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16.02.06

IL GRANDE ROMANZO ITALIANO DEL XXI SECOLO (OTTAVA PARTE)

Fin da quando ero bambino mio padre cercava di spiegare l’importanza dei microrganismi e solo quando raggiunsi la maggiore età mi disse in modo chiaro e senza ambiguità che la sua visione del mondo partiva dalla constatazione che anche noi umani e tutti gli esseri viventi e animati (usa spesso questa formula) non siamo altro che microrganismi sviluppatisi più delle muffe, dei batteri, dei virus e dei lieviti, ma sempre riconducibili alla loro forma molecolare e alla loro essenza. Non priva di contraddizioni, la sua idea da perito chimico che ha studiato anche un po’ di Biologia, mi ha fatto venire alla mente che un romanzo potrebbe valere come un microrganismo della specie delle muffe: un fungo da fare crescere sulle superfici del mondo senza avere un preciso progetto di forma, ma solo una capacità di espansione frattale.(D.B.)
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Di Davide Bregola

Il regno dei viventi, secondo la classificazione di Whittaker si suddivide in cinque parti: Monere, animali, piante, funghi e protisti. Mio padre dice che non è vero nulla, che è il solito discorso antropocentrico e che noi umani siamo, né più né meno, dei dannatissimi microbi.
Noi umani per la Terra siamo dei piccoli e indefessi contaminatori microbiologici. Cerchiamo in tutti i modi del nostro vivere di non lasciare spazio al Mondo di sopravvivere, vorremmo asservirlo a noi e ci illudiamo di dominarlo. Nostro scopo è dominare tutti gli esseri viventi, siano piante o animali. Altro scopo è diventare immortali per mezzo di ritrovati scientifici più o meno efficaci. Eppure se ci guardiamo dal punto di vista della Terra noi siamo altro da quel che crediamo. Mio padre ha una sua teoria in merito. Dice che siamo dei maledetti microrganismi da cancellare e la Terra ha i suoi “anticrittogamici” da mettere in atto.
Virus, batteri, muffe. Tutte le informazioni che abbiamo e che ci arrivano per mezzo di onde sparate sul satellite e rilanciate sui nostri mezzi che li catturano e li ritrasmettono, non sono altro che spore, e le spore, si sa, sono le cellule riproduttive per mezzo delle quali crescono i microrganismi.
Di seguito due articoli che danno conto di come l’uomo può essere considerato un batterio. A voi la scelta di stabilire se tutti gli elementi nominati sono riconducibili alle spore:

Un leader terrorista lancia l'avvertimento attraverso internet
"Useremo missili o sostanze chimiche". Verifiche sull'attendibilità del messaggio
Al Qaeda minaccia l'Italia
"Colpiremo a Natale"
Pisanu: "Non è il caso di lanciare allarmi eccessivi"

