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21.02.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #46
Matteo Bortolotti interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo. Ha un blog all'indirizzo http://matteobortolotti.blogspot.com/.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.
Di Matteo Bortolotti
Il romanzo secondo me.
Davide, qualche tempo fa, mi ha chiesto una cosa.
Il 2 gennaio mi arriva questa mail, che parla del romanzo del 21esimo secolo, che mi chiede che idea mi sono fatto io del nuovo romanzo italiano. Allora, io che non sono ancora tanto sicuro della mia idea, faccio una scelta e una premessa. La scelta è che ve ne parlo così, senza paroloni, perché stamattina mi sono alzato alle 6,30 ed è già passata l’una di notte, e ho voglia di chiacchierare. La premessa è che ve ne parlo da mutante. Da incrocio, da mischione, come si dice dalle mie parti. Perché dentro la testa ho una pasta d’idee e di passioni che voglio condividere, ma contemporaneamente – come spero i miei colleghi – ho anche una gran fame di sapere che succede d’altre bande, nelle teste degli altri. Le due cose succedono perché sono un lettore e perché sono uno scrittore nello stesso tempo, ma capire bene chi è nato prima è una roba che non consiglio, come capire se è nato prima l’uovo o la gallina. Cancellate l’ultimo esempio. Brutto periodo per parlare di pollame. Insomma, ve ne parlo in maniera discorsiva, e ve ne parlo in maniera indefinita. Un po’ come lettore e un po’ come scrittore.
Questo romanzo del 21esimo secolo non lo so che cosa è di preciso, ma più o meno me lo immagino. E’ alto, è basso. Perché quello che è in alto è come quello che è in basso. E’ Trismegisto, è Pan. Mi spiego meglio. Secondo me il romanzo italiano oggi deve essere quella piccola gabbia, quel nanoverso, quel sistema nel sistema in cui si torna al principio dell’oggetto narrativo, si torna al conflitto di base, oppure si finge di tornarci, si ritorna a quando l’ordinario viene interrotto dallo straordinario fin quando i ruoli si capovolgono. E’ una clessidra, questo romanzo, e tiene il tempo della strada. E’ una roba umile, se volete, non è giornalismo investigativo – per carità - e non è manifesto della “fantastica”, buona per divagare e basta. E’ una corda sottesa a una spanna da terra, sotto ci stiamo noi e sopra ci stanno i draghi, le fate, e il romanzo è questa corda che vibra, che vibra e che produce suoni che ci danno emozioni, o che ci fanno storcere il muso e girare la testa.
Poi c’è lo scrittore che scrive il romanzo, che deve essere responsabile, artigiano consapevole che non è lui a saperne più dei suoi lettori, ma sono le storie che hanno da insegnare a entrambi. A lui che scrive e a loro che leggono. Perché il senso spesso sta nei buchi e nel come vengono riempiti da ognuno.
Per me il romanzo del XXIesimo secolo, in Italia, è un romanzo che riparte da noi. Da come funzioniamo, come ci batte il cuore, come ci scorre il sangue. Chi votiamo, perché lo facciamo. Cosa ci fa piangere, cosa ci fa odiare gli altri. Sempre più in piccolo, sempre più in piccolo. Eppure non è mica intimista, secondo me, il romanzo del XXIesimo secolo. E’ cinematico e cinematografico, è letterario, ma non è letterato. Non è più un romanzo avventista e nemmeno avveniristico. Non è più un romanzo sulla fine del mondo, ma sul mondo già finito. E’ semplice evocazione, non è redenzione. Più storia e più velocità d’assimilazione, ma niente bolidismo. E’ schiavo del mercato, questo romanzo, o forse è uno che al mercato ci si fa accompagnare per metterci una bomba. E’ suspence. Perché da adesso in poi, voialtri e il sottoscritto sappiamo che quella bomba esiste, che sta per scoppiare.
Potrei continuare a parlarne fino al mio trentesimo compleanno, ma preferisco dare il mio contributo per scriverlo - questo romanzo, questa bomba – tentare, riprovare, continuare a sudarci piuttosto che annoiarvi con altri giri di parole. Ché le parole son facili da girarci intorno, son piccole, le singole parole. La loro forza, è che se son messe insieme è più difficile aggirarle. Vado a mettere insieme le parole, allora. E spero che con le mie, unite a quelle dei miei amici, dei miei ammirati colleghi, dei nuovi scrittori, e dei nuovi editor, si vada verso il XXIesimo secolo. Perché tutti insieme lo stiamo scrivendo, questo nuovo romanzo.
Ciao, Davide.
Matteo Bortolotti abita a Bologna. Ha appena pubblicato per Colorado Noir-Mondadori il romanzo Questo è il mio sangue. Il suo blog è http://www.matteobortolotti.it/
Posted by Davide Bregola at 21.02.06 13:52