« Preparativi per la pubblicazione del mio primo romanzo/4 | Main
12.05.06
Rassegna preventiva della fiera (ragioni per disertarla)
Questo articolo è stato pubblicato su Il Riformista di Venerdi 5 maggio '06 con il titolo "Rassegna preventiva della fiera (ragioni per disertarla". Lo ripropongo per chi l'avesse perso quel giorno.
L’unico modo per difendersi dalla Fiera del Libro di Torino è quello di non andarci. Per una serie di ragioni tutte nobilissime, a cominciare dal fatto che è come una fiera del bestiame solo che è dedicata al libro, ma il bestiame non manca. In ogni caso, o miei lettori, sappiate che ci sono delle costanti, quindi ritagliate e conservate questa piccola fenomenologia portatile sia che abbiate intenzione di andarci sia che vogliate fingere di esserci stati.
Gli addetti ai lavori se ne lamentano tutti, chiunque dice che non ci andrà, che ci farà solo una puntatina nel giorno di punta, che ormai non è più il Salone d’una volta, che di anno in anno si è degradato, e poi li ritrovi tutti lì come se ci fossero finiti col pilota automatico. I grandi editori ci sono come ci sarebbero in un supermercato, nella loro tracotanza architettonica e niente più, benché a qualcuno, ogni tanto, sia apparso Gian Arturo Ferrari, ma sono leggende come quelli che vedono gli ufo e la madonna. I piccoli editori, si sa, al Salone non possono non andare, e è la dannazione di un anno di riunioni redazionali per decidere se acquistare o meno un modulo in più di spazio, non perché gliene freghi qualcosa, ma per far vedere agli altri che si è cresciuti. Per un piccolo editore Torino è un inferno in cui, come in qualsiasi inferno terrestre degno di rispetto, si chiacchiera, si sussurra, si mormora su chi ce l’ha più grosso. Il piccolo editore si dà arie spavalde, dà a vedere che le dimensioni del suo stand sono una scelta, ma dentro si rode, pensa il prossimo anno glielo faccio vedere io, a quello, pensa di chiunque come Di Pietro di Berlusconi ai bei tempi: io a quello lo sfascio. Chi fa veramente rabbia sono quelli di minimum fax: una tribù di formichine felici, si montano da soli uno stand della madonna e poi fanno l’happy hour, l’happy our, l’happy night, l’happy few, l’happy day. Sì, sono così felici, quelli di minimum fax, che ti viene voglia di dargli fuoco o di avvelenargli la birra, di vederli come in Happy Days ma di Samuel Beckett, interrati fino alla testa. La sera ci sono le festicciole, gli smandrappati quadrupedanti vanno a minimum fax, i pastrufaziani borghesi all’Einaudi, gli jüngheriani snob già alle sei di sabato sono in giro a noleggiarsi un tight per l’Adelphi.
Se vedete un uomo di mezza età vestito da manager con i capelli neri e il ciuffo sgarbiano che si dà le arie è Fazi Editore, uguale ma senza ciuffo e con più soldi è Cairo Editore. Se vi intimidiscono entrambi e cercate la versione underground dei due c’è il fantascientifico Sergio Fanucci, il più smargiasso, il più postumano, il più serenamente a suo agio, mette la musica a tutto volume, offre da bere, fuma un sigaro gigante sbattendosene delle guardie, invita pure la vecchietta dello stand accanto a farsi un bicchierino, lui è il vero mercante in fiera che non si fa mancare nulla, e per favore non rompetegli il Dick.
Non confidate sulla segnaletica e le varie mappine sparse, sono fatte apposta per farvi girare invano e, tra padiglioni e confuse coordinate da battaglia navale, capiterete sempre davanti al mausoleo funebre di Aragno che pare una lussuosa agenzia viaggi per aspiranti suicidi: se cattolici fatevi il segno della croce, chiedevi se esiste un uomo Aragno e scivolate via. Per orientarvi nel caos tenete a mente, piuttosto, le tre sale della morte: la Sala Gialla, la Sala rossa, la Sala Blu, con davanti capannelli di visitatori moribondi stravaccati su enormi puff come turisti senza meta e senza speranza, con in mano il sacchetto dove hanno comprato lo stesso best seller che avrebbero trovato sotto casa, e allo stesso prezzo, e nell’altra la coca e l’hot dog che ti vendono agli appositi chioschetti dopo aver fatto mezz’ora di fila. (Qui si apre un ulteriore mistero, perché se è difficile comprendere la via crucis degli addetti ai lavori per salire sul golgota dell’io c’ero, impossibile comprendere i visitatori, da dove vengono, cosa fanno, perché si sottopongono a questa tortura del corpo e della mente. Devono essere, ciascuno opportunamente accoppiato, come la coppia Alberto Sordi e Anna Longhi in Dove vai in vacanza?, con lei che dice “a Giacì, me porti a vede er salone?”, devono essere gli stessi che riempiono le librerie Ikea di libri Ikea comprati in edicola). Se volete fumare, o emettere flatulenze all’aria aperta, e non siete Fanucci, uscite fuori dai lati, sotto il sole troverete altri disperati come voi fuori dagli hangar di un’aeroporto senza aerei. Nelle Sale colorate si fanno le conferenze e le presentazioni più noiose (per questo le hanno colorate, per farti credere sia una figata entrarci) alle quali o arrivi troppo tardi e esci subito, e non capisci neppure di cosa stanno parlando, o arrivi in orario e esci subito perché capisci di cosa stanno parlando. Se vedete un signore pelato vestito di nero simile a un prete ma con la gestualità zen è Alberto Castelvecchi, mentre lo stesso ma più piazzato, più colorato e spiccicato a Mussolini è Alberto Gaffi Editore in Roma. Se vedete una dark che impartisce istericamente ordini al telefonino è Elisabetta Sgarbi. Se vagolando non trovate Pinketts cercatelo, Pinketts c’è sempre, con il sigaro in bocca, leggermente sbronzo, che si trascina in giro per farsi vedere. Se volete essere caritatevoli salutatelo, o fate vedere di averlo riconosciuto. Questa è l’unica opera pia che potete fare a uno che la Fiera delle Vanità l’ha presa sul serio.
Posted by Davide Bregola at 12.05.06 00:03
Comments
io non c'ero
ma così è come se ci fossi stato
genau!
;-)
GTesen
Posted by: Giorgio Tesen at 12.05.06 02:30
Anni fa vi andai come piccolo editore (delle defunte Edizioni Libri Molto Speciali). Molte spese. Nessun ritorno. Ma un giorno potrò raccontare ai miei nipoti: "C'ero anch'io":-)
Posted by: Lucio Angelini at 12.05.06 08:42
io ci sono stata, da visitatore stravaccato sul puff e con molti soldi in meno a fine giornata.
non credo tornerò ancora. d'altra parte io sono di Mantova, ho il Festival.. che mi frega del salone?? baci e buona giornata
Posted by: monica at 12.05.06 09:14
Io anche c'ero. Guardare tutte le facce delle persone, vedere libri, sentire quell'odore di "rustichella" e wurstel mi ha fatto stare in catalessi per tutti e 3 i giorni della Fiera. Però parlare di cibo con Melissa P. è stata la cosa più divertente di tutta l'ubriacatura.
Posted by: D.Bregola at 12.05.06 09:30
si potrebbe anche parlare della pizza al tegamino...
d.
Posted by: demetrio at 12.05.06 10:39
e però si fanno incontri straordinari!
Posted by: SmokingPermitted at 20.05.06 20:04