18.10.05

TRECCANI SPECIALE SCRITTORI MIGRANTI

Di Davide Bregola

La storica Enciclopedia Treccani ha una rivista quadrimestrale chiamata Treccani-Scuola, dedicata alla ricerca e alla didattica. Da oggi è disponibile in rete un numero monografico dedicato agli scrittori migranti in Italia. Al suo interno c'è un mio contributo.

A BOTTEGA DAGLI SCRITTORI STRANIERI
di Davide Bregola
«Non avevo nessuna idea di cosa fosse l’italiano. Sentivo parole spagnole e pensavo fossero italiane. Non capivo i discorsi, le frasi, allora la mia attenzione andava alla musicalità, agli accenti. Mi sembrava che la gente cantasse. Anche adesso quando qualcuno parla, cerco di ascoltare attentamente e di ritrovare la melodia che mi entusiasmava all’inizio. Quando scrivo, tante volte uso le ripetizioni o le ridondanze per dare un ritmo alla frase. Quando correggo o lavoro alle riscritture provo una tristezza incolmabile quando devo tagliare alcune parole.» .
Questo ciò che dice Smari Abdel Malek, autore di Fiamme in Paradiso, 2000, Milano, Il Saggiatore nel colloqui che abbiamo tenuto mentre sono andato a Milano per incontrarlo.
Il progetto di fare un libro di interviste e dialoghi con scrittori stranieri che scrivono in italiano è nato nel momento in cui mi sono accorto che già nei primi anni novanta dello scorso secolo uscivano romanzi e racconti di autori dai nomi stranieri: Helga Schneider, Giorgio Pressburger, Jarmila Ockayovà, Alice Oxman, Helena Janeczek, Sandra Clementina Ammendola, Helena Paraskeva, Salah Methnani, Pap Khouma e non trovavo notizia del traduttore in italiano. Capìì subito che questi scrittori, provenienti dalle più svariate parti del Mondo avevano deciso di scrivere nella nostra lingua pur avendo come lingua madre il francese, lo spagnolo, l’arabo, l’inglese, il tedesco…Mi sono messo alla ricerca di un gruppo di “scrittori migranti” e quando ho avuto un buon numero di contatti sono andato in giro per l’Italia a colloquiare con loro.
Dopo i primi incontri ho constatato un grande rigore e un’idea di scrittura inedita per il panorama italiano. Nel 2001 stavo leggendo anche i due libri Il mestiere di scrittore 1973, Milano, Garzanti e Il mestiere di poeta 1982, Milano, Garzanti in cui Ferdinando Camon faceva domande e aveva risposte talmente profonde e importanti da far risultare quegli incontri con i grandi Bassani, Quasimodo, Pasolini, Zanzotto, Giudici, Batocchi, Moravia, Pratolini e altri, come dei veri e propri saggi.
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Posted by Davide Bregola at 10:43 | Comments (1)

07.10.05

Seminario itinerante sulla letteratura contemporanea - a cura di Enrico Palandri-

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Di seguito il dibattito tenutosi in occasione del secondo incontro del "Seminario itinerante sulla letteratura contemporanea", diretto da Enrico Palandri. L'incontro si è tenuto a Venezia Università Ca' Foscari.

I. Interventi della mattina

Helena Janeczek Quello che ci vuole è conoscere la musica, sapere cosa vuoi fare. Mi ricordo benissimo i primi tempi che mi ero trasferita in Italia e parlavo senza difficoltà ma senza congiuntivi, perché l'italiano l'avevo imparato parlando, e stavo male. Capire che mentre parlavo non riuscivo a trovare il termine adeguato mi faceva venire il nervoso e mi veniva da piangere. Perché l'esigenza di esprimersi, l'amore per la parola, il senso di come si usano le parole, credo che siano cose che uno ha o non ha a prescindere, che abbiano una certa universalità di fondo in cui credo fortemente. La lingua è uno strumento ma non significa che debba essere considerata in modo così strumentale, scusate il paradosso. Ci vuole una forza produttiva. Può avvenire dopo, può essere tutta una storia personale però ci vuole, la devi sentire come qualcosa di vivo, appartenente a te. Non può soltanto essere che si scrive in inglese, per esempio, perché ci si lancia meglio sul mercato mondiale.

