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22.02.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #47
SERGIO ROTINO interviene nell'inchiesta sul Romanzo del XXI secolo. Ha riletto tutti gli interventi fino ad ora pubblicati e ha dato un suo contributo anche alla luce degli scritti che più l'hanno convinto. Così mi dice in e-mail.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.
Il romanzo dà sempre una visione del mondo, il più delle volte stereotipa, d’accordo, ma questa visione c’è, esiste. Non si può non leggere i narratori italiani perché “non danno una visione del mondo”, si peccherebbe di una (per me strana) forma di esterofilia. E anche in questo possiamo dire che non siamo secondi a nessuno: i nostri autori sono sempre inferiori a quelli che vengono dal resto del mondo. Cosa che non credo, cosa che non vedo in maniera così netta. Ciò non toglie che, nella maggior parte dei casi, quanto andiamo leggendo sia comunque di una insopportabilità che trascende la pazienza, sia del critico che del lettore. E, per riallacciarmi al ritratto-stroncatura della Mazzantini, non solo in una certa fascia di autori intellettual-sinistrorsi/destrorsi già ben sistemati nel nostro panorama letterario, ma anche (e soprattutto) in quella zona che comprende autori di media fortuna, autori esordienti, futuri autori esordienti. Qui dovresti trovare il futuro della nostra narrativa, ma trovi soprattutto tanta schifezza. E non la puoi contrastare, perché – come da sempre, ma oggi di più – con le parole puoi dir tutto quel che vuoi. Quindi si riesce a motivare la loro bontà, la loro essenza di capolavori. Compresi o incompresi. Diventa tutto una questione di opportunità, e di gusto. Sulle opportunità non voglio dire, sul gusto… eh. A un certo livello, che ce ne facciamo del solo gusto? Cosa ce ne facciamo di una visione del romanzo, e di chi abiterà questo romanzo, collegata essenzialmente al gusto?
PROPOSTA ALLUCINATORIA
Detto questo, il romanzo che verrà può non essere stato scritto, oppure sì. In questo caso potrebbero averlo abbandonato nel cassetto, disperso nelle pile di dattiloscritti che invadono le case editrici, potrebbero averlo già gettato nel cassone della raccolta differenziata. Il romanzo del XXI secolo potrebbe essere quest’opera obliata, non solo dimenticata. Epperò sarebbe forse più utile che si dimenticassero le opere precedenti, quelle che hanno fatto grandi i tre secoli che ci siamo lasciati alle spalle. Una tabula rasa, e si ricomincia. Già le nostre menti sono obnubilate da troppo di tutto, perché allora non cancellare per riscrivere? O, se non ne siamo capaci, perché non sovrascrivere come in un antico palinsesto? Qualcuno dirà che già prima del postmoderno era questo quello che si faceva. Bene, allora continuiamo a farlo. Sovrascriviamo (non un poco: completamente), ma dimenticandoci il passato, diventiamo incapaci di leggerlo (non sto parlando di revisionismo). Facciamo come nel mondo della musica pop dove la saturazione delle costruzioni melodiche ha reso inservibile il concetto di plagio. E non si parli di “omaggio”, non c’entra. Facciamo che il nuovo romanzo riprenda inconsapevolmente il vecchio romanzo, lo scriva di nuovo parola per parola, in questo facendolo nuovo.
Bruciamo le biblioteche e ricostruiamole.
UNO DEI TANTI UNIVERSI POSSIBILI
Il romanzo del XXI secolo sarà quello del nostro vicino di casa. Stampato in proprio e distribuito a mano, utile prima di tutto a chi scrive – un po’ come in Regole per sopravvivere, di Matheson. Soddisferà al più un pubblico ristrettissimo e diverrà per questo romanzo di culto, di vero culto. Avviene, ma quello che abbiamo vissuto di recente è solo l’avanguardia di un fenomeno che dovrebbe divenire gigantesco.
Impereranno le copisterie. E le stampanti. E i programmi di impaginazione. E i corsi di grafica.
