per niente di quello che è successo in Italia…Berlusca è un ladro, Berlusca corrompe, Berlusca vende merda…ect.,ect.,…e comunque sia il belpaese l’ha votato  e in massa…e allora?…<br />
…e allora forse si dovrebbe uscire dai propri ufficietti dorati e ben pensanti per andare a vedere il popolo bue e non democratico italiano che sceglie e segue il più furbo…quello che promette…quello che permette di inculare il prossimo con il sorriso in faccia e la bella parola…il popolo che era fascista fino all’otto settembre e dopo era comunista e poi democristiano…il popolo che voterà contro Berlusca (almeno spero) perché ha le tasche vuote… perché al popolo di Genova/Irak/Legge 30/Falso in bilancio/Condoni etc…non gliene frega un cazzo…c’è l’ognuno per sé e il dio per tutti…non siamo protestanti…solo dei paraculi cattolici… <br />
…e poi il lavoretto è brutto, girato male e recitato peggio…una sorta di Godard del periodo peggiore, il politico del “Vento dell’est” (non che l’altro segaiol/intellettuale/frigido sia migliore) che non ha niente a che spartire con il cinema veramente politico dei Petri/Damiani/Montaldo o gli ab-soluti poliziotteschi di un Di Leo…<br />
…è ridicolo…è l’altra faccia del campione del buonismo cerchio-bottista…il buon Benigni Roberto…pessimo attore da telenovela bulgara quando incespica in Dante (e può commuovere solo il nostro amatissimo ciampi) e ancora peggiore di pessimo regista senza idee e senza senso del ridicolo…</p>]]>
<![CDATA[<p><br />
e per finire un’annotazione sulla figura della giovane regista che va a girare il film sul Berlusca nel caimano…specchio riflesso della genuflessione di una generazione vuota e piena di superfluo (per molto meno della legge 30 in Francia hanno bruciato una nazione) ai presunti padri che sono figli di puttana che ci meritiamo e che in nome di un autorità che non hanno ci impediscono (e a molti di noi piace) DI AVERE UNA CULTURA CHE SIA DISIMPARARE LE REGOLE PER AVERNE ALTRE…</p>

<p>…NOI SIAMO QUELLO CHE CI MERITIAMO…NON DIVENTEREMO MAI QUELLO CHE SIAMO…</p>

<p>meglio il silenzio…<br />
</p>]]>
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<title>Recensione su Rolling Stone Aprile 2006</title>
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<modified>2006-04-07T15:49:47Z</modified>
<issued>2006-03-28T15:38:04Z</issued>
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<created>2006-03-28T15:38:04Z</created>
<summary type="text/plain"> Di Davide Bregola Massimiliano Parente Parente di nessuno Gaffi, pp.214, € 12,00 Se per individuare una retta sono sufficienti due punti, per capire che &quot;Parente di nessuno&quot; è un libro da leggere tutto d’un fiato bastano due pagine. Ma...</summary>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>1000 battute</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="Rolling_Stone_logo-1.gif" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/Rolling_Stone_logo-1.gif" width="154" height="33" /></p>

<p>Di <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html">Davide Bregola</a></p>

<p><a href="http://www.pequodedizioni.it/news/rpq_55.html">Massimiliano Parente</a><br />
<a href="http://www.365bookmark.it/scheda_libro.lasso?codice_prodotto=20060131133935446892">Parente di nessuno</a><br />
Gaffi, pp.214, € 12,00</p>

<p>Se per individuare una retta sono sufficienti due punti, per capire che "Parente di nessuno" è un libro da leggere tutto d’un fiato bastano due pagine. Ma questo libro non è una retta. Trattasi invece di lettere indirizzate a tutti i personaggi dei media italiani, siano essi VIP o scrittori famosi. Maurizio Costanzo, Paolo Crepet, Alessandro Piperno, Aldo Busi e Maria De Filippi: loro ci sono, ma c’è anche il Venditore di giochi elettronici e il blogger che è dentro ad ognuno di noi. Stroncatura dopo stroncatura, irriverenza dopo irriverenza, Parente riesce a darci una fotografia ad alta risoluzione sulla nostra condizione contemporanea di nerds acritici pronti a bersi qualsiasi cosa ci venga propinata. La franchezza di queste pagine diverte e fa pensare. Se non fosse che ormai nessuno segue più il gobbetto Leopardi direi che si tratta di un’ “Operetta Morale”, ma sarei pronto a scommettere che dal loggione partirebbe una pernacchia, per cui ritiro tutto.<br />
</p>]]>

</content>
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<title>GLI IRREGOLARI</title>
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<modified>2006-03-27T19:10:20Z</modified>
<issued>2006-03-27T18:40:21Z</issued>
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<summary type="text/plain"> Da anni io e Cristiano Ferrarese volevamo fare un ciclo di incontri dedicato alle &quot;scritture irregolari&quot;, agli scrittori irregolari. Ex punx, giocatori di calcio diventati autori, giramondo, giornalisti di Nera passati al fantasy e ai romanzi seriali, chitarristi di...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>Appuntamenti</dc:subject>
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<![CDATA[<p><img alt="Fachini.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/Fachini.jpg" width="130" height="209" /></p>

<p>Da anni <a href="http://www.educational.rai.it/railibro/articoli.asp?id=94">io</a> e <a href="http://www.letteralmente.com/margini/arretrati/n.1.htm">Cristiano Ferrarese </a>volevamo fare un ciclo di incontri dedicato alle "scritture irregolari", agli scrittori irregolari. Ex punx, giocatori di calcio diventati autori, giramondo, giornalisti di Nera passati al fantasy e ai romanzi seriali, chitarristi di gruppi di culto. Ci metteremo a tavola e gli autori invitati partiranno da una canzone e un film per poi dipanare la propria storia. E' nato così un ciclo di "Cene Irregolari" alla <u>Trattoria dell'Arci Virgilio in P.tta S.Leonardo a Mantova</u>. Si inizierà mercoledi 29 marzo. Ecco tutto il programma:</p>

<p>1-Mercoledi 29 Marzo alle ore 20.00 <strong>Toni Fachini </strong>"La virgola e l'orologio" Effigie.</p>

<p>2-Mercoledi 19 aprile ore 20.00 <strong>Marco Philopat </strong>"I viaggi di Mel" Shake.</p>

<p>3-Mercoledi 24 Maggio ore 20.00 <strong>Massimo Zamboni </strong>"Il mio primo dopoguerra" Mondadori</p>

