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30.01.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #34

Francesco Dimitri, a mio avviso uno dei saggisti più interessanti attualmente in circolazione, interviene nell'inchiesta sul romanzo del XXI secolo.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.(D.B)
Il dibattito è anche QUI.
Di Francesco Dimitri
Il Blog: L'IMMAGINAUTA

Camilleri ha rotto le palle. Quei suoi arancini, quel suo dialetto, quella Sicilia da cartolina comprata all’autogrill, sono molto più deleteri di tutti i reality show del mondo. E hanno rotto le palle i romanzi socialmente impegnati, gli adolescenti idioti di Tre metri sopra il cielo, e l’orrore cosmico di cose come Caro Johnny Depp.
La mia è una visione parziale, lo ammetto subito a scanso di equivoci. Io amo i visionari, gli sciamani e gli psicotici: considero Clive Barker uno dei più grandi scrittori viventi, e Thomas Pynchon uno dei più furbi. Credo che giochi di ruolo come Kult, Nobilis e Unknown Armies abbiano una complessità e una bellezza pari a quella del miglior Calvino. E, giusto per sparare sulla croce rossa, considero più onesto masturbarsi con Corna Vissute che con Melissa P. Dico questo non perché a qualcuno interessino i miei gusti, ma solo per chiarire il punto da cui parto, il reality tunnel in cui vivo. Non pretendo di avere ragione in assoluto – voglio solo descrivere il mio tunnel, e la luce che vi scorgo in fondo.
Intendiamoci, Camilleri, Melissa P. (li metto nello stesso calderone? Si, certo) e compagnia hanno pieno diritto di residenza nel nostro immaginario, adesso come in futuro. Il problema è che l’immaginario italiano, non solo quello letterario, si è adagiato su queste comode sponde, e fa poco per andare avanti. Perché il romanzo italiano del XXI secolo parta serve un rogo in cui qualcosa di vecchio venga bruciato tra fiamme e canti e danze ubriache, e qualcosa di nuovo e ancestrale al tempo stesso sorga all’alba.
La parola d’ordine è: divertimento. Divertimento come divergere, allontanarsi da quell’alveare ideologico che ci ostiniamo a definire «Realtà», per andare a visitare e abitare mondi nuovi, non necessariamente allegri, ma almeno intriganti. Ho la sensazione che la maggior parte degli autori italiani cerchino di scrivere libri intelligenti. Vogliono mandare messaggi. Per come la vedo io, se vuoi mandare un messaggio esistono mezzi più adatti di un romanzo: l’email e il telefono, per esempio. O i pamphlet e i saggi.
Un buon romanzo non «manda messaggi». Costruisce mondi, ti colpisce in pancia e in testa come una scarica concentratra di LSD. Basta con le tirate politiche e le pseudosottigliezze di destra, sinistra e sghimbescio, basta con la letteratura da secchioni: schieriamoci dalla parte di Spessotto. Dalla parte di quel poveraccio del lettore, che per leggere paga. Compra un prodotto. E visto che si suppone che quel prodotto lo consumi nel suo tempo libero, ha il pieno diritto di divertircisi. Di giocarci. E che abbia una discreta varietà di giochi, questo lettore.
Uno dei più bei romanzi che ho letto l’anno scorso è stato Casa di foglie, di Danielewsky (no, non è italiano). Un romanzo spaventoso, coinvolgente, che ti fa giocare anche fisicamente con l’oggetto-libro. Non potremmo essere più lontani dalla stucchevole Sicilia di Montalbano, troppo misera per un’epoca in cui si sente l’esigenza di nuove mitologie, nuovi dèi. Per usare un’immagine rubata a Tolkien, credo che sia tempo di smetterla di pensare alle lampadine e tornare a occuparci dei fulmini – le lampadine passano, i fulmini no. E allora, perché mai un lampione dovrebbe essere più reale di Thor?
Io trovo molto più divertente l’Edda dei manuali di ingegneria elettrica. Altri trovano migliori i manuali di ingegneria: tutti i gusti son gusti, e ai fan dei lampioni lascio volentieri gli Aldo Busi che infestano queste sponde. Il peccato originale del romanzo italiano consiste nell’essersi fermato, per motivi storici non certo banali, alle lampadine. Adesso si sono fulminate. E vorrei che il romanzo italiano del futuro fosse così: fulminato.
Qualcuno dirà: stai vomitando un sacco di parole, ma secondo me non hai idea di come sarà il romanzo italiano del XXI secolo. No, non ce l’ho, ma so come vorrei che fosse. Se dovessi descriverlo attraverso i Tarocchi userei l’Arcano che si chiama Il Mago: un po’ veggente, un po’ truffatore, molto divertente, un trickster che inquieta e fa spettacolo, mentre svela (con la sua stessa esistenza, e non mandando qualche goffo “messaggio”) i fragili meccanismi dell’ordine costituito. Un romanzo che si legga in treno e in metropolitana, sul cesso e mangiando pane e nutella. Un romanzo che trasformi i treni in draghi e le metropolitane in tappeti volanti. Non un romanzo fantastico, al contrario: un romanzo realistico che sa che Nettuno e Nemo sono reali quanto i (più dei?) bastimenti mercantili. Un’opera di artigianato e non d’arte, in cui lo scrittore sia orgoglioso ma solo il lettore sovrano, visto che è lo scrittore ad esser pagato dal lettore e non viceversa. Un romanzo che sia una palude in cui affondare dolcemente, senza nessuna voglia di restare a galla. Un romanzo sporco e pesto, con i piedi nel fango e lo sguardo rivolto a Zeta Reticoli. Un romanzo che permetta ai lettori di giocare di ruolo. Senza spocchia, senza pretese di immortalità o importanza, un romanzo che venga raccontato per il puro gusto di raccontare, senza holdenate né moraviate né menate varie. Magari i vecchi giocattoli divertono ancora qualcuno. Giustissimo. Ma io li ho consumati, e ne voglio altri, radicalmente diversi.
Qualcuno gioca con me?

