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05.02.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #38
Francesco Sasso, dopo diverse discussioni in e-mail e una chiacchierata autunnale sul Grande Romanzo Italiano del XXI secolo, interviene nel dibattito.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.(D.B)
Di Francesco Sasso
“Come sarà il romanzo del 21° secolo?”
Di fronte a questa domanda vado in stallo, apro le braccia e dichiaro: non lo so!
Posso però affermare che il romanzo ha, e avrà sempre, un solo punto d’abisso, all’interno di uno spazio ancora più oscuro, da cui partire: l’uomo. Un uomo che è di per sé finito, ma che è chiamato ad assistere a quest’infinito universo. Per cui, ogni suo gesto è, o dovrebbe essere, pensato illimitato; altrimenti patisce, cessa di sperare quando ne percepisce o ne scorge la finitezza. Da questo conflitto nascono le innumerevoli lacerazioni dell’anima e del sogno, nasce la scrittura.
Ed è partendo dall’uomo che si prefigura nella mia mente l’immagine di un romanzo che è sempre alla ricerca di un punto fermo e atemporale della realtà. Un romanzo con sempre nuove campionature linguistiche, con cadenze mutanti, con molteplici forme e suoni. Un romanzo che cerca continuamente di spostare i confini tra natura e società. Un romanzo d’ambienti dilatati, di possibilità inevase, di necessità e libertà. Un romanzo che contamina il lettore d’inquietanti interrogativi e che lascia pensare all’esistenza di un incolmabile vuoto tra teoria e realtà. Un romanzo che rappresenta la somma delle possibilità del suo tempo, ma è anche un’accumulazione distinta di tempi intermedi e l’espressione assoluta d’atemporalità: condizione contraddittoria questa, come quella dell’uomo nell’universo. Un romanzo che ha in sé il germe del relativismo e del Mito (altra contraddizione); che mostra le cadute della “macchina” sociale che non ha più motivo d’essere, e che prospetta un’allucinante terra di nessuno in cui il lettore è costretto ad aggirarsi alla ricerca di sé. Un romanzo che, per concludere, si basa sulla Parola vera, che aspira a non essere rovesciata in falsa Parola.
Francesco Sasso, nato nel 1974 ad Alberobello (Bari).
Prossimo alla Laurea in Lettere moderne.
Suoi scritti sono dispersi qua e là dal tempo e dalla contraddizione.
Collabora con Musicaos.it e cura l’opuscolo letterario Retroguardia.
Posted by Davide Bregola at 05.02.06 12:57
Comments
quello di cui si parla in questo post non è un romanzo.
è un'enciclopedia.
Posted by: gionni at 05.02.06 15:42
Gionni ha toccato una corda per me molto importante: enciclopedismo.
Mi sembra che l'idea di Sasso sia molto interessante. Non so se ci sarà qualcuno in grado di arrivare al testo narrativo enciclopedico, ma secondo me aveva in mente alcuni testi che in qualche modo vengono chiamati "opere mondo" e cercano di racchiudere in sé tutto lo scibile umano e tutto il mondo fisico. Opere del 2005 in questo filone: Perceber, Neuropa, La Macinatrice. Chissà se saranno un trittico che darà altre opere riconducibili a quel "genere" o se saranno ricordate come testi a sé stanti. D.
Posted by: D.B. at 05.02.06 21:50
appunto. volevo essere sottile, ma tu mi hai sgamato. meglio così.
Posted by: gionni at 06.02.06 09:41
Non volevo fare nomi per non innescare un probabile dibattito su chi c'è e chi non c'è. Avevo in mente le "opere mondo" in senso lato. Neuropa, Macinatrice e Perceber sono per me tentativi di riprendere in mano un filo perso da qualche tempo; ma anche la Divina Commedia (non è un romanzo, ma è il massimo come testo narrativo enciclopedico), tutto Proust, Don Chisciotte, tutto Sheskepeare, un certo Pirandello, Ulisse di Joyce, parte di Beckett ecc.
In generale, chi scava e desidera spostare confini: linguistici, ideologici, d’immaginario ecc.
Una domanda da porsi è: perché alcuni scrivono, o cercano di scrivere, “Opere
Mondo”? Qual è il punto di partenza?