<p>4-Mercoledi 14 Giugno ore 20.00 <strong>Giuseppe Pederiali </strong>"Camilla e il Grande Fratello" Garzanti.</p>

<p>Le cene sono aperte a tutti ed è gradita la prenotazione allo 0376-2853 oppure <a href="mailto:mantova@arci.it">mantova@arci.it</a><br />
</p>]]>

</content>
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<title>Il romanzo del ventunesimo secolo #58</title>
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<modified>2006-03-27T16:18:32Z</modified>
<issued>2006-03-27T16:12:20Z</issued>
<id>tag:www.vibrissebollettino.net,2006:/davidebregola//15.1726</id>
<created>2006-03-27T16:12:20Z</created>
<summary type="text/plain">Giuseppe Iannozzi interviene nell&apos;inchiesta sul Romanzo del XXI secolo. Tutti gli altri interventi si possono trovare nella rubrica &quot;ROMANZO XXI SECOLO&quot; alla destra del monitor. Giuseppe Iannozzi ha il lit-blog QUI. Il Romanzo del XXI secolo - alcune apocalittiche riflessioni...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
<url>http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/</url>
<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>ROMANZO XXI SECOLO</dc:subject>
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<![CDATA[<p>Giuseppe Iannozzi interviene nell'inchiesta sul Romanzo del XXI secolo.<br />
Tutti gli altri interventi si possono trovare nella rubrica "ROMANZO XXI SECOLO" alla destra del monitor.<br />
Giuseppe Iannozzi ha il lit-blog <a href="http://biogiannozzi.splinder.com/">QUI</a>.</p>

<p>Il Romanzo del XXI secolo<br />
- alcune apocalittiche riflessioni -</p>

<p>di <a href="mailto:iannozzi@hotmail.com">Giuseppe Iannozzi</a></p>

<p>Cosa resterà del romanzo del XX secolo? Probabilmente niente, o meno ancora. Il fatto è che di romanzi nel XX secolo ne sono stati scritti parecchi, ma pochi veramente buoni; quasi nessuno nell’ultimo ventennio che va dagli anni Ottanta ai primi giorni del Duemila. Gli ultimi venti anni sono tra i più negri e medioevali che siano stati consegnati ai lettori: la dittatura thrilleristica si è imposta come moda, e gli scrittori, dopo il meritato successo di Giorgio Faletti, si sono buttati a capofitto nell’affaire thriller; e come tutto risultato, poco più di niente, solo dei romanzetti scritti male e per giunta con la pretesa di voler essere à la Pasolini. </p>

<p>Autori quali Italo Calvino, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli, Tiziano Terzani, e ancora Sebastiano Vassalli, Umberto Eco, Aldo Busi, sono già nella storia, o meglio appartengono già da tempo alla Letteratura, a chi dopo di noi li approfondirà sui banchi di scuola. Molto più difficile, se non impossibile, che domani un romanzetto di Melissa P. venga ricordato. E sono dell’opinione che sarà difficile che anche un maestro come Valerio Evangelisti venga domani ricordato, se non tra le fila di quei simpatizzanti per una letteratura votata (destinata) ad esser “popolare”. Eppure Evangelisti meriterebbe di più, nonostante alcune (inevitabili) cadute di tono, come l’abbastanza deludente “Il collare di fuoco”: ma romanzi quali “Noi saremo tutto” o “Il castello di Eymerich” o il più perfetto “Cherudek” meriterebbero di rimanere, e di esser considerati sin da oggi Letteratura. Il problema – se giusto è definirlo tale – è che ultimamente lo stile di Valerio Evangelisti si sta evolvendo, per uscire da qualsiasi schema e progetto narrativo: essendo che questa strada nessuno l’ha ancora percorsa, la strada che Evangelisti sta percorrendo è molto ma molto buia, così tanto che c’è il rischio che lo inghiotta in sé. Probabilmente, parafrasando una canzone di Ron (cantata da Lucio Dalla), “con l’aiuto del buon dio, stando sempre attenti al lupo”, Evangelisti riuscirà a dar un corpo pienamente completo ed intelligibile alla sua scrittura, quindi al suo stile. E se ci riuscirà, allora domani non escludo che potrà essere anche autore da antologia, da studiare seriamente. <br />
Diverso discorso, ma breve, per Giuseppe Genna: i suoi thriller, tra i migliori che abbia letto, erano qualcosa. Oggi, dopo due scivoloni, gravi a mio giudizio, non so davvero che abbia intenzione di fare, perché la sensazione è quella che dia sfogo alla penna più per esercizio che non per dar corpo a della narrativa, a delle storie, e men che meno a della letteratura, foss’anche con la “l” minuscola. Dopo “L’impero di Costantino” e “L’anno luce”, due prove che valgono poco  - nulla, a voler essere completamente onesto, secondo il mio fallibile metro di giudizio -, credo che “nel quasi mezzo cammin di sua vita si sia inoltrato per una selva davvero troppo oscura perché possa incontrare un Virgilio che lo conduca a veder del Paradiso una seppur flebile luce, o anche solo l’illusione d’una luce”. Sia come sia, non sarà con Giuseppe Genna e né con i kamikaze di Tiziano Scarpa che il XXI secolo potrà dirsi iniziato al Romanzo o alla Letteratura. E di Federico Moccia forse ricorderemo che ha fatto impazzire molte ragazzine: ma non me la sento proprio di dire che la sua scrittura sia qualcosa che rimarrà nel tempo: due romanzi, ma “Tre metri sopra il cielo”, per il giovane autore, è quello che gli ha dato il successo di vendite. Poi, a voler guardare ad Alberto Bevilacqua, probabile che qualche romanzo rimanga, non fosse altro che per la gran mole di libri scritti e pubblicati, per i temi sempre uguali e reiterati romanzo dopo romanzo. Andrea Camilleri resterà, verrà ricordato come autore del “popolo” e quindi popolare: i suoi romanzi non giustificano nessuna pretesa sociale e/o politica, sono soltanto delle storie e basta, storie che hanno fatto bene presa nell’immaginario del popolo, che ancora domani se lo ricorderà il suo commissario Montalbano. In fondo, leggere Camilleri ci distrae dai nostri problemi: il suo stile è semplice, vicino alla parlata popolare, e forse proprio questa peculiarità l’ha fatto amare ad un pubblico eterogeneo senza inimicarsi i critici, anche i più esigenti. Non più di tanto, comunque. </p>]]>
<![CDATA[<p>Brutto, molto brutto, tirare ad indovinare chi rimarrà e chi no, fare un toto-scrittori così come sto facendo: ma qualcuno deve pur farlo, qualcuno dovrà pur prendersi, se non la responsabilità, perlomeno il merito d’aver scagliato la prima pietra, e non perché io sia innocente, solo perché colpevole. Io rimango sempre, o quasi, affascinato quando leggo un romanzo di Valerio Massimo Manfredi: e però, in veste di critico, per quanto modesto io possa essere, non posso fare a meno di rendermi conto che sono delle storielle, ben scritte, non dico di no, ma pur sempre delle storielle con qualche elemento storico. Alessandro Baricco è invece scrittore che due cadute pesanti ce le ha avute, con “L’Iliade” e “Senza sangue”, ma con “Questa storia” è tornato ad essere genuino, quello di “Castelli di rabbia”, “Oceano mare”, “Seta”, “Novecento”. Senza addentrarmi in quelli che sono pregi e difetti della scrittura di Baricco, sono dell’avviso che i suoi romanzi rimarranno, a lungo, in quanto contengono non una morale ma più morali: ogni storia è un gioco, una sorta di matrioska, personaggio dopo personaggio, morale dopo morale, pagina dopo pagina, si scopre qualche cosa, un dettaglio che sembrava insignificante e che invece è essenziale. Una rara abilità questa per uno scrittore, che non può esser ignorata né lavata via con giudizi asfittici o di ostinata superficialità: quello che intendo dire è che la scrittura di Alessandro Baricco merita un approfondimento serio che non si fermi – e che non si impantani – in un’analisi superficiale.</p>

