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27.03.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #58

Giuseppe Iannozzi interviene nell'inchiesta sul Romanzo del XXI secolo.
Tutti gli altri interventi si possono trovare nella rubrica "ROMANZO XXI SECOLO" alla destra del monitor.
Giuseppe Iannozzi ha il lit-blog QUI.

Il Romanzo del XXI secolo
- alcune apocalittiche riflessioni -

di Giuseppe Iannozzi

Cosa resterà del romanzo del XX secolo? Probabilmente niente, o meno ancora. Il fatto è che di romanzi nel XX secolo ne sono stati scritti parecchi, ma pochi veramente buoni; quasi nessuno nell’ultimo ventennio che va dagli anni Ottanta ai primi giorni del Duemila. Gli ultimi venti anni sono tra i più negri e medioevali che siano stati consegnati ai lettori: la dittatura thrilleristica si è imposta come moda, e gli scrittori, dopo il meritato successo di Giorgio Faletti, si sono buttati a capofitto nell’affaire thriller; e come tutto risultato, poco più di niente, solo dei romanzetti scritti male e per giunta con la pretesa di voler essere à la Pasolini.

Autori quali Italo Calvino, Beppe Fenoglio, Cesare Pavese, Primo Levi, Carlo Emilio Gadda, Pier Vittorio Tondelli, Tiziano Terzani, e ancora Sebastiano Vassalli, Umberto Eco, Aldo Busi, sono già nella storia, o meglio appartengono già da tempo alla Letteratura, a chi dopo di noi li approfondirà sui banchi di scuola. Molto più difficile, se non impossibile, che domani un romanzetto di Melissa P. venga ricordato. E sono dell’opinione che sarà difficile che anche un maestro come Valerio Evangelisti venga domani ricordato, se non tra le fila di quei simpatizzanti per una letteratura votata (destinata) ad esser “popolare”. Eppure Evangelisti meriterebbe di più, nonostante alcune (inevitabili) cadute di tono, come l’abbastanza deludente “Il collare di fuoco”: ma romanzi quali “Noi saremo tutto” o “Il castello di Eymerich” o il più perfetto “Cherudek” meriterebbero di rimanere, e di esser considerati sin da oggi Letteratura. Il problema – se giusto è definirlo tale – è che ultimamente lo stile di Valerio Evangelisti si sta evolvendo, per uscire da qualsiasi schema e progetto narrativo: essendo che questa strada nessuno l’ha ancora percorsa, la strada che Evangelisti sta percorrendo è molto ma molto buia, così tanto che c’è il rischio che lo inghiotta in sé. Probabilmente, parafrasando una canzone di Ron (cantata da Lucio Dalla), “con l’aiuto del buon dio, stando sempre attenti al lupo”, Evangelisti riuscirà a dar un corpo pienamente completo ed intelligibile alla sua scrittura, quindi al suo stile. E se ci riuscirà, allora domani non escludo che potrà essere anche autore da antologia, da studiare seriamente.
Diverso discorso, ma breve, per Giuseppe Genna: i suoi thriller, tra i migliori che abbia letto, erano qualcosa. Oggi, dopo due scivoloni, gravi a mio giudizio, non so davvero che abbia intenzione di fare, perché la sensazione è quella che dia sfogo alla penna più per esercizio che non per dar corpo a della narrativa, a delle storie, e men che meno a della letteratura, foss’anche con la “l” minuscola. Dopo “L’impero di Costantino” e “L’anno luce”, due prove che valgono poco - nulla, a voler essere completamente onesto, secondo il mio fallibile metro di giudizio -, credo che “nel quasi mezzo cammin di sua vita si sia inoltrato per una selva davvero troppo oscura perché possa incontrare un Virgilio che lo conduca a veder del Paradiso una seppur flebile luce, o anche solo l’illusione d’una luce”. Sia come sia, non sarà con Giuseppe Genna e né con i kamikaze di Tiziano Scarpa che il XXI secolo potrà dirsi iniziato al Romanzo o alla Letteratura. E di Federico Moccia forse ricorderemo che ha fatto impazzire molte ragazzine: ma non me la sento proprio di dire che la sua scrittura sia qualcosa che rimarrà nel tempo: due romanzi, ma “Tre metri sopra il cielo”, per il giovane autore, è quello che gli ha dato il successo di vendite. Poi, a voler guardare ad Alberto Bevilacqua, probabile che qualche romanzo rimanga, non fosse altro che per la gran mole di libri scritti e pubblicati, per i temi sempre uguali e reiterati romanzo dopo romanzo. Andrea Camilleri resterà, verrà ricordato come autore del “popolo” e quindi popolare: i suoi romanzi non giustificano nessuna pretesa sociale e/o politica, sono soltanto delle storie e basta, storie che hanno fatto bene presa nell’immaginario del popolo, che ancora domani se lo ricorderà il suo commissario Montalbano. In fondo, leggere Camilleri ci distrae dai nostri problemi: il suo stile è semplice, vicino alla parlata popolare, e forse proprio questa peculiarità l’ha fatto amare ad un pubblico eterogeneo senza inimicarsi i critici, anche i più esigenti. Non più di tanto, comunque.

