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01.03.06
Parente Di Nessuno
Massimiliano Parente ha da poco dato alle stampe il libro Parente di Nessuno (Gaffi Editore), un libro composto con articoli e saggi pubblicati sul settimanale Il Domenicale le cui tematiche sono riconducibili alla narrativa italiana contemporanea. Parente fa i nomi e i cognomi degli scrittori che critica, fa nomi e cognomi dei critici conniventi con editori amici o scrittori apparentati, snocciola cifre "reali" e contribuisce a rendere chiara la sua idea di Letteratura. Spesso risulta essere "cattivo" o "antipatico", sembra seminar zizzania, se non fosse che non si può liquidare il contenuto del suo libro o l'idea che sottende con aggettivi semplicistici e superficiali, attaccandolo magari proprio perché lo fanno scrivere e trova spazio solo su Il Domenicale di Dell'Utri e non sul Corriere della Sera o Repubblica. Su Il Riformista sabato 25 febbraio 2006 Filippo La Porta lo attacca in un articolo il cui incipit è:
"Le illusioni perdute e sadomasochiste di Parente.
Giusto criticare conformismi, servilismi, pavidità, mafie e vari traffici intellettuali. Ma si può fare «critica dell’ideologia» auto-legittimandosi sul solo principio della soggettivà? Il rischio, autolesionista, è di rimanere prigioniero delle proprie idiosincrasie."
Se non fosse che La Porta è consulente editoriale della Casa Editrice Gaffi, sembrerebbe un parere come un altro, allo stesso tempo però preciso che l'articolo di La Porta è molto più sostanzioso, ma tramite la Rete non è possibile recuperrarlo.
Massimiliano Parente mi scrive:
"Purtroppo la risposta di La Porta di sabato scorso, in cui mi dava del sadomasochista (citando tra l'altro a sproposito il samurai cieco di kitano, che colpiva benissimo e tra l'altro non era neppure cieco, gli occhi li teneva chiusi perché non aveva bisogno di tenerli aperti), non te la posso mandare perché non ho il file ma solo il cartaceo. Non so se è reperibile nel sito del Riformista, ma mi pare che occorre essere abbonati. La cosa incredibile è che, a fronte dell'articolo che leggerete, Mughini mi scrive dicendomi che d'ora in poi mi chiamerà "lo stragista", mentre La Porta scrive un articolo SU di me e non per rispondere a quello che dico. Insomma, molto più facile rinchiudere un j'accuse inventandosi un personaggio piuttosto che dover rispondere, dover rendere conto."
Solo qualche giorno prima Parente di Nessuno e il suo autore erano stati duramente attaccati da Il Foglio in un articolo di Camillo Langone e QUI se ne da conto.
Di seguito la risposta argomentata di Massimiliano Parente uscita su Il Riformista di mercoledi 22 Febbraio 2006.(D.B.)
Caro direttore. Luca Mastrantonio, sul Riformista del 20 febbraio, riprende in un articolo il “caso Parente”, commentando la formuletta langoniana apparsa in un sardonico articolo sul Foglio, mettendo in evidenza la mia volontà di immolarmi quale “San Sebastiano della letteratura italiana”. Sarei colui che “massacra tutti, delegittima tutti, e poi sembra dire: ci sono solo io”. Siccome la cosa di per sé è vera e falsa al tempo stesso, vorrei precisare e portare il discorso altrove, o meglio esattamente dove sono io, ossia da nessuna parte. Non una parte, quantomeno, che mi riguardi né più né meno di quanto riguarda voi cittadini italiani e chiunque altro. Perché in realtà, dove sono io, non ci sono neppure io. E non tanto perché io scriva nelle “catacombe del Domenicale di Marcello Dell’Utri”, come ha scritto Langone (malignità singolare per un cattolico tradizionalista come lui, nelle catacombe è pur nato il cristianesimo, e se qualcuno davvero sta oliando una ghigliottina per me, nel caso, e giusto per vezzo, preferirei una croce).