<p>La mia impressione a proposito dell’attuale mercato editoriale è che si mettano in circolo, se non proprio degli istant book, almeno degli scartafacci che, a un occhio inesperto, possono sembrare dei romanzi bell’e finiti. Il libro è stato ridicolizzato, ridotto a mero oggetto di consumo: gli scaffali delle librerie, giorno dopo giorno, sono invasi da nuove uscite, e tutti gli editori promettono – alzando occhi braccia e mani al cielo – che hanno dato alle stampe il capolavoro del secolo. Sono libri - ma libri solo perché di pagine tenute insieme da una rilegatura e una copertina – che dopo due, tre mesi, nessuno più ricorda. E però vengono immediatamente sostituiti da altri titoli simili, da autori uguali che reiterano all’infinito sempre la stessa storia, solo variando il nome dei personaggi e la scenografia. </p>

<p>Non sono ottimista: il romanzo del XXI secolo non è stato ancora dato alle stampe. E, soprattutto, non c’è un autore che oggi possa dire “nato per essere il primo dei grandi della Letteratura del Ventunesimo Secolo dopo Cristo”.  Ma forse è molto meglio così: perché così, chi vorrà leggere tornerà ad affrontare con ragione e sentimento i Classici della Letteratura Italiana e non. </p>]]>
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<title>Webcam&amp;Bill Viola</title>
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<summary type="text/plain"> CLICCA QUI E LEGGI DOPO:http://www.officine.it/webcam/index.html I Video artisti dovranno prima o poi fare i conti con tutta questa massa di occhi indiscreti, questo oscuro scrutare, queste webcam puntate sulle piazze d&apos;Italia e nei luoghi di villeggiatura tristi d&apos;inverno e...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<![CDATA[<p><img alt="Provetecniche.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/Provetecniche.jpg" width="223" height="156" /></p>

<p>CLICCA QUI E LEGGI DOPO:<a href="http://www.officine.it/webcam/index.html">http://www.officine.it/webcam/index.html</a></p>

<p>I Video artisti dovranno prima o poi fare i conti con tutta questa massa di occhi indiscreti, questo oscuro scrutare, queste webcam puntate <a href="http://net.comune.cento.fe.it/webcam//">sulle piazze</a> d'Italia e nei <a href="http://www.romagnaonweb.com/webcamcervia.htm">luoghi di villeggiatura </a>tristi d'inverno e grigi come una <em>magliettina della salute</em>. Ancor più tristi d'estate, pieni di persone col metal detector in cerca di monetine, anelli e collanine perse dai bagnanti in mezzo alla sabbia. Metal detector con uomini<a href="http://www.metaldetector1.com/"><img alt="metaldetector.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/metaldetector.jpg" width="315" height="209" /hspace=4 vspace=2 align=right> </a>vestiti da militari che cercano di sconfiggere la crisi economica attraverso l'illusione di trovare la pepita. O anche solo un bracciale.<br />
I video artisti, gli scrittori, i pittori, i poeti dovranno fare i conti con la bellezza insita nel gesto di chi vuole collegare col resto del Mondo la sua parte di luogo, piccola e insignificante. Il bambino protagonista del libro di Safran Foer <a href="http://www.stradanove.net/news/testi/libri-05a/lapic2305050.html">"Molto forte, incredibilmente vicino"</a> ricostruisce la vita del padre attraverso i <em>frame</em> dell'immagine dell'uomo che cade da una delle due torri gemelle. Noi ricostruiamo un pezzo delle nostre vite, gli diamo una trama, seguendo magari le webcam dei nostri luoghi cari: una palazzina marrone, un <a href="http://www.meteoindiretta.it/mare/default.asp?id=161&regi=em_rom">interno vuoto di un locale romagnolo nel quale abbiamo trovato la nostra musa</a>, la vista sulle <a href="http://www.baskerville.it/webcam/home.html">torri nostrane</a>, la <a href="http://sermidianaweb.ath.cx/view/view.shtml">Piazza del paese </a>in cui ci sono i nostri cari. </p>]]>
<![CDATA[<p>Noi. Fermi, come nomadi psichici, e la possibilità di avere sotto controllo, attraverso il monitor, il nulla che accade. Dissillusi guardiamo mari e monti, piazze e laghi, vallate e interni, il macro e il micro. Disillusi, dicevo, non ci facciamo impressionare da nulla, forse. Perché c'è sempre il fattore imprevedibile, l'inaspettato, qualcosa che farebbe sobbalzare dalla sedia anche <a href="http://www.billviola.com/">Bill Viola</a>, David Lynch, Rocco Siffredi, Maria De Filippi, e questo qualcosa viene trasmesso da una <a href="http://www.officine.it/webcam/index.html">Webcam puntata su Cassino</a>. (D.B.)</p>]]>
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<title>Scrittore in vendita</title>
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<summary type="text/plain">La cultura enciclopedica di Francescoconsiglio Di Davide Bregola Non so se trovarlo poetico o fastidioso, ma c&apos;è una persona, tale Francesco Consiglio, che si è messo in vendita su ebay con la frase: &quot;Adottate uno scrittore squattrinato&quot;. Di sé dice:...</summary>
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<![CDATA[<p><a href="http://www.francescoconsiglio.com/storieaziendali.html">La cultura enciclopedica di Francescoconsiglio</a><br />
<img alt="consiglio.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/consiglio.jpg" width="137" height="200" /></p>