Brutto, molto brutto, tirare ad indovinare chi rimarrà e chi no, fare un toto-scrittori così come sto facendo: ma qualcuno deve pur farlo, qualcuno dovrà pur prendersi, se non la responsabilità, perlomeno il merito d’aver scagliato la prima pietra, e non perché io sia innocente, solo perché colpevole. Io rimango sempre, o quasi, affascinato quando leggo un romanzo di Valerio Massimo Manfredi: e però, in veste di critico, per quanto modesto io possa essere, non posso fare a meno di rendermi conto che sono delle storielle, ben scritte, non dico di no, ma pur sempre delle storielle con qualche elemento storico. Alessandro Baricco è invece scrittore che due cadute pesanti ce le ha avute, con “L’Iliade” e “Senza sangue”, ma con “Questa storia” è tornato ad essere genuino, quello di “Castelli di rabbia”, “Oceano mare”, “Seta”, “Novecento”. Senza addentrarmi in quelli che sono pregi e difetti della scrittura di Baricco, sono dell’avviso che i suoi romanzi rimarranno, a lungo, in quanto contengono non una morale ma più morali: ogni storia è un gioco, una sorta di matrioska, personaggio dopo personaggio, morale dopo morale, pagina dopo pagina, si scopre qualche cosa, un dettaglio che sembrava insignificante e che invece è essenziale. Una rara abilità questa per uno scrittore, che non può esser ignorata né lavata via con giudizi asfittici o di ostinata superficialità: quello che intendo dire è che la scrittura di Alessandro Baricco merita un approfondimento serio che non si fermi – e che non si impantani – in un’analisi superficiale.

La mia impressione a proposito dell’attuale mercato editoriale è che si mettano in circolo, se non proprio degli istant book, almeno degli scartafacci che, a un occhio inesperto, possono sembrare dei romanzi bell’e finiti. Il libro è stato ridicolizzato, ridotto a mero oggetto di consumo: gli scaffali delle librerie, giorno dopo giorno, sono invasi da nuove uscite, e tutti gli editori promettono – alzando occhi braccia e mani al cielo – che hanno dato alle stampe il capolavoro del secolo. Sono libri - ma libri solo perché di pagine tenute insieme da una rilegatura e una copertina – che dopo due, tre mesi, nessuno più ricorda. E però vengono immediatamente sostituiti da altri titoli simili, da autori uguali che reiterano all’infinito sempre la stessa storia, solo variando il nome dei personaggi e la scenografia.

Non sono ottimista: il romanzo del XXI secolo non è stato ancora dato alle stampe. E, soprattutto, non c’è un autore che oggi possa dire “nato per essere il primo dei grandi della Letteratura del Ventunesimo Secolo dopo Cristo”. Ma forse è molto meglio così: perché così, chi vorrà leggere tornerà ad affrontare con ragione e sentimento i Classici della Letteratura Italiana e non.

Posted by Davide Bregola at 27.03.06 17:12

Comments

Nulla di personale contro Giuseppe Iannozzi, che non conosco, ma questo è senz'altro il più scadente e superficiale degli interventi raccolti sinora da Bregola. Banalità alternate a boutades, e un sentenziare sostenuto e tedioso.

