« Lettori di CEDA | Main | Un romanzo pericoloso: CEDA »

23.07.06

Cosa rappresenta il successo di critica?

[...]Bregola ci stupisce. Il suo Colombo-Costa tira fuori una carta di navigazione che non assomiglia più a nessuna di quelle usate dagli scrittori giovani di oggi. Infatti, la sua navigazione tocca continenti lontani, gli universi di Coccioli, Vittorini, Carlo Levi, Céline e altri scrittori con i quali i confronti diventano intollerabili e sproporzionati, ma intimamente inquietanti. Del resto,
Costa vuol comporre Il grande romanzo sulla verità[...]
(Giuseppe Marchetti)

La copertina del romanzo
Autodidatta.jpg

Qui tutte le recensioni a "La cultura enciclopedica dell'autodidatta"

[Dalla "Gazzetta di Parma" del 7 luglio 2006]

Particelle del caso e del caos

Di Giuseppe Marchetti

Davide Bregola, mantovano di Sermide, è uno di quegli scrittori che frugano dappertutto con la curiosità di Cristoforo Colombo, proponendosi cioè di arrivare e circumnavigare l'universo da qualsiasi punto inizi il cammino, un po' per grazia di Dio e un po' a caso, e sperando sempre nella buona sorte. E la buona sorte l'ha aiutato, nel 2003, quando l'editore Sironi gli ha pubblico i « Racconti felici » , una specie di rilettura del calcolo delle probabilità al modo di come l'avrebbe concepita, che so, il Folengo con il proprio acuminato spirito « contadino » e sapienziale. Ora Bregola torna sul terreno che più gli piace con uno strano romanzo ( lo sarà, non lo sarà: in realtà, poco importa) che s'intitola maliziosa mente « La cultura enciclopedica dell'autodidatta » , sempre pubblicato da Sironi un racconto lungo nel quale Giovanni Costa, giovanotto ingegnoso appunto, e auto didatta, rimette in discussione la propria esistenza non solo per quanto riguarda il tempo passato, ma anche per gli effetti, i casi, gli incontri e le occasioni che si verificano nel presente, di giorno in giorno.

Come si sa,dare dell'autodidatta a una persona significa, oggi, più che mai squalificarla, definendo, quindi, la sua cultura come una specie di magazzino di dati che, alla rinfusa, utilizza senza una rigorosa e consapevole maturità e disciplina. Ma proprio su questo terreno quanto mai scivoloso e provocatorio, Giovanni Costa attira il suo lettore e ne cattura l'attenzione facendogli capire che, come diceva Pirandello, tutto va e viene secondo le particelle del Caso e del Caos, in un perenne mistero di situazioni che nulla hanno in comune con la razionalità. La piccola famiglia di Costa è modestissima, ma Giovanni _ pur rendendosene conto in tutti i sensi _ quasi quasi se ne onora, il padre impiegato all'Enel un fratello e la madre casalinga; lui studia Economia politica, è bravo come il figlio di Tuwer e mira ad entrare negli ambienti della Futura Classe Dirigente, quella che sarà un senso e una ricchezza veri al futuro della Nazione. Ma tutte queste cose, queste apparenze, non fanno magma e non creano sostanze resistenti. C'è qualcosa d'altro, e di ben
più importante e complicato, che sta sotto la superficie. E qui Bregola ci stupisce. Il suo Colombo-Costa tira fuori una carta di navigazione che non assomiglia più a nessuna di quelle usate dagli scrittori giovani di oggi. Infatti, la sua navigazione tocca continenti lontani, gli universi di Coccioli, Vittorini, Carlo Levi, Céline e altri scrittori con i quali i confronti diventano intollerabili e sproporzionati, ma intimamente inquietanti. Del resto,
Costa vuol comporre Il grande romanzo sulla verità, e perciò è tutto teso a superare i «discorsi mediocri» persino quelli che si riferiscono ai guai del suo scroto, del suo pene e della visita dall'urologo. In realtà, il racconto circola sempre all'interno di se stesso, in un groviglio di situazioni che si mordono la coda e che fanno pensare più alla costrizione del gorgo che allo scorrere del fiume. Occupato, disoccupato, scrittore, filosofo, Uomo 1 e Uomo 2, peccatore scettico e non redento, figlio e innamorato di Maura ragazza solida e concreta, convinto aspirante a essere come si deve essere per vivere, per guadagnare e per imporsi al prossimo, Giovanni Costa rappresenta ad un tempo la condizione dell'uomo incerto su tutto, ma anche quella di colui che aspira a spezzare il cerchio
più misterioso dell'illogicità contemporanea. «Dove vado?» è la domanda centrale del racconto. La nuova Classe Dirigente tutta per bene elencata in queste pagine è uno strepitoso elenco di persone che non si sa nemmeno se esistano davvero, sono come un romanzo prima di scriverlo, una ipotesi, una speranza, un rischio: quel rischio che Bregola ha affrontato con la baldanza e l'innocenza del l'autodidatta.

Posted by Davide Bregola at 23.07.06 21:38