Enrico Palandri Io mi sono molto ritrovato nelle tue parole, soprattutto quando dici che la lingua diventa uno strumento. Mentre non c'era un progetto commerciale di diventare uno scrittore internazionale, c'era invece questo senso di voler ritrovare un italiano che fosse più uno strumento e che fosse più libero dall'italiano parlato e contaminato con cui ero cresciuto. Questo c'era molto fortemente e anzi, il mio primo libro era molto parlato, scritto negli anni d'università con un gergo comune, mio e degli altri in quegli anni. Ed invece, improvvisamente, il far scattare qualcosa per cui non sentivo più di avere le priorità del mondo dei miei amici ma sentivo di avere come interlocutore la storia letteraria, aveva cambiato molto le cose. Penso che sia uno dei nodi, di cui parlavamo anche a Torino, dove discutevamo dell'alto e del basso, e la ragione per cui io ad un certo punto ho criticato Giorgio Vasta e qualcun'altro, che continuavano a citare metafore calcistiche e Marzullo, perché secondo me c'era un po' paura della vertigine che viene quando si comincia a scrivere, che è invece la vertigine di sentire che tu, che sei una brava persona, che hai i tuoi amici, i tuoi compagni di scuola, ti senti improvvisamente in compagnia di queste persone strane, che sono i protagonisti della storia della letteratura, che sono problemi forti, che sono cose che ti chiamano per nome. In quel momento questa capacità di assomigliare al mondo che hai intorno, improvvisamente, svanisce e ti lascia un po' più solo, ti costringe a prendere delle responsabilità. Credo, non voglio essere troppo freudiano, ma che questo richiamarsi al basso e far finta di non essersi staccati sia più un lapsus, credo che sia più quello che dice nascondendo di quello che dice in realtà ed è come se segnasse la separazione. In fondo è quando inizi a vedere l'alto ed il basso. È come se qualcuno dicesse «vedete che sono sempre lo stesso» nel momento in cui sente che sta diventando qualcos'altro. Non so se sono stato chiaro. Se tu ad un certo punto ti accorgi che con la lingua in cui sei immerso riesci a dire solo una certa quantità di cose e per altre devi avere altri mezzi, ecco quello è un momento di solitudine. Sopratutto se tu non nasci pensando di essere Giacomo Leopardi ma nasci andando a vedere le partite di calcio, condividendo la vita di tutti i giorni e poi, improvvisamente o un po' alla volta, questa appartenenza comincia a frantumarsi e tu inizi a dover fare una strada più da solo. A questo punto volevo chiedere a Davide qualcosa sul suo libro Da qui verso casa, anche alla luce delle cose che sono state dette.