<p>Di Davide Bregola</p>

<p>Non so se trovarlo poetico o fastidioso, ma c'è una persona, tale Francesco Consiglio, che si è messo in vendita su ebay con la frase: "Adottate uno scrittore squattrinato". Di sé dice: "Un metro e ottanta per settanta chili il mio corpo, Giovanni e Angela i miei genitori, la Sicilia, Roma e l'Abruzzo i miei luoghi, la scrittura la scelta della mia anima. Ecco il risultato di quel cucciolo d'uomo che, un giorno d'aprile del I965, amici e parenti cominciarono a chiamare Francesco. Francesco Consiglio. E chi è? <br />
Diciotto lettere per un nome, diciotto sussurri, diciotto grida. Effe, erre, a, enne, c, e, esse, c, o, c, o, enne, esse, i, g, elle, i, o... boh! Diciotto lettere per un nome non bastavano a dire cosa io fossi, nè chi fosse, questo francescoconsiglio, e neppure se esisteva. Al massimo (o al minimo?) quelle lettere si prestavano ad ingannare la mia vita di ragazzo, lasciandomi immaginare che in esse era possibile scoprire il marchio del futuro, poiché nel nome poteva esserci il daimon,  poteva esserci il destino."<br />
Le Edizioni Tabula gli hanno pubblicato pochi mesi fa "<a href="http://www.profezieonline.com/Libri/libri_da_leggere.htm">Valentino va veloce-una favola</a>-" ma la sua idea è di mettersi al servizio di chi vorrebbe raccontare la propria biografia e non ce la fa. Ecco allora che Francesco Consiglio si presenta come "Biografo ufficiale". Bastano 5 o 10 pagine di memorie personali e lui ordisce la trama della vostra vita, ne ricostruisce le vicende più importanti, dà ordine a notizie sparse, aneddoti e gioie. Dolori. Gl stessi dolori che deve avere pensato di patire lui se, all'età di 40 anni ha deciso di postare su Ebay questo accorato appello: "Adottando un artista gli permetterete di scrivere senza doversi occupare di piccole invadenze quotidiane. La letteratura ne trarrà giovamento e voi avrete fatto una buona azione. Con soli 5 euro mi permetterete di stare per un'ora davanti al computer a scrivere romanzi, poesie, canzoni... Cosa ci guadagnate? Nell'immediato nulla, ma quando sarò ricco e famoso mi ricorderò di voi. Il mondo ha bisogno di artisti, che ne dite? Ecco tre versi: un regalo d'amore... Ora che il dardo è lanciato, a me non rimane che strapparmi il cuore e farne bersaglio, nell'aria." <br />
Su Ebay lo trovate qui: <a href="http://cgi.ebay.com/SAVE-ITALIAN-WRITER_W0QQitemZ8397371766QQcategoryZ377QQssPageNameZWDVWQQrdZ1QQcmdZViewItem ">http://cgi.ebay.com/SAVE-ITALIAN-WRITER_W0QQitemZ8397371766QQcategoryZ377QQssPageNameZWDVWQQrdZ1QQcmdZViewItem </a> Io ho già fatto la mia offerta, gli ho "ricaricato" circa 10 ore di autonomia, perché, pur non avendo ancora capito se il suo è un gesto di estrema poesia o sia un cialtrone, voglio dargli fiducia. Assomiglia troppo al personaggio <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/08/davide_bregola.html">Giovanni Costa </a>di cui conosco vita morte e miracoli.<br />
<a href="http://www.francescoconsiglio.com/">Il sito di Francesco Consiglio è qui</a>.<br />
</p>]]>

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<title>Il romanzo del ventunesimo secolo #57</title>
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<issued>2006-03-21T20:54:49Z</issued>
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<summary type="text/plain">Laura Barile interviene nell&apos;inchiesta sul romanzo del XXI secolo. La lettera da cui è partito tutto si trova QUI. Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.(D.B.) Di Laura Barile Cos&apos;è il romanzo nel 21.o secolo? Caspita che...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>ROMANZO XXI SECOLO</dc:subject>
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<![CDATA[<p><a href="http://www.unisi.it/ricerca/dip/dip_fcl/personale/barile.html">Laura Barile </a>interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo.<br />
La lettera da cui è partito tutto si trova <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments">QUI</a>.<br />
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html">QUI</a>.(D.B.)</p>

<p>Di <a href="http://www.danielelombardi.it/writings/on/Writings_On2.html">Laura Barile </a></p>

<p>Cos'è il romanzo nel 21.o secolo? Caspita che domanda.<br />
Le dirò alcune altre cose, che sto rimuginando in questo periodo:<br />
Italo Calvino, 1923.<br />
Milan Kundera, 1929<br />
Georges Perec, 1937<br />
Claudio Abbado, 1937<br />
Amos Oz 1939<br />
Claudio Magris 1939...</p>

<p>Potrei continuare, passare al 1943, e poi agli anni cinquanta e via via ai nati nella seconda metà fino alle classi settanta-ottanta.<br />
Cosa voglio dire?<br />
Che per ora gli scrittori del Duemila sono nati almeno negli anni <br />
Ottanta del secolo scorso. Nascere in un secolo si porta dietro tutto <br />
il  secolo in cui si è nati.<br />
E poi che non esiste il romanzo italiano, o meglio che se esiste non mi sembra significativo definirlo così.<br />
Forse, dico forse, esiste il romanzo europeo all'interno della cultura occidentale (diverso da quello USA, ma anche lì vai a vedere)... in fin dei conti anche oriente e occidente si stanno mescolando, per fortuna: vedi  Kundera, Kureishi & C.<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>Io non cerco risposte italiane, per quello mi bastano e avanzano i giornali. Cerco scritture che intravedendo non vedono, e  che a loro volta generano domande, che sono le mie e quelle di tutti noi: e l'Italia non c'entra per niente.<br />
Sono le domande di quella che Einstein, alla frontiera USA, richiesto <br />
della sua razza, scrisse: "umana"<br />
E poi mi piace che parlino d'amore.</p>