Posted by: Francesco Sasso at 06.02.06 10:37
Mi spiace, ma non sono d'accordo su (quasi) nulla.
Innanzitutto, partire con l'idea di "fare un'opera mondo" significa già partire con un'idea - e questo è un modo di procedere ottimo nell'accademia, utile nella saggistica, pessimo nella narrativa. Pessimo perchè le storie devono crescere da sole - un narratore è più medium che autore, e non sono certo il primo a dirlo.
Poi non sono d'accordo su alcuni assunti di base. Per esempio, che l'uomo sia finito e l'universo no. Chi dice che uomo e universo siano due cose diverse? Sarò un mistico bastardo, ma secondo me sono collegate - e forse identiche. Quanto alla "finitezza" dell'uomo, beh, credo sinceramente che ogni uomo sia un dio. Se la mia anima è immortale, allora vivrà quanto l'universo. Se non lo è, allora l'universo si annichilirà alla mia morte. In entrambi i casi io e lui siam siamesi (siamesi siàm).
Poi parli di "un punto fermo e atemporale della realtà". Quale realtà? La mia, la tua, quella di un opossum? Una mia amica dice (forse scherzando, forse no) che i sassi sono le creature più sagge sulla faccia della terra. E se fosse la loro, la reale realtà? A me i punti fermi non piacciono, preferisco le virgole sguscianti.
Alla fine dici che Mito e relativismo si contraddicono. Perchè? Il Mito è assoluto solo nelle teorizzazioni di Roland Barthes e compagnia cantando. E' una cosa che non ho mai condiviso. Il Mito non è iperuranio, è fangoso. Vive nello spirito e nella carne di noi divinità, e del mondo stesso - e spirito, carne e mondo preiscindono da categorie come relativo, assoluto, verità e falsità.
Ovviamente, tutto quel che ho appena detto potrebbe essere del tutto falso.
Posted by: Francesco at 07.02.06 10:16
Dimitri è relativista, anti-illuminista, però non riesco a dare torto alle sue argomentazioni così come non posso non comprendere da dove provengono le idee di Sasso. Che fare? Torniamo al mito e al logos di Parmenide? Rimettiamo in discussione sempre tutto e costruiamo una nuova cosmogonia? Io sono in cerca di testi DEFINITIVI, inattaccabili e inconfutabili. Sempre per rimanere su Filosofia 1: aletheia. D.
Posted by: D.B. at 07.02.06 12:15
Francesco, rispondo su un solo punto che in questo momento mi preme sullo stomaco. Sappi che non sono molto lucido...
Qui da ieri pomeriggio fino a stamattina ha nevicato abbondantemente (cosa rara in Puglia). La neve ha riempito ogni spazio. Un’ora fa un amico mi telefonano e m’informa che un mio collega di ventisei anni è morto. Non ne sapevo nulla. Sotto i ferri per una cazzata semplice, era entrato in coma. Oggi hanno staccato la spina, così mi ha detto. Mentre scrivo il cielo è sgombro e azzurro. Ho letto le tue riga e mi dico: ok, hai ragione: “Se la mia (sua) anima è immortale, allora vivrà quanto l'universo. Se non lo è, allora l'universo si annichilirà alla mia (sua) morte.” come disse quel tizio, che mi importa della morte, se c’è lei io non ci sono. Ma poi mi dico: e no, questa è una menata per galleggiare. Uno scompare, e il mondo è lì che continua a girare nell’universo, come una stanza dentro una stanza. E io non sono Dio, ho le prove di questo in me. Dico solo guardiamo in faccia la realtà. Quale? Quella che ci circonda, stratificata, con me, te, il mio collega, il sasso, l’albero. La realtà per cui un uomo pieno di progetti oggi scompare (nel nulla? in Paradiso? o dovunque si voglia credere) e te ed io restiamo a guardare la neve sciogliersi. Amo i mistici e questi versi di Masahide accompagnano la mia vita da tre anni:
il tetto s’è bruciato-
ora
posso vedere la luna.