L’Italia è un paese in cui della letteratura non frega più un cazzo a nessuno. Ecco, per esempio, perché questa settimana Claudio Magris sul Corriere della sera può aver ragione stando dalla parte del torto. Ha ragione quando dice che “se questo è il tempo dei Dan Brown, ciò significa che ad esprimere l’io e il mondo non sarebbe più la grande letteratura sperimentale e d’avanguardia –che da più di un secolo ha cambiato la realtà, cogliendone l’essenza con potenza visionaria- che continua a farci scoprire in essa, nonostante gli anni e i decenni, il nostro presente, la nostra verità. Abbiamo sempre creduto che, a dispetto delle date, i Kafka, gli Svevo, gli Strindberg, i Beckett fossero nostri contemporanei”. Ha ragione perché è vero, e ha torto essendo la predica di Claudio Magris e il pulpito il Corriere. Parla di corda in casa dell’impiccato, e inoltre è sempre il solito giochino postmoderno alla chiusura, ti dico che mi piace Kafka assumendolo sì come un valore, ma per dire che oggi non c’è più nessuno come Kafka, che è la solita solfa ripetuta dai critici intervistati da Di Stefano sul Corriere (eccezion fatta per Carla Benedetti), anziché Kafka dicendo “non ci sono più Pasolini e Calvino” e meno male, chissà chi se le sarebbe lette duemila pagine di Petrolio oggi che Ermanno Paccagnini tra Lovers della Santacroce e Canti del caos preferisce recensire il primo e ignorare il secondo perché troppo faticoso. Oggi che il criterio è quello di Antonio D’Orrico, con i libri divisi in facili e difficili, e a restare sarebbero i facili. Non Proust, non Musil, non Kafka, non Gadda, non Flaubert, non Swift, ma solo i facili. Da Cassola a Avoledo, al massimo del Midcult, appunto, proprio lui, Claudio Magris.
La “dittatura dei bestseller” cos’altro è se non Piperno pompatissimo e paragonato a Proust, o Buttafuoco spompinatissimo che finalmente dà alla destra quello che le mancava, un romanzo di destra, quando a ben vedere la destra, se proprio lo voleva, già ce l’aveva, erano i berlusconiani Wu Ming o Babette Factory (i quali pensano anche le stesse cose di Buttafuoco su Israele o gli Stati Uniti), ma anche lì ci ha pensato Giulio Mozzi rifilandogli una paccottiglia futurista collettiva e vissero felici e contenti, tenuto conto che Buttafuoco, essendo la stessa minestra narrativa riscaldata, è piaciuto anche a sinistra. Ma non è solo questo. A Roma ci sono le salotterie, c’è Bibli e Parpaglioni che fa il piccolo ma vuole vincere a tutti i costi lo Strega con lo stesso prodotto dei grandi editori e si lamenta, poi chiude e si lamenta.