Posted by: Antonio at 27.03.06 21:24

@ ANTONIO

Si faccia passare il 'maldipancia' :-) E provi un po' lei a tirar fuori una boutade migliore di quella che ha appena stiticamente lasciato. :-)

Baciamo le mani, baciamo le mani, come sempre ^____^'''

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 27.03.06 22:05

Non mi sembra di essere stato maleducato: ho detto come la penso, e lo ribadisco: è un contributo scadente e fuori tema, che si riduce tutto a un "questo mi piace, quest'altro no", "questo è meglio, questo è peggio", come se si stesse parlando del campionato di calcio anziché delle tendenze riconoscibili oggi nella letteratura italiana. Ho precisato di non aver nulla contro di lei, dato che non la conosco.
Lei, forse in un momento di autoanalisi, ha risposto tirando in ballo gli escrementi. Col che si qualifica, e dà al mio modesto commento un valore maieutico. Stia bene.

Posted by: Antonio at 27.03.06 22:42

[...si riduce a un "questo mi piace, quest'altro no", "questo è meglio, questo è peggio"...]

Che significa?

Può esser d'accordo o meno con le mie considerazioni, ma se io faccio telecronaca sulla letteratura come fosse un campionato di calcio, Lei ho netta l'impressione che faccia solo il guardialinee, neanche il portiere o al limite l'arbitro.

Se motivasse "questo" e "quello" invece d'investirsi di maieutica e di darsi da solo la stola dell'innocenza, credo sarebbe assai più costruttivo.

Al momento, lei ha fornito solo considerazioni 'fuori tema' dicendo che io sarei fuori tema. E questo è un dato di fatto, che non va di certo a segnar punti a suo onore.

La ringrazio comunque per il suo intervento.

Cordialmente.

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 27.03.06 23:46

E' stato lei a usare l'espressione "totoscrittori". Ecco, a mio avviso l'inchiesta di Davide Bregola non può essere ridotta a un totoscrittori: questo fa schifo, quello è bravo. Mi pare che Lei sia l'unico ad averla interpretata in questo banalissimo modo. L'intento - e dopo tutte queste puntate dovrebbe risultare chiaro - era ed è capire le linee di sviluppo della forma-romanzo nei prossimi anni, e lei invece parla di chi le piace e chi no, menzionando anche Bevilacqua o Camilleri, scrittori che hanno indubbi meriti ma hanno anche una certa età e sono a tutti gli effetti scrittori del XX° secolo. Tra le altre cose, risulta evidente che Lei di Camilleri ha letto poco: parlare di romanzi di pura evasione (che "distraggono") e di stile "semplice" è una rozza semplificazione: in romanzi storico-civili come "La mossa del cavallo" o "La presa di Macallè" (quest'ultimo ben lontano dall'essere consolatorio o di intrattenimento) lo stile è tutto fuorché semplice: è irto, criptico, sperimentale. Ripeto: lei ha scritto una sequela di banalità e nella migliore delle ipotesi il suo è (come dicono gli americani) "name-dropping" da scambio di figurine: ce l'ho, ce l'ho, mi manca.

Posted by: Antonio at 28.03.06 01:05

@ ANTONIO

Lei si ostina ad indossare la stola dell'innocenza.
Faccia pure.

Lei non critica. Lei attacca soltanto il mio pezzo, che, evidentemente, le è scomodo.

Continua con il "questo" e il "quello". Come vuole Lei: ma nemmeno un guardialinee.

Lei vorrebbe dire che quegli scrittori un po' navigati, o tanto, non hanno diritto di esserci nel XXI secolo? Uhm, mi pare un po' tanto arrogante da parte sua questa considerazione... che oserei dire campata in aria.

Il nome di Camilleri è sopratùtto legato alla serie di romanzi di Montalbano: non verrà di certo ricordato per le sue spericolatezze linguistiche, almeno a mio avviso. E che comunque sono riconducibili a ben pochi scritti.

Farebbe bene, gentilmente, a rileggersi il mio pezzo: e forse noterà che ho anche detto "a proposito dell’attuale mercato editoriale è che si mettano in circolo, se non proprio degli istant book, almeno degli scartafacci che, a un occhio inesperto, possono sembrare dei romanzi bell’e finiti. Il libro è stato ridicolizzato, ridotto a mero oggetto di consumo: gli scaffali delle librerie, giorno dopo giorno, sono invasi da nuove uscite, e tutti gli editori promettono – alzando occhi braccia e mani al cielo – che hanno dato alle stampe il capolavoro del secolo. Sono libri - ma libri solo perché di pagine tenute insieme da una rilegatura e una copertina – che dopo due, tre mesi, nessuno più ricorda."

