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13.04.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #60
Daniele Malavolta, regista e narratore, interviene nell'inchiesta sul Romanzo del XXI secolo.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Tutti gli interventi di critici, scrittori, lettori si trovano QUI.
Mi chiamo Daniele Malavolta, e in genere mi occupo di sceneggiatura e di regia ma ho pubblicato un romanzo (Il popolo degli dioti) con Pendragon, piccola casa editrice di Bologna, nella
collana diretta dall'ex del gruppo 63 Roberto Di Marco, collana nata con la specifica intenzione di andare oltre il romanzo ed uscire finalmente dal novecento. Intenzione questa lodevole, seppur in parte disattesa, ma che ha avuto il merito di pubblicare alcuni autori che mostravano segni della "crisi di senso" che ha investito, secondo Di Marco, la modernità.
Ho notato una tendenza comune a diversi autori italiani cosiddetti "giovani", verso un eccesso di minimalismo, e una mancanza di interesse verso l'impegno civile e la politica. Una eccessiva attenzione a tematiche riguardanti un piccolo gruppo di amici, la compagnia o l'orticello dietro casa denota una preoccupante carenza nelle capacità di analisi di una intera generazione di scrittori che sembrano insensibili ai problemi reali della società in cui vivono. Questa naturalmente non è la regola, ma i casi letterari che vengono costruiti a tavolino e alimentati da intelligenti campagne stampa e marketing da parte delle case editrici, hanno come tema i bollori di una adolescente piuttosto che i problemi del mondo e la globalizzazione.
Questi best seller artificiali magari vengono acquistati senza essere letti, per essere regalati, quali oggetti d'arredamento, o perché no, solo perché nello studio c'è un tavolo che balla e il libro è dello spessore giusto, ma di certo questa letteratura non lascerà il segno nella storia, avendo perso lo scrittore qualsiasi funzione sociale ed essendo spesso incapace di qualsiasi interpretazione credibile della realtà. Lo stile e la costruzione narrativa magari si possono imparare a scuola, ma i contenuti sono un'altra cosa.
Daniele Malavolta è nato a Modena il 21/07/1974. Quel giorno, a causa della crisi energetica, potevano circolare solo le auto con targa pari, e naturalmente, l'auto di suo padre aveva la targa dispari. Comunque era domenica mattina, ma non troppo presto. Il primo atto creativo di qualche importanza è stato scarabocchiare su un muro di casa. Da quel giorno non gli hanno più fatto mancare fogli bianchi. In questo periodo ha avuto il suo primo approccio con il mondo televisivo facendosi cadere in testa un televisore che si è un po' ammaccato.
Verso i tre anni lo hanno mandato all'asilo e ha cominciato a pensare che lo avessero fregato, ma siccome non riusciva a scappare, o se ci riusciva poi lo riprendevano, decise di adattarsi alla situazione.
Il primo film che ha visto al cinema è probabilmente "Lo chiamavano Trinità" di E.B. Clucher, doveva essere il 1977. Avevano provato a fargli vedere "Bambi", ma sua madre e la zia dovettero farlo uscire perché voleva vedere dove fosse finita la madre del cerbiatto che secondo lui non poteva essere morta. A sei anni lo mandarono a scuola e allora fu certo che lo avevano fregato. Alle medie cominciò a disegnare fumetti. Diplomato nel 1993 in elettronica e telecomunicazioni all'istituto tecnico industriale Fermo Corni di Modena con voto 42/60, decise (tirando un dado) di iscriversi al DAMS di Bologna e frequentò il seminario di sceneggiatura cinematografica condotto dal dottor Giovanni Robbiano al CIMES di Bologna e ha cominciato a scrivere.
Laureato in DAMS a Bologna nel 2000, con voto 104, con una tesi su John Woo venne arruolato dall'Esercito Italiano, ma la sua permanenza nelle forze armate durò poco e venne selezionato come corsista del Corso RAI SCRIPT 2000/2001 per sceneggiatori. Ha vinto il Premio Bologna 2000 per sceneggiature di cortometraggi "Storie di fine millennio" con la sceneggiatura "IL CANE" e ha vinto la menzione speciale al Premio Solinas 2000 con la sceneggiatura "MODENA MODENA, STAZIONE DI MODENA, PER CARPI, SUZZARA, MANTOVA, SI CAMBIA" che poi ha avuto l’articolo 8 ed è diventata un film.
Nel 1999 ha realizzato il cortometraggio "DUELLO ALLO SPECCHIO" prodotto da Movie Movie per Telepiù nell'ambito dell'iniziativa "I CORTI DELLO SPECCHIO", e poi ha avuto la brillante idea di farne degli altri.
Nel 2001 ha scritto, diretto e interpretato lo spettacolo teatrale "IL BONSAI", per la rassegna "Cattivi Maestri" (2001).
Nello stesso anno ha scritto insieme a Davide Sorlini "SEXITAXI", lungometraggio prodotto dalla Bradipofilm e diretto da Davide Sorlini.
Ha scritto “TAGLIATI MALE”, diretto da Piersandro Buzzanca e prodotto da Lastrada Cinema nel 2003 e non contento di questo nello stesso anno ha pubblicato il suo primo romanzo: IL POPOLO DEGLI DIOTI.
Ha fatto altre cose di cui si vergogna.
Un giorno prenderà il brevetto di volo e diventerà comandante di un'astronave.
Posted by Davide Bregola at 13.04.06 09:40
Comments
Penso che hai ragione, ma la colpa non è solo dei giovani..è anche di una società opportunista che pensa solo a se stessa e scarica sui giovani le frustazioni. Ma non esistono solo libri che parlano dei bollori di adolescenti..esiste ancora qualcosa di diverso...esiste ancora la memoria e chi cerca di portarla avanti..
Posted by: claudia at 13.04.06 10:36