Ci sono le presentazioni e le pacche sulle spalle. Sui giornali di destra o si fa cronaca culturale, o si tenta una demarcazione piagnona tra cultura di destra e cultura di sinistra non sapendo però chi metterci a destra. Sul Foglio la cultura è o Berardinelli, che sale in cattedra anche lui per spiegare che sono importanti i bestseller, o Langone, che scende dalla cattedra per fare del giornalismo cultural-gastronomico da business-class, o Maria Rosa Mancuso, anche lei per dire che i grandi libri sono sempre stati dei casi commerciali, chissà dove ha studiato. Filippo La Porta, a cena a Milano con Gaffi Editore in Roma, mi dà ragione su D’Orrico ma poi non scrive una riga contro. Oppure il mio amico Mughini con la sua rubrica Uffa, il quale, dopo il pezzo di Langone in cui figuro come un kamikaze dalla triste figura, mi telefona per dirmi di moderarmi, come se non avessi passato un esame, come se Langone fosse la dogana di qualcosa. Uffa lo dico io. Intanto, mentre Il Foglio mi nega qualsiasi intervento di risposta perché è meglio farmi sembrare un principe Miškin fuori tempo massimo, ho la colpa di aver fatto bene le scuole dell’obbligo e di difendere Scuola di nudo di Walter Siti o Canti del caos di Moresco o La macinatrice di Parente (mi cito solo perché, non essendomi mai citato prima, a forza di parlare del “caso Parente” e dire che mi cito da solo ho deciso di farlo davvero, come una moglie che accusi il marito di cornificarla, alla fine tanto vale scopare come ci pare o almeno farsi una sega in cui pensare il mondo e qualsiasi altra troia vera sui propri esclusivi polpastrelli), milioni di famiglie continuano a mandare i figli a scuola e a pretendere che studino Dante o Leopardi. Quando usciranno dovranno sapere che in televisione, a parte i buchi del culo ostentati, non c’è un solo buco dove parlare non soltanto dei libri che contano, non soltanto dove contino i libri, ma dove i libri siano un valore. Non è un’idea seriosa, è un’idea seria, data questa si può anche scherzare, basta non sia sempre carnevale.
L’etica dominante non ha niente a che fare con l’estetica, e va bene, vige quella delle classifiche di vendita, e va bene, che paradossalmente si fanno solo sui libri, mai sulle lavatrici, nemmeno sui vibratori. Questo paese di contenutisti impenitenti, dopo Croce, dopo il marxismo, dopo lo strutturalismo, non sa più riconoscere la differenza tra una Madonna con Bambino di Bellini e una di Caravaggio: in questo paese i critici seguono il loro gusto personale che è quello di leggere storielle, seguono il gusto del pubblico che è lo stesso loro, sbarcare il lunario e fare poca fatica, e se un romanzo è complesso, se è Harmonia Cælestis o Horcynus Orca leggersi solo il risvolto di copertina o andare su Google. In questo paese di realisti e balestriniani, se parli di forma capiscono formalismo, o ti tirano fuori la leggerezza di Calvino. In questo paese dove il Diario di uno scrittore di Dostoevskij è fuori catalogo da anni. In questo paese studiare è un disvalore. Non troverete mai un reality in cui qualcuno nomini un libro. Solo Mughini, che dice alle Iene e alla Canalis di averne scritti quattordici. Solo Busi, ma vestito da Zta Zta Gabor. Sarà, che ormai non possiamo non dirci berlusconiani, purché con berlusconiano non si intenda capitalista. Siamo ultimi in occidente quanto a consumo di libri e quotidiani, abbiamo ben assimilato da Marx, Engels e poi dalla Scuola di Francoforte che c’è la struttura e la sovrastruttura, e se la sovrastruttura è tale tanto vale sia entertainment il più possibile. Ci vantiamo di essere la patria della cultura ma celebriamo i morti per affossare i vivi, mentre l’Ungheria esporta fieramente Esterházy, il Brasile Guimãres Rosa, il cile José Donoso, noi affossiamo Moresco o Busi e esportiamo Melissa P, e la Cappella degli Scrovegni non sappiamo dove sia ma lo sanno bene gli americani che vengono a visitarla, e che vengono da un paese capitalista dove non solo ci sono centinaia di canali televisivi, non solo spinge all’esterno scrittori come David Foster Wallace o William Vollman o Thomas Pynchon e decine di altri, non solo il Moma è bellissimo e gratis e meno male che molte nostre opere sono uscite dagli scantinati dei nostri musei per finire lì, servite e riverite, non solo. Ma le università sono anche promotrici