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02.05.06

Preparativi per la pubblicazione del mio primo romanzo/1

Di Davide Bregola

Nel dicembre 2003 ho iniziato a pubblicare esotericamente brani del romanzo "La cultura enciclopedica dell'autodidatta" che uscirà in questo mese. Perché "Esotericamente"? Perché solo io sapevo che sarebbero stati capitoli di una narrazione più lunga e perché venivano pubblicati su blog letti da persone attente e dedite alla lettura. Volevo testarne l'effetto. Era un momento di scrittura e riflessione allo stesso tempo. Teoria e pratica. Scuola e officina. Qui di seguito riporto un protocapitolo e la risposta di Giulio Mozzi. La prossima volta pubblicherò lo stesso pezzo ma con le varianti apportate per la pubblicazione su Nuovi Argomenti. (D.B.)
Qui i commenti al "pezzo".

[...] Mi spiego: tutte le persone che scrivono sono o dovrebbero essere o dovrebbero tendere alla verità. Chi arriverà più vicino ad essa farà cosa gradita se ce la comunicherà. Ma anche qui siamo al punto di partenza. Cosa intendiamo per verità? Spiegatemelo voi che state leggendo questa sbrodolata!
La verità è dio?
E' la bellezza'?
E' il verbo?
E' la donna?
E' l'uomo?
E' l'umanità?
E' metafisica?
E' storicità? (per un po’ ho creduto che Croce potesse venirmi in aiuto, ma poi ho desistito)
La verità è la conoscenza?
La verità è la certezza che siamo morti e che dovremmo morire?
Ma no, così come la verità non è la realtà, nemmeno potrà essere una "certezza".
"Ama ciò ch'è veridico e per questo amore, non fidarti della compagnia esclusiva delle persone intelligenti" Scriveva Guitton nel libro Il lavoro intellettuale che mi sono trovato a leggere oggi dopo che con Laura abbiamo fatto un giro a piedi per il paese.[...]

Di Giulio Mozzi

Caro Davide, chi o che cosa sia la verità, io non lo so. Non credo che si possa possedere la verità, averla in mano, guardarla in controluce come si guarda in controluce una diapositiva, maneggiarla come si maneggia uno strumento, descriverla come si descrive una procedura burocratica. Credo che si possa abbracciarla e perdervisi, come si abbraccia la e ci si perde nella persona amata. Possedere la verità significa: finire di conoscerla.

Credo che non si finisca mai di conoscere la persona amata. La persona amata è come un baule dal quale, ogni volta che lo si apre, si estraggono cose vecchie e cose nuove. Credo che si possa contemplare la verità così come si può contemplare la persona amata mentre chiude un cassetto, mentre attraversa la strada, mentre saluta dal finestrino del treno, mentre infila nel microonde un piatto di pasta del giorno prima. Credo che possiamo parlare della verità senza stancarcene mai, così come parliamo della persona amata e non ce ne stanchiamo mai. Credo che la letteratura serva a parlare della verità. Credo che la letteratura serva a dire che abbiamo vista la veirtà mentre chiudeva un cassetto, mentre attraversava la strada, mentre salutava dal finestrino del treno, mentre infilava nel microonde un piatto di pasta del giorno prima. Ciascuno di questi gesti ci è sembrato usuale e meraviglioso. Mentre ci dicevamo: "Questo gesto lo conosco", ci siamo detti anche: "Questo gesto è meraviglioso, mi riempie di meraviglia". La meraviglia è ciò che ci lascia senza parole, come si dice comunemente. Credo che la letteratura sia il tentativo destinato al fallimento di prendere la parola quando siamo rimasti per meraviglia senza parole. Credo che se rimaniamo per meraviglia senza parole, quello è il momento in cui siamo chiamati a tentare la parola e a fallire. Credo che sia buona cosa fallire, perché è buona cosa tentare. Se qualcuno dicesse: "Io sono riuscito", sarei incerto se temerlo o compatirlo. Ciò che ho detto è una presa di posizione e non è sostenibile con argomenti razionali. Io parto da qui. Ciao.