DAVIDE BREGOLA: Io ad un certo punto della mia vita ho deciso che comunque volevo scrivere. Ho quindi iniziato a scrivere per i fatti miei e poi ho iniziato a frequentare altre persone che scrivevano o che magari avevano già pubblicato. I miei contatti erano sempre con scrittori italiani. Al liceo ho fondato un circolo culturale in cui s'invitavano scrittori che parlavano dei loro libri, di narrativa, di letteratura, di tecnica letteraria e il mio percorso di narratore è stato quello canonico della persona che vuole scrivere e che pubblica in un'antologia di racconti con altri autori. Dopodiché si entra in contatto con persone che hanno le stesse passioni e le stesse aspettative. Ciò che mi interessava però, era sempre questo aspetto del contatto con persone che avevano scritto libri che apprezzavo e questa cosa mi ha accompagnato un po' per tutto il mio percorso. Fino al momento in cui ho iniziato a leggere dei libri, m'incuriosivano gli autori che avevano nomi stranieri e ho voluto saperne di più, mi sono fatto una piccola bibliografia, e ho deciso di andare a cercare persone che avevano pubblicato libri in italiano pur avendo una lingua madre diversa. Mi sono avvicinato a loro come semplice lettore, come persona che ha intenzione di scrivere e vorrebbe cercare di farlo nel miglior modo possibile. È stato anche un avvicinamento un po' entusiastico e naive e, dopo aver letto i libri delle persone che volevo intervistare, ho chiesto gli appuntamenti per incontrarli. L'intenzione era di parlare con loro di letteratura, degli autori che li avevano entusiasmati, della loro esperienza, dell'approccio con una lingua diversa dalla loro lingua madre. Sono venute fuori delle cose interessanti. È partito tutto, in ogni modo, da due libri italiani. Ferdinando Camon negli anni '70 scrisse Il mestiere di scrittore e Il mestiere di poeta: intervistava degli scrittori e dei poeti italiani. Io volevo fare altrettanto, cioè intervistare approfonditamente delle persone che secondo me avevano qualcosa da dire, con questa particolarità: di essere persone provenienti da un'altra lingua. Nel giro di un anno ho fatto undici interviste a scrittori che provengono da ogni parte del mondo e pubblicano in italiano. Ho fatto un po' il giro del mondo rimanendo in Italia. Ho affrontato con loro degli aspetti di tecnica narrativa che m'interessavano perché per cercare di scrivere nel miglior modo possibile anch'io volevo passare attraverso l'esperienza. Casualmente Armando Gnisci, scrittore di comparatistica, è venuto a sapere di quello che stavo facendo, mi ha chiesto un po' i risultati della mia ricerca e, preso dall'entusiasmo, ha deciso di pubblicarla in questa collana, con una piccola casa editrice di Roma.

Enrico Palandri Però è strano Davide che per pensare di fare lo scrittore italiano decidi di intervistare degli autori non italiani.

Davide Bregola Secondo me non è strano perché avendo conosciuto tanti narratori italiani, avendoli frequentati, in questo circolo culturale in un paesino di seimila abitanti, sentivo che dopo un po' di tempo, bene o male, ero troppo vicino alle cose che dicevano, vi appartenevo, erano familiari. Mi era saltata la curiosità quindi di sentire qualcuno che avesse un'esperienza completamente diversa dalla mia. M'interessavano le geografie, che ho trovato molto suggestive. Per carità, anche gli scrittori italiani sono molto interessanti. Però volevo in qualche modo tradire questi tratti comuni degli scrittori italiani che avevo conosciuto. Era proprio una curiosità. Chi non citava Tondelli, chi non citava De Carlo, che appartenevano a due scuole diverse, ma con delle comunanze che mi davano fastidio. Io stesso provengo da letture di scrittori italiani, al di là di Enrico, degli entusiasmi per Tondelli eccetera, eppure ad un certo punto questi autori ho iniziato ad odiarli, forse non è il caso di dirlo. Dopo l'imitazione dei 14-15 anni ho voluto tradirli, ucciderli! Siccome abitavo in questo paesino piccolissimo in Lombardia, nella punta nord-est della Lombardia, volevo vedere chi aveva scritto qualcosa riconducibile a quella geografia, tra gli autori italiani stranieri. È stata una cosa bellissima perché mi ha sprovincializzato! Con la paranoia di essere provinciale, vedere che altri autori avevano parlato di questa cosa, è stato interessante, sembra una cazzata però poi invece serve.

Helena Janeczek Mi sembra che per gli scrittori italiani sono più problematici luoghi di origine tipo Mantova o Venezia o Firenze che paesini sperduti. Io adesso abito da un po' di anni a Gallarate che è uno dei posti più spersi che esistono. In quella zona lì, che è una delle più povere, c'è una sproporzione di scrittori! Vengono da questa terra di nessuno, cosa che mi sembra molto interessante. Mi sembra interessante che oggi moltissimi autori italiani vengano da queste terre del nord-est così trasformate. Ho la sensazione che invece il centro, come luogo, non funzioni.
Tutto l'incontro su: http://www3.unibo.it/boll900/numeri/2003-ii/W-bol/Venezia/Venezia.html

Posted by Davide Bregola at 22:08 | Comments (0)

12.09.05

La narrativa italiana scritta da stranieri (terza e ultima parte)

