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20.04.06
Scrittori italofoni del XXI secolo#3
Aminata Fofana è qui.
Hamid Ziarati è qui.
«È il paese dove non si muore mai. Fortificati da interminabili ore passate a tavola, annaffiati dal raki, disinfettati dal peperoncino delle immancabili olive untuose, qui i corpi raggiungono una robustezza che sfida tutte le prove. Siamo in Albania, qui non si scherza».
Una bambina intelligente e curiosa, la sua scoperta del mondo in un paese che ha spento l'utopia nella barbarie e che non tollera dubbi né domande. Il racconto tagliente e irresistibile delle sue diatribe con Madre-Partito, delle sue esercitazioni militari, dei suoi giochi innocenti e sinistri; l'impertinenza del corpo che cambia sotto gli sguardi avidi dei maschi, il desiderio di fuggire come amara morale di un'acuminata «favola della dittatura».
Ornela Vorpsi è arrivata in Italia quando aveva ventidue anni, e ha scritto in un italiano spaesato quella che lei definisce «l'autobiografia dell'Albania».
La ragazzina che dice «io» in questo libro ha sette anni, poi tredici, poi ventidue. Attraversa l'infanzia e l'adolescenza in un paese duro come l'Albania di Enver Hoxha, misurandosi con le questioni piccole e immense che attraversano la testa dei bambini e con il silenzio di una società che non ammette domande.
Dall'infinità dell'universo al frastuono spaventoso delle esercitazioni militari, dal piacere proibito dei libri letti di nascosto al terrore della «puttaneria» che sembra essere la natura stessa delle donne in una società chiusa e maschilista, non c'è pagina di questo libro che non tocchi con levità e ironia un nodo profondo, un dolore segreto, un divieto inaccettabile.
Questa ragazzina si chiama Ina, poi Eva, poi Ornela, pur essendo sempre la stessa persona: come a dire che in questo piccolo destino individuale c'è la storia stessa dell'Albania, declinata tutta al femminile, dall'incombere di Madre-Partito ai silenzi dolorosi di una famiglia matriarcale, dove il padre è stato incarcerato per ragioni sconosciute e diventa poco a poco un corpo estraneo da espellere e dimenticare.
C'è un'intensità tutta speciale in questa narrazione che procede per quadri e per tocchi brevi e visivi, nella storia di una donna che ha imparato a difendersi e a odiare senza perdere la magia dell'infanzia, la capacità di sognare e di assaporare la vita.
Non c'è pacificazione nemmeno nel ricordo, sembra dire Ornela Vorpsi. Ma c'è, in questo romanzo affilato e raro, la capacità di sposare comicità e violenza, la scoperta dell'ironia come grimaldello per forzare le porte dell'indicibile.
Il paese dove non si muore mai è l’Albania. Stato Balcanico ad un tiro di schioppo dalle nostre coste adriatiche. L’Albania è un paese fatto di polvere e di fango dove il sole brucia a tal punto da liquefare la ragione, generando assenza di paura e megalomania .
Con questo tono comincia il libro di Ornela Vorpsi, albanese emigrata in Italia, che ha deciso di scrivere quella che lei stessa definisce l’autobiografia dell’Albania.
Ornela racconta la sua Albania e quella dei luoghi comuni, dei tic, dei difetti, delle bellezze, delle usanze e dello stile di vita della società Albanese, attraverso episodi, ricordi, sensazioni della sua vita dall’infanzia all’età adulta. Non si tratta della classica autobiografia, ma di una specie di diario asincronico, fatto di brevi episodi e riflessioni, in cui viene dipinta la formazione personale di una donna e allo stesso tempo quella di un intero popolo; ci sono i ricordi della bellissima madre, la scuola e la rigida e severa educazione della terribile maestra Dohsky, inflessibile comunista che punisce Ornela in quanto figlia di un prigioniero politico, la visita al padre nel campo di rieducazione (il nome dato dal Partito alle carceri), il divorzio dei genitori.
Tra le pieghe dei capitoli traspare la descrizione del rapporto molto particolare delle donne albanesi con il sesso e la maternità, c’è molta sensualità nella società albanese, a tratti dolce e intrigante, ma più spesso violenta, feroce, generatrice di vergogne e sensi di colpa, legata a stereotipi sessisti come quello per cui le belle donne sarebbero tutte puttane. C’è poi la stoica e ferrea educazione comunista che si scontra con la predilezione degli albanesi per la vita comoda e sedentaria, semplice, ma voluttuosa.
L’Italia viene spesso evocata in queste pagine, come un paese ricco, solare e in qualche modo esotico dove, come descritto nell’epilogo, madre e figlia riescono ad approdare dopo una fuga clandestina.
Un viaggio nella cultura albanese attraverso le pagine di un diario vivace e sofferto.
Ornela Vorpsi è nata a Tirana nel 1968. Ha studiato Belle Arti in Albania, poi, dal 1991, all'Accademia di Brera. Dal 1997 vive a Parigi. È fotografa, pittrice e videoartista. “Il paese dove non si muore mai” è il suo primo romanzo, pubblicato in Francia da Actes Sud e in corso di traduzione in una decina di paesi.
Posted by Davide Bregola at 20.04.06 21:56
Comments
sai cosa mi colpisce di questo pezzo? La bellezza di questa ragazza. Non so spiegarlo, ma è qualcosa di turbante per me. Come se quello che tu hai scritto del suo libro fosse già tutto tenuto dentro le fattezze del suo volto.
d.
Posted by: demetrio at 21.04.06 11:05
Sì, il suo libro è molto interessante. Si potrebbe scrivere un saggio sulla corrispondenza tra opera e volto. Demetrio, fallo tu.D.B.
Posted by: D.B. at 21.04.06 13:11