<p><em>Laura Barile si è occupata di editoria popolare e quotidiani (Sonzogno e "Il Secolo" di Milano), di "irregolari" come Carlo Dossi e Antonio Pizzuto, di Italo Calvino, e di poesia, in particolare Vittorio Sereni, Montale, e più recentemente Leopardi. Insegna alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena. Scrive su L'Indice.</em></p>]]>
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<title>Webcam</title>
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<summary type="text/plain"> (Bollate: Vista su palazzo marrone con siepe plastificata) Se le webcam potessero parlare direbbero e si chiederebbero: Non succede nulla, perché son qui a puntare l&apos;occhio sulle immagini sfocate del vostro infame mondo? In questa rubrica si segnaleranno le...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<![CDATA[<p><img alt="webcamBollate.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/webcamBollate.jpg" width="352" height="264" /><br />
(Bollate: Vista su palazzo marrone con siepe plastificata)<br />
Se le <a href="http://www.basilicatameteo.it/stazionemeteolauria.asp">webcam</a> potessero parlare direbbero e si chiederebbero: Non succede nulla, perché son qui a puntare l'occhio sulle immagini sfocate del vostro infame mondo?<br />
In questa rubrica si segnaleranno le webcam più improbabili puntate sull'infinito punto del nulla.<br />
A tal proposito dopo la webcam della Piazza che trasmette da <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2006/03/carmilla_e_ogni.html#comments">QUI</a>.<br />
Segnalo anche la webcam posta sopra al cornicione della principale piazza di Cento, ridente paese della provincia di Ferrara <a href="http://net.comune.cento.fe.it/webcam//">osservabile da QUI.</a>Se qualcuno scopre webcam assurde mi informi per <a href="mailto:dbregola@libero.it">e-mail</a>. Sto cercando di scrivere un saggio dal titolo "Sulla differenza tra lo sguardo dello scrittore che descrive e l'occhio della webcam come sconfitta essoterica del nulla".</p>]]>

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<title>Barbolini &amp; Bregola</title>
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<summary type="text/plain">Sabato 25 marzo dalle 20 in poi Roberto Barbolini sarà a Sermide da Cavallucci a parlare dei suoi libri Il punteggio di Vienna, Magical Mystery Tour e Stephen King contro il gruppo 63. Potete prenotare per la serata a: cavallucci.sas@libero.it...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<![CDATA[<p>Sabato 25 marzo dalle 20 in poi <a href="http://www.neweracle.com/eracle2004/a_biografico/b/barbolini_roberto.asp">Roberto Barbolini </a>sarà a <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2006/03/ogni_casa_a_ill.html#comments">Sermide</a> da <a href="http://www.trattoriacavallucci.it/frameprincipale.htm">Cavallucci</a> a parlare dei suoi libri <em>Il punteggio di Vienna</em>, <em>Magical Mystery Tour </em>e <em>Stephen King contro il gruppo 63</em>. Potete prenotare per la serata a: <a href="mailto:cavallucci.sas@libero.it ">cavallucci.sas@libero.it </a>o 0386/61091. <a href="http://www.oltrepomantova.it/default.asp?id=268&mnu=268#58">Il Progetto incontri d'autore si trova QUI.</a> </p>

<p><img alt="Barbolini1.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/Barbolini1.jpg" width="468" height="320" /><br />
(Roberto Barbolini è il primo a destra in completo bianco)</p>

<p><a href="http://www.pendragon.it/%5Cnewsletter%5Cfebbraio05.html">Roberto Barbolini</a><br />
<em>Magical Mystery Tour</em><br />
Aliberti editore, pp.235, euro 13,90</p>

<p>Prendete Roberto Barbolini, per esempio. Il suo libro è l’esatto equilibrio tra passione per i <em>Passages</em> di W. Benjamin e la fortuna di essere nato in un luogo che a pochi chilometri di distanza ha visto crescere gente come Ligabue, Vandelli dell’Equipe 84, Guccini, Vasco Rossi, Tondelli, Crovi, Pavarotti, Delfini, D’Arzo. L’autore quei luoghi, quelle persone, è riuscito a raccontarli bene. E non è poco. Ma non è tutto. Perché Barbolini è anche riuscito a raccontare cose difficilissime come le sculture di Wiligelmo e dell’Antelami rendendo tematiche, all’apparenza ostiche, piacevolmente divulgative e mescolandole al talento di Beatles e Rolling Stone. Così facendo ha dato vita a un’epopea pop-colta arguta e spregiudicata. Ci parla dell’amico di Pascoli e degli Who, di Ferrari e Giovanni Lindo Ferretti, di figure di contorno cui la storia ha riservato solo un cameo. Ma un cameo con tutti i crismi. Con  Magical Mystery Tour si potrebbe avere l’impressione di andare avanti a vanvera. Invece tutto torna. In una sorta di spaesamento in cui non si capisce più se sta parlando di Morandi cantante o pittore, se  sta parlando di Bono o di suo padre, i ricordi personali si fondono alla memoria collettiva e in questo incantamento il Mondo sembra più bello.(D.B.)</p>]]>

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<title>Il romanzo del ventunesimo secolo #56</title>
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<modified>2006-03-18T01:13:13Z</modified>
<issued>2006-03-18T01:05:31Z</issued>
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<summary type="text/plain">FRANZ KRAUSPENHAAR interviene nell&apos;inchiesta sul romanzo del XXI secolo. DI FRANZ KRAUSPENHAAR www.markelo.net Porsi la domanda su cio’ che sarà il romanzo italiano del XXI secolo è importante fin da ora, che questo nuovo secolo l’abbiamo appena adocchiato. In realtà...</summary>
<author>
<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>ROMANZO XXI SECOLO</dc:subject>
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<![CDATA[<p><a href="http://lafrusta.homestead.com/rec_krauspenhaar.html">FRANZ KRAUSPENHAAR </a>interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo.</p>

<p>DI FRANZ KRAUSPENHAAR <br />
<a href="http://www.markelo.net">www.markelo.net</a></p>