Francesco Dimitri (1981)si occupa di ufo, magia, tematiche antropologiche e cultura pop. Per Castelvecchi ha pubblicato Comunismo magico (2004), Guida alle case più stregate del mondo (2004), Neopaganesimo (2005) ed è co-autore di Dies Iraq (2003).
Da oggi in tutte le librerie si può trovare il nuovo libro pubblicato da Castelvecchi, Manuale del cattivo.

Leggi intervista QUI.

Posted by Davide Bregola at 30.01.06 10:21

Comments

Quando ho letto "Io amo i visionari [...]considero Clive Barker uno dei più grandi scrittori viventi" ho anche pensato bene, poi, drammaticamente sono piombato nell'inconsistenza di questo piccolo saggio. E' inutile, a saper "vedere" qualcosa in Italia sono pochissime persone (quasi tutti sono romanzieri), il resto rasenta la demenza. Non esiste critica, siamo una provincia, lo siamo anche per il fumetto. Mettiamoci il cuore in pace e godiamo dei pochi fuochi che vengono accesi da qualche coraggioso visionario.


Posted by: andrea barbieri at 30.01.06 12:11

ognuno ha i suoi gusti. per esempio a me barker non diverte per niente. e va bene volere il giocattolo nuovo e radicalmente diverso, ma la relatività di questi termini è ben esemplificata dalla menzione dell'edda. detesto montalbano, le holdenate e le moraviate (comunque boh, io direi che c'è anche dell'altro sotto i cieli d'italia) ma tolkien mi fa russare. e la questione del messaggio: a me ormai sembra un luogo comune. che sarebbe questo tanto vituperato messaggio? e comunque un discorso identico spiccicato a questo l'ho sentito per la prima volta nel 1985 (qualcuno lì presente disse che era vecchio e che servivano nuovi tricks)