Il romanzo del XXI secolo sarà legato al suo tempo, al suo quotidiano e si consumerà in esso; documenterà la società in quanto prodotto di chi quella porzione di società la vive e la frequenta, e sarà necessario per capirla – soprattutto sarà a essa funzionale. Sarà scritto e distribuito a chi può essere veramente interessato (si presume) per varii motivi, quindi marcherà stretto il lettore di riferimento. Che, per quanto si è detto, sarà principalmente la famiglia dell’autore e il cerchio degli amici, poi gli abitanti del condominio dove abita l’autore, gli abitanti del rione, gli abitanti del quartiere. In altri casi potrebbe partire da un pet shop, da una radio, dai corridoi della metropolitana ecc, ma sempre di quanto detto prima si tratta. Comunque partirà da entità simili e, nei casi più fortunati, da qui si allargherà verso il resto del territorio italiano.
In realtà somiglierà a un frattale.
Tenendo per buona la notizia che soprattutto gli autori più giovani hanno una buona dimestichezza con almeno una lingua straniera (l’inglese), il romanzo del XXI secolo sarà da subito bilingue. E se gli autori non conoscono un’altra lingua, penseranno per loro programmi di traduzione automatica iperspecialistici o – sempre presenti – i traduttori, che presteranno le loro conoscenze a prezzi stracciati, tanto già oggi vengono pagati poche lire.
Sarà un romanzo relativamente semplice o complesso, perché rivolto a chi è radicato nelle nuove forme di scrittura comunicazionale (gli sms, per esempio) o a chi ha possibilità di procurarsi (per osmosi, per sue innate capacità ecc.) la famosa “cultura” umanistica. Non credo ci saranno grossi cambiamenti da quanto accade oggi.
Sarà un romanzo breve, brevissimo, per comodità di stampa (vedi quanto scrivevo prima) e anche perché viviamo già ora “per frammenti” e per lacerti, per brevità e stringhe di notizia. Basta pensare a cosa significa per me un racconto breve (15 cartelle) e cosa la stessa cosa significhi per una rivista o, soprattutto, per una fanzine/prozine (max 3 cartelle). Credo che tutto questo lo abbia già espresso Dadati nel suo intervento, anche se su alcuni punti mi sa che non ci si incontri.
Per quanto riguarda i contenuti, credo non ci saranno grossi cambiamenti, implementazioni e innovazioni. Alla fine, non mi pare ce ne siano mai stati di eclatanti. Sarà prettamente autobiografico, ma da qui si divaricherà proponendo un autobiografismo realistico e un autobiografismo allucinato, distorto.
Non ci sarà un grande romanzo, ma tanti romanzi di media bellezza e tantissimi romanzi mediocri, molti di più di quanti se ne trovino in giro di questi tempi.
Alle case editrici resterà il compito di confermare la validità del testo in qualità di prodotto. Stamperanno copie di pregio, destinate solo a mantenere vivo il culto del libro, del com’era una volta, non il culto delle idee, del loro valore. Saranno copie per chi vorrà e potrà permetterselo. Ma potrebbero anche bellamente sparire e nessuno se ne accorgerebbe.
Se di vero oggetto di culto si vuole parlare, questa sarà la copia prodotta dall’autore, l’handmade, il pezzo unico uscito dalla sua stampante, da lui collazionato, rifilato ecc.
Non credo comunque che ci si staccherà dall’oggetto cartaceo, inteso nel senso più ampio del termine. Non credo che Internet, l’e-book, il libro elettronico riusciranno a soppiantare il libro.
Tutto questo processo sarà certamente lento e, forse, graduale. Ci vorranno tutti e cento gli anni del XXI secolo per vederne attuato almeno una parte. A quel punto molti di noi non ci saranno più…
Sergio Rotino vive e lavora a Bologna. Si è laureato al DAMS sezione Spettacolo con una tesi in Storia del cinema su "Figura del femminile nel cinema italiano del dopoguerra 1948/1957". E’ molto attivo ed ha curato varie antologie tra cui Resistenza 60 edito da Fernadel. Redattore ed editor, si occupa in veste di critico letterario soprattuto di giovani scrittori italiani. Collabora con varie riviste di letteratura: Private, Atelier, l'immaginazione, Fernandel, Le voci della luna, Stilos. È stato tra i fondatori del quadrimestrale Versodove e del semestrale Carmilla. Suoi testi, saggi e interventi appaiono su varie riviste, quotidiani e antologie italiane e straniere. Sue poesie sono apparse su Versodove, Nuovi Argomenti.
Posted by Davide Bregola at 22.02.06 18:16
Comments
Bella ed affascinante visione, specialmente quella del romanzo stampato in casa, e distribuito dall'autore nel proprio circondario.
Posted by: matteo at 22.02.06 18:56