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Di Davide Bregola

Alcuni autori migranti e i loro libri
Bibliografia minima

Lily-Amber Laila Wadia è nata a Bombay, in India. Vive a Trieste dove lavora presso l’Università. Traduttrice e interprete, ha esordito nel 2004 con un racconto nell’antologia La seconda pelle AA.VV. Ex&Tra Editori. Dello stesso anno il libro di racconti Il Burattinaio Cosmo Iannone Editore.
Ron Kubati è nato a Tirana, in Albania, nel 1971 e ora vive a Roma. E’ autore del libro Va e non torna, pubblicato da Besa. nel 2000. Proviene da una nota famiglia di intellettuali dissidenti di Tirana ed è in Italia dal 1991. Laureato in Filosofia, ora si dedica alla ricerca e svolge attività di traduzione in tribunali. In Italia ha pubblicato anche Venti di libertà e gemiti di dolore (1991) e in Albania Tra speranza e sogno (1992). Il suo ultimo romanzo è del 2003 e si intitola M Besa editore.
Younis Tawfik, irakeno, nato nel ´57 a Mosul, la mitica Ninive. La straniera, uscito da Bompiani: l'amore tra Amina, una ragazza marocchina, costretta a prostituirsi, e un uomo di cui non viene mai rivelato il nome né il paese di provenienza, se non nella generica origine «mediorientale». La lingua italiana è vissuta con toni lirici che segnalano la necessità di trovare un respiro dentro questa lingua straniera, che faccia sognare la propria. Tawfik vive in Italia dal '79, si è laureato a Torino in Lettere Moderne. Scrive per diversi quotidiani, ha tradotto per Pratiche ed. Dante e l’Islam, il testo del sacerdote spagnolo Asin Palacios, che all’inizio del Novecento ha trattato dell´escatologia islamica nella Commedia. Nel 2002 pubblica La città di Iram, Bompiani, L'Iraq di Saddam, Bompiani, 2003 Islam. Dai califfi all'integralismo, Ananke, 2004.
Smari Abdel Malek è nato nel 1958 a Costantina in Algeria. Dopo la laurea in psicologia clinica si trasferisce in Italia. Ha pubblicato un racconto nell’antologia La lingua strappata ed. Leoncavallo. Nel maggio del 2000 Il Saggiatore pubblica il romanzo Fiamme in paradiso, la tragica storia di un emigrante che parte dalla propria terra verso l’occidente con tante speranze disattese. Insegna arabo e italiano a Milano, dove risiede.