Posted by: barbara at 30.01.06 12:28

Lo sport nazionale è come al solito il lamento.
Tra l'altro sterile. Dimitri mi sembra un Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento del weberiano disincanto.
Presonalmente i libri che ho bisogno non sono libri "lost in the space" o macchine-narra-storia-del-tutto-sterili: io vivo questa realtà e cerco libri che mi sconvolgano per i messaggi che mi trasmettono, per le idee che mi suggeriscono, perché ho bisogno di credere in qualcosa, perché ho bisogno di sognare in qualche modo, perché di fare l'intellettuale fankazzista mi sono rotto le palle. E' vero che destra e sinistra sono categorie ormai obsolete, ma esistono altri problemi e devono essere trovate nuove categorie politiche. A che serve dire, destra e sinistra non esistono più? Il romanzo è morto? Allora, costruiamoci sopra un ideario sui-generis, tutto nostro, fatto solo di simboli esoterici, di fattucchiere, di stregoni e di maghi...
La realtà è qui, ora, adesso: con Melissa P e Camilleri. Godiamo appunto dei «pochi fuochi».
"Buia è la notte... luminosi i fuochi"

Posted by: andrea at 30.01.06 12:40

Camilleri "ci ha rotto"... lo trovo un pò perentorio. Può non piacere a qualcuno, ma generalizzare e sentenziare che i libri di Camilleri andrebbero al macero lo trovo un pò superficiale.. e trovo anche intuile dover contrapporre un'opinione a quanto letto, perchè veramente è paradossale leggere certe cose.
Con tutto il rispetto, ma essere "originali" non significa andare contro il sistema o contro ciò che per noi è "stantio". Questa non è trasgressione ma solo voglia di "essere parlati"...!

Pubblicità?
Reclame poco riuscita.

Posted by: Francesco at 30.01.06 16:03

Francesco Dimitri, Francesco Dimitri... perché il nome mi dice qualcosa? uno dei saggisti più interessanti in circolazione... ah, ecco: quello di Comunismo magico! Ora si spiega tutto (anche questo intervento)...

Posted by: girolamo at 30.01.06 16:04

Caro girolamo, l'etimo di interessante va a prendere da "stare in mezzo", e in quanto persona che interviene è, appunto, interessante. Sta in mezzo. E' tra noi. Io non uso dare giudizi di valore, per il momento. D.

Posted by: Davide Bregola at 30.01.06 16:16

La casa di foglie mi ha procurato un orribile mal di testa. Sarei stata più felice se avessi trovato un nuovo modo di manipolare la lingua, non il solito adolescenziale gergo giovanile troppo dejà vu nè i fantastici lavori di grafica, per farmi entrare in qualcosa di nuovo.
I Camilleri e le Melisse? Esistono.
I fulmini? Esistono.
Godiamo dei secondi se possiamo. E se non si gioca è meglio posare penne e cervello.

Posted by: Roberta at 30.01.06 16:34

Interessante l'invocazione alla fantasia, ai fulmini e agli dei (imagismo?Imajismo?); credo però che poco italiana sia una via che scopiazzi o ricalchi il fantastico anglosassone.
E mi vengono in mente Gianni Celati e il suo dialogo sulla fantasia per parlare di oggi, e i quadri di De Chirico, oppure Corto Maltese, per parlare di appena ieri e appena "fuori" dalla letteratura...
Insomma, credo che ci sia ben di più da cercare che da bruciare nelle nostre radici.

Posted by: Paolo S at 30.01.06 17:00

Paolo, basterebbe guardare al Rodari che dovresti ben conoscere, per dire quanto importante sia ricostruire una storia della letteratura italiana del '900 tanto importante quanto poco indagata. Ecco allora che le melisse e gli arancini avrebbero un senso molto diverso, particolare.

