« Top Libri | Main | Piccola cosmogonia letteraria portatile (un passo indietro&due in avanti) »

09.03.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #53

Valeria Vitelli interviene nel dibattito sul romanzo del XXI secolo. Il suo intervento parte alla luce di tutti gli studi fatti alla facoltà di Lettere e in cui si trova, quasi neolaureata, ad avere le idee più confuse di prima. Altri studenti mi hanno scritto dicendo della confusione che regna nelle loro menti. L'intervento di Valeria è preso a modello per discutere di un tema molto sentito rispondente alla domanda: "E adesso?".
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.(D.B.)
Se ne parla anche nel blog di Tonino Pintacuda:http://toninopintacuda.splinder.com/post/7418559

Di Valeria Vitelli

Che dire, prima di tutto mi presento.

sono valeria, una più che giovanissima e inesperta studentessa di lettere ormai in dirittura d'arrivo, con alle spalle un massacrante tre+due per numero di esami e frammentarietà. credo di non esagerare se affermo di aver sostenuto più di quaranta esami, o meglio moduli come ora si chiamano, e mi sembra di non aver in mano nulla. nulla di ciò che immaginavo quando abbandonando i miei studi scientifici di liceale speravo di entrare ingenuamente nel mondo della "Cultura". immaginavo che avrei saputo tutto dei grandi autori, dei grandi personaggi, dei grandi eroi che popolano il fantastico mondo della letteratura. e invece? mi son trovata a fare i conti con le scadenze imminenti, il numero eccessivo di esami da sostenere all'anno, e soprattutto, con la mancanza dei moduli istituzionali. dove sono finiti? perche all'università di Torino sono ormai solo retaggio degli studiosi di storia e filosofia? e allora via con miriadi di mini-moduli su autori non ben identificati e collocati nel panorama storico culturale... con micro argomenti super specifici e parcellizzati, e così via fino alla prima e poi alla seconda laurea. di mezzo la scoperta della teoria della critica letteraria e la consapevolezza di vedere come sempre più sfuggente e lontana una Cultura che non so più come inseguire.
il tempo per letture appassionate e "libere", mi sia concesso il termine, in questi cinque anni è stato veramente limitato, e quindi mi trovo ora con alle spalle la frequentazione di un liceo scientifico che mi ha regalato tanto, ma che per sua natura non mi ha purtroppo concesso di leggere in modo approfondito e ampio quelli che sono i grandi classici, e con un'università che me lo ha ingiustificatamente impedito...

ma arrivo ad oggi, tra i miei mille tentativi per mettermi al passo con il passato e arrivare finalmente a concedermi il lusso del presente.
qualche giorno fa in libreria mi sono imbattuta in Best off 2006, e visto che ormai prossima alla stesura della tesi e alla preparazione di un esame di dottorato mi arrabatto per cercare finalmente di capire quali vie percorrere per ampliare i miei saperi, entusiasta l'ho comprato. ed è così che sono infine giunta a questa massacrante, per lei, e-mail.

mi affascinano i vostri discorsi, i vostri nomi dietro cui si celano sicuarmanete grandi personalità illustri della cultura di oggi, ma di cui io mi vergogno di non conoscere l'identità. mi affascina il vostro saper discorrere come di caramelle del romanzo del XXI secolo. e mi rattrista il fatto che io probabilemnte non saprei farfugliare qualcosa nemmeno sul grande romanzo del IXX secolo! non che voglia passare per una pedante studentessa vecchio stampo che pensa che ogni conoscenza del presente presaupponga necessariamente un'approfondita conoscenza del passato. ma se come dice Bachtin, e io sono d'accordo, il discorso, e con lui la letteratura, è profondamente dialogico, non credo sia possibile avere la presunzione di prescindere da tutto quello che è stato detto e scritto.
ma eccomi qui lo stesso, in qualità di quel lettore, in questo caso ingenuo e stranito, a cui la lettera da cui tutto parte e rivolta. la lettura ti mette in gioco, e questo è il gioco che mi piace. non con presunzione, ma con tutta l'umiltà di chi prova a mettersi in carregiata.

come deve dunque essere questo grande romanzo del XXI secolo?
grande sicuramente, ma non nei volumi e nei pesi specifici, come qualcuno sospettosamente pensa. grande nelle sensazioni, nelle suggestioni che sa trasmettere. grande nei temi, nella costruzione di personaggi che sappiano parlare realmente, grande nelle fantasie che sa mettere in gioco e che sa rappresentare. grande nella velocità con cui ti fa scorrere una pagina dietro l'altra, grande nel come ti fa rimpiangere di averlo già finito.