Muin Madih Masri, ha quarant’anni, palestinese. Il suo primo libro è uscito nella collana Portofranco. Il titolo è Il sole d'inverno. L'autore abita in un paese vicino a Ivrea, Strambino. Lavora all'Olivetti ed è in Italia dall'85. E' sposato, ha 2 bambini. Non ha mai scritto in arabo ma in francese, la prima parola creativa è stata fin da subito in italiano. Dopo i racconti pubblicati su Internet, il romanzo, ambientato in Palestina. Una storia d'amore, la storia — come si scopre alla fine — di sua madre. Il libro sarà tradotto in israeliano, lui palestinese, scrittore italiano, tradotto in Israele. Nel 2003 pubblica Da dove sto chiamando per Portofranco, un libro di dialoghi tra una madre in Palestina e un figlio all’estero.
Jadelin M. Gangbo è nato in Congo nel 1976. Vive a Bologna dove si ingegna a lavorare come Pony express, cameriere, cuoco ecc., ha pubblicato nel 1999 il libro Verso la notte Baconga edito da Portofranco. Un romanzo di formazione, alla ricerca di sé attraverso gli altri, e soprattutto attraverso paesaggi nuovi, diversi, con in mente l'unico paesaggio possibile, quella notte bakonga del Congo. Nel 2001 presso Feltrinelli il romanzo Rometta e Giulieo, un originale vicenda aulica e teatrale in cui si narra la storia d’amore tra una studentessa e un ragazzo orientale.
Christiana de Caldas Brito, brasiliana, ha vissuto infanzia e adolescenza a Rio de Janeiro. Vive a Roma, dove svolge attività di psicoterapeuta per l’infanzia. Ha pubblicato nel 1998 il libro di racconti Amanda Olinda Azzurra e le altre per Lilith ed. e nel 2000 per le edizioni Il Grappolo il libro per l’infanzia La storia di Adelaide e Marco. Il suo ultimo libro pubblicato è del 2004, Qui e là Cosmo Iannone Editore.
Mbacke Gadji, di origine senegalese, ha lasciato l’Africa nel 1986 per vivere in Francia. Dopo alcuni anni si è trasferito in Italia, dove risiede attualmente. Ha pubblicato nel 1997 Numbelan: il regno degli animali (edizioni Dell’Arco), una raccolta di fiabe africane. Nel 1999 ha pubblicato per le edizioni Dell’Arco il romanzo Lo spirito delle sabbie gialle, in cui si narrano i legami di Mor, il protagonista con la sua terra d’origine e la sua terra d’adozione. Nel 2001, in autunno, è uscito per la stessa casa editrice il romanzo Pap Ngaje Jatt e gli altri.
Julio Monteiro Martins è nato il 2 luglio 1955 a Niterói nello Stato di Rio de Janeiro, Brasile. Insegna Lingua e Letteratura portoghese alla facoltà di Lettere a Pisa. Ha pubblicato nel 2000 per Besa il libro Racconti italiani ed è fondatore della scuola di scrittura Sagarana di Lucca. Del 2003 i racconti La passione del vuoto, e il romanzo Madrelingua nel 2005 entrambi per Besa.
Mohamed Ghonim, egiziano, è nato nel 1958 e risiede in Lombardia da alcuni anni. Studioso di psicologia e filosofia, ha pubblicato nel 1997 il romanzo Il segreto di Barhume per Fara editore e nel 1998 i racconti La foglia di fico per la stessa casa editrice. Suoi racconti sono apparsi in Antologia nel concorso letterario per immigrati Ex&tra.
Emmanuel Tano Zagbla del Congo, è nato nel 1961. Il suo romanzo del 1997 Il grido dell’AlterNativo (Edizioni Dell’Arco) è giunto alla terza ristampa. Ora abita a Padova. Il romanzo verrà ristampato nel 2002 in quarta edizione presso la casa editrice Logos di Padova.
Alvaro Santo è nato nel 1971 in Angola, nel continente africano. Studia Giurisprudenza a Milano. Nel 2000 le Edizioni Dell’Arco hanno stampato il suo primo romanzo Mille giorni in Angola. Nel 2001 ha scritto e stampato, per la stessa casa editrice L’uomo mistero. È di lingua madre portoghese, ma adotta l’italiano per scrivere narrativa.
Mohmse Melliti, tunisino, vive da anni a Roma. Ha scritto il suo secondo romanzo I bambini delle rose edito da Edizioni Lavoro direttamente in italiano nel ‘95. E' la storia di Nico e Ly, costretti a vendere rose per le strade e i ristoranti di Roma. Lui ha undici anni, è un piccolo nomade di origini serbe che vive con la madre e due sorelle nell'estrema periferia della città; anche lei è una bambina. Piccola come un uccello piccolo, ha la faccia rossa e gli occhi che paiono chiusi. Viene dalla Cina e, nel marsupio, conserva le foto di Mao. Ha già pubblicato Pantanella. Canto lungo la strada che è stato tradotto per le Edizioni Lavoro, nel 1993.
Jarmila Očkayova è nata in Slovacchia nel 1955 e dal 1974 si è trasferita in Italia. Dopo essersi laureata a Bologna, vive e lavora a Reggio Emilia. Il suo romanzo d'esordio Verrà la vita e avrà i tuoi occhi (Baldini&Castoldi, 1995) ha esaurito tre edizioni. Sempre per i tipi di Baldini&Castoldi ha pubblicato L'essenziale è invisibile agli occhi (1997) e Requiem per tre padri (1998). Tra i suoi lavori letterari, da ricordare la traduzione delle antiche fiabe slovacche, raccolte da Pavol Dobsinský, pubblicate da Sellerio col titolo Il re del tempo. Di prossima pubblicazione un suo romanzo per Cosmo Iannone.
Egidio Molinas Leiva è del continente americano, originario del Paraguay, ma da diversi anni abita in Italia. E’ nato nel 1942 e in italiano ha scritto il romanzo La notte del Yacaré, pubblicato nel 1998 da AIEP editore.
Pap Kuoma ha pubblicato Io, venditore di elefanti (insieme al giornalista e scrittore Oreste Pivetta, Garzanti ed. 1990), giunto oggi all'ottava edizione, adottato da molte scuole come libro di testo, e i cui brani sono inseriti in numerose antologie scolastiche, ed è stato curatore e coautore del libro Nato in Senegal immigrato in Italia (Ambiente ed. 1994). Di prossima pubblicazione un suo nuovo romanzo per B&C Dalai.
Helena Paraskeva, di origine greca, insegna in una scuola superiore a Roma. Ha pubblicato Tragediometro e altri racconti, nel 2003 da Fara Editori. Una storia dopo l'altra per rintracciare le origine greche della scrittrice, per riscoprire ritmi, abitudini e odori del nostro Mediterraneo, per conoscere di più noi stessi.