Posted by: D.B. at 30.01.06 17:12

Camilleri mi piaceva all'inizio, poi secondo me ha commesso l'errore, comune a fin troppi scrittori, di insistere sugli stessi temi ed è diventato ripetitivo: non è l'unico autore i cui romanzi dopo un po' sembrano fatti con lo stampino...De Carlo mi ha fatto lo stesso effetto, piaciuto il primo i successivi sono stati di una noia mortale.
Penso che un buon romanzo possa "anche" contenere un messaggio, perchè no?
Troppa fantasia porta al fantasy anglosassone e torniamo ad un cliché, anche le invenzioni sfrenate alla lunga annoiano.

Posted by: Annamaria at 30.01.06 17:26

Qualche precisazione.

Non credo che l'unico modello sia il fantastico anglosassone. Mi piace, ma da italiano non credo che riuscirei a scriverlo - è figlio di altri immaginari. E poi, l'ho scritto esplicitamente, io non credo nel fantastico. Credo nel romanzo realistico. Solo che ho un'idea di realtà molto, molto ampia. Considero Calvino e Tolkien dei realisti ben più efficaci di Verga, tanto per capirci.

Adoro Corto Maltese, ma non dimentichiamo che Hugo Pratt è morto all'estero, e che c'è stata gente che ha seriamente passato il tempo a chiedersi se fosse più di destra o di sinistra.

E su Gianni Rodari, chapeau.

Ma bisogna bruciare soprattutto le cose che amiamo, altrimenti finiamo per restarne schiavi. Sono retorico? 'sticazzi, la penso così.

Infine: il fantasy anglosassone è un clichè? No, è un genere, con mille rivoli. Ash è uno dei più interessanti romanzi degli ultimi anni, e le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco hanno una complessità vertiginosa, con buona pace degli holden vecchi e giovani. Le storie di Conan scritte da Howard sono ancora in grado di farmi ribollire il sangue nelle vene. Eccetera.

Le invenzioni sfrenate non credo possano annoiare - perchè sono, appunto, invenzioni sfrenate. Semmai annoiano i tentativi di invenzione, che sono tutt'altra cosa.

E visto che ci siamo: io non mi lamento di un bel niente. Ma non credo che una macchina-narra-storia possa mai essere sterile, perchè credo che noi siamo fatti di storie. Fatti in più di un senso.

E i messaggi sono l'ultima, facile risorsa di scrittori incapaci. Si, su questo punto sono perentorio. Qualche certezza bisogna pur averla, nella vita.

Posted by: Francesco at 30.01.06 17:46

Lo stampino, cara Annamaria, io la trovo più in scrittori come Romano Battaglia e Aldo Busi, con tutto rispetto per loro... ma come dire.. Camilleri ha fatto storia e fa storia...

Posted by: Francesco at 30.01.06 17:46

ma tanto per capirci, potresti darmi la tua definizione di messaggio?

Posted by: barbara at 30.01.06 17:48

Barbara, che fai, anche tu devi ritornare alle fonti? Hai bisogno ancora di De sussurre e jackobson? Facciamo una volta per tutte un bel "reset", se volete chiamarlo con un termine informatico o, come lo chiamavano i letterati del '900, un gesto di "rottura" e proviamo ad andare avanti? Dimitri con Neopaganesimo si è portato dietro le ire dei neo-con pagani, ma l'ha fatto con cognizione di causa. Chapeau!D.

Posted by: D.B. at 30.01.06 18:08

grazie della delucidazione. quindi dimitri ritiene che il messaggio in senso de saussuriano sia l'ultima facile risorsa di scrittori incapaci. questo effettivamente apre interessanti orizzonti.(ma in senso linguistico ho difficoltà a credere che il mandare messaggi possa essere considerato un vezzo di scrittori italiani che vogliono sembrare intelligenti. quindi immagino che dimitri intenda una cosa diversa. magari è meglio se lo dice lui. o magari anche no, posso benissimo smettere di passare se il fare una domanda chiarificatrice in un post che si presta a interpretazioni diverse ti sembra poco di rottura)