Ma per Lei, forse, questi particolari non sono degni di nota. Come tutti gli altri che ha bellamente ignorato.

Non Le fa onore né altro.

Ma cordialmente la ringrazio per il suo ennesimo intervento.

Cordialmente.

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 28.03.06 01:26

Iannozzi, è un dato di fatto che, dopo aver letto il suo prezioso contributo, noi ne sappiamo quanto prima. Lei non ci ha detto quali siano secondo lei le linee di sviluppo della forma-romanzo (italiana) nel secolo appena iniziato. Non ci ha detto se secondo lei il romanzo come genere letterario vivrà nuova vita o meno, se sarà più o meno narrativo, se saprà affrontare i cambiamenti tecnologici e antropologici, se sarà ancora scritto in italiano o in nuove lingue ibride portate dall'immigrazione, se dimenticherà o al contrario farà rivivere la propria tradizione... Insomma, non si è speso nemmeno per un secondo sulle questioni che quasi tutti gli altri hanno cercato di affrontare. Ha fatto il "totoscrittori", esercizio tra i più futili. Noi non abbiamo la minima idea, oggi, di quali scrittori "rimarranno". Possiamo però intuire, immaginare il prolungamento di alcune tendenze, che accomunano più autori o più generi. C'erano già stati contributi frettolosi o mediocri, ma il suo pezzo è deludente in maniera quasi tragicomica. Del futuro lei non ne ha parlato, salvo per descriverlo come una specie di certosa con un'area verde in cui giaceranno le salme degli scrittori che piacevano a lei e una squallida fossa comune in cui giaceranno le salme di quelli che lei considera spazzatura. Legittimissimo, e su alcuni nomi potrei pure essere d'accordo ma... Ma la questione non era quella, mi pare. Dal momento che c'era una domanda, penso fosse lecito attendersi una risposta. Ed è inutile che Lei mi sfidi a una tenzone nome per nome: non interessa, non è pertinente. Le divagazioni sono lecite, ma che siano - appunto - divagazioni, invece qui sostituiscono il nocciolo.

Posted by: Antonio at 28.03.06 01:45

Ah, ma Lei voleva un saggio di TOT volumi: dieci, quindici? O tutta l'enciclopedia Treccani?

Ad ogni modo: legga il pezzo, con calma, lo rilegga. E vedrà che ci troverà scritto che secondo me il romanzo del XXI secolo è quello degli "instant book", perché di romanzieri validi, per il momento, nel XXI secolo non ce ne sono, almeno a mio avviso. Ne consegue che, come specifico in chiusura del mio pezzo, si tornerà a leggere i Classici, ovviamente solo chi vorrà leggere. E in apertura del pezzo, parlo di una dittatura del thriller, che è poi quella degli instant book anche.

Il toto-scrittori - che è evidente che è una provocazione - è per farci cadere le persone con poco spirito critico. Ma è una provocazione costruttiva: e il motivo è che qualcuno doveva pur iniziarlo.

Lei non legge. E se legge, temo davvero con poca o nulla attenzione né i miei commenti né il pezzo su cui ha comunque montato un castello di carte e di sabbia.

Non rimarrà il thriller né il noir, né quegli autori che a questi generi si legano con prepotenza quasi. Sono popolari, null'altro: solo popolari, come gli harmony. Con la differenza che ho letto harmony migliori di certi thriller tirati fuori a ritmi vertiginosi. Gli scaffali delle librerie ne sono stracolmi, per tutte le tasche.
Lei crede che rimarranno, che saranno i romanzi e gli autori del XXI secolo? Ci creda pure se vuole: nessuno glielo impedisce.

Se Le fa piacere può continuare a darmi addosso: a me diverte, finché non mi lascio prendere dalla noia. Che le devo dire?

Ancora non mi ha presentato niente di niente: solo un gratuito darmi contro. Si diverta almeno Lei. Questo è l'unico dato di fatto.

