« Ogni casa è illuminata | Main | Il romanzo del ventunesimo secolo #54 »

13.03.06

Universo in espansione

Maura Gancitano interviene nel dibattito su studenti e università, su aspettative e realtà. Tutto è iniziato con Valeria Vitelli QUI. Il suo malcontento ha stimolato un vero e proprio scambio di esperienze a cui Maura dà seguito.

Io sono fortunata, io frequento un’università privata, le segretarie mi chiamano per nome e studio dentro a un palazzo affrescato. Ma in realtà non c’è niente di diverso dalle università pubbliche.

Studio filosofia, sono al secondo anno. Ho scelto questa facoltà (nata quattro anni fa) perché è la migliore in Italia, ci sono ottimi insegnanti, e di conseguenza dovrebbe dare maggiori possibilità d’impiego. Ha un piano di studi diverso da quello classico, non ci sono esami di storia dell’arte e di letteratura, e il corso di storia è stato introdotto solo quest’anno dal nuovo Preside.

In un anno e mezzo ho dato 12 esami e me ne mancano ancora 11, più 6 colloqui su altrettanti classici della filosofia (che valgono 1 credito ciascuno, cioè niente), uno stage di 150 ore e la tesi.
Non ci sono i moduli e le parcellizzazioni, ma quasi tutti gli esami sono piuttosto pesanti (non c’è il limite delle pagine – o perlomeno non viene rispettato - e i professori hanno maggiore libertà riguardo ai programmi di studio) e il numero dei crediti è incongruo. Scegliendo di frequentare quasi esclusivamente corsi di 9 crediti (cioè i più pesanti), sono riuscita a ridurre a 23 il numero degli esami complessivi (molti dei quali sono sia scritti che orali...cioè, prima devi scrivere una tesina leggendo una miriade di testi di approfondimento, spesso in inglese, e poi studiare il programma e sostenere l’esame orale), ma se avessi lasciato così com'era il piano di studi ne avrei dovuti dare quasi 30 (più i soliti colloqui sui classici).

Come dicevo, il nuovo preside ha introdotto il primo corso di storia, che si dice permetta di raggiungere il numero di crediti sufficienti per insegnare. Ma io non posso frequentarlo perché non mi conviene in termini di crediti, perché devo riuscire a laurearmi in tempo (costo già troppo alla mia famiglia, non posso permettermi anche di andare fuori corso) e devo scegliere gli esami che mi sono più utili, che mi danno la possibilità di acquisire il maggior numero di crediti con il minor sforzo (si fa per dire). Potrei seguire il corso senza dare l’esame, per “cultura personale”, ma ovviamente non sarebbe la stessa cosa.

Quando passerò alla laurea specialistica dovrò imparare il tedesco in 2 anni (riuscendo a comprendere i testi filosofici, le conferenze filosofiche e a scrivere di filosofia e sostenendo alla fine un esame che verrà valutato in trentesimi - - come succede anche per quello d’inglese – e che quindi non darà una semplice idoneità, incidendo inevitabilmente sulla media), dare quasi altri 20 esami e scrivere una tesi di 350 cartelle.
E poi magari, quando finirò, non troverò uno straccio di lavoro.

L’anno scorso ci sono state le prime lauree. Qui le medie sono molto alte, ci sono studenti brillanti, c’è gente che studia ininterrottamente, eppure nella sessione estiva si sono laureate solo 4 persone.

Perché, oltre al numero esagerato degli esami, un grosso problema è anche quello della tesi. Quando si scrive? Se si devono preparare quasi 30 esami in 3 anni, quando si ha il tempo per scegliere un tema forte, leggere decine e decine di testi e scrivere una tesi decente? Così molti, pur avendo già dato tutti gli esami, devono posticipare la laurea alla sessione successiva per scriverla, correndo contro il tempo.