Controlli antiterrorismo all'aeroporto romano di Fiumicino

ROMA - Un nuovo messaggio di minacce contro l'Italia - che verrebbe condotto con missili terra-aria o con sostanze chimiche - è apparso sui forum islamici legati alla rete terroristica di Al Qaeda: "Colpiremo a Natale". Ma il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu sdrammatizza: "Non è il caso di lanciare allarmi eccessivi". "Si tratta di un messaggio molto breve e piuttosto sgrammaticato" ha dichiarato il ministro Pisanu. "L'autore può essere un internauta jihadista che segue attentamente le cronache europee in materia di violenza politica e ne trae spunti per il suo messaggio. Questo, comunque, non innalza ma neppure attenua la minaccia terroristica che continua a incombere sull'Europa e sull'Italia. Perciò continueremo a mantenere ben alzate le nostre misure di prevenzione".
A firmare la minaccia questa volta è un terrorista che si fa chiamare Sayf al-Adel, nome di un leader di Al Qaeda, scomparso dopo l'attacco americano all'Afghanistan e secondo molti esperti attualmente nascosto in Iran. I servizi segreti italiani stanno vagliando l'attendibilità del messaggio. Sia il titolo che il contenuto del comunicato prendono spunto dalle voci su una presunta morte di Osama Bin Laden nel terremoto che ha colpito lo scorso mese la regione pakistana del Kashmir.
Il titolo del messaggio parla di "buone notizie che, se Allah vorrà, arriveranno presto dalla terra dei romani", l'Italia, appunto. Il documento è diretto "dal vostro fratello Sayf al-Adel a tutti coloro i quali hanno detto che lo sceicco Osama Bin Laden era morto nel terremoto del Pakistan, arrestato o malato". A loro il presunto terrorista afferma "che queste notizie sono solo frutto di una guerra mediatica. Lo sceicco Osama Bin Laden sta bene e in un luogo sicuro e lo vedremo presto durante le feste di natale nella terra dei Romani dopo il prossimo attentato in Europa che in primis riguarderà l'Italia".
Secondo questo membro del forum islamico il nostro paese dovrebbe essere colpito nel periodo natalizio e subito dopo dovrebbe essere diffuso un messaggio di Osama Bin Laden dopo un anno di silenzio. Il messaggio prosegue poi entrando nei dettagli di quello che potrebbe essere l'attentato contro l'Italia. In particolare si ritorna a parlare delle presunte 'Brigate Abu Hafs al-Masri' come la cellula operativa destinata ad occuparsi del nostro Paese. "Vedrete gli attacchi delle brigate Abu Hafs al-Masri nel profondo del paese - prosegue Sayf al-Adel - i fratelli che stanno lì ci hanno assicurato che le brigate sono riuscite ad avere missili terra-aria dalla Cecenia. Sono riusciti anche ad ottenere del quantitativo di materiale velenoso per creare delle bombe. Se Allah vorrà, non ci sarà sicurezza nella terra dei Romani e la guerra sarà lunga"

Inchiesta shock di "Rai News 24": l'agente chimico usato come arma.
Un veterano: "I corpi si scioglievano"
"Fosforo bianco contro i civili"
Così gli Usa hanno preso Falluja
Un documento svela anche un test su un nuovo tipo di Napalm

ROMA - In gergo i soldati Usa lo chiamano Willy Pete. Il nome tecnico è fosforo bianco. In teoria dovrebbe essere usato per illuminare le postazioni nemiche al buio. In pratica è stato usato come arma chimica nella città ribelle irachena di Falluja. E non solo contro combattenti e guerriglieri, ma contro civili inermi. Gli americani si sarebbero resi responsabili di una strage con armi non convenzionali, la stessa accusa di cui deve rispondere l'ex dittatore iracheno Saddam Hussein. Questo racconta un'inchiesta di Rai News 24, il canale all news della Rai svelando uno dei misteri del fronte di guerra tenuto più nascosto dell'intera campagna americana in Iraq. "Ho sentito io l'ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco su Fallujah. Nel gergo militare viene chiamato Willy Pete. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie fino alle ossa", dice un veterano della guerra in Iraq a Sigfrido Ranucci, inviato di Rai News 24.
"Ho visto i corpi bruciati di donne e bambini - aggiunge l'ex militare statunitense - il fosforo esplode e forma una nuvola. Chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato". L'inchiesta di Rai News 24, Fallujah. La strage nascosta, in onda domani su Rai3, presenta, oltre alle testimonianze di militari statunitensi che hanno combattuto in Iraq, quelle di abitanti di Fallujah. "Una pioggia di fuoco è scesa sulla città, la gente colpita da queste sostanze di diverso colore ha cominciato a bruciare, abbiamo trovato gente morta con strane ferite, i corpi bruciati e i vestiti intatti", racconta Mohamad Tareq al Deraji, biologo di Falluja.
"Avevo raccolto testimonianze sull'uso del fosforo e del Napalm da alcuni profughi di Falluja che avrei dovuto incontrare prima di essere rapita - dice nel servizio la giornalista del Manifesto rapita in Iraq (proprio a Falluja) nel febbraio scorso, Giuliana Sgrena, a Rai News 24 - Avrei voluto raccontare tutto questo, ma i miei rapitori non me l'hanno permesso". Rainews 24 mostrerà documenti filmati e fotografici raccolti nella città irachena durante e dopo i bombardamenti del novembre 2004, dai quali risulta che l'esercito americano, contrariamente a quanto dichiarato dal Dipartimento di Stato in una nota del 9 dicembre 2004, non ha usato l'agente chimico per illuminare le postazioni nemiche, come sarebbe lecito, ma ha gettato fosforo bianco in maniera indiscriminata e massiccia sui quartieri della città. Nell'inchiesta, curata da Maurizio Torrealta, vengono trasmessi anche documenti drammatici che riprendono gli effetti dei bombardamenti anche sui civili, donne e bambini di Falluja, alcuni dei quali sorpresi nel sonno. L'inchiesta mostra anche un documento dove si prova l'uso in Iraq di una versione del Napalm, chiamata con il nome MK77. L'uso di queste sostanze incendiarie su civili è vietato dalle convenzioni dell'Onu del 1980. Mentre l'uso di armi chimiche è vietato da una convenzione che gli Stati Uniti hanno firmato nel 1997.