di cultura, e ci sono le university press (che pubblicarono perfino Toni Negri, e oggi pubblicano Carla Benedetti ragionandoci sopra seriamente come noi non siamo capaci di fare) e dibattiti seri, ci si scontra per il bene e per il male, per la pace e per la guerra ma seriamente, dove Bush chiama non Calderoli ma uno come Bernard Lewis per farsi spiegare l’islam, dove impera sì la narrativa commerciale ma la letteratura è high brow, middle brow, o low brow, e la parola ha ancora un senso. Si è processato Bret Easton Ellis come qui nell’italia democristiana si teneva in così alta considerazione Pasolini da processarlo (ma anche poi invitandolo a parlare in televisione, e qualcuno mi dica oggi dove mai potrebbero intervistarlo, al massimo andrebbe a commentare La Fattoria e cercare lì la sua Italia contadina), si blocca American Pshyco alla frontiere del Canada perché ritenuto pericoloso, perché la letteratura è importante, perché, come diceva Moretti prima del rincoglionimento politico e procreativo, le parole sono importanti, chi parla male pensa male, figuriamoci chi scrive peggio. Noi siamo il paese dove, non essendoci cultura, non c’è neppure ricerca, e spero davvero che si pretenda dai chirurghi quello che pretendiamo dai critici, dagli editor, e dai letterati, da Langone e da Mirella Serri, almeno decimeranno qualche milione di italiani di troppo, lettori di Piperno e di Sveva Casati Modigliani. Noi siamo il paese cattolico dove non si può fare l’eterologa, e però sono tutti clonati, in nome del “popolo sovrano”, come dice Simona Ventura. Noi siamo il paese in cui Federico Fellini non riuscì ad avere il finanziamento per un suo ultimo film, ma in compenso lo ebbe poi Marina Ripa di Meana, grande amica del mio amico Mughini.
Posted by Davide Bregola at 01.03.06 11:47
Comments
Prima di dire qualunque cosa dovrò andarmi a leggere anche il resto. Però gli spunti e le provocazioni gettate sul tavolo mi paiono interessatni e simili, per certi versi, allo scenario di altri settori.
Buona giornata. Trespolo.
Posted by: Trespolo at 01.03.06 15:43
Trespolo, questo "pezzo" di parente a mio avviso è importante, quindi merita di essere letto tutto e pure divulgato. Io l'ho fatto, consapevole, come ne è consapevole l'autore, che al solo nominarlo fa venire a molti l'orticaria psicosomatica. Siccome sono una persona a cui piace andare a fondo nelle questioni, voglio dare la possibilità all'intelligenza di vincere sulle superstizioni. D.B.
Posted by: Davide Bregola at 01.03.06 16:43
Diciamo pure che manca una cultura della letteratura, giacché si è del tutto incapaci di distinguere fra un bicchier d'acqua ferrarelle e uno di barbera: che nessuno dei due sono per palati fini, ma è quello che il convento passa in gran copia e dunque si beve a gargarella, senza neppure interregarsi se ci sia una cultura dello champagne. La critica è populista - ma per finta - che poi, a guardare a fondo, in fondo al bicchiere, il residuo è l'essenza, è sempre quella del cinismo rarefatto: così un volgare libello (vinello) diventa opera maxima. In effetti, meglio così, che non ci siano più né i Calvino né i Pasolini: altrimenti non li si capirebbe. Né li si vorrebbe leggere. Offro io: Coca-cola per tutt*, però ve la pagate da sé.
g.
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 01.03.06 18:33
Caro Iannozzi, senza tirare in ballo Calvino e Pasolini dai quali stiamo cercando un po' tutti di affrancarci senza dimenticarli, a me sembra non si tenga in conto del libro Parente di Nessuno che invece dovrebbe accendere una miriade di commenti e di incontri pubblici, e invece crea solo piccole invidie e critiche fuori tema. Che dici?D.
Posted by: Davide Bregola at 01.03.06 19:05
A “salti e mozzichi”, sto leggendo il libro di Parente. Devo dire che mi è difficile non essere d’accordo con lui. Anche se, durante la lettura di alcuni articoli, ho la sgradevole sensazione che forzi un po’ troppo (per non dire sempre) la mano, e di conseguenza la realtà. Nei giudizi è troppo impegnato a distruggere che a produrre una visione alternativa. Non so come spiegare, la realtà non è tutta nera. Spero di ricredermi strada facendo, appena finito il testo tiro le somme. Comunque, basta con l’ipocrisia. Questo vale non solo in letteratura, ma anche davanti agli sportelli della posta, nelle università, ecc.
