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18.03.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #56
FRANZ KRAUSPENHAAR interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo.
DI FRANZ KRAUSPENHAAR
www.markelo.net
Porsi la domanda su cio’ che sarà il romanzo italiano del XXI secolo è importante fin da ora, che questo nuovo secolo l’abbiamo appena adocchiato. In realtà siamo ancora legati, mani e piedi, al secolo passato e alle sue forme. La forma romanzo spadroneggia infatti ancora in tutte le librerie del mondo, e non sembra che essa possa ancora esaurirsi, vista la fame di storie compiute che ancora ci attanaglia. La domanda è dunque: possiamo già da ora pensare a una tendenza per il nostro futuro?
Si vedono già delle avvisaglie. Ma forse, queste avvisaglie già nascono nel Novecento. Perché un Céline, per esempio, non è stato un romanziere tipo, è stato un affabulatore puro, e i suoi romanzi erano delle navigazioni spesso senza controllo, in certo senso “informali”. Oggi come ieri chiamiamo per brevità e per marketing (la scimmia sulla schiena dell’industria editoriale) opere che sono romanzesche a volte soltanto per brevi tratti, nell’intelaiatura, ma che alla resa dei conti si spiegano come cosa diversa, come navigazione spesso caotica nell’immensa placenta del mondo. Qualcuno prima di me ha parlato di ibridi, di commistione appassionante tra fiction e saggistica. Una volta si chiamavano “romanzi-saggio”. Niente s’inventa dal niente, tutto nasce dalla tradizione a da un suo morale sovvertimento, da una piega a u delle tendenze, da un gesto necessario e igienico di ribellione.
Ci si puo’ ribellare in vari modi, addirittura continuando a scrivere romanzi compiuti; per esempio, entrando nel “genere” (il giallo, per esempio) e tentando di liberarsi da quella gabbia facendo i dovuti e difficilissimi conti con le pastoie inevitabili che del genere sono le coordinate. Operazioni di equilibrismo che forse non riescono ancora a dare il risultato sperato, per cui è forse più facile, ennesimo paradosso, far finta di azzerare tutto, inventarsi un viaggio interstellare che partendo dalle avanguardie storiche faccia deflagrare la “navicella romanzo” in alta quota, come accade a Moresco. I suoi libri possono essere letti come drammatiche parodie del romanzo tradizionale ma anche, e questo è a mio avviso ancora più interessante, come parodie del romanzo d’avanguardia. Dentro al contenitore-libro ci puo’ quindi stare la sconfessione vergata nero su bianco del contenitore stesso, come se implicitamente si volesse spiegare (a parole assolutamente proprie) che questo contenitore non basta più; e dunque in Moresco le pagine sembrano esondare, e i razzi cartacei imbevuti di grottesco propellente che ne derivano sembrano voler colpire al di là della materia-libro.
A scorrere le liste di “prescrizione” dei maggiori premi letterari e le classifiche di vendita sembrerebbe che nulla sia cambiato da almeno vent’anni. In pieno postmodernismo affranto, la letteratura italiana ufficializzata s’accartoccia sempre più su se stessa, assomigliando nelle storie e negli aciduli sapori a certo cinema intimista prodotto da decenni con le sovvenzioni statali. Invece là fuori molti scrittori cercano nuove strade, come è sempre avvenuto, e senza alcun tipo di sovvenzione.
Fare previsioni sul futuro è sempre rischioso e comunque spesso, se si è sufficientemente onesti, è impossibile. Certamente assistiamo oggi a un fenomeno nuovissimo: la letteratura è uscita dalla carta ed è approdata sulla rete. I blog letterari, numerosissimi, offrono testi i più disparati, e li offrono al giudizio critico spesso estemporaneo dei lettori. Saltando la mediazione critica, si assiste a una consumazione spesso “fast food” del “genere letteratura”: assaggi da happy hour dopolavoristico commentati in tempo reale. Il lettore (spesso sotto mentite spoglie) dice la sua su cio’ che ha letto, e l’autore interviene allo scoperto in posizione spesso difensiva.
Ci troviamo dunque in una specie di virtuale presentazione libraria non stop, con i lettori che, protetti dall’anonimato e dallo schermo del loro computer, a volte gettano sassi dal cavalcavia verso l’autore; se questi ha deciso di prestarsi al gioco, a mio avviso lo deve fare fino in fondo, e sapersi prendere non solo i complimenti, ma anche le critiche più feroci, anche le sassaiole più ferenti, tentando sempre di argomentare. Il bagno nell’umiltà è indispensabile.
Il discorso è a doppio taglio: perché se i lit-blog fomentano senza volerlo delle reazioni a volte scomposte, e il ruolo della critica ufficiale diventa mano a mano più sottile e viene del tutto (o quasi) esiliato sulle spesso asfittiche pagine dei giornali, allora per l’autore, paradossalmente, diventa sempre più difficile arrivare nel modo giusto ai suoi lettori. Cioè spesso ci arriva, attraverso i lit-blog, senza passare per l’intercapedine critica, a pelle nuda, senza nessun filtro, dal produttire al consumatore. Un modo di ovviare ci sarebbe, e credo che la tendenza sarà questa, in questa mia sostanzialmente ottimistica previsione: un maggior numero di critici e scrittori si avvicineranno a internet per mancanza di spazi di discussione sui luoghi fin qui deputati, e discuteranno sempre più nell’altrove smaterializzato della virtualità; e dunque – dopo questo presente nel quale la critica dalla rete si tiene ancora abbastanza lontana - s’ispessirà l’intercapedine, mentre continuerà, come è giusto, a esserci la possibilità, per il lettore, di spezzare quest’intercapedine e di interloquire in maniera libera con gli “addetti ai lavori”.
Tutto questo movimento in certo modo sovversivo dovrebbe portare i giornali a modificare il loro stile ingessato e ancora novecentesco, ad agire in controspinta rispetto ai lit-blog, ad attualizzare le loro modalità comunicative.
Con l’informatizzazione della letteratura, a mio avviso ogni previsione su come sarà il romanzo italiano del XXI secolo puo’ essere, per il momento, azzardata. Potremmo addirittura tornare al lontano passato, quando le riviste pubblicavano in anteprima romanzi; se non in versione integrale, nell’immediato futuro anche gli scrittori già da tempo pubblicati su carta potrebbero approfittare di internet per mettere a disposizione i loro romanzi e racconti prima della pubblicazione, in modo da testarli sulla “piazza elettronica” dei lettori più appassionati.
FRANZ KRAUSPENHAAR, Milano 1960. Ha pubblicato Avanzi di Balera (Addiction) e gli ultimi libri per Baldini&Castoldi "Le cose come stanno" e "Cattivo Sangue" consultabili QUI.
Posted by Davide Bregola at 18.03.06 02:05
Comments
Mi pare una buona analisi, quella di Franz. Credo anch'io che la rete giocherà un ruolo molto importante.
Bart
Posted by: Bartolomeo Di Monaco at 20.03.06 23:06
Le domande che pone Franz sono anche le mie. Come sarà il futuro della narrativa? E anch'io non ho delle risposte certe e tranquillizzanti. Certo che la Rete, ma non solo, anche le modalità di comunicazione veloce tipo gli sms, la televisione, i film ipertecnologici hollywoodiani, stanno già modificando le scritture, e non so se la cosa sia o meno positiva. Resta da vedere se continueremo ad avere bisogno di storie, di favole, di racconti; se saremo ancora vogliosi di perderci in altri mondi, di stupirci, di emozionarci e spaventarci. Io, per me, credo di sì.
Posted by: Baldrus at 21.03.06 11:09