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02.03.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #49

Rocco G. Caliandro mi chiede e si chiede se non sia troppo in ritardo il suo intervento per contibuire all'inchiesta sul Romanzo del ventunesimo secolo. No, non è mai tardi, anche perché pubblicherò tutti i "pezzi" che mi giungeranno tramite e-mail. Ancora molte lettere stanno aspettando il loro momento. Nessuna esclusa.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.

Di Rocco G. Caliandro

Gli ultimi cinque anni, a mio modo di vedere, un dato positivo l'hanno, per iniziare: il progressivo superamento del giovanilismo a tutti i costi. Insomma i super giovani senza potere che fingevano la propria onnipotenza nellla perfetta capacità di manipolare cavolate, (musica, fumetto, cinema, televisione ecc.) sono, per fortuna, un po’ spariti dalla scena. Che dire? Frustrati. Gente che, non avendo la capacità di decidere, non poteva che sfogarsi nella scrittura di raccontini sempre parecchio abbozzati. Una specie di, come dire?, residuo pop generalizzato che si è, via via, spento (come era logico che fosse). Se c’è stata, in questi cinque anni, una novità questa è proprio da ricercarsi nella maggiore consapevolezza della scrittura, nella volontà di pervenire a strutture sempre più precise e lavorate – insomma, c’è più mestiere e più voglia di comunicare contenuti concreti. Anche se la tendenza al frammento, al racconto non è scomparsa del tutto – basta considerare l’ attuale fortuna della narrativa di genere.
Del resto, in Italia, il formalismo è un dogma, un pregiudizio radicato – così è stato negli anni 90, e non se ne è accorto nessuno, quando i tic linguistici e gli ammiccamenti superscintillanti avevano la priorità su ogni altra cosa.
Oggi: bhe, c’è il lavoro interessante di alcune case editrici – Sironi su tutte. C’è la lungimiranza di alcuni addetti ai lavori, per esempio Giulio Mozzi. C’è gente che sa scrivere e confrontarsi con realtà che non sono semplicemente locali, mi riferisco ad Avoledo che mantiene un’assidua e costante corrispondenza con i maggiori scrittori del pianeta prima d’avventurarsi nella scrittura d’un libro.
Altro dogma del 900 italiano: il provincialismo. Sarà mai superato?
"Restaurazione” è un etichetta da transavanguardia, robetta da vecchi bacucchi, gente che ha ancora il coraggio di parlare. E’ questo il male vero?
E poi “la fine”, “la sconfitta”. Di chi? D’una generazione sicuramente se continuerà a non avere un potere pratico, decisionale, economico. E per questo che non si può che apprezzare la fattività di certa gente. Di chi con la scrittura cerca di muovere qualcosa – e non mi riferisco assolutamente alla politica.
C’è una frase molto bella che mi ha detto una volta Renzo Tomatis: “Ho capito che per scrivere dovevo avere qualcosa da dire, e che per avere qualcosa da dire dovevo aver fatto qualcosa di utile per gli altri”. Semplice, no?
Di più, non so che dire. Scusate i luoghi comuni e le banalità.

Rocco Giuseppe Caliandro – 27 anni. Laureato al Dams di Bologna. Vive a Villa Castelli, in provincia di Brindisi. E’ redattore della rivista Daemon, libri e culture artistiche. Nel corso della biennale Iceberg 2002 è stato segnalato (sezione poesia) ed ha pubblicato per La Meridiana (Firenze, 2003) – Poesia.narrativa, Giovane letteratura a Bologna. Negli ultimi tempi ha scritto di cronaca nera e politica per il giornale “Senzacolonne, quotidiano del Salento”. Attualmente collabora con la Gazzetta del mezzogiorno (Gazzetta di Brindisi) e lavora in un call center.