La prima notizia è stata subito smentita. Erano informazioni riciclate, roba vecchia, dell’estate 2005 rimessa in circolo per incrementare allerta e terrore nei cittadini.
La seconda notizia non è stata né smentita né confermata. Dopo qualche giorno di bailamme hanno messo tutto a tacere.

Fin da quando ero bambino mio padre cercava di spiegare l’importanza dei microrganismi e solo quando raggiunsi la maggiore età mi disse in modo chiaro e senza ambiguità che la sua visione del mondo partiva dalla constatazione che anche noi umani e tutti gli esseri viventi e animati (usa spesso questa formula) non siamo altro che microrganismi sviluppatisi più delle muffe, dei batteri, dei virus e dei lieviti, ma sempre riconducibili alla loro forma molecolare e alla loro essenza. Non priva di contraddizioni, la sua idea da perito chimico che ha studiato anche un po’ di Biologia, mi ha fatto venire alla mente che un romanzo potrebbe valere come un microrganismo della specie delle muffe: un fungo da fare crescere sulle superfici del mondo senza avere un preciso progetto di forma, ma solo una capacità di espansione frattale.
Vediamo più in concreto cosa sono questi microrganismi:

Batteri
I batteri formano un grande gruppo di microrganismi unicellulari che si moltiplicano per divisione cellulare. Possono esistere come cellule singole o come aggregati di cellule. La loro morfologia é abbastanza semplice. In base alla forma vengono distinti in:
cocchi (cellula sferica )
bacilli (cellula a bastoncino)
vibrioni(cellula a virgola)
spirilli (cellula a spirale )
I batteri presentano un’enorme diversità nelle caratteristiche fisiologiche come la capacità a fermentare zuccheri diversi, a dare prodotti finali diversi o utilizzare diverse fonti di carbonio ed energia.
I raggi U.V. hanno potere germicida in quanto colpiscono elettivamente la molecola di DNA dei batteri. I raggi ultravioletti più efficaci hanno lunghezza d’onda intorno a 2600A, valori di lunghezza d’ onda di massimo assorbimento del DNA.
I danni più gravi prodotti da queste radiazioni sono :
legami incrociati tra diverse molecole di DNA e tra DNA e proteine;
formazione di dimeri di pirimidine (i “mattoni” che costituiscono il DNA);
idratazione di pirimidine e denaturazione del DNA.
Tuttavia i dimeri possono essere eliminati attraverso due distinti meccanismi di riparazione.
Se una sospensione di batteri viene trattata con raggi ultravioletti e poi esposta a luce visibile di lunghezza d’onda compresa tra 300 e 400nm, si osserva sia una riduzione dell’effetto letale che dell’ effetto mutageno delle radiazioni. Ciò è dovuto al fatto che la luce attiva un enzima capace di “slegare” i dimeri pirimidinici. Il fenomeno va sotto il nome di fotoriattivazione.
I dimeri possono essere eliminati anche da particolari sistemi di riparazione che agiscono al buio (riparazione al buio).
Tuttavia in questo caso è molto più frequente l’ incidenza delle mutazioni che può incidere sulla vita dei batteri impedendone la moltiplicazione o determinando errori metabolici che ne provocano la morte.

