« Il romanzo del ventunesimo secolo #27 | Main | Il romanzo del ventunesimo secolo #28 »

22.01.06

LA CRITICA DI UN TEMPO E LA STATISTICA

Questa rubrica, chiamata GENERAZIONE ADIUVANT, prende in esame le disattenzione dei "grandi vecchi". Già è comparso l'articolo di Eugenio Scalfari, è stata riportata la recensione al nuovo libro del "grandissimo" giornalista Giorgio Bocca. Ora Dadati parla dei critici di lunga data. Ho preso il pezzo dal blog www.orepiccole.org.(D.B.)
LEGGI QUI COSA E' L'ADIUVANT:
http://www.carloanibaldi.com/terapia/schede/ADIUVANT.htm#SottoTitolo_1
OPPURE QUI:
http://it.wikipedia.org/wiki/Dei_facientes_adiuvant

di Gabriele Dadati

Come tutti ho letto la lunga serie di interviste realizzate da Di Stefano per il "Corriere della sera" a un'altrettanto lunga serie di critici, per così dire, di una certa età. In attesa delle prossime, mi sembra che più o meno tutte quelle passate siano grosso modo sovrapponibili, sviluppate attorno a tre punti principali: 1) oggi non ci sono più gli scrittori di una volta che propongano cose, 2) oggi non c'è più l'impegno di una volta, 3) com'era bello quando ero giovane e stavo con Pasolini, Moravia, Calvino ecc. che erano scrittori e intellettuali veri.
Ora, per quel che riguarda il primo punto: a me è venuta in mente una curiosità statistica di questo tipo: è possibile che oggi il "nuovo" (i nuovi scrittori, che propongono cose nuove: non dico cose di qualità, dico semplicemente cose che prima non c'erano) passi attraverso canali diversi da un tempo? Nel senso che forse esiste la possibilità che un tempo case editrici grandi avessero una percentuale di esordienti più alta che non oggi (identifico un po' esordienti=nuove proposte, cosa discutibile ma che mi tengo buona come base del discorso), e contemporaneamente non esistesse la piccola editoria di ricerca. Voglio dire: nel 1980 Tondelli poteva esordire da Feltrinelli. Oggi forse non esordirebbe da Fernandel, peQuod, Sironi o minimum fax? Scorrendo gli 8 titoli di narrativa pubblicati quest'anno da Fernandel trovo: 6 esordienti (se consideriamo anche Mall, inedito nella nostra lingua) e 2 antologie, di cui una esito di un laboratorio (per cui: tutti esordienti); scorrendo i 13 titoli di narrativa di peQuod: 9 autori non si erano mai affacciati prima alla grande editoria (e qualcuno è esordiente), 1 (Severini) è conosciuto più per i titoli pubblicati da Transeuropa e peQuod che da quelli editi da Rizzoli, 2 (Pastacaldi, Pavolini) hanno fatto passare anni dai loro titoli precendeti con case editrici comunque medie e 1 (Fasanotti) è conosciuto perlopiù come autore di genere (da Piemme, che non è un colosso); simile al caso peQuod è quello di Sironi, simile al caso Fernandel è quello di minimum fax (che fa pochi titoli di narrativa italiana: l'unico "giù famoso prima" è Mancassola, che ha esordito a suo tempo da peQuod).

LEGGI IL SEGUITO SU: http://www.orepiccole.org/index.php?/archives/21-LA-CRITICA-DI-UN-TEMPO-e-LA-STATISTICA.html#extended

Posted by Davide Bregola at 22.01.06 09:50

Comments