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06.03.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #52
Il 52° intervento nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo è ad opera di Giuseppe Cornacchia.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.
Io credo che il vero romanzo del XXI secolo sarà sempre più una questione di processo: non esisterà Autore, come predica Wu Ming 1, né dinamiche altre che quelle industriali, come dice Giulio Mozzi sul futuro a breve dell'editoria. Si tratterà, dunque, di Progetti (maiuscolo perché veicolatori di Idea e Prassi e Marchio) del tipo di quelli portati avanti dalle grosse società di ingegneria, che elaborano-finanziano da sé (tramite procurement)-consegnano "chiavi in mano" lavori dei quali hanno esse stesse creato assieme ai decisori politici un bisogno, definito in base ad un malloppo economico o simbolico (economicamente futuribile) da spartirsi. Diverrà narrazione la scansione temporale dell'iter realizzativo, nel quale entra in ballo l'umanità allo stato brado dei soggetti portatori di interesse: falchi cementificatori, civette ecologiste, iene finanziatrici, pavoni da sfilata, utili idioti, terzo & quarto stato. E' già un romanzo, in questo senso, la vicenda del Ponte sullo Stretto, con l'appalto pesantemente contestato e ancora in dubbio vinto da Impregilo; è altrettanto romanzesca la storia dell'impianto-prototipo nucleare a fusione ITER, aggiudicato al sito francese di Cadarache. Cosa cambia per il prodotto in sé, nel XXI secolo? Il manufatto resta un prodotto assai valido (al top delle esigenze qualitative del settore, nel suo tempo), realizzato da soggetti raggruppati per cooptazione. Non verranno più realizzati manufatti al di sotto di un certo standard e non sarà umanamente possibile, per un singolo isolato, realizzare processi complessi. A questo rimarrà, da fruitore estraneo al processo e al prodotto, un interesse umano e umanistico (dunque letterario) nel *dietro le quinte*, nei brogliacci di studio, nelle liti tra i contraenti. Ma sarà un interesse da tagliato fuori, da spettatore, che però cercherà di emulare "dal basso", assieme ad altri paria come lui, l'organizzazione strutturata dei grandi gruppi. E' il trionfo della tecnica che si innesta su uno stimolo all'aggregazione e alla lotta! D'altro canto, questo occidentalissimo orientamento al risultato razionale è per eccellenza arte, artificio, manufatto: la vera Opera come Processo. Questo condensare a addensare know-how procederà a sbalzi, venendo di tanto in tanto sbalestrato da singoli individui (estranei al processo) che affermeranno dal basso, casualmente e per aggregazione, diverse dinamiche di senso (dunque Opere-prodotto), prima di creare essi stessi nuovi gruppi dominanti o venire inglobati in quelli esistenti. E' la vita il vero romanzo.
Giuseppe Cornacchia si è laureato nel marzo 2003 a Pisa in ingegneria nucleare, discutendo una tesi dal titolo: "Reti di traffico urbano e studio del modello di evacuazione per il sistema Haria-2"; abilitato all'esercizio della professione nell'estate 2003, è iscritto da gennaio 2004 all'Ordine degli Ingegneri della provincia di Foggia col n.2319. Lavora in proprio e in ambiti di ricerca, mantenendo Foggia quale città base.
Collabora al sito letterario www.nabanassar.com
Posted by Davide Bregola at 06.03.06 22:06
Comments
Giuseppe, il romanzo sul ponte dovresti scriverlo - anzi, visto che in parte è già stato scritto - semplicemente ridisordinarlo e mandarlo alle stampe. Sarebbe, in effetti, qualcosa a metà tra Petrolio e Horcynus Orca, e molto più di entrambi.
Martino
Posted by: Marzi at 10.03.06 13:37