Muffe
Le muffe sono funghi pluricellulari che si moltiplicano per spore. Possono vivere in ambienti caldi e umidi ma anche a basse temperature come per esempio negli impianti di refrigerazione e nei frigoriferi di uso domestico.
Le muffe vivono un po’ dovunque su sostanze di provenienza animale o vegetale che esse utilizzano come nutrimento: per esempio sul legno, sulla carta e sugli alimenti. A questo proposito bisogna ricordare che le muffe, insieme ai batteri, sono i principali responsabili delle alterazioni dei cibi che, attaccati da questi microrganismi, possono diventare non più commestibili.
Da altre muffe vengono prodotti gli antibiotici (penicillina, steptomicina) ed altre ancora vivono da parassiti nei tessuti di piante od animali.
Alcune muffe provocano la decomposizione mediante saponificazione dei prodotti contaminati, altre sono responsabili di malattie presso gli uomini e gli animali.

Differenti tipi di muffe
Muffe su frutta e pane
Aspergillus su prodotti vegetali umidi, su frutti, pane e cuoio
Penicillium, muffe su uva ed altri frutti
Botrytis cinera, muffe su fragole e uva semi-matura
I funghi microscopici sono distrutti da un’ alta dose di raggi U.V.

Virus
I virus sono un gruppo di microrganismi di natura ancora poco conosciuto che provocano malattie all’uomo, agli animali ed alle piante.
Un virus è un’entità biologica di per sé metabolicamente inattiva. Non è in grado, cioè, da solo, di utilizzare fonti esterne di energia per sintetizzare molecole che servono alla sua crescita ed alla sua moltiplicazione come fanno le cellule. Un virus può però moltiplicarsi all’interno di una cellula utilizzando l’apparato sintetico della cellula e sono quindi considerati parassiti intracellulari.
Sulla base di ciò non si può affermare che i raggi U.V. abbiano un’influenza diretta sui virus ma, agendo specificamente sul DNA dei batteri in modo da comprometterne l’esistenza, impediscono anche la replicazione e lo sviluppo dei virus(infezione).

Lieviti
I lieviti sono dei microrganismi vegetali unicellulari. Non posseggono clorofilla e si differenziano dai funghi microscopici per il loro modo di moltiplicazione. Sono largamente distribuiti su tutta la crosta terrestre. Per lo più crescono su materiali organici di origine vegetale, in particolare frutti maturi, ma si rinvengono anche nel terreno ed in alcuni prodotti animali (latte, miele, insaccati). Essi sono in grado di compiere una respirazione anaerobica o fermentazione e per questo motivo sono molto spesso usati nella fabbricazione di prodotti alimentari (pane, birra, vino, ecc)