Tra agosto e settembre farò uno stage al Festivaletteratura. Ho deciso di mettermi direttamente in contatto con loro (ho fatto due anni di volontariato lì) per evitare che la facoltà mi spedisse in qualche brianzolo assessorato alla cultura. A dire il vero qui viene offerta la possibilità di fare lo stage in aziende conosciutissime e di alto livello. Peccato che non ti facciano fare niente (niente che ti piace, almeno) e che non ti diano la possibilità di imparare qualcosa (fatte le dovute eccezioni). E allora a che servono gli stage? A guadagnare crediti anche quelli, a permetterti di avvicinarti alla soglia dei 180 crediti che ti permetteranno di laurearti? Che senso ha, allora?

Anch’io sono arrivata qui piena di aspettative e, pur sapendo che farei di nuovo la stessa scelta, anch’io mi sono ricreduta. Ho studiato tanto, eppure mi sembra di non sapere niente, di non avere alcuna abilità. Mi manca un anno e mezzo per laurearmi e ce ne vorranno altri due per la specializzazione. Eppure a me sembra di avere ancora poco tempo prima di entrare nel famigerato “mondo del lavoro”. Potrei fare un master che potrebbe darmi le competenze per fare il lavoro che voglio, ma servirebbe davvero a qualcosa?

E allora cerco di darmi da fare adesso, studiando per conto mio cose che in facoltà non insegnano, leggendo più che posso, scrivendo, facendo più cose di quelle che riesco a fare, affannandomi per fare esperienza. Ma ho bisogno che qualcuno mi dia la possibilità di crescere, che mi dia l’opportunità di fare esperienza, di lavorare. Ma questo capita raramente. A volte perché vent’anni sembrano pochi, a volte perché i vent’anni danno fastidio.


Maura Gancitano dice di sé: Chi sono? Uhm...ho 20 anni, sono siciliana, studio filosofia a Milano, ho un blog (www.maura.splinder.com), sono nella redazione di due riviste elettroniche (Bombasicilia e L'emergente sgomita), collaboro con una casa editrice e con una piccola casa di produzione cinematografica, organizzo presentazioni, ho vinto premi letterari...

Posted by Davide Bregola at 13.03.06 21:10

Comments

I problemi tuoi non sono problemi. Sei nella migliore facoltà di filosofia d’Italia, io in una delle peggiori. A te ti chiamano per nome in segreteria, qui ci chiudono fuori e dicono di non disturbarli che il capo è in ferie da sette mesi e il libretto l’avrò, se va bene, dopo che la laurea sarà già seccata al sole.

Qui non sanno neanche se sono vivi o morti.

Sulle mancanze del sistema dei crediti, credimi tu sei in paradiso.

Vai su http://www.lettere.unipa.it/CDL/FSI.htm e cerca di capire dove sono le lezioni e le aule e i professori del fantomatico secondo semestre che è iniziato ieri.

Poi invece di chiederti quando si trova il tempo di scrivere la tesi, pensa la tesi come la prima grande prova della vita, senza pensare che una tesina di primo livello sia piccola e insulsa. Io ho scelto volontariamente di lottare con un autore difficile come Paul Celan e ne sono uscito accresciuto (cfr. http://www.asterione.org/monografie.php?id=9 )

Se ti lamenti al San Raffaele “non ci saranno altri luoghi, non ci sarà un altro mare” per dirla con Kavafis.

Posted by: tonino pintacuda at 14.03.06 19:05

sulla precarietà dei sogni e sul muro contro cui cozzano le aspettative avevo dedicato ampio spazio qui