<p>Porsi la domanda su cio’ che sarà il romanzo italiano del XXI secolo è importante fin da ora, che questo nuovo secolo l’abbiamo appena adocchiato. In realtà siamo ancora legati, mani e piedi, al secolo passato e alle sue forme. La forma romanzo spadroneggia infatti ancora in tutte le librerie del mondo, e non sembra che essa possa ancora esaurirsi, vista la fame di storie compiute che ancora ci attanaglia. La domanda è dunque: possiamo già da ora pensare a una tendenza per il nostro futuro?<br />
Si vedono già delle avvisaglie. Ma forse, queste avvisaglie già nascono nel Novecento. Perché un Céline, per esempio, non è stato un romanziere tipo, è stato un affabulatore puro, e i suoi romanzi erano delle navigazioni spesso senza controllo, in certo senso “informali”. Oggi  come ieri  chiamiamo per brevità e per marketing (la scimmia sulla schiena dell’industria editoriale) opere che sono romanzesche a volte soltanto per brevi tratti, nell’intelaiatura, ma che alla resa dei conti si spiegano come cosa diversa, come navigazione spesso caotica nell’immensa  placenta del mondo. Qualcuno prima di me ha parlato di ibridi, di commistione appassionante tra fiction e saggistica. Una volta si chiamavano “romanzi-saggio”. Niente s’inventa dal niente, tutto nasce dalla tradizione a da un suo morale sovvertimento, da una piega a u delle tendenze, da un gesto necessario e igienico di ribellione.<br />
Ci si puo’ ribellare in vari modi, addirittura continuando a scrivere romanzi compiuti; per esempio, entrando nel “genere” (il giallo, per esempio) e tentando di liberarsi da quella gabbia facendo i dovuti e difficilissimi conti con le pastoie inevitabili che del genere sono le coordinate. Operazioni di equilibrismo che forse non riescono ancora a  dare il risultato sperato, per cui è forse più facile, ennesimo paradosso, far finta di azzerare tutto, inventarsi un viaggio interstellare che partendo dalle avanguardie storiche faccia deflagrare la “navicella romanzo” in alta quota, come accade a Moresco. I suoi libri possono essere letti come drammatiche parodie del romanzo tradizionale ma anche, e questo è a mio avviso ancora più interessante, come parodie del romanzo d’avanguardia. Dentro al contenitore-libro ci puo’ quindi stare la sconfessione vergata nero su bianco del contenitore stesso, come se implicitamente si volesse spiegare (a parole assolutamente proprie) che questo contenitore non basta più; e dunque in Moresco le pagine sembrano esondare, e i razzi cartacei imbevuti di grottesco propellente che ne derivano sembrano voler colpire al di là della materia-libro.<br />
A scorrere le liste di “prescrizione” dei maggiori premi letterari e le classifiche di vendita sembrerebbe che nulla sia cambiato da almeno vent’anni. In pieno postmodernismo affranto, la letteratura italiana ufficializzata s’accartoccia sempre più su se stessa, assomigliando nelle storie e negli aciduli sapori a certo cinema intimista prodotto da decenni con le sovvenzioni statali. Invece là fuori molti scrittori cercano nuove strade, come è sempre avvenuto, e senza alcun tipo di sovvenzione.<br />
Fare previsioni sul futuro è sempre rischioso e comunque spesso, se si è sufficientemente onesti, è impossibile. Certamente assistiamo oggi a un fenomeno nuovissimo: la letteratura è uscita dalla carta ed è approdata sulla rete. I blog letterari, numerosissimi, offrono testi i più disparati, e li offrono al giudizio critico spesso estemporaneo dei lettori. Saltando la mediazione critica, si assiste a una consumazione spesso “fast food” del “genere letteratura”: assaggi da happy hour dopolavoristico commentati in tempo reale. Il lettore (spesso sotto mentite spoglie) dice la sua su cio’ che ha letto, e l’autore interviene allo scoperto in posizione spesso difensiva. </p>]]>
<![CDATA[<p>Ci troviamo dunque in una specie di virtuale presentazione libraria non stop, con i lettori che, protetti dall’anonimato e dallo schermo del loro computer, a volte gettano sassi dal cavalcavia verso l’autore; se questi ha deciso di prestarsi al gioco, a  mio avviso lo deve fare fino in fondo, e sapersi prendere non solo i complimenti, ma anche le critiche più feroci, anche le sassaiole più ferenti, tentando sempre di argomentare. Il bagno nell’umiltà è indispensabile.<br />
Il discorso è a doppio taglio: perché se i lit-blog fomentano senza volerlo delle reazioni a volte scomposte, e il ruolo della critica ufficiale diventa mano a mano più sottile e viene del tutto (o quasi) esiliato sulle spesso asfittiche pagine dei giornali, allora per l’autore, paradossalmente, diventa sempre più difficile arrivare nel modo giusto ai suoi lettori. Cioè spesso ci arriva, attraverso i lit-blog, senza passare per l’intercapedine critica, a pelle nuda, senza nessun filtro, dal produttire al consumatore. Un modo di ovviare ci sarebbe, e credo che la tendenza sarà questa, in questa mia sostanzialmente ottimistica previsione: un maggior numero di critici e scrittori si avvicineranno a internet per mancanza di spazi di discussione sui luoghi fin qui deputati, e discuteranno sempre più nell’altrove smaterializzato della virtualità; e dunque – dopo questo presente nel quale la critica dalla rete si tiene ancora abbastanza lontana - s’ispessirà l’intercapedine, mentre continuerà, come è giusto, a esserci la possibilità, per il lettore, di spezzare quest’intercapedine e di interloquire in maniera libera con gli “addetti ai lavori”.<br />
Tutto questo movimento in certo modo sovversivo dovrebbe portare i giornali a modificare il loro stile ingessato e ancora novecentesco, ad agire in controspinta rispetto ai lit-blog, ad attualizzare le loro modalità comunicative. <br />
Con l’informatizzazione della letteratura, a mio avviso ogni previsione su come sarà il romanzo italiano del XXI secolo puo’ essere, per il momento, azzardata. Potremmo addirittura tornare al lontano passato, quando le riviste pubblicavano in anteprima romanzi; se non in versione integrale, nell’immediato futuro anche gli scrittori già da tempo pubblicati su carta potrebbero approfittare di internet per mettere a disposizione i loro romanzi e racconti prima della pubblicazione, in modo da testarli sulla “piazza elettronica” dei lettori più appassionati. </p>

<p><em>FRANZ KRAUSPENHAAR, Milano 1960. Ha pubblicato Avanzi di Balera (Addiction) e gli ultimi libri per Baldini&Castoldi "Le cose come stanno" e "Cattivo Sangue" consultabili <a href="http://www.markelo.net/pubblicazioni/">QUI</a>. </em><br />
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<title>Carmilla e Ogni casa è illuminata</title>
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<issued>2006-03-16T12:16:21Z</issued>
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<summary type="text/plain">Su Carmilla c&apos;è un reportage di sedicente Marco Philopat in cui si riprende la notizia della web cam puntata vicino a casa mia descritta QUI a cura degli AMICI DEL CICAP ALLA MANIERA DI MARCO PHILOPAT [Per la comprensione profonda...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<dc:subject>1000 battute</dc:subject>
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<![CDATA[<p>Su <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/03/001709.html">Carmilla</a> c'è un reportage di sedicente Marco Philopat in cui si riprende la notizia della web cam puntata vicino a casa mia descritta <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2006/03/ogni_casa_a_ill.html#comments">QUI</a><br />
<img alt="sermide1.jpg" src="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/immagini/sermide1.jpg" width="292" height="213" /></p>