Per saperne di più:
El-Ghibli
Kuma-Rivista
Voci dal silenzio
Kumacreola

Posted by Davide Bregola at 11:13 | Comments (2)

06.09.05

La narrativa italiana scritta da stranieri (Prima parte)

di Davide Bregola
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Nella foto Sandra Clementina Ammendola, autrice del libro Lei, che sono io Sinnos Editore

Meticcio narrativo

Vero è che una somma di indizi non vale come prova, ma quanto meno alimenta il sospetto che rende necessario un supplemento di indagine.
Si sta radicando una nuova coscienza nell’ambito narrativo del nostro paese, le tracce si trovano in quotidiani, libri che parlano di narrativa dell’immigrazione, riviste di scrittura, bimestrali o periodici, siti internet. Vediamo di cosa si tratta.
Esistono scrittori la cui lingua principale è diversa dalla italiana, eppure, per svariati motivi, decidono di comunicare, scrivendo, con la lingua di Dante. Ecco i nomi: Ron Kubati, Younis Tawfik, Smari Abdel Malek, Muin Madih Masri, Jadelin M. Gangbo, Christiana de Caldas Brito, Mbacke Gadji, Julio Cesar Monteiro, Mohamed Ghonim, Emmanuel Tano Zagbla, Alvaro Santo, Mohmse Melliti…
Tutti gli autori appena nominati hanno scritto uno o più libri senza un coautore, provengono dalle più svariate parti del mondo, hanno scelto la lingua italiana per farsi capire e comunicare. La letteratura che producono non è letteratura marginale, narrativa etnica, esotica o chissà cos’altro. Questa è letteratura tout court, perché innova il dire e la rappresentazione di mondi possibili. “Produce futuro”, come chiede Lyotard in Leçons sur l'Analytique du sublime, l99l. C’è molta consapevolezza di scrittura in tutti gli scrittori migranti che ho nominato. Il più delle volte sono intellettuali motivati, animatori culturali di riviste, associazioni culturali, organizzatori di convegni e seminari. Non si cada nell’errore di scambiare i loro libri per “strategie letterarie di sopravvivenza”, come ha scritto la studiosa Nadia Valgimigli sulla rivista Africa e Mediterraneo (n.1/1997). Tutti i libri di questi autori sono testimonianze letterarie di una palingenesi del linguaggio e delle tecniche narrative di una lingua viva: l’italiano .