Leggi il séguito su: Blog di Blog

Posted by Davide Bregola at 02.05.06 22:16

Comments

la verità è un tumore che non si sa dove essere ubicato ma di cui si può avvertire il dolore della metastasi senza mai poterlo localizzare.
la sete di conoscenza è un tumore "non sostenibile con argomenti razionali". cito la frase di cui sopra.
per questo tipo di tumori si dovrebbe avere a disposizione un demiurgo perfetto.
quello di cui disponiamo invece non lo è o se lo è, ci fa e si diverte a farci cedere allo stupore di volta in volta senza sporcasene le mani.
mantenendo le debite distanze e senza ammalarsi dei nostri tentativi alla ricerca della verità.

e poi. se la meraviglia ci rende senza parole, scrivere è comunque sempre un fallimento.
o si scrive aspettando di rimanere senza parole per poi fallire comunque?
tutto quello scritto prima e dopo la meraviglia è puro esercizio (?)
allora in passato quando ancora non esistevano le parole ma solo i gesti si diceva mentre trascinati dall'estasi di uno stupore: " sono rimasto senza GESTI"
gesto parola attraversano il pensiero umano prima di compiersi. sempre.

.divagazioni.

anche bello sarebbe poter dire: "sono rimasto senza corpo dalla meraviglia"
oppure: "ho un corpo intero dalla meraviglia"

gesti e parole e corpo. tutto è relativo.
forse è proprio nell'alchimia di questa triade medianica, in una sua segreta e codificata alternanza che sta l'oro della pietra. e il rischio della verità.
un saluto

Posted by: cara polvere at 03.05.06 00:25

CaraPolvere e io rilancio: cosa deve scrivere uno scrittore nel XXI secolo per avvicinarsi alla "Verità"? Deve parlare e raccontare i complotti? Deve narrare di amorini disattesi? Deve rifare un testo biblico andando a scovare i vangeli apocrifi? Deve raccontare piattaforme? Deve parlare di sé? Deve farci sapere ciò che già sappiamo sul precariato? Deve inventare una storia in cui i buoni sono i cattivi e i cattivi sono i buoni?Deve parlarci di un commissario a cui piace mangiare e bere e andare a donne? Deve rifarci una cosmogonia? Deve fare stare tutto il Mondo dentro alla pagina? Deve essere alchemico e cercare la meraviglia? Come tu suggerisci...?(D.B.)

Posted by: D.B. at 03.05.06 10:00

sai cosa mi verebbe da dire a me, davide?
Che uno dovrebbe provare a essere "tragico", più vado avanti nelle mie letture e nelle mie elucubrazioni e più mi rendo conto che è il tono "tragico" che ci manca: quello che ci fa esperire verità e bellezza.
Io credo che ogni narrazione, quella che vorrei mettere in campio io almeno, abbia a che fare con il bello, ma anche con il vero.
Ti faccio un esempio di un libro, ancora una volta "ibrido" tanto per non dimenticarsi che tutto questo nasce nell'ambito della nostra, nostra di tutti, discussione sul romanzo del XXI secolo, l'esempio è l'Affaire Moro.
Io difficilmente ricordo un incipit più bello nella letteratura contemporanea, ma difficilmente ricordo un libro più tragico e vero.
Io ripartirei dall'Affaire Moro di Sciascia.

d.

Posted by: demetrio at 03.05.06 10:11

Sì Demetrio, potrei essere d'accordo. Ma il termine "tragico" a cui ti riferisci risponde alla categoria conosciuta fino ad oggi oppure, anche grazie alla nostra -di tutti- discussione sul romanzo del XXI secolo c'è bisogno di usare i "significanti" per ridargli nuovi significati? E' questo il punto su cui mi arrovello, è questa l'idea che mi fa dire: Ha ancora senso parlare di "verità" e "dire verità" dandogli nuove connotazioni oppure meglio cambiargli nome e quindi significati?

Posted by: D.B. at 03.05.06 10:17

io credo che si possa arrivare anche ad una ridefinizione dei termini e dei significati, tenendo ferma una cosa. Il tragico è tale perché mi fa sprofondare, mi fa attraversare una storia che viene narrata da cima a fondo. La catarsi è insomma una liberazione consapevole, una presa d'atto profonda di ciò che sono. Il romanzo nuovo, e forse anche quello passato, dovrebbe darmi questo strumento. Quando leggo un libro nto sempre una cosa, quando il tragico si affaccia facciamo in modo di sviarlo, di sfuggirgli.

d.

Posted by: demetrio at 03.05.06 10:37

signor Bregola,
scommetto che sa bene che le sue domande resteranno senza risposta.
è come interrogarsi se dio sia vegetariano o carnivoro.
però mi piace immaginare che la verità scritta - - se un giorno decidesse di travagliare qualche eletto e materializzarsi per intera -, sarebbe certo la peggiore e meravigliosa tragedia pornografica mai vista.

a rileggerci

Posted by: cara polvere at 04.05.06 14:55