Vediamo ora perché spesso in letteratura e più ancora in narrativa, si usa la finzione per confondere le acque. Il procedimento è lo stesso che usa un virus per farsi accettare dalle altre molecole per poi attaccarle. Premessa: il sottoscritto non ha mai letto uno solo dei libri firmati “JT LeRoy”. Non li ho nemmeno mai aperti, a eccezione di La fine di Harold, ma solo perché ero incuriosito da questa cosa di Fazi che pubblica un libro col testo in lingua originale sulle pagine dispari. Mi sembrava strano. Non è un vanto, è un fatto. Ecco perché questo articolo parla della “cosa”, invece che delle cose che la “cosa” ha – oppure non ha – eventualmente firmato.
Allora partiamo dal fondo. Partiamo da JT LeRoy. In pubblico, il famoso e giovane scrittore sarebbe stato interpretato per tutto questo tempo da Savannah Knoop, sorella di Geoffrey Knoop, il rocker fallito che si è spacciato per il “padre adottivo” di JT. Bene. La giornalista Ayelet Waldman lo ha intervistato a lungo negli anni passati, di persona e telefonicamente, continuando a pensare – dice oggi, e vatti a fidare – che si trattasse di una bufala letteraria ben orchestrata. In una di queste telefonate durante le quali Ms Knoop pensava di fregare Ayelet spacciandosi per JT, e Ayelet pensava di fregare Ms Knoop facendole credere di aver creduto alla storia di JT (oppure Ms Knoop fregava comunque Ayelet, lasciandole credere di non aver capito che lei non credeva a tutta quella storia di JT – sempre ammesso che la giornalista non stesse soltanto facendo finta di non aver capito che Ms Knoop aveva capito che lei aveva capito – eccetera eccetera) insomma durante queste telefonate i due si ritrovano più di una volta a parlare di problemi psichiatrici e a un certo punto JT fa sentire alla giornalista le registrazioni delle sue sedute col Dr Terrence Owens. Ayelet le trova noiosissime. Alla luce delle “rivelazioni” su JT e Ms Knoop, è la stessa Ayelet a scrivere su Salon che ripensando a quelle registrazioni le considera delle vere meraviglie: l’idea che qualcuno abbia creato a tavolino quelle conversazioni a due voci al solo scopo di puntellare ulteriormente l’impalcatura di una balla titanica, oggi, la impressiona e la affascina.
Martina Testa, la traduttrice di tutti i libri di LeRoy, ammette che dal punto di vista del valore letterario non cambia nulla; anzi, in un certo senso è contenta di aver avuto quest’ulteriore prova del fatto che “la letteratura migliore è sempre invenzione, finzione, artificio”.
Si consideri ora: 1) la Ayelet già all’epoca in cui le sentì sapeva che quelle registrazioni erano finte, 2) la Testa, per tutto questo tempo, ha ricevuto regali da, e fatto domande a, non-si-capisce-bene-chi.
Truman Capote, durante la stesura del reportage la cui metastasi si trasformò in A sangue freddo, conobbe e divenne il confidente di Perry Smith, l’omicida. Al punto da scindere la propria posizione di “osservatore dei fatti” tra due posizioni opposte: l’una empatica (“Io e Smith sembriamo usciti dalla stessa casa; solo che lui è uscito dalla porta sul retro,” disse Capote poi) e l’altra disinteressata (solo con un’effettiva condanna a morte il suo libro-reportage avrebbe avuto il finale che gli serviva). Smith venne giustiziato e Capote ebbe il finale per il suo libro. Uscirà il film fra qualche mese. Intanto, una semplice domanda: Capote avrebbe potuto spendersi di più per la grazia a Perry Smith, come è stato detto? Non puoi osservare una particella senza che lo stato della particella sia influenzato dal tuo osservare. Se vuoi una particella “spontanea”, una particella vera, devi smettere di pensare alla particella. Ma la particella nella scatola, è viva o è morta? Il gatto se l’è mangiata oppure no? Sappiamo che se apri la scatola, il gatto mangia di sicuro la particella, uccidendola e uccidendosi. Se tieni la scatola ben chiusa, invece, può darsi che il gatto mangi la particella, come può darsi che non la veda e la lasci perdere. Può darsi che muoia per i fatti suoi. Capote ha aperto la scatola, il gatto si è mangiato Perry Smith. L’avrebbe fatto comunque? Vai a sapere.