Posted by: barbara at 30.01.06 18:33

quello che mi colpisce della maggior parte dei commenti, mi colpisce in negativo, è che si possono ricondurre a un minimo comune denominatore: mettersi al centro del mondo.
allora, dare un giudizio è una cosa.
argomentare dovrebbe essere una conseguenza o una premessa del giudizio.
dare invece dei voti, seppure espressi in parole e non in numeri, significa invece solo una cosa: mettersi al centro del mondo.
(" la casa di foglie mi ha procurato mal di testa"; "a saper vedere le cose in italia sono pochissime persone"; "tolkien mi fa venire il sonno" ecc.)
dimitri argomenta quello che dice, e questo è innegabile. i giudizi sono all'interno di un contesto.
invece molti dei commenti sono semplicemente delle reazioni di stomaco, di chi si crede grande di una grandezza latente. e se si pensa che è gente che viene su un sito come questo, c'è veramente da mettersi le mani nei capelli.
ha ragione davide bregola, c'è bisogno di un gesto di rottura. molto bisogno.

Posted by: gionni at 30.01.06 18:40

Ragazzi, gli artisti che si muovono contemporaneamente sul piano del sogno e della realtà in Italia esistono eccome. Sia scrittori che narratori per immagini. Leggete "Il porto di Toledo" della Ortese, "Gli esordi" di Antonio Moresco, "Baobab" di Igort, "Il re bianco" di Davide Toffolo. Non fatevi infinocchiare da chi vi dice che in Italia non c'è un tubo, al massimo il noir.
Esiste una mappa di tutte queste cose ma non sono i giornalisti culturali a consegnarvela, loro hanno tirato i remi in barca. Dovete farvela da voi: imparate a cercare. Cercare è gustoso.

Posted by: andrea barbieri at 30.01.06 18:47

«Ma non credo che una macchina-narra-storia possa mai essere sterile, perchè credo che noi siamo fatti di storie».

Sono daccordo con te su una cosa: anch'io credo che siamo fatti di storie. Credo, però, che il narrarle per puro divertimento, sia sterile. Per macchina-narra-storie-del tutto sterile intendevo appunto un libro che dentro non ti lasci nulla da ricordare, nulla da trasmettere, nulla da vivere e nel quale non si trovino uno, dieci, cento messaggi sia fine a se stesso o peggio ancora sia un bruto (non brutto) prodotto di marketing (appunto alla Camilleri e Melissa P).
Trovo invece bello che finalmente in cima alle classifiche ci sia un Lewis, ma, se posso, non come scrivi nel tuo blog: non cioè, perché trattasi di una bella storiella da leggere la sera prima di andare a nanna perchè bella e da sorridere, ma perché tenta di trasmettere appunto un messaggio: che sia quello cristiano è pura casualità potrebbe essere benissimo un messaggio preso a prestito da qualche altro "immaginario", ma non cambierebbe la sostanza se si è abbastanza intelligenti e critici da capirlo.

«Ma bisogna bruciare soprattutto le cose che amiamo, altrimenti finiamo per restarne schiavi».

Perché essere così perentori e conformisti? Scusami, ma in una società dove l'amore è optional perché considerato poco a "la pagé", dove si parla soltanto (e in maniera così schifosamente ridondante) di massimi sistemi e di progredire socialmente emancipandosi da tutto ciò che fa rima con "dovere", io vorrei poter amare qualcosa ogni tanto.
Che sia un autore, un musicista, un film... Chi l'ha detto che debba per forza di cose buttare dalla finestra tutto ciò che amo? Non potrei invece cercare di tenermelo stretto un barlume di amore?
Questa sì, abbi pazienza, mi sembra la classica frase ad effetto buttata lì tanto per sembrare ribelli. E a chi, giustamente, chiedeva più "argomentazione" credo sia sfuggita.

