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04.03.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #50
Gianpiero Marano interviene nell'inchiesta sul Romanzo del XXI secolo.
Tutti gli scritti pubblicati sul tema si trovano QUI.
IL ROMANZO DEL XXI SECOLO
Gentile Davide Bregola,
vorrei che il romanzo del XXI secolo potesse elargire a piene mani visioni non consolatorie, progetti di mondo e sogni che rovescino quella (ormai esangue) ideologia novecentesca della fine-che-non-finisce di cui Samuel Beckett è stato il massimo, immenso esponente. Sì, ma quali visioni, quali sogni?, chiedi tu, costringendomi a una necessaria premessa. Ho un’idea della critica così “forte”, o forse così ingenua, da rifiutare ogni approccio precettistico-didascalico, ogni tecnica sovra-strutturale di controllo applicata a quel fenomeno di per sé ingovernabile che è la letteratura. Quando la critica comincia a pontificare sui massimi sistemi, sul “dover essere” e sul Canone, riesce a partorire sempre e soltanto le più inverosimili mostruosità teoriche: in questo modo distruggendo innanzitutto se stessa, la sua libertà di movimento e la sua credibilità presso i pochi interlocutori che si ritrova. Quale dibattito fu più evanescente di quello cinquecentesco sulle unità aristoteliche di azione, luogo e tempo che per cinquant’anni mobilitò decine di critici? Che significato ebbe, due secoli più tardi, tutto quello speculare intorno alla gerarchia dei generi e alla superiorità della tragedia mentre nella commedia giganteggiava un Goldoni? E infine, nell’ultimo scorcio del Novecento e ancora adesso, quale disastro non hanno prodotto le svariate proposizioni necrologiche sul tramonto della letteratura e sul manierismo prossimo venturo? Anche un certo determinismo sociologico che oggi potrebbe reclamare a gran voce il ritorno alla Storia, cioè di fatto la relegazione della letteratura in uno spazio ancillare e puramente mimetico, mi sembra qualcosa di castrante e di infinitamente già-visto… Questi preliminari per ribadire quanto non mi sembra per niente scontato in un’era di ossessioni e di chiusure tecnocratiche come la nostra: gli scrittori parlano di ciò che vogliono nei termini e nei tempi che più ritengono opportuni, e se lo fanno con energia nuova e dirompente, con l’autorevolezza derivante dall’avere distrutto modelli astratti, pregiudizi e schemi precostituiti di ogni genere, è semmai tutto il resto a doversi adeguare, trasformandosi per ripartire da zero, per esordire.
Cordialmente,
Giampiero Marano
www.dissidenze.com
Posted by Davide Bregola at 04.03.06 11:20