Marco Baldini, il DJ proprio lui, esce in questi giorni per l’editore Baldini Castoldi Dalai con Il giocatore. Sottotitolo: “Ogni scommessa è un debito”. Dostoevskij si fa una capriola nella tomba. In questo libro autobiografico (dice Baldini) il protagonista Marco Baldini accumula debiti su debiti, in una doppia vita di DJ e scommettitore.
James Frey, astro nascente della letteratura americana (per la verità già nato, ma noi con gli americani, quando non ci stanno propinando cinema di serie B, stiamo spesso in differita) è stato ospite nel 2003 dell’Oprah Winfrey Show, durante il quale il suo libro ha avuto modo di diventare oggetto del desiderio di milioni di lettori americani. Il libro parla della dura disintossicazione da droga e alcool del giovane Frey, in un lungo percorso fatto di crimini e violenze. In questi giorni, un sito internet investigativo (www.thesmokinggun.com) ha smascherato la vera storia, ridimensionando l’intera autobiografia di Frey . Il suo libro è In un milione di piccoli pezzi; in Italia per l’editore TEA. L’autore ha poi ammesso di aver modificato qualche dettaglio, in effetti, “lasciando però inalterato il cuore della mia vicenda, che è poi quello che ha commosso i miei lettori”.
Dave Eggers, il genio dell’opera struggente proprio lui, ha accumulato una certa qual serie di sfighe nella sua pur giovane vita, ne ha fatto un libro che almeno ogni due pagine ti ricorda la sua completa aderenza ai fatti, ed è diventato quello che è diventato.
J.K. Rowling, la tizia che si è inventa Harry Potter, la settimana scorsa ha confessato in un’intervista che tipo un paio delle situazioni più drammatiche dei suoi libri sono ispirate a eventi che le sono realmente accaduti durante l’ideazione della saga.
David Benioff, autore de La 25ma Ora, ama rispondere con un ghigno che vuol dire “sì, ma anche no” a chiunque gli chieda se da giovane anche lui, come il protagonista del romanzo, spacciava droga per le strade di New York.
Johnatan Safran Foer e Bret Easton Ellis vanno oltre e chiamano i protagonisti dei loro romanzi Ogni Cosa è Illuminata e Lunar Park rispettivamente Johnatan Safran Foer e Bret Easton Ellis.
Costantino Vitaliano esce con un’autobiografia che spopola fra casalinghe e in genere frequentatori abituali di iperdiscount. Il libro è una specie di Oliver Twist trapiantato nell’hinterland industriale milanese, e si regge perfettamente in piedi giocando sulla stessa ambiguità tra vero e finto-vero che informa la carne catodica del “Costa” nazionale.
Allora abbiamo Capote che usa la verità “narrativa” (tutta interna al suo libro) per influenzare la verità “delle cose” (tutta esterna), abbiamo Frey che appiccica l’etichetta di “verità” a quella che è pura invenzione narrativa (se non l’avesse fatto, o non l’avesse lasciato fare al suo editore, come che sia, il libro avrebbe venduto di più o di meno? Quanto del successo di questo libro dipendeva dai contenuti e quanto dall’etichetta appiccicataci sopra? Oprah Winfrey dice che il contenuto del libro, vero o finto che sia, ha determinato il suo successo (ma la dichiarazione di una che può decidere le sorti di mercato di un libro muovendo un sopracciglio notoriamente è attendibile fino a mezzogiorno), abbiamo la Rowling che a un certo punto ammette di essersi lasciata influenzare dalla realtà del mondo nell’inventarsi un mondo narrativo del tutto nuovo (ci ha guadagnato qualcosa, agli occhi di qualche lettore disinteressato a Harry Potter ma comunque appartenente alla schiera del morboso genere umano?), abbiamo Benioff che finge di essersi ispirato a sé stesso perché fa fico, Safran Foer ed Ellis che inventano una versione fittizia di sé stessi, abbiamo Eggers che fa della corrispondenza tra realtà del mondo e verità narrativa la chiave di un successo letterario e insieme mediatico, abbiamo Costantino che ha fatto la sua fortuna frantumando definitivamente il diaframma tra la realtà e la sua forma narrativa (dimostrando in buona sostanza la tenuta straordinaria – di questi tempi – di un oggetto narrativo – se stesso – che ha come statuto fondamentale lo stare-in-mezzo tra un piano e l’altro; tutta la narrazione di Costantino è al novantacinque percento metanarrazione: d’altro non si parla nei talk show e nel libro: se C sia vero o finto; spirali vertiginose dentro e fuori, dentro e fuori dal testo a portata di casalinga, e scusate se è poco) e in fondo alla fila ecco JT LeRoy, che a quanto pare ha inventato di sana pianta quella che spacciava per “verità”, sia fuori che dentro i suoi oggetti narrativi.