Cordialmente.

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 28.03.06 02:28

"Di romanzieri validi non ce ne sono". Ecco, anche questa è una boutade, un giudizio superficiale che vorrebbe essere tranchant e invece rivela solo una carenza di preparazione e/o di sensibilità. In ogni momento esistono romanzieri validi, in ogni momento ne sono esistiti, sempre. Ma, ripeto, non era questo il punto. Perché, anche qualora non esistessero romanzieri "validi", in ogni caso continua a esistere la forma-romanzo, e ci si interrogava sulle sue trasformazioni. Non tutti i romanzi scritti oggi sono instant-book, niente affatto. Quanti anni di lavoro è costato "Perceber" al suo autore, per fare un solo esempio? Io insegno a scuola, e spero che nessuno dei miei studenti esca dal liceo pensando che esistono solo i classici, che oggi faccia tutto schifo e per leggere cose buone sia indispensabile ripiegarsi all'indietro.

Io non ho affatto menzionato thrillers e noir, ma visto che è lei a tirarli in ballo, ne approfitto per dire che trovo risibile e da perfetti ignoranti l'equazione tra "essere popolari" e non rimanere": Dumas è rimasto, coi suoi moschettieri. Jules Verne è rimasto, coi suoi viaggi spaziali e i suoi capitani di sommergibili. Carlo Collodi è rimasto, col suo burattino. Emilio Salgari è rimasto, coi suoi pirati, corsari e condottieri. Raymond Chandler è rimasto, col suo investigatore. I fratelli Grimm sono rimasti, con le loro streghe e i loro elfi. Hans Christian Andersen è rimasto, con le sue sirenette e i soldatini di stagno. Personaggi come Fantomas, Rocambole, Arsenio Lupin sono rimasti, benché all'epoca fossero l'epitome del "popolare" e protagonisti di best-seller ben più "commerciali" di quelli di oggi, che venivano scritti seguendo una "formula" precisa, roba che faceva arricciare il naso a tanti, come oggi si arriccia il naso di fronte al commissario Montalbano. Eppure son rimasti, tutti costoro, a dispetto di chi preconizzava il contrario e scrollavano il capo dicendo "popolari, null'altro", come se esser popolare fosse una brutta cosa.

Posted by: Antonio at 28.03.06 18:45

@ ANTONIO

E per fortuna che non è questo il punto, altrimenti è solo un cercare il pelo nell'uovo di pasqua, per giunta.

Passiamo oltre.

"Perceber" la rimando all'intervista e alla recensione sul mio blog. Ma il giudizio, le anticipo che fu ottimo. Così come fu ottimo il giudizio su "La messa dell'uomo disarmato" di Luisito Bianchi, tanto da spingermi a dire che è romanzo come non se ne vedevano dai tempi di Beppe Fenoglio. Le prove le trova sul mio blog, su altri siti, anche nella rassegna stampa Sironi. Comunque, in ogni caso, l'archivio è ben ricco sul mio blog: c'è anche il motore di ricerca, casomai le venisse voglia di compulsare tra i miei scritti.

Se ha voglia d'accusarmi di superficialità critica, prima si documenti. Oppure no: in effetti non è un dovere per Nessuno documentarsi circa il mio pensiero, né per quelle che sono le mie attività promozionali, criticabili, ma mai fatte tanto per. E chi c'ha orecchi per capire, credo capirà senza problemi.

Se ci fosse un Dumas padre, sarei il primo ad abbracciarlo con grande gioia. In Italia non ne vedo. Non per il momento.

Salgari, un grande: che morì sotto il pondo dei debiti. Ahinoi! Ha praticamente evaso tutti i cliché: gliene rendo merito. E andando oltreoceano: come dimenticare Lovecraft che in vita nemmeno uno sputo in segno di riconoscenza, lui che correggeva gli scritti dei suoi amici scrittori?

Verne, niente da dire: m'ha riempito l'infanzia e non solo.

Ma questi erano scrittori che lo stile ce l'avevano. Anche se Dumas Padre non è che scrivesse tutto di suo pugno: però le idee erano sue.
E però gli preferisco, per un pelo, Dumas figlio.