In questo momento non so neanche se quello che ho scritto qui in presa diretta sia corretto, ma dai Francesco, non siamo immortali. Io e l’universo siamo diversi, uguali? Bo….certamente separati, almeno finché vivo. Ovvero finché io sono io. Dopo io non sarò e ho la certezza che l’universo continuerà ad essere. Non sono in un gioco, né in un film di Matrix.
E la scittura deve catturare le varie sfumature della vita, insieme ad altro, almeno credo. (ricerca di punti fermi, non vuol dire avere la certezza dell’esistenza di questi ultimi), e non fermarsi ad autoillusioni come l’essere Dio o silmili stampelle… perché come sanno anche i visionari, le porte della percezione saranno pure infinite, ma chissà perché sempre ben serrate.
Posted by: Francesco Sasso at 07.02.06 14:46
Non voglio intervenire nel dolore personale.
Però.
Chi ti dice che le porte della percezione siano ben serrate? Nella mia esperienza, sono spalancate come le cosce di una meretrice. E non faccio neanche uso di psicotropi. Basta chieder loro gentilmente di aprirsi, e quelle zitte zitte lo fanno.
Poi: un certo tipo di cosmologia, quella gnostica, precede Matrix di qualche manciata di secoli. Può piacere o no, ma non se la sono inventata i Wachowsky. Non che io mi definisca uno gnostico, intendiamoci.
Essere dio è un'illusione, dici. Io ti rispondo: no, è esperienza. Non hai dentro di te la "prova" di non esserlo, e non hai prove di essere separato dall'universo. Questo è solo il tuo stato di coscienza ordinario.
Esistono tecniche che permettono di alterarlo. Io lo so perchè ci sono stato. Un positivista direbbe "solo con l'immaginazione". Io rispondo: perchè, cos'altro c'è? Tanto vale scegliere da soli cosa immaginare, grazie tante. E a me piace pensare in grande.
Se vivi dentro F.lli Arnold (dal 1905) e non ne sei mai uscito, pensi di avere le prove che l'Esterno non esista. Ma non è così: sei tu a non essere mai uscito dall'emporio di F.lli Arnold (dal 1905).
Pensi che l'emporio di F.lli Arnold (dal 1905) sia la realtà, ma è solo quel che tu vedi, quel che tu percepisci, e che con un salto logico non da poco definisci "reale".
Per maggior informazioni: "Il piccolo popolo dei grandi magazzini", di Terry Pratchett. Un grandissimo romanzo, davvero.
Niente mi toglie dalla testa che Thou art god. Nel bene e nel male.
Posted by: Francesco at 08.02.06 00:44
@Francesco
non intendo metter sotto processo nessun pensiero "altro". Al contrario, sono disposto a rinnegare le mie pur minime certezze. Non escludo nulla a priori.
Adesso posso capire le tue coordinate e sondare meglio. (cerca di capirmi, uno che mi dice di essere Dio o mi prende per il culo o usa uno slogan per alzare fumo).
"Il piccolo popolo dei grandi magazzini", di Terry Pratchett, mai letto e vedrò di procurarmelo. Poi ti dico. Se hai altro da consigliarmi, cerco. Pur di uscire da questa palude, sono disposto a sperimentare quasi tutto.
(il quasi è d'obbligo)
Posted by: Francesco Sasso at 08.02.06 08:44
Tra i libri fondamentali per il mio reality tunnel c'è "Straniero in terra straniera", di Heinlein, da cui ho preso un verbo che uso spesso, "grokkare". Se non l'hai già letto lo consiglio caldamente (meglio se in inglese, ma esiste una edizione recente della Fanucci). Il libro di Pratchett invece lo trovi spesso tra la narrativa per ragazzi, o nel fantasy, a seconda dei librai.
Sono due grandi romanzi, secondo me. E a me hanno aperto mondi. E porte della percezione. Poi, è chiaro, queste son cose molto personali..
Posted by: Francesco at 08.02.06 10:34
grazie Fra.
Recupero il materiale.
Posted by: Francesco Sasso at 08.02.06 13:30
Poi famme sapè che te ne pare, son curioso.
Posted by: Francesco at 09.02.06 13:40
Che te dico? se mè vedi imblusato, vuol dì che ce sto... famo canizza.
Posted by: Francesco Sasso at 09.02.06 16:31