sono forse queste tutte affermazioni ingenue di una piccola lettrice di 25 anni che guarda in modo idealizzato alla lettura? può anche darsi, ma trovo che questi siano requisiti fondamentali.
non credo nella "massificazione" negativa della letteratura e nella necessità di una letteratura di consumo facile. tutt'altro. penso che un grande romanzo, anche molto difficile, anche molto di nicchia, anche meritevole del plauso di tutti gli addetti ai lavori, possa e debba, se veramente grande, poter piacere a tutti, ad ognuno secondo la propria prospettiva, dalla più semplicistica a quella più intellettualistica.
sicuramente ottimistico e utopistico.
ma quando ho letto "Il Tamburo di latta", ci ho creduto, e se è stato possibile una volta perchè non potrebbe esserlo di nuovo? penso ad un altro libro letto da poco, "Quando teresa si arrabbiò con Dio" di Jodorowsky. Un romanzo che è allo stesso tempo una grande favola, un romanzo biografico, una rivisitazione fantastica della storia degli ebrei, la costruzione di un albero genealogico, una storia per certi aspetti cruda e amara, e probabilmente riccamente intessuta di allusioni mitologiche, stoiche e filosofiche (dico probabilmente perchè questa è la sensazione che ho provato leggendo, ma non ho la cultura per affermarlo con certezza). questo dovrebbe essere il grande romanzo del XXI secolo.
penso che un grande romanzo debba essere in grado di farti capire come sei fatto e cosa stai vivendo. i grandi romanzi del passato, quelli realmente tali lo fanno.
la mia "tesina" di laurea discussa per i tre anni ha come argomento la teoria di Bachtin sul rapporto tra autore ed eroe. l'eroe ha bisogno dell'autore per cogliersi nella propria totalità, l'io ha bisogno dell'altro pen giungere alla completa e reale visione di sé. il grande romanzo del XXI secolo forse dovrebbe proprio essere quell'altro che ci aiuta a coglierci nella nostra integrità, per quello che realmente siamo, per come realmente viviamo per permetterci di capire cosa viviamo, cosa ci circonda e perchè è così.

certo gli strutturalisti si rivolteranno nella tomba al pensiero che qualcuno invoca ancora un'idea di romanzo di questo tipo, ma il mio ingenuo punto di vista, per il momento, è più vicino a quello di bourdieu e alla sua idea di opera letteraria che riflette le gererchie di potere dell'epoca in cui è stata scritta, con l'innesto di uno Jauss che crede nel ruolo del lettore quale attualizzatore e co-scrittore di un'opera.

non credo che questo intervento meriti di essere pubblicato tra gli altri, e spero di aver solo fatto rabbrividere chi l'ha letto. ma ripeto, in questo momento sento l'esigenza di cominciare veramente a mettermi in gioco. questo il senso della mia mail, e anche solo una dura risposta e un voto negativo mi sarà di grande aiuto.
grazie per l'attenzione.

Valeria Vitelli scrive di sé:
ho 25 anni, quasi dotteressa, nel vero senso della parola, in lettere, con alle spalle una laurea triennale che non so ancora che titolo conferisca. sono una ragazza che tenta di sbarcare nel mondo dei "grandi", di uscire dal ruolo di studentessa e di dimostrare più a se stessa che la strada della critica letteraria è quella veramente giusta per me. speriamo sia vero che, come mi ha detto il mio professore, punto di riferimento, tesista, e spero prossimo responsabile di dottorato, possiedo un buono spirito critico.