Posted by Davide Bregola at 02.03.06 13:09

Comments

L'Italia, l'Italia .... E' vero avrà tanti difetti, ma perchè criticarla sempre! Certe volte mi sembrano persino forzate tutte queste critiche. Sarà quel che sarà, ma a me questi Italia piace e soprattutto per la letteratura odierna. Secondo voi l'Italia di Foscolo, di Leopardi, di Manzoni era davvero bella? Io credo proprio di no, eppure sono usciti degli scrittori eccellenti! Credo che fra 50 anni i miei figlio o nipoti troveranno i scrittori odierni nei loro libri di scuola! Magari criticandoli, ma comunque l'importante è parlarne. E se ne parlerà credetemi! Non so immaginiamo Picasso. Per i suoi contemporanei era un disastro, ma ora? Se ne parla e se ne parlerà sempre.
Claudia

Posted by: CLAUDIA at 02.03.06 16:05

vabbè Picasso non era italiano, ma ce n'erano di pittori italiani criticati negativamente, no?

Posted by: CLAUDIA at 02.03.06 16:07

Si sta parlando di Romanzo per il XXI secolo, non di pittura. Calindro pone l'accento sulla scomparsa del "giovanilismo" che a suo avviso imperversava qualche anno fa. Il problema secondo me era un altro: gli autori a cui allude erano giovani davvero: 18-20-22 anni e al tempo il mercato editoriale voleva investire su una narrativa di quel genere, credo. Ma le critiche qui riportate non sono mai negative, mi sembra altresì importante leggere idee tra le più disparate di persone che hanno il polso della situazione come Rocco redattore di Daemon, rivista interessante a cui giungono libri da recensire e racconti da pubblicare. Le sue impressioni partono da un lavoro di "trincea".D.B.

Posted by: D.B. at 02.03.06 17:02

Invece io dal mio puntodi vista le vedo troppo critiche. Forse se esci dall'ottica dello scrittore noti che letteratura non è così distante da pittura .... Io sono ignorante nel campo, ma che male c'è a leggere scrittori giovani? CLAUDIA

Posted by: claudia at 03.03.06 10:20

Tutti autori giovanissimi, vero. Ma non è questo il punto. A me interessava sottolineare proprio il fatto che si sia puntato, in un determinato periodo, (anche la critica, e non solo il mercato editoriale, lo ha fatto) proprio su un certo target di giovani. Pensare dall’esterno, dall’alto, a qualcosa di inoffensivo, di facilmente manipolabile: è stato questo il vero dramma? Comunque, non è che volessi puntare tutto sulla scomparsa del “giovanilismo”. Mi sembrava semplicemente il dato più evidente. Come dato positivo vedo allora, in questi anni, una maggiore consapevolezza e un pudore differente nei confronti della scrittura.
Non credo poi si possa parlare del romanzo del XXI secolo senza tenere conto del mercato editoriale (nel bene e nel male). Ma questo è un altro discorso.
Comunque la mia voleva essere una provocazione. Non so cosa c’entri Picasso. Si sta parlando degli ultimi 5 anni, no? Claudia, non volevo criticare l’Italia e la letteratura Italiana in genere, non sono così presuntuoso.
Rocco

Posted by: Rocco at 03.03.06 14:09

scusa non volevo aggredirti! era solo quello che avevo capito! comunque tutt'ora sto preparando un esame e tra le pagine di un libro che parla della storia della letteratura per ragazzi è uscito il discorso sul provincialismo e formalismo imposto dalla politica di Mussolini. Quello che mi chiedevo è questo? Ma se prima questi elementi probabilmente, anzi sicuramente visto la censura venivano imposti perchè ora in uno stato democratico continuano a sussistere? E' forse una scelta accettata dalla maggior parte degli scrittori?
Scusa la mia ignoranza e scusa i miei discorsi poco azzeccati. Claudia.

Posted by: claudia at 03.03.06 16:07

Claudia, non scherzare, quali discorsi poco azzeccati? Ognuno dice la sua ed è giusto che sia così. Sono io che molto spesso mi spiego male. Comunque è sempre bello discutere intorno alle cose.

rocco

Posted by: rocco at 04.03.06 03:36

Le mie sono solo idee di una ventunenne e il più delle volte troppo estremiste. La mia poca esperienza non mi permette di dare giudizi. Comunque intorno a questi discorsi forse ho capito che è meglio lasciare il silenzio.

Posted by: claudia at 06.03.06 10:38