<p><em>a cura degli AMICI DEL CICAP ALLA MANIERA DI MARCO PHILOPAT<br />
[Per la comprensione profonda di questo gonzo reportage, è fondamentale visionare i link <u>evidenziati in grassetto </u>dopo averlo letto]</em></p>

<p><a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2006/03/001709.html">Dice Paris Dell'Unto: "C'è un blog in cui si vede una webcam. Questa Webcam è puntata su una piazza: è una piazza di Sermide, paese nelle prossimanze di Mantova. La sera, la piazza è vuota, dalla webcam vedi questa piazza di cemento vuota dove non passa niente e nessuno, ci sono i lampioni ad arco fosforico arancione. E' un paradosso, perché la webcam dovrebbe inquadrare qualcosa che si muove, qualcuno, e invece c'è solo questa piazza vuota, immobile. E' esattamente quello che abbiamo visto stasera" - E se ne va, Paris, non lo rivedrò mai più? </a></p>

<p>La CAM puntata sulla Piazza si trova <a href="http://sermidianaweb.ath.cx/view/view.shtml">cliccando QUI</a>.</p>]]>

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<title>Il romanzo del ventunesimo secolo #55</title>
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<summary type="text/plain">Francesco Guglieri interviene nel dibattito sul Romanzo del XXI secolo. Guglieri scrive per L&apos;Indice e Pulp Libri. E&apos;dottorando in Letterature Comparate a Torino. La lettera da cui è partito tutto si trova QUI. Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori...</summary>
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<name>Davide Bregola</name>
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<email>davidebregola@alice.it</email>
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<dc:subject>ROMANZO XXI SECOLO</dc:subject>
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<![CDATA[<p><a href="http://www.educational.rai.it/railibro/schede.asp?id=23">Francesco Guglieri </a>interviene nel dibattito sul Romanzo del XXI secolo. Guglieri scrive per L'Indice e <a href="http://www.wumingfoundation.com/italiano/guerra_agli_umani/pulp_gau.html">Pulp Libri</a>. E'dottorando in Letterature Comparate a Torino.<br />
La lettera da cui è partito tutto si trova <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/2005/11/lettera_aperta.html#comments">QUI</a>.<br />
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano <a href="http://www.vibrissebollettino.net/davidebregola/archives/romanzo_xxi_secolo/index.html">QUI</a>.(D.B.)</p>

<p>Di <a href="http://www.carmillaonline.com/archives/2003/06/000288.html">Francesco Guglieri</a></p>

<p>Pensare cosa sarà il romanzo italiano del XXI secolo è, prima di tutto, un esercizio di immaginazione. E ogni esercizio di immaginazione è un esercizio romanzesco. Non è certo l’unico, o il “migliore”, neppure il più alto (o più basso) gradino di un’inesistente scala di valori dei “modi di immaginazione”, ma è, bene o male, l’orizzonte in cui siamo immersi, l’aria che respiriamo da queste parti. Mi spiego: io sono un lettore di romanzi, lo sono più o meno per mestiere, gran parte della mia vita da adulto l’ho dedicata a leggere romanzi e a studiare, a lungo, il modo in cui si dovrebbero leggere. E questa, a conti fatti, è la mia vita. Poi capita che certi giorni mi chieda, come tutti, come sarebbe andata se, invece che essere fulminato dalla letteratura, avessi fatto l’ingegnere informatico, poniamo. Allora mi metto lì e immagino: di certo avrei più soldi e una maggiore stabilità, probabilmente meno acidità di stomaco ma anche meno capelli in testa. Che discorsi farei adesso, che film guarderei, quanto distante sarebbe quest’immaginario io controfattuale da quello che sono adesso? Non lo so. Non posso neanche dire che sarei migliore o peggiore, più felice o più infelice. Non è questo il punto. Il punto è che quando ci sediamo lì e cominciamo a immaginarci “come sarebbe stata la mia vita se” facciamo un piccolo, minimale magari, io credo fondamentale, esercizio romanzesco (così come lo facciamo quando pensiamo a ciò che “io sono adesso”: ai mille frammenti della mia esistenza, della mia coscienza, della mia autorappresentazione, impongo per un attimo una forma che ha l’aspetto di una compiutezza romanzesca). <br />
Ecco, riusciamo a farlo perché siamo tutti “lettori di romanzi” (anche chi non ne ha mai letto uno!): non solo perché siamo tutti immersi in cultura che ci porta a immaginare le nostre vite e le nostre scelte secondo schemi, finalismi e ricorrenze romanzesche, ma soprattutto perché poche altre forme del linguaggio come il romanzo ci costringono a questi continui esercizi d’immaginazione, a spiare e possedere vite che non sono le nostre, ad abitare mondi che sono o non sono il nostro. Il romanzo ci obbliga ogni volta a nuove letture, nuove aspettative e quindi  forse, a volte, nuovi contesti.<br />
</p>]]>
<![CDATA[<p>Allora, mi sembra che quelli che ci vengono a dire che il romanzo è morto o è in crisi, che tutto è già stato fatto e rappresentato, che esiste un enorme deposito del già detto (già visto, già scritto) da cui pescare per assemblare al più un bricolage di seconda mano, vogliono sottrarci la possibilità di immaginare in prima persona (o, quantomeno, ridurre al prevedibile le possibilità che hai di pensare te stesso e con te stesso tutto il resto). Ti danno un immaginario in cambio dell’immaginazione, ti scaraventano in una sfera, quella dell’immaginario, in ogni cosa è già successa (già prevista) e nulla accade se non come simulacro, ripetizione del già accaduto. Uno spettacolo senza futuro.<br />
Funziona allo stesso modo per quelli che ciclicamente ripetono, quasi fosse una giaculatoria o una sorta di elaborato esorcismo, che il romanzo italiano è morto, o in crisi, o –ed è lo stesso –asfittico, ombelicale, esangue, infinitamente inferiore a quello americano (al contrario!). <br />
Sinceramente, a me pare che mai come in questi anni il romanzo italiano sia stato altrettanto potente, sorprendente, vitale, altrettanto capace di portare dentro di sé ambiti sempre più ampi del reale: non riflettendolo (non è questo che fa la letteratura, mai: grazie al cielo), ma masticandolo e trasformandolo in qualcosa d’altro, in qualcosa che con la realtà è strettamente implicato ma secondo relazioni complicate, tortuose, ben lontane da qualsiasi pacificante rispecchiamento (questo per rispondere a chi dice che il romanzo italiano non ha ambizioni, non affronta la Storia e le grandi narrazioni: il rischio è quello di avere un’idea semplicista del lavoro del linguaggio letterario, o comunque molto limitata. Capita, così, che se il testo sgarra dalle forme previste ci si rifiuta di dedicargli quella fatica che l’impegno ermeneutico richiede). <br />
“Il romanzo, questo cannibale” scriveva a suo tempo Virginia Woolf: il romanzo è un cannibale perché ingoia porzioni sempre più ampie del mondo, porta nei suoi confini ciò che prima ricadeva nell’ambito dell’indicibile, o del non letterario. Ma anche perché muta forma, assume l’aspetto di altri linguaggi, di altri media, di altri generi. È posseduto da una spastica predisposizione alla totalità, a esaurire le contraddizioni, e allo stesso tempo è sempre dentro alla contraddizione, alla polifonia, al limite di una forma aperta, mai conclusa. Il romanzo è più romanzo nella misura in cui lo è meno, nella misura in cui tradisce le aspettative spostandole un po’ più in là. E continuerà a esserlo anche nel XXI secolo.</p>