Posted by: tonino pintacuda at 14.03.06 19:10

http://toninopintacuda.splinder.com/tag/voglio_una_vita_indeterminata

Posted by: tonino pintacuda at 14.03.06 19:11

Ho iniziato il mio intervento dicendo proprio che sono fortunata. Però non è tutto così facile. Credimi, lo so cosa sono i problemi.
Io so solo che la mia famiglia fa sforzi enormi per farmi stare qui, e che io devo cercare di essere indipendente economicamente prima possibile. Ma quando uscirò da questa università non ci sarà nessuno che mi offrirà un lavoro, i professori non mi aiuteranno, e l'università non muoverà un dito.
Le difficoltà ci sono, credimi, anche dal punto di vista degli insegnamenti. E' un'ottima facoltà, ma ci sono anche cose che non vanno.
Io ho fatto un paragone con i miei amici che frequentano le università pubbliche (che io frequenti una facoltà privata è solo un caso, non una questione di principio), e sono arrivata alla conclusione che laurearsi qui non è più facile, e che il rapporto credito/difficoltà è forse peggiore. Va bene, i professori sono migliori, il trattamento è diverso, ma fino a un certo punto.
Dopo aver fatto lezione i professori se ne vanno per i fatti loro e non s'interessano più a te (ad aprile avrò finalmente il risultato di un esame fatto a febbraio, perchè il professore nel frattempo è andato a tenere un corso negli stati uniti), e anche le segretarie possono comportarsi in maniera scorretta (per esempio non pubblicando il bando di concorso per la borsa di studio).
Tanta gente ha preferito lasciare perdere perchè pensava che non ne valesse la pena.
Non ho detto che una tesina di primo livello è piccola e insulsa, nè che la tesi non serve a niente. Ho detto solo che, proprio perchè è un grosso impegno, dovrebbe esserci più tempo per scriverla, come succedeva prima.

Posted by: Maura at 14.03.06 19:35

ORMAI LA CRISI è DAPPERTUTTO!NON è DETTO CHE MILANO SIA LA MIGLIORE...MAURA TI CAPISCO BENISSIMO ORMAI ILMENEFREGHISMO UNIVERSITARIO è NEL SISTEMA ITALIANO!

Posted by: CLAUDIA at 15.03.06 08:14

Faccio la stessa università di Maura, e certo è un "privilegio" che non viene da una qualche forma di snobismo ma piuttosto da una scelta pensata e anche un po' sofferta: i professori migliori contro una vita sociale che non richieda troppe fatiche per esser mantenuta, e neanche troppi soldi, visto che affitto retta e libri si mangiano tutto.

Il mio primo semestre,quasi tre anni fa, ha compreso 5 esami per un totale di 15 crediti. Vien da dire: esami quasi "gratis"? Tutt'altro. Non certo 55 ore sono state dedicate allo studio sul Teeteto e su Heidegger, su Repubblica e Lowith per "ben" tre crediti.
Le segretarie sono gentili? Vero, eppure per fare lo stage, per trovare l'azienda, realizzare il contratto e poi ottenere la documentazione ci è voluto più di un semestre. Come dalle altre parti no?
C'è qualche professore molto disponibile, vero, ma più per inclinazione personale, direi.
Qualcun altro considera il resto del mondo come un brulicante gomitolo di vermiciattoli.

Faccio quasi tutti i giorni 8 ore di lezione, e la maggior parte non mi "serviranno" (parlo di crediti) a nulla. Ok, è cultura, ma arriva a casa la sera, pulisci sistema e compagnia bella, e poi mettiti a rivedere gli appunti e a dare uno sguardo alle letture che aumentano, almeno per essere in grado di seguire domani: non è che "i professori più bravi" sia sinonimo di "tutto facile", anzi!
Ed è giusto così, visto quanto sto pagando io, e stanno pagando i miei genitori. Non vorrei di meno e sceglierei di nuovo questa facoltà.

Ma in ciò non mi si proibisca di dire che ho qualche problema anch'io, che le prospettive del futuro sono angosciantemente nebulose anche per me, che ho voglia sempre di cercare un altro mare. E' per questo che ho fatto filosofia tra l'altro.

Arrivederci.

Posted by: 99darkSmiles at 18.03.06 20:20

Parlatemi di qualcosa di più interessante

Posted by: FAS at 01.06.06 16:36