Posted by: andrea at 30.01.06 19:25

Gionni dice "molti dei commenti sono semplicemente delle reazioni di stomaco, di chi si crede grande di una grandezza latente. e se si pensa che è gente che viene su un sito come questo, c'è veramente da mettersi le mani nei capelli." e mi pare abbia azzeccato in pieno quelli che sono i miei pensieri quando guardo i blog e leggo i commenti. Tutto ciò però, se penso dal micro al macro, mi fa dire: fatte le dovute proporzioni, l'Italia è messa meglio di quello che potrebbe essere se solo pensiamo agli individui che siamo. Come cazzo fa a stare in piedi questo Paese? Costa

Posted by: Giovanni Costa at 30.01.06 19:25

Costa, a parte questa mia per dirle di moderare i termini, la cosa che più mi fa inorridire è questa: un Paese caciarone ha bisogno di alzare la voce e di urlare fino a farsi spaccare le corde vocali, farsi venire un prolasso, se vuole farsi ascoltare? Io non so, ma ho postato sul blog dei commenti raffinatissimi e argomentati come nel caso di Davide Barilli, Elio Paoloni, Di Monaco e tanti altri, fino all'ultima ricercatrice Bonfatti. Il risultato? Zero commenti, passati inosservati. Provo a immaginare quali sono i "saggetti" più letti e commentati? Provo? Ci sono! Gli interventi più contrastanti, quelli che sono incentrati sulla contemporaneità, sugli avvenimenti accaduti oggi, un'ora fa, mezz'ora fa, gli interventi più urlati, quelli che vanno contro a qualcosa o qualcuno, quelli che usano il machete per entrare in testa a chi guarda un lit-blog, questi sono i "pezzi" che vuole il popolo; questa specie di interventi non passano inosservati e si fanno leggere, commentare, criticare, incensare. Sapere questo, estenderlo al resto della comunicazione di massa, fare di tutta un'erba un fascio (putroppo), è questo che mi addolora anzi di più: mi scandalizza. Ragazzi, c'è bisogno di "rottura", lo ribadisco. Rompere i "non schemi" che dal dopoguerra ad oggi hanno ridotto l'Italia a un paese d'operetta. Urge impegnarsi tutti per costruire una miglore società, altrimenti, per usare il registro di Costa, si va tutti affanculo. D.B.

Posted by: Davide Bregola at 30.01.06 19:50

Io non voglio essere polemico.
La mia assenza di contrapposizione ad una esegesi su Camilleri e Melissa P parte dal presupposto che non posso accettare il paragone de "scarica concentratra di LSD". Un libro deve per forza dare l'effetto di una dose di Acido Lisergico? La trovo decadente come analogia. Anche perché io di LSD non ne ho mai assunta, ne conosco gli effetti teorici, non so quali siano gli effetti di questa droga se la assumessi, visto che le sostanze psicotrope ed alteranti hanno effetti che sono strettamente legate alla personalità e alla “cerebralità” dell’individuo. Lecita, per carità, e anche simpatica! Ma se parliamo seriamente preferirei che un libro provocasse guerra o pace, amore od odio, ed altre emozioni che potrebbero risultare, a voi, banali e retoriche. Ma che un libro debba dare l'effetto dell'LSD... mi ha fatto "calare" di molto la lettura che, inizialmente, la trovavo piacevole.
A questo punto visto che sono rimasti 3 scrittori in tutto il mondo ad essere considerati bravi, mi chiedo se anche questi facessero la fine degli altri, ossia perire nella spirale dell'omologazione e del target, che facciamo? Ci spariamo tutti una dose di LSD e ci leggiamo la rivista "CIOE'"?

È giusto che a non tutti piaccia Camilleri, è giusto che qualcuno metta sullo stesso piano Camilleri e Melissa P (non ci trovo nulla di male) ma certe analogie sono cosi pleonastiche che rendono il quanto ho letto privo di un serio interesse.

Ottima la rievocazione dei simboli del primo ATU, il Bagatto, nulla da eccepire in questo. Il Magus è costruttore di immagine, immaginazione, creatività.

