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25.04.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #63
Franco Foschi interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo.
Tutti gli interventi pubblicati fino ad ora si trovano QUI.
“ALLONTANATE DA ME LA CATASTROFE”
sulla mia idea di letteratura
Se c’è una categoria che non sopporto, è quella dei catastrofisti. Nell’argomento di cui vogliamo trattare, i catastrofisti sono la stragrande maggioranza.
Partiamo ab ovo: gli editori – “L’editoria è un disastro, non si guadagna niente…” Perché i grandi editori non accennano a scossoni di nessun tipo, e continuano a sfornare centinaia di titoli all’anno? Perché tanti editori medio-piccoli continuano a cavarsela, magari a fatica, ma a cavarsela? Perché tanti editori piccoli-piccoli fanno magari pochi titoli all’anno ma li fanno?
Secondo gradino: i librai - “Fare i librai è un disastro, non si guadagna niente…” Nella mia città, Bologna, le librerie sono una cinquantina, di cui almeno tre di nuovissimo conio: circa una libreria ogni 80.000 persone. Perché non ce n’è nemmeno una che chiude i battenti?
Ulteriore gradino: i critici letterari – “Il romanzo è morto, non ci sono più grandi scrittori…”. Penso che chi, come me lector communis, abbia come indirizzo fenomenale della sua vita di relazione la passione per i libri, potrebbe snocciolare una lunga fila di nomi e cognomi e titoli che ritiene validissime esperienze vitali. Io che sono un curioso cronico, che cerco qua e là, potrei fare una lunga lista, sentite che nomi: Gianfranco Bianchi, Fabio Mongardi, Flavio Nicolini, Giuseppe O. Longo… So cosa state pensando: e chi li conosce?
E’ proprio questo il problema: che i critici si concentrano su quei dieci titoli che le riviste a grande tiratura propongono in continuazione, possibilmente con glamour. Ma è proprio lì che forse non sta il concetto di letteratura contemporanea. Sta invece tra coloro che scrivono, senza contare quando scrivono, quanto scrivono, e senza scrivere solo dopo che hanno firmato un contratto…
La mia idea quindi è che la lettura e la scrittura non finiranno mai. E’ come una specie di Sodoma e Gomorra che però si arresta un attimo prima della conclusione: “…se c’è anche UN SOLO libro di valore salverò la città…”. Io vivo nella città dei libri, gioco nella squadra dei libri, pasteggio con i libri, rifletto grazie ai libri. Non finiranno mai, quindi lungi da me per favore i catastrofisti e i predicatori di morte (del romanzo), e un consiglio: cercate, cercate, non aspettate che i libri vi arrivino a casa – la ricchezza delle parole è infinita.
Forse sono andato fuori tema, e forse non ho espresso un’idea di letteratura troppo sofisticata, fondamentalmente racchiudibile in una sola parola: amore. Chi invece ragiona con quest’altra parola: denaro, lo faccia, è probabilmente il suo mestiere, ma non rompa le scatole con un’ingiustificata insofferenza.
Chiudo con parole non mie, ma che condivido appieno, di Bohumil Hrabal: “...puzzo di sudore e di birra, ma sorrido, perché in borsa porto libri dai quali mi aspetto che a sera apprenderò su me stesso qualcosa che ancor non so”.
Franco Foschi, pediatra e scrittore, dopo l'esordio con una sceneggiatura radiofonica e racconti su varie riviste, ha pubblicato tre romanzi, Niente è come appare (Hobby&Work, 1998, ristampa 2004), Maria e le pistole limate (EL, 2000) e Un inverno dispari (a quattro mani con Guido Leotta, Mobydick, 2003), due raccolte di racconti, Beltenebros e altre amene crudeltà (Mobydick, 1998, premio Città di Bologna) e Piccole morti senza importanza (Todaro, 2003), più un paio di libri decisamente atipici, Il re dei ragni (Mobydick, 2000, con prefazione di Stefano Benni) e H (Mobydick, 2002). Tutti i suoi libri si possono trovare QUI.
Posted by Davide Bregola at 25.04.06 01:32
Comments
Sono d'accordo con Foschi.
I principi fondamentali della letteratura sono l'Amore e la ricerca di sé.
Il resto, in letteratura, è accessorio da non demonizzare né esaltare.
Posted by: Francesco Sasso at 25.04.06 13:09
Anche se Franco Foschi ha ragione, purtroppo dovrà (dovremo) udire sempre il sottofondo di lamenti, talvolta un po' ipocriti, e con qualche cavatina boriosa.
Posted by: Maurizio Ferrara at 25.04.06 14:22
Quindi voi asserite che urgerebbe una "semplificazione" dei ragionamenti metafisici sulla letteratura in genere? Le lamentele da me sentite servono per scavare e arrivare al fondo dei concetti.Il rischio? Spaccare il capello in 4 senza comunicare nulla al lettore. Il rischio opposto è la superficialità.Dovrò ragionare un po' prima di tirare le somme, ma l'idea di voler essere comunicativi forse esula dalle lamentele denunciate da Foschi.Tiz.
Posted by: Tiziana at 25.04.06 16:11