Posted by: Francesco Sasso at 01.03.06 19:41
Il libro di Parente l'ho letto 2 volte e mezzo. La prima volta per capire se c'è un filo conduttore, la seconda volta per capire se ha forzato troppo la mano oppure se si è avvicinato un po' alla reale situazione culturale italiana. La mezza volta ho riletto i saggi più lunghi. Intanto ho capito che Parente è uno scrittore e non un giornalista culturale, per cui la sua idea parte dall'idea che ha lui di letteratura e quindi di persona che produce testi narrativi. Ho pure capito che è nelle sue corde usare lo sberleffo, l'ivettiva, la stroncatura e non son registri per tutti. Lui li sa usare bene. Ho capito anche questo: difficilmente leggeremo Parente parlare bene del romanzo di qualche suo coetaneo, perché per lui è il solo, l'unico, a detenere il "potere" di scrivere pagine letterarie pure; non per niente quando cita opere meritevoli, cita i padri: Busi, Siti, Moresco, che hanno esattamente l'età dei nostri padri, o almeno del mio. Direi quindi che Massimiliano più che uccidere il padre tenta di uccidere il fratello pur non essendo Caino. E però il suo libro è la prima testimonianza "critica" di rilievo della nostra generazione e per questo, ma non solo, se ne dovrà discutere.Bregola
Posted by: Davide Bregola at 01.03.06 19:51
Caro Davide,
ritengo che Parente sia un ottimo scrittore, più di tanti altri: una difesa questa che ho portato avanti e sostenuto... Il resto è storia. Ma lo ribadisco: "La macinatrice" è uno di quei romanzi che sconvolgono, per impatto emozionale e per tante altre cose di cui ho già detto.
Questi articoli, da Gaffi pubblicati in volume, potranno apparire ai più ostici, e fuori dalla realtà: io invece credo che, nonostante alcune forzature-sollecitazioni-provocazioni, sia "Parente di NessunO" una summa, un corpo non per la flagellazione, bensì un corpo critico che si offre al lettore, a quello capace di indagare oltre le apparenze. Dice Parente, tra le altre cose: "Ci vantiamo di essere la patria della cultura ma celebriamo i morti per affossare i vivi, mentre l’Ungheria esporta fieramente Esterházy, il Brasile Guimãres Rosa, il cile José Donoso, noi affossiamo Moresco o Busi e esportiamo Melissa P, e la Cappella degli Scrovegni non sappiamo dove sia ma lo sanno bene gli americani che vengono a visitarla, e che vengono da un paese capitalista dove non solo ci sono centinaia di canali televisivi, non solo spinge all’esterno scrittori come David Foster Wallace o William Vollman o Thomas Pynchon e decine di altri, non solo il Moma è bellissimo e gratis e meno male che molte nostre opere sono uscite dagli scantinati dei nostri musei per finire lì, servite e riverite, non solo." Come non condividere? Noi esportiamo Melisse & Affini. Siamo in un paese barbaro per il quale la cultura è quella delle lucciole di paese.
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 01.03.06 19:52
Davide
Credo che per crescere- parlo di me, chiaro – scrittori come Parente siano utili, ménti che ti mettono sempre in difficoltà, spalle al muro, con lo sberleffo e la violenza del dire. Sgusciare dal cono di luce della sua mitragliatrice è un utile esercizio mentale.
Non avevo pensato nei termini padre-figlio: “Direi quindi che Massimiliano più che uccidere il padre tenta di uccidere il fratello pur non essendo Caino”. Leggerò il testo anche sotto questa luce.