Per dire che a me sembra questo: che giocare-con-la-verità non è niente di sconvolgente o rivoluzionario, è una cosa che la letteratura e i romanzi fanno da sempre (ho come il sospetto che i romanzi siano l’unico posto dove i conti tornano sempre; anche quando non tornano, torna il fatto che non tornino). È un fatto però che il pubblico sia naturalmente attratto dalle opere che presentano il bollino di autenticità ben visibile (tratto da una storia realmente accaduta, dicono al cinema; l’autore ripercorre il dramma XYZ che l’ha colpito, potrebbe dire una quarta di copertina; in entrambi casi il fruitore drizza le antenne). Se non sbaglio Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire di Melissa P. (tanto per citare di nuovo Fazi, e tanto per citare di nuovo un libro che non ho letto, e tanto per citare di nuovo un libro su cui sono stati avanzati dubbi di paternità) è un diario. La scrittura diaristica è per sua stessa natura la più intima e autoreferenziale. Non è così irragionevole credere che molti siano rimasti affascinati non dalla trasgressione dei contenuti del libro, quanto dalla trasgressione dall’atto in sé di pubblicarli.
Ma allora, piuttosto che interrogarsi sull’uso strumentale e ormai ritualizzato e prevedibile che le bestie da marketing fanno non tanto del libro quanto dell’autore, per allargarne lo spettro di appetibilità nel Mercato, magari è più interessante chiedersi questo: i “possessori autobiografici” di una cosa (diciamo, estensivamente, di un’esperienza) sono davvero i depositari ultimi della verità riguardo quella cosa? Il fatto che Alice Sebold abbia subito uno stupro ne fa automaticamente una persona più abile o autoritaria a parlarne rispetto a un’altra che non l’ha subito? Questo è il mio no. A livello narrativo, a livello letterario, dico di no. Vladimir Nabokov diceva che “ogni grande scrittore è un grande imbroglione” e il punto sta nella natura stessa di ciò che abbiamo tra le mani. Ciò che abbiamo tra le mani (nel nostro caso un romanzo) non può ovviamente essere la COSA in sé, è al massimo una cosa che parla della o che riguarda la COSA, ma a conti fatti è un’altra cosa.
Il bambino di 9 anni che ha appena visto “Matrix” e ripete come imbambolato che “il cucchiaio non esiste”, ci sta solo dimostrando che il concetto è già alla sua portata: tutti quegli antibiotici informativi che abbiamo preso hanno funzionato: la verità non è certamente una, bensì molteplice e multisfaccettata – al punto da non esistere più – se l’abbiamo visto al cinema, sarà pur vero. La grandine di input che ci investe quotidianamente rivoluziona il nostro immaginario a suon di ammaccature (di nuovo: quanti nati dagli anni ’70 in avanti possono dire di avere dei ricordi “puri” della loro infanzia, o meglio: quanti, dovendoci scrivere sopra, saprebbero produrre qualcosa di autentico su quegli anni? Se ciò che ricordano non è mutato, marcito, o non ha subito elaborazioni e rielaborazioni, devono aver vissuto in un posto che non è certo quel pozzo di echi mediatici che chiamo mondo), oggi che questo paradigma di cambiamento e complessità e sfuggevolezza è accettato come ovvio, oggi il primato non può che essere dell’immaginazione. È molto più facile raggiungere vette di vero e autentico inventando, che attenendosi ai fatti. In questo modo, se qualcosa di quello che c’è all’interno della cosa-romanzo è tratto dalla cosa-vita non è né bello né brutto, è semplicemente irrilevante. L’autore ha preso da un contenitore quel particolare, e da mille altri contenitori altre cose (mille altri contenitori che possono essere “privati” quanto il suo, tra l’altro). E al centro di tutto torna la cosa-romanzo, che non è (peccato, però) fatta dal “tema”, ma principalmente dallo stile – se lo stile sa farsi visione del mondo.