Quello che intendo dire: si scrivono instant-book, troppi, troppissimi, almeno a mio avviso, così tanti che non solo è impossibile starci dietro, anche per un critico, ma anche volendo sono soldi buttati. Oggi più che mai la moda dell'instant-book è il più florido dei mercati.

C'è una bella differenza fra Colombati, Luisito Bianchi e i tanti imbrattacarte che tempo due mesi e sono in libreria, in edicola, con almeno un libro nuovo, o spacciato per tale. Forse se ne è accorto anche lei, ma pure Bevilacqua non fa altro che ripetersi, persino con interi passaggi. Siamo al collasso: un'editoria che sforna sempre e sempre, e che promuove libri di nullo valore, sinceramente, a me non interessa.

Montalbano: io ho detto che Camilleri verrà, a mio giudizio, ricordato soprattutto per il commissario Montalbano. Credo sia uno dei pochi scrittori viventi ad esser già stato accolto ne I meridiani Mondadori: significherà pur qualcosa. E domani, magari si dirà di lui lo scerbanenko sicialiano. E' possibile, non dico di no.

Possibile che domani si dica di Evangelisti come una sorta di Dumas o Verne. Possibile, e non dico di no.

Non ce l'ho con la narrativa popolare, che in alcuni casi, riesce ad esser al di sopra, letteratura. Ce l'ho coi libri scritti male e ripetitivi, e non solo per idee.

Poi, ovviamente, ognuno legge ciò che preferisce. E può credere d'aver fra le mani un pezzo di letteratura o di storia.

Cordialmente.

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 28.03.06 19:23

Quindi i romanzieri validi ci sono. Tant'è che dice di aver recensito positivamente i loro libri. Addirittura, Luisito Bianchi ha scritto un libro come non se ne vedevano dai tempi di Fenoglio. Eppure qui ha scritto e ribadito che i romanzieri validi non ci sono, e quindi il romanzo italiano del XXI secolo sarà solo un instant-book. Mistero. Ho l'impressione che lei sia in grado di affermare tutto e il contrario di tutto. La lascio alle sue contraddizioni.

Posted by: Antonio at 28.03.06 19:31

Gentile Sig. Antonio, sto per fuggire a vedere "Il Caimano", e non è una battuta.

Le rispondo velocemente quindi, mi perdoni: non mi metta in bocca parole o idee non mie. Come dico nel mio pezzullo: "La mia impressione a proposito dell’attuale mercato editoriale è che si mettano in circolo, se non proprio degli istant book, almeno degli scartafacci che, a un occhio inesperto, possono sembrare dei romanzi bell’e finiti.", ecc. ecc.

Allora: perlopiù nutro tema che il mercato sarà per/degli instant-book. Però spero che così non sia. Spero di sbagliarmi.

E purtroppo non bastano due scrittori, due, o anche tre a fare il XXI secolo: mi pare un po' apocalittica come visione. E però la mia visione è apocalittica: probabile che il XXI secolo sarà molto povero, di scrittori validi.

Ora: Al Qaeda, ecco, ed Andy McNab già un anno fa ci ha scritto un libro, e non di cento pagine, ma un thrillerone di quasi 400 pagine con tanto di Osama Bin Laden. Mi scusi: a parte la noia mortale del libro, la non-qualità, crede davvero che questa robetta resterà? Spero di no. Però io ho sempre la forte tentazione di strapparmi i pochi capelli che mi son rimasti. E di romanzetti così, a vagonate. Cerchiamo d'esser un po' onesti, con noi stessi, e di non vedere l'oro là dove non c'è.

Cordialmente.

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 28.03.06 20:30

Io non capisco. Ho letto:

"secondo me il romanzo del XXI secolo è quello degli instant book, perché di romanzieri validi, per il momento, nel XXI secolo non ce ne sono"

Queste sono parole sue o qualcuno si è spacciato per lei?
Ad ogni modo, basta, per pietà, io sono già soddisfatto.

Posted by: Antonio at 28.03.06 20:35

qui qualcuno vuole avere l'ultima parola per forza.

Posted by: Batsceba at 29.03.06 10:52

Mah! Io esprimo un "mah!" esclamativo, che parola non è. Forse 'na cosa a metà. :-)

Posted by: Giuseppe Iannozzi at 29.03.06 11:07