Posted by: Francesco Sasso at 01.03.06 20:48
Giuseppe, conosco il tuo impegno per valorizzare le opere in cui credi e quindi ho visto il tempo dedicato a La macinatrice. Quando tento pure io di dire che magari sarebbe ora di valorizzare le buone cose e le grandi cose che abbiamo e di non fermarci alle classifiche vengo preso come un pazzo o un irresponsabile o uno scemo illuso, per cui riesco a capire il fuoco incrociato a cui è sottoposto Massimiliano. Dove ho potuto l'ho valorizzato e fatto parlare. A breve lo presenterò a mantova, più sotto a questo post c'è il programma degli incontri dedicati alle Lezioni Americane di Calvino. E' dal 1991 che cerco di promuovere autori bravi. Quacuno mi dice: "Chiama quello che è simpatico", "chiama l'altro che ha scritto un libro carino". Io invece cerco di chiamare gli scrittori bravi, E in questo credo di trovarmi d'accordo con te. Sasso, vedi che a certi personaggi saltano i nervi? Secondo me la capacità di uno scrittore si può notare anche dalla fermezza che ha nei comportamenti. Equilibrio e chiarezza d'intenti sono fondamentali in mezzo a questo bailamme. su padre e figlio ci sarebbe da fare un saggio intero prendendo in considerazione Il ramo d'oro e parte dei miti. Basti dire che spesso l'intento di "uccidere il fratello" è formulato a fin di bene, per cui la mia accezione nel caso parente è positiva.D.B.
Posted by: D.B. at 01.03.06 21:02
Scusate l'OT: Davide, sono vivo! Dopo più di 48 ore di delirio e febbre, sono vivo e lotto insieme a voi!!!
(a quando un'altra mangiata?)
;-)
Posted by: gianni biondillo at 01.03.06 23:54
Come fa a esserci una cultura del libro se alle superiori ci sono professori di italiano che vengono la mattina in classe e si lamentano per il loro stipendio da fame? E' impossibile, e ve lo dico con il cuore in mano, perchè è la mia esperienza. E poi come puoi obbligare a leggere "Le memorie di Adriano" se prima non hai insegnato, non hai fatto capire ai tuoi alunni l'essenza del libro? La mia ignoranza primordiale resta a causa loro e ne sono sempre più convinta.
Inoltre invito i scrittori a dosare le parole che a volte sono troppo pesanti. Ma come fate ad entrare nel cuore del pubblico se non vi spiegate bene? La capacità di un medico sta nel semplificare la diagnosi a un paziente che non sa nulla di medicina (almeno così dovrebbe essere), bene, iniziate anche voi a comportarvi così.
MI SBAGLIO....? Claudia S.
Posted by: CLAUDIA at 02.03.06 09:59
Claudia
Trasmettere l'essenza della lettura a chi non ne vuole sapere è difficile. Io ho molti amici che non amano leggere. Grazie a loro (esperienza personale) ho compreso che se tu hai vera passione per la letteratura riesci a trasmettere la bellezza, ridando vita alla Parola e, di conseguenza, ad interessare l’altro. Una settimana fa, durante una lettura semipubblica, mostravo l'erotismo presente sottotraccia (e neanche troppo) in alcuni componimenti di Foscolo: “ Ignoti vezzi sfuggono/dai manti, e dal negletto/ velo scomposto sul sommosso petto- volgarizzo, ma il poeta sosteneva che il ben di dio si rivelava attraverso le vesti e io spingevo l’uditorio a ricreare dentro di se l’immagine di questa donna bellissima, ma reale, che danzava attorniata da uomini un po’ eccitati ecc. (insomma, come oggi in discoteca, nulla è cambiato, se non la musica e la moda).
Gli stessi che prima della serata dicevano: “Che palle, Foscolo”, si sono divertiti e hanno capito che Foscolo non è quell’uomo dietro la cattedra, annoiato e stanco, ma “è” un uomo che amava e viaggiava per l’Europa, che uccideva e faceva all’amore.