Forse, invece di preoccuparci del rapporto che la realtà intrattiene col romanzo, dovremmo pensare un po’ di più ai riverberi che la parola scritta ha sulla realtà. È una deformazione tutta contemporanea – e tanto più indicativa se la si mette a paragone con un certo tipo di approccio, una certa particolare istituzionalizzazione del disimpegno che ha preso piede anche in accademia per un effetto di reflusso da una ventina d’anni a questa parte – il fatto che ci si preoccupi molto di più di che cosa della realtà va a finire dentro i romanzi, invece di passare al bilancino quel poco che dei romanzi riesce a passare dentro la vita (e possibilmente incrinarla in qualche senso).
Che poi uno si chiede a che punto ci siamo scordati che tra la verità e il romanzo (e tra la verità e la pittura, il cinema, il mimo e il teatro di burattini) non esiste un rapporto lineare verità  romanzo (o, per gli audaci, romanzo  verità) ma un dialogo continuo e ininterrotto, declinabile in tutte le forme più una. Dialogo che cambia anche nel tempo, con tutto che la parola se ne resta inchiodata alla carta: laddove un romanzo disinnescato per anni può deflagrare all’improvviso dentro contesti totalmente altri, che i tempi hanno maturato all’insaputa e alla faccia delle previsioni di marketing (e Tolkien venticinque anni dopo finisce in mano ai leghisti).
È un’immagine abbastanza elementare questa della realtà da una parte – un oggetto o una nube alla quale il romanzo deve conformarsi, deve sfuggire, deve scegliere se aderire o non aderire, o aderire solo parzialmente, e come – e dall’altra l’oggetto narrativo come risultante di quest’operazione. Un’operazione anatomizzabile sulla quale si possono fare calcoli e paragoni e ragionamenti, computando quanto c’è di vero e quanto c’è di finto: mentre il romanzo non è né più né meno vero della realtà. Sono due cose vive.
Verità e romanzo dialogano costantemente (perlomeno, dovrebbero) e questo flusso non si ferma dentro la conca della pagina scritta, ma trabocca e investe il mondo, per costruire altra realtà.
La seria fiacchezza del romanzo oggi in questo senso (cioè a restituire materiale narrativo al mondo, dopo averlo preso in prestito e digerito), fa scopa con la grana dei discorsi che si fanno attorno al romanzo e sul tipo di preoccupazioni che la maggior parte dei romanzieri si dà: cosa è il romanzo e quale è la sua forma e quale il suo debito alla realtà.
Il romanzo è un sipario tra il lettore e il mondo, permeabile nei due sensi. Non è l’unico, ma non è nemmeno il più difficile da strappare o far scorrere. Anzi. Proprio per questa sua strappevolezza (e scorribilità) il romanzo “funziona”. Come quando sai che allo stato attuale non puoi farcela contro il tuo avversario, e allora prendi a pugni per un po’ il sacco di sabbia. C’è chi quel sacco se lo costruisce, chi lo prende in prestito, chi lo affitta e chi magari sceglie di rubarlo. Ma il punto è: tutti quanti, alla fine, se la prendono col sacco. Il punto è sempre lo stesso: noi siamo microrganismi e il sacco è un oggetto inanimato.
Monere e protisti, ecco cosa siamo noi. Sono detti protisti tutti gli organismi composti da una sola cellula che, in dipendenza della loro alimentazione di tipo autotrofo o eterotrofo, possono appartenere al regno animale (protozoi) o al regno vegetale (protofiti). Caratteristi comune ai protisti è la presenza del nucleo, a volte differenziato in macronucleo, deputato alle funzioni trofiche, e micronucleo deputato alle funzioni riproduttive. L'esistenza delle monere è del tutto presunta: si tratta di organismi unicellulari primitivi rappresentati da una massa di citoplasma senza nucleo né altri organi cellulari differenziati. Le monere sono cioè il primo stadio organizzativo della materia vivente sul nostro pianeta dalle quali ha avuto origine la vita.

(Questo capitolo è stato scritto grazie al contributo di Mattia Walker)

Posted by Davide Bregola at 16.02.06 16:21

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