Nel novembre del ’99 sul Corriere della sera, in occasione dell’uscita dei libri La straniera di Younis Tawfik, Bompiani, e Nel sole d’inverno di Muin Madih Masri, Portofranco, la giornalista Cinzia Fiori chiedeva: “Ma attraverso quali processi può cambiare la lingua letteraria di un paese? Egi Volterrani, traduttore di Ben Jelloun, porta l’esempio della Francia. «Lì – dice – l’influenza degli immigrati è stata molto evidente. Su Nedjma, pubblicato nel 1956 dal drammaturgo arabo Kateb Yacine, sono state scritte decine di tesi di laurea. E’ un romanzo che vive di scrittura, Yacine usa il francese con un fervore tale da rendere efficacemente atmosfere quasi intraducibili. Per ottenere questo risultato, non esita a cambiare la struttura della frase: non mette sempre il soggetto, non usa le dipendenti e, anche quando sceglie una sintassi tradizionale, lo fa in modo inaudito. Grazie ad autori come lui la letteratura francese ha perso aulicità. Poi altri fenomeni sono venuti, penso alla torrenzialità equatoriale di Sony Labou Tansi, ottenuta con l’utilizzo di centinaia di termini anziché accontentarsi di uno. Ma potrei portare altri esempi, per dire come l’attenzione posta dagli autori francofoni agli etimi delle parole, abbia segnato la narrativa francese».
Per tornare in Italia, dove il caso della letteratura scritta da stranieri non è paragonabile al fenomeno di scrittori anglofoni o francofoni, l’americanista Marisa Bulgheroni puntualizza: «La lingua prescelta tende ad essere modificata secondo due linee. La prima è una trasformazione profonda, ottenuta tramite invenzioni idiomatiche partite dalla lingua d’origine. La seconda è una trasformazione nascosta, che non altera formalmente la lingua acquisita, ma con qualcosa di simile a una pronuncia mentale la piega all’espressione di rituali e comportamenti che le sono estranei. C’è però una differenza fra le letterature anglofone o francofone, nate dal desiderio di dar voce a un passato soffocato, e il mutamento spinto dalla necessità vitale di comunicare in un paese nuovo, con una nuova lingua. In questo senso, quanto si annuncia in Italia è simile a ciò che è avvenuto negli Usa. Lì ogni etnia ha riformato l’inglese partendo dal proprio patrimonio, arrivando a creare delle vere e proprie letterature, poi entrate nella storia letteraria americana».
Nel caso dell’Italia conclude: “Penso che passeremo per una fase di espressività, con modi di dire, come quelli in siciliano di Camilleri, che pur forzando la convenzione, non riescono a diventare neologismi. Soltanto se l’immigrazione continuerà, l’italiano orale dei vari gruppi etnici giungerà ad arricchire d’invenzioni la nostra letteratura, com’è successo in America”.
Oltre agli scrittori nominati poco fa ce ne sono altri che non arrivano dai cosiddetti “Mondi sud” ma che provengono e si sono formati in altri Paesi per poi approdare in Italia e scrivere con una lingua diversa dalla originaria. Questi scrittori sono: Helga Schneider, Giorgio Pressburger, Jarmila Ockayovà, Alice Oxman, Helena Janeczek, Sandra Clementina Ammendola, Helena Paraskeva. Sono polacchi, come nel caso della Schneider e della Janeczek, ungheresi di Budapest come Pressburger. Jarmila Ockayova è slovacca e Alice Oxman degli Stati Uniti, Paraskeva è greca, Ammendola “migrola” dalla’Argentina. Un bel giro del mondo!

Posted by Davide Bregola at 15:49 | Comments (2)

12.08.05

Eutopia -scritture migranti-

21 AGOSTO 2005 EUTOPIA - BUONA TERRA
MARTINA FRANCA (TA) Piccola Fiera del Libro Migrante
piazza Maria Immacolata (i Portici) Un evento organizzato da: Emergency-Arci
Ore 19.00
Presentazione dei libri “Mal di luna” e "Poema dell'esilio" di Gezim Hajdari e "Il catalogo delle voci" colloqui con poeti migranti- Coordina Davide Bregola
Ore 20.00
Proiezione del documentario “NOI ALTRI PUGLIESI” Artisti migranti in Puglia.

Ore 21.00
Concerto di canto popolare PIETREVIVE DEL SALENTO
Con la partecipazione della violinista albanese Didi Tartari


Posted by Davide Bregola at 14:10 | Comments (2)