20.05.06
Il Grande Romanzo Italiano del XXI secolo
Intervista di Francesco Sasso su CEDA e saggio:
[...] Giovanni Costa (il protagonista del romanzo, n.d.r) è il tentativo di rappresentare un "personaggio" nuovo, del secolo appena iniziato. Ho cercato di costruirlo come se fosse una tipologia di uomo che racchiude in sé la tipologia di uomini, nella loro vera essenza, di questa contemporaneità. E' pronipote di Emilio, nipotino di Zeno Cosini i cui zii sono Bouvard&Pecuchet. Miscuglio di riferimenti culturali "illuministi" e "bassezza" del mondo reale. Il tutto raccontato in prima persona, nella maniera più semplice possibile. Perché questo? Perché la forma è un retaggio del passato. La forma affascina quando non si ha più la forza di capire cosa sia la forza e di estrapolarla da se stessa. Chi non ha forza di scrittura getta tutta la sua cupidigia nella forma. Io invece ho scommesso tutto sulla "forza". Mi sono allontanato dal "formalismo" e ho cercato spazi tra le pieghe della neuroscienza, del cognitivismo. Ma ho fatto un’opera in levare. Troverai una prosa "soggetto-predicato-complemento oggetto" e l'enciclopedismo di riferimento è molto più vicino all'idea wiky che non quella di cui tutti serbano memoria. La cultura enciclopedica dell'autodidatta è un tentativo di scrivere l'opera narrativa come se fosse un "palinsesto". Si vedono e si riescono a leggere tracce del passato. Ma il testo è lì. Nuovo di zecca. Ai critici chiedo di definire cosa è "forza" perché la "forma" è già stata codificata.[...]
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Il 25 Maggio, all'uscita del romanzo potrà essere scaricato file sharing su www.sironieditore.it su www.vibrissebollettino.net e nel mio blog "Il Grande Romanzo Italiano del XXI Secolo". Si tratta di paralipòmeni le cui tematiche sono riconducibili a narrativa, letteratura, poetica, saggistica. All'interno sono confluiti anche diversi interventi dell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo. Ecco un "pezzo" di Francesco Dimitri.
“Perché il romanzo italiano del XXI secolo parta serve un rogo in cui qualcosa di vecchio venga bruciato tra fiamme e canti e danze ubriache, e qualcosa di nuovo e ancestrale al tempo stesso sorga all’alba. La parola d’ordine è: divertimento. Divertimento come divergere, allontanarsi da quell’alveare ideologico che ci ostiniamo a definire «Realtà», per andare a visitare e abitare mondi nuovi, non necessariamente allegri, ma almeno intriganti.
Ho la sensazione che la maggior parte degli autori italiani cerchino di scrivere libri intelligenti. Vogliono mandare messaggi. Per come la vedo io, se vuoi mandare un messaggio esistono mezzi più adatti di un romanzo: l’email e il telefono, per esempio. O i pamphlet e i saggi. Un buon romanzo non «manda messaggi». Costruisce mondi, ti colpisce in pancia e in testa come una scarica concentrata di LSD. Basta con le tirate politiche e le pseudosottigliezze di destra, sinistra e sghimbescio, basta con la letteratura da secchioni.” (Francesco Dimitri)
Posted by Davide Bregola at 20.05.06 16:23
Comments
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.Belle parole nella tua intervista su Retroguardia.
Posted by: Eleonora at 21.05.06 11:00
Mi sembra di non aver detto nulla di particolarmente "illuminante", ma se la vedi cosi ti chiedo e rilancio: quali sono le cose che si dicono che non dicono le cose come stanno?(D.B.)
Posted by: D.B. at 21.05.06 11:55
francesco dimitri ????!!!!!!
Posted by: c at 26.05.06 22:10