vuoi sapere qualcosa in particolare? qualcosa riguardo all'università? potrei dilungarmi per pagine, ma anche in modo propositivo. credo che con poco sforzo e qualche attenzione molto si potrebbe fare per rendere migliore questa riforma.
guardando il mondo dall'oblò di chi ancora nutre speranze posso dire che l'università come luogo di cultura e come luogo dove incontrare gente di cultura forse non esiste più come una volta.
nulla voglio togliere ai prefessori, tra i quali qui a torino indubbiamente se ne incontrano di molto validi. anche i migliori però credo facciano fatica a ritagliarsi lo spazio giusto all'interno delle magli inestricabili dei moduli da accatastare l'uno sull'altro e a fare i conti con il dover stabilire i programmi in base al numero di pagine da far studiare.
l'appiattimento è generale, non ti dico poi che compagni mi è dov'è il confronto disisnteressato e puro che mi aspettavo ci trovare? la discussione accesa ma non macchiata dalla colpa di voler per forza emergere e apparire?
(mi rendo conto di essere poco propensa a sgomitare per sembrare la più intelligente, brava e preparata, e sono sicura che questo non mi sarà di aiuto per i miei sogni di dottorato e lavoro in qualche rivista specializzata. i sogni di tutti in fondo)
un grande problema dell'università, oltre a quello spinosissimo dei programmi d'esame, è l'impossibilità di trovarsi il proprio spazio. mi rendo conto che ormai le persone iscritte sono moltissime, ma credo anche che molto si potrebbe fare per permettere agli studenti di imparare realmente qualcosa. qui a torino siamo peini di giornali, riviste, case editrici... non un contatto uno tra università e questo mondo, almeno nessun contatto a cui si possa facilmente accedere o di cui si sappia.
come ci si può fare le ossa se siamo mille nullita ad uscire dall'edificio con la laurea in mano?
questi sono alcuni dei problemi, è anche difficile farseli venire in mente.
ma la cosa più triste è che a volte mi è capitato di percepire che la vera cultura stava altrove, fuori dall'università. non parlo di cultura di cui fa sfoggio e di cui ammantarsi nella veste dell'intellettuale impegnato, di questo tipo di cultura l'università è piena. parlo di quella dei dibattiti forti, delle idee a confronto, dello studio che ognuno vorrebbe condurre. nella nuova università tutti danno gli stessi esami e visto che ce ne sono molti di più di prima e inevitabile non puntare ad alcuni esami "jolly" quelli veloci da preapare e facili da superare. un disastro! la morte del senso dello studio!
e allora ognuno il porprio percorso se lo crea da sè, e si sente pure dire, " che esami dai? dante? aha già che tu fai la studentessa seria1" orrore!
parlo come una di 100 anni?
può darsi non so.
insomma io al mio percosro però ancora ci credo anche perchè ho stima del professore che ho scelto come punto di riferimento.
inosmma io ci sono e ora che vi ho scoperti non vi mollo quindi ogni domanda sul mondo dei neolaureati allo sbaraglio è ben accetta. e se volete faccio anche le mie proprste di risoluzione.
la mia citta del sole universitaria.
grazie
valeria vitelli

p.s. se non ho centrato il punto accetto... eccomi qui!

Posted by Davide Bregola at 09.03.06 15:02

Comments

da una che studia lettere mi sarei aspettato meno refusi, ma il midollo della presentazione è ugualmente vivo, vero e vitale e tale da scatenare un bel dibattito, lo rilancerei su vibrisse per vedere l'effetto che fa.

Buona giornata.

Posted by: tonino pintacuda at 11.03.06 10:01

Tonino, personalmente ho cercato di lasciare tutto come è arrivato, salvo gli errori di battitura che cambiavano il senso, la punteggiatura (compreso la minuscola dopo il punto) è volutamente messa in questo modo e io così ho lasciato.(D.)

Posted by: D.Bregola at 11.03.06 10:19

l'ho rilanciato pure io nel mio piccolo weblog: http://toninopintacuda.splinder.com/post/7418559

Posted by: tonino pintacuda at 11.03.06 10:23

mi riferisco agli innumerevoli refusi della presentazione, a partire da dottEressa (sic!) per finire con proprste (sic!). Ma è un mio limite da correttore di bozze in erba...

Posted by: tonino pintacuda at 11.03.06 10:29

Io non sopporto questa cosa del 3+2, avrei preferito frequentare un corso quinquennale.
In un anno e mezzo ho dato 12 esami e me ne mancano ancora 11, più 6 colloqui su altrettanti classici della filosofia (che valgono 1 cfu ciascuno, cioè niente), uno stage di 150 ore e la tesi.
Frequentando una facoltà tutta particolare (è una facoltà di filosofia creata da un ospedale), non ci sono i moduli e le parcellizzazioni, ma quasi tutti gli esami sono piuttosto pesanti e il numero dei crediti è incongruo (quello di Severino ne valeva 6). Scegliendo di frequentare solo corsi di 9 crediti (cioè i più pesanti), sono riuscita a ridurre a 23 il numero degli esami (molti dei quali sono sia scritti che orali...cioè, prima devi scrivere una tesina leggendo una miriade di testi di approfondimento, spesso in inglese, e poi studiare il programma), ma se avessi lasciato così com'era il piano di studi ne avrei dovuti dare quasi 30 (più i soliti colloqui sui classici). Quando passerò alla laurea specialistica dovrò imparare il tedesco in 2 anni (riuscendo a comprendere i testi filosofici, le conferenze filosofiche e a scrivere di filosofia), dare quasi altri 20 esami e scrivere una tesi di 350 cartelle.
E poi magari, quando finirò, non troverò uno straccio di lavoro...