Tutto questo per dire che insegnare non deve essere vissuto come un lavoro, come anche fare lo scrittore, il critico ecc.
Posted by: Francesco Sasso at 02.03.06 12:00
Infatti insegnare vuol dire trasmettere l'amore per quello che senti, ma a me nessuno me l'ha trasmesso e quando andavo a scuola e leggevo una poesia di pascoli sentivo qualcosa che mi ribolliva nello stomaco ma non sono mai riuscita ad interpretare le sensazioni che proovavo e quella prof st.. che mi ha detto che ero ignorante la ringrazio perchè oggi ho compreso che era lei che non capiva un'accidenti nè di Pascoli nè di Foscolo. C'è ancora qualcuno che ama leggere, credimi. Io vorrei avere una cultura pari alla tua o quella di Bregola, ma è difficile partire da sola senza nessuno che mi ha insegnato a interpretare quello che leggo. A volte penso di non esserne all'altezza. Grazie, Claudia.
Posted by: Claudia at 02.03.06 12:56
Claudia
io ho scelto di laurearmi in Lettere ma ti assicuro che tutto quello che so lo devo alla mia passione e alla voglia di scoprire orizzonti in letteratura, es: vado in biblioteca cercando libri che non conosco. Dipende da te, non dal prof. Dipende da te.
L'idea di Davide, credo di intuire, è del tipo "ragazzi, affranchiamoci dai padri e dai protettori, costruiamo il nostro mondo". Così come, ci vuole molta passione per dire in faccia la Verità che si sente dentro, in fondo chi glielo fa fare a Parente di mettere il dito sulle ferite dei colleghi?
Posted by: Francesco Sasso at 02.03.06 13:45
Si questo è anche vero, hai ragione. Ma secondo me è importante che la scuola non vada pesante con certe parole...
Hai ragione perchè se fosse stato per i prof di italiano non sarei qui a studiare ancora..., ma certe volte mi sento proprio ignorante..nonostante tutto.
Posted by: Claudia at 02.03.06 14:27
Credo che il buon (in senso di bontà etimologica)Parente abbia aperto una porta e subito tutti quelli che leggono i blog e i giornali l'abbiano chiusa...perchè è importante soffermarci sulle puttanate di Baricco e Ferroni/Citati...gente che mangia alla stessa tavola e inverte i fattori con lo stesso risultato...sono stenografi...solamente ripetitori di una idea piccolo borghese e cattocomunista di letteratura...non scrivere mai...de-scrivere sempre...seghe cerebrali e specchi dell'italia, paesello di plastica dove si fa tutto per un secondo fine e solo per guadagnarci...dove ci si legge e ci si racconta amicizia fino al primo ma...allora si diventa dei bastardi...noi abbiamo avuto un Morselli suicida perchè diventasse conosciuto e lodato...prima silenzio...e così via...il catrame poco puzzolente italiano della cultura non vuole rischiare perchè non conosce nè il rischio nè perchè rischiare...liberiamola questa cazzo di censura che forse si inizia a leggere e a non più disboscare boschi...a lavorare questi proto fighetti della parola...viva l'analfabetismo
Posted by: liberiamola censura at 03.03.06 16:00
Davide, tu sei uno dei pochi che fa un gran lavoro senza guardare a facili e ingiustificati pregiudizi, prima sull'opera e poi sull'autore. Si dovrebbe guardare alla qualità della scrittura, piuttosto che alla quantità intesa come fattore di vendita. La qualità sopravvive il più delle volte, la quantità quasi mai. Purtroppo si pensa che la logica del best seller sia quella che domani resterà in piedi: così non è. Di best sellers, detti tali nel tempo della moda, tanti: rimasti ai posteri per la qualitò, quasi nessuno. Meglio dunque un libro che vende nel corso di cinquant'anni o cento a uno che vende milioni di copie nel giro di un anno per poi perdersi per sempre.
g.i.
Posted by: Giuseppe Iannozzi at 04.03.06 23:52