<p>Mi ripeto: mai come adesso il romanzo italiano si è potuto permettere una tale varietà di forme, di voci e di proposte, mi sembra che mai abbia potuto dispiegare un così vasto pensiero sul presente. Una vivacità particolarmente evidente, ad esempio, in quelle estreme propaggini della contrada romanzesca in cui il romanzo sembra venire meno, almeno la sua forma narrativa: i testi brevi, fortemente saggistici, in cui l’autofiction si mescola a momenti di teoresi più astratta o di prosa descrittiva (Voltolini, Franchini, Magrelli, Sebaste, Trevi). Per non parlare, nel versante opposto, di quelle scritture che si fanno totalmente carico delle regole e dei canoni di un genere codificato ma piuttosto che viverle come gabbia le fanno esplodere in direzioni opposte a qualsiasi chiusura: a Evangelisti, Genna, Wu-Ming, poi, bisogna ascrivere una eccezionale coerenza nel portare avanti la propria visione. Oppure pensa a quegli autori che sul tessuto del reale aprono una breccia di parole, di linguaggio, dolorosa e assoluta, come Moresco, Scarpa, Ferrante, Santangelo, e in forma diversa Mozzi, Nori. Ma non posso citarli tutti (cosa dire di autori che trovo straordinari, e diversi, come Mancassola, Bajani, Nove, Lagioia, Raimo…) e non serve neanche: il romanzo italiano del XXI secolo avrà forme inaspettate, lo troveremo là dove meno lo si aspetta, sarà sorprendente, felice e doloroso come quello di oggi.<br />
Il romanzo italiano del XXI secolo forse ce l’abbiamo sotto gli occhi ma non possiamo ancora riconoscerlo perché non abbiamo fatto sedimentare le categorie necessarie ad accoglierlo.</p>

<p>Il limite è un altro. Che tristezza mi prese tempo fa quando lessi un venerato vecchio critico liquidare Kamikaze d’Occidente soltanto come un romanzo interessato ai rapporti d’amore tra uomo e donna e poco rivolto ai “problemi del presente”! Come si può scrivere una cosa del genere quando Kd’O ha la sua ragion d’essere proprio in una presa di posizione sul ruolo dello scrittore, sulla natura della rappresentazione, sul rapporto tra scrittura, finzione e realtà nel presente, e lo fa con una radicalità lacerante? Mi cascano le braccia quando leggo, su riviste letterarie, recensioni a romanzi impegnativi come Occidente per principianti interessate solo all’uso dell’avverbio che si fa in quel testo, senza rispondere minimamente alle sollecitazioni che ti muove una lettura del genere. O romanzi, come l’ultimo di Pincio, passati come al solito in categorie mistificatorie quali “lingua da traduzione”, “ossessione americana” come se a Pincio, ambientando i suoi romanzi negli USA degli anni ’60, interessasse veramente parlare solo dell’America di quart’anni fa!<br />
Il pericolo che temo è che manchi una critica capace di rispondere alle domande che questi testi pongono, di rispondere con la stessa serietà, lo stesso rigore, la stessa tensione che questi testi impongono. Non che manchino i buoni critici: quello che si è indebolito è l’istituto della critica, il suo spazio sociale, autonomo e riconosciuto. Questa, ovviamente, è una questione politica, di politica culturale, ma di certo intimamente intrecciata col discorso che facevo prima.<br />
Il fatto è che i romanzi italiani del XXI secolo saranno (quelli di oggi sono) pensieri radicali, esercizi di un’immaginazione senza remissione che noi, in quanto lettori e ancora di più in quanto critici, dobbiamo essere all’altezza di ricevere e rilanciare: dobbiamo essere in grado di rispondere con la stessa serietà, lo stesso rigore, la stessa radicalità con cui si rivolgono a noi. <br />
Ridurre la critica alla battuta fulminante, alla barzelletta, ma anche a semplice esercizio di gusto, o esercitarla secondo parametri che non sono quelli della critica ma quelli del mercato (leggibilità, intrattenimento, passatempo, spettacolo), sollevare la critica dalla fatica della mediazione, vuol dire assecondare una cultura semplificatoria, spettacolarizzante, significa rinunciare a qualsiasi volontà di sapere, ma soprattutto riconoscere il proprio ambito e la propria funzione come puramente residuali, caselle vuote. Pensare la critica come l’esercizio del “mi piace e non mi piace”, magari in salsa snob, prendere la noia e l’antintelletualismo come parametro, vuol dire ricondurre il letterario a territorio subalterno, innocuo, pacificante. Così come certi toni apocalittici, temo, alla lunga facciano il gioco opposto.<br />
Il pensiero del romanzo ci mette di fronte a una lacerazione che non possiamo risolvere con una battuta e un’alzata di spalle. L’unico modo per essere all’altezza di chi ci ha preceduto è credere a ciò che si scrive (e si legge), senza residui, senza salvezze.<br />
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