Posted by: Maura at 11.03.06 11:21

Scusate lo sfogo...:-P

Posted by: Maura at 11.03.06 11:21

Vedi Maura, queste cose i media non le raccontano, per cui forse l'arrabbiatura deve fare un po' più rumore, altrimenti le incongruenze non vengono mai all'orecchio. Scrivimi un pezzo sull'esperienza universitaria!D.

Posted by: D.B. at 11.03.06 11:27

chiedo scusa per i refusi... è il mio limite quando scrivo al computer! Cercherò di migliorare e rileggere più spesso (gli occhiali non aiutano!!!).

Posted by: Valeria at 11.03.06 15:01

Uhm...non è una cattiva idea!

Posted by: Maura at 11.03.06 17:05

Anche io sono uno studente di lettere moderne.ho vent'anni e sono iscritto da due alla facoltà di lettere di firenze.l'università che mi aspettavo dopo cinque anni di istituto tecnico era un'università molto dinamica ed entusiasmante.i miei anni di istituto tecnico mi hanno tenuto un po' alla larga dai grandi clessici e dallo studio vasto sui grandi movimenti culturali.il corso di laurea di certo non mi aiuta a costruire un metodo per poter affrontare in modo serio e costruttivo lo studio della letteratura,dovendo essa dare per scontata la conoscenza della storia della letteratura,dei clessici e dei grandi autori.i docenti si sono ritrovati con lezioni di trenta ore complessive in un semestre:come possono riuscire ad insegnare in modo completo ed approfondito?
io seguo i blog letterari ormai da due anni,e mi sono abituato a leggere "i vostri nomi dietro cui si celano sicuarmanete grandi personalità illustri della cultura di oggi",cercando i vostri interventi,i libri magari pubblicati,ma restando il più spesso delle volte lontano dalla possibilità di poter acquistare i testi,dovendo scegliere tra la letteratura contemporanea (anni novanta e duemila) e i testi classici o quasi.
mi sento molto vicino a Valeria,soprattutto nell'amore scoperto per la critica letteraria.io ho dato l'esame di storia della critica un mese fa,e sono rimasto folgorato dagli scritti studiati (sartre,starobinski,gramsci,genette e soprattutto barthes)iniziando a pensare a come poter fare una tesina sulla critica letteraria dell'ultimo novecento.condivido con te l'Idea di Università,quel centro d'esplosione creativa e d'entusiasmo ideologico.condivido con te la rabbia per la grande insicurezza che questo tipo di laurea dia quando si inizia a pensare a come affrontare il mondo del lavoro.
la mia università mi ha dato paura,ma ciò che l'università rappresenta nei miei pensieri mi da passione,quindi continuo fortemente a credere nel futuro.
un saluto a tutti voi.

Posted by: emilio at 11.03.06 17:30

sospettavo purtroppo di non essere la sola ad avvertire questo terribile disagio...
credo che gli interventi di Maura ed Emilio mostrino come basterebbe forse un po' di attenzione in più per migliorare le cose pur rimanendo all'interno dei ranghi stabiliti dai crediti. ad esempio, se si parla di laurea di I livello per quella triennale, perchè non si tratta effettivamente di un I livello? perchè non si studia più la storia della letteratura lasciando poi ai due anni di specializzazione la fantasia dei moduli monografici? tanto più che molte volte ti trovi a studiare una mole enorme di materiali su un unico autore quando allo steso "prezzo" potresti studiare il periodo e poi approfondire l'autore. in altre facoltà è così, ad esempio storia e fiolosofia, come ovvio, prevedono lo studio approfondito di ogni periodo, mentre a lettere volendo potresti laurearti senza sapere nulla o quasi su Dante.
la questione è perchè?
Emilio, in bocca al lupo per la tua tesi. prova a leggere Bachtin, per me è stato illuminante.