Un libro piace secondo la nostra sensibilità percettiva. Non c’è un libro più bello di un altro in assoluto perché in nessun contesto esistono possibili assolutismi, altrimenti finiamo nel gioco del bigottismo e della cecità.

Io trovo stupendo Charles Bukowski, e inizialmente questo scrittore fu trattato malissimo, venne considerato pazzo, ignorante e sgrammaticato. Eppure. le sue letture sono oggi apprezzate in tutto il mondo, ristampate e rielaborate.

Quindi come dire… non può esistere un modo unico nel costruire la propria immaginazione, ogni artista, ogni artigiano di parole in questo caso, usa i pennelli che vuole e i colori che desidera secondo la propria sensibilità. Gli osservatori (i lettori) percepiranno le verosimiglianze dell’artista secondo il proprio modo di elaborare i colori, le forme, gli ambienti e le sfumature di una lettura attenta e appassionata di un romanzo. Infatti non sempre quello che lo scrittore vede nelle sue parole, è visto dai suoi lettori! È un limite umano… da accettare.

Posted by: FrancescoF at 30.01.06 20:05

"In vacanza con Umberto Galimberti"
http://www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=66&doc=213&navigation=
Se anche i pensatori, docenti universitari con cui abbiamo fatto gli esami, diventano delle agenzie viaggio ambulanti, scusate l'eufemismo, ma c'è veramenente quacosa che non va. Ecco allora spiegato molto di quel tutto che non capiamo.

Posted by: D.Bregola at 30.01.06 20:57

Perchè esprimere un parere su un autore dovrebbe significare "volersi mettere al centro del mondo"?
Come lettore/lettrice credo di avere il diritto di esprimere il mio parere scrivendo se un autore mi è piaciuto o meno: uno scrittore non cerca forse il giudizio dei lettori?
Io ho detto che i romanzi di De Carlo mi hanno annoiato, qualcun altro ha esaltato le storie di Conan....(condivido l'antipatia per gli holdeniani e Busi), tutto questo mi sembra normale in una discussione fra lettori.

Posted by: Annamaria at 30.01.06 21:13

no, annamaria, mi dispiace. no.
un conto è giudicare all'interno di un contesto. un conto è sentirsi grandi sensibiloni e sparare da zero un giudizio con velleità d'ironia.
alla fine è una questione di misura.
voglio dire, se uno dice "a me tolkien mi fa venire il sonno", significa che non ha il senso della misura. puoi fare l'ironico con camilleri, non con tolkien. e non lo dico perché mi piaccia particolarmente tolkien, giuro che non è così. ma per il fottuto peso specifico che ha avuto e che continua ad avere nell'universo simbolico contemporaneo.
insomma, non voglio dilungarmi più di quanto non abbia già fatto, pero' calma con la retorica della non disputabilità dei gusti, e "io sono lettore quindi posso dire quello che voglio".
chiedendo scusa anticipatamente al gestore del sito, chiudo con un vecchio detto del mio paese che qui riporto in italiano corrente:
"i gusti sono gusti, ma non dimentichiamoci che il cane si lecca il cazzo."

Posted by: gionni at 30.01.06 21:47

Secondo me un giudizio come "Tolkien mi fa venire sonno", ci può anche stare, è un effetto di lettura e dice qualcosa soprattutto su chi legge.
Mentre trovo inaccettabili per il lettore le recensioni che contengono attacchi alla persona, per esempio quelle cui è stato sottoposto tante volte Antonio Moresco.
Poi trovo inacettabili le recensioni in pillola, che alcuni giornalisti culturali chiamano "segnalazioni". In realtà con quelle pillole si pretende non solo di segnalare ma di dire qualcosa sul libro avendo a disposizione 150-200 caratteri. La cosa si risolve in una frase o due, assolutamente ridicole e avvilenti verso il lavoro che ha impegnato magari per anni uno scrittore. Questa cattiva abitudine forma una parte consistente di supplementi culturali come quello di Repubblica, e si ritrova in blog di giornalisti che, essendo in rete, avrebbero tutto lo spazio a disposizione per agire diversamente. Addirittura per me è un mistero al livello del big-bang il fatto che possa avere legittimazione intellettuale quel critico che dal magazine del Corriere recensisce libri usando un numero minimo di parole, mi pare 25. Come sia possibile che in un paese civile i libri vengano trattati in questo modo, come sia possibile che quasi nessuno si lamenti per questa pratica, è assolutamente misterioso.
Parlo quindi di problemi terra terra su cui è impossibile vedere discussioni, mentre esistono discussioni infinite su problemi astratti. Forse prima di percorrere il cielo su e giù occorrerebbe decollare da un punto terrestre.