Posted by: Valeria at 12.03.06 13:27

Nella mia facoltà si fa bene solo storia della filosofia antica, mentre quella moderna si dà per scontata e si preferisce fare percorsi tematici. Il piano di studi è diverso da quello tradizionale perchè non si fanno materie letterarie, ma si studiano di più fondamenti di biologia, linguistica generativa, economia e, come hai detto tu, si studiano molti autori sconosciuti...
Questo ha, ovviamente, molti vantaggi ma anche moltissimi svantaggi...

Posted by: Maura at 12.03.06 22:22

Mi chiamo Claudia e sono una studentessa del corso in scienze dei beni culturali della facoltà di lettere e filosofia di Torino. Concordo con Valeria tutto, perchè è la realtà. Devo dare 12 esami all'anno, che equivalgono a 60 crediti e credetemi è una tortura. La mia università è sempre in rivolta, ma non cambia mai nulla. Allora cosa bisogna fare?
se devo pensare che dopo la cosiddetta laurea di primo livello (grande baggianata!) devo continuare per altri due anni trovandomi poi senza lavoro allora mi chiedo ma chi me lo fa fare!ERA MEGLIO ANDARE DIRETTAMENTE A FARE L'IMPIEGATA VISTO CHE SONO UNA RAGIONIERA!Ma la soddisfazione di vedermi insoddisfatta allo Stato non gliela do!Claudia

Posted by: claudia at 13.03.06 10:32

Mi chiamo Claudia e sono una studentessa del corso in scienze dei beni culturali della facoltà di lettere e filosofia di Torino. Concordo con Valeria tutto, perchè è la realtà. Devo dare 12 esami all'anno, che equivalgono a 60 crediti e credetemi è una tortura. La mia università è sempre in rivolta, ma non cambia mai nulla. Allora cosa bisogna fare?
se devo pensare che dopo la cosiddetta laurea di primo livello (grande baggianata!) devo continuare per altri due anni trovandomi poi senza lavoro allora mi chiedo ma chi me lo fa fare!ERA MEGLIO ANDARE DIRETTAMENTE A FARE L'IMPIEGATA VISTO CHE SONO UNA RAGIONIERA!Ma la soddisfazione di vedermi insoddisfatta allo Stato non gliela do!Claudia

Posted by: claudia at 13.03.06 10:33

Mi chiamo Claudia e sono una studentessa del corso in scienze dei beni culturali della facoltà di lettere e filosofia di Torino. Concordo con Valeria tutto, perchè è la realtà. Devo dare 12 esami all'anno, che equivalgono a 60 crediti e credetemi è una tortura. La mia università è sempre in rivolta, ma non cambia mai nulla. Allora cosa bisogna fare?
se devo pensare che dopo la cosiddetta laurea di primo livello (grande baggianata!) devo continuare per altri due anni trovandomi poi senza lavoro allora mi chiedo ma chi me lo fa fare!ERA MEGLIO ANDARE DIRETTAMENTE A FARE L'IMPIEGATA VISTO CHE SONO UNA RAGIONIERA!Ma la soddisfazione di vedermi insoddisfatta allo Stato non gliela do!Claudia

Posted by: claudia at 13.03.06 10:34

Mi chiamo Claudia e sono una studentessa del corso in scienze dei beni culturali della facoltà di lettere e filosofia di Torino. Concordo con Valeria tutto, perchè è la realtà. Devo dare 12 esami all'anno, che equivalgono a 60 crediti e credetemi è una tortura. La mia università è sempre in rivolta, ma non cambia mai nulla. Allora cosa bisogna fare?
se devo pensare che dopo la cosiddetta laurea di primo livello (grande baggianata!) devo continuare per altri due anni trovandomi poi senza lavoro allora mi chiedo ma chi me lo fa fare!ERA MEGLIO ANDARE DIRETTAMENTE A FARE L'IMPIEGATA VISTO CHE SONO UNA RAGIONIERA!Ma la soddisfazione di vedermi insoddisfatta allo Stato non gliela do!Claudia

Posted by: claudia at 13.03.06 10:35

scusate ma ci sono stati problemi con il pc!

Posted by: claudia at 13.03.06 10:37

ah una cosa che non sopporto è che un esame del cavolo di informatica che si può preparare in 4 gg valga 5 crediti e un esame di storia dell'arte medievale valga altrettanto ma lo preparo in 4 mesi!è un'assurdità!claudia

Posted by: claudia at 13.03.06 10:41

Oggi inizia il secondo semestre della laurea specialistica.
Nel mio curriculum tale semestre era dedicato alla tesi.
Così non sarà e lo accetto.
Ma almeno sapere chi è il docente dell'improbabile "economia dell'arte"?
Sapere orari e luoghi è umano, no?


Tralascio il fallimento del sistema 3+2 e la soluzione finale della nostra tutor ("perché siete restati? se ve ne andavate era tutto più semplice"), i paradossi burocratesi e tutto il resto (tipo il "Prof. dei Prof." che mi dice che esiste sul sito una data solo per gli specializzandi in una sezione ad hoc che non esisterà mai).

E ancora devo recuperare le 5 storie per qualcosa che non si sa se ci sarà (la Ssis dove, dicono, ci insegneranno ad insegnare in cambio di solo 12oo e rotti euro all'anno per due anni).
Talvolta mi chiedo perché non guido una ruspa cingolata e faccio piazza pulita delle magagne passate, presenti e future... Che questo non luogo di Davide Bregola diventi una specie di gruppo di autoanalisi è un segno dei tempi. Noi universitari cerchiamo solo qualcuno che ci ascolti e che ci dia un minimo d'attenzione, per capire, solo per capire.


Posted by: tonino pintacuda at 13.03.06 18:47

PER I GRANDI DELLA SOCIETà è TROPPO DIFFICILE CAPIRCI!Ormai ci ho fatto l'abitudine a questo sistema, forse perchè ne ho vissuto uno peggiore alle superiori dove mi sentivo soffocata! Non tornerei indietro per nulla al mondo..ma perchè c'è tutta questa indifferenza all'università?ci trattano come animali!code lunghissime a volte pure umiliazioni da parte dei prof...

Posted by: claudia at 14.03.06 08:36

bello sfogo collettivo...
ogni tanto ci vuole, vero?
mi rivolgo principalmente a Claudia, che è di torino come me e quindi viviamo nella stessa università. spero di non offenderti se ti dico che è vero che è sempre in rivolta, ma secondo me nel modo sbagliato. non credo sia produttivo protestare cucinando nell'atrio... ma so che fa parte del gioco...
non so, penso che se dipendesse da me parlerei con i professori e cercherei di capire come fare a migliorare dall'interno la riforma, in fondo credo che loro abbiano tutta l'autonomia del caso nel scegliere i programmi. non tutto sarebbe risolto, ma forse almeno la mancanza di molti moduli istituzionali.

Posted by: Valeria at 14.03.06 15:01

mi sa che stiamo monopolizzando uno spazio originariamente adibito a conversazioni di tutt'altro profilo...

Posted by: Valeria at 14.03.06 15:03

infatti io non sono d'accordo a occupare l'università visto che sei di torino ora parlo chiaramente!Mi faccio un mazzo scusa il termine a studiare tutto il giorno e secondo me quelli che stanno nell'atrio non fanno nulla e basta! anzi! non sono nemmeno d'accordo quando i prof dicono chiaramente le loro preferenze politiche! non mi sembra illuogo adatto!piuttosto facciano lezione visto che si perda già abbastanza tempo!

Posted by: claudia at 14.03.06 17:02

la letteratura DEVE abbracciare il reale, l'università prepara o dovrebbe preparare al reale, quindi credo che questo sia il luogo migliore ed è segno di quello che la letteratura ditta dentro.

Posted by: tonino pintacuda at 14.03.06 18:17

infatti penso che l'intento di Bregola sia quello. non l'ha fatto tanto per fare, anzi è grave problema quello che stiamo vivendo...12 esami con prof diversi non è uno scherzo! saranno pure moduli da 5 crediti ma quando arrivo a casa sono stremata!

Posted by: CLAUDIA at 15.03.06 08:11

Cari studenti, il problema è ancora più radicale di quel che pensate: è che a quelli che contano, della prossima generazione NON GLIENE FREGA UN EMERITO!
Come se tutti lo sapessero, senza dircelo, che tanto domani il pianeta finisce.

Off.

La vostra rabbia e la vostra passione però, vi poteranno lontano, se ci credte con forza. E se il pianeta non finisce, si intende...

Posted by: Paolo S at 15.03.06 12:43

prima che il mondo finisce io sarò già chissà dove...

Posted by: claudia at 16.03.06 10:45