Posted by: andrea barbieri at 01.02.06 10:28

voglio chiarire un punto. non che pensi che a qualcuno interessi, ma lo voglio fare per chiudere qui questa messe di miei interventi.
condivido parola per parola, in contenuto e forma, l'intervento di dimitri.
non so, forse era chiaro, ma mi è sembrato che in alcuni casi non lo fosse poi tanto.
quando ho sputato veleno, il mio obiettivo erano i commenti, non l'intervento. che invece trovo lucido, spietato e, udite udite, scomodo.
provate ad andare a una casa editrice e proponetegli, in italia, una storia fantasy o comunque di genere puro. provate. e poi mi dite se non è giusto che uno si arrabbi.
ma certo, il fantasy, il thriller, la fantascienza, non sono generi nobili per chi è interessato alla sorella di renato che diventerà lesbica per sorda vendetta contro l'amante del padre.

Posted by: gionni at 01.02.06 12:01

A me questo saggio un po' furioso non dispiace. Cioè, mi piace la parte furiosa, perché la sento anche mia, anch'io "mi rompo le palle" quando sbatto la testa nel conformismo in letteratura, in quel confezionamento conformista di tanti romanzi "moderni" sempre perfettamente inseriti nell'attualità ecc. Mi rompo le palle quando butto via tempo e soldi, quando trovo conferma che manca coraggio, manca l'azzardo, la sfida; poi però quando invoca il divertimento del lettore - che è certamente una delle qualità che cerco in un libro - mi sembra che invochi, più o meno, una buona, sana, divertente letteratura di genere, di alta qualità, che finalmente ci faccia leggere in treno, al cesso, senza romperci le palle con varie sciatterie. Insomma, è leggermente debole nella parte diciamo così propositiva. Ma forse è inevitabile. Chi ha ricette per la nuova narrativa?
Poi volevo dire a Bregola che non è che se un pezzo non viene commentato non sia letto. Non è automatico. Certi pezzi stimolano commenti e altri no, ma questo non corrisponde per forza a un giudizio di valore.
Poi da tanto tempo volevo chiedere a Andrea Barbieri (è una curiosità da ravennate): perché fai riferimento al sito di Fernandel? Scusa l'ignoranza. E poi ogni tanto leggo tuoi commenti qua e là (sempre stimolanti devo dire) e citi spesso il vekkio Tuveri. Come sta?

Posted by: Baldrus at 01.02.06 12:27

Ai Fernandelli voglio bene (è possibile non volergli bene?), ogni tanto ci si vede e ci si fa una pizzata.
Tuveri mi pare stia davvero benone, più invasato di fumetto che mai, tra un po' esce il secondo Baobab, la Coconino sforna libri bellissimi. E' un costruttore, uno che chiacchiera poco e fa molto, sempre con passione e con un gusto eccellente. Boh, dovrebbero studiarlo al microscopio per capire che cacchio c'ha nella capa quell'uomo, qual è il segreto.
Ma se sei di Ravenna e conosci Fernandel forse hai partecipato alla festa della scorsa estate, magari ci si è pure visti. Se non è così preparati per la prossima...

Posted by: andrea barbieri at 01.02.06 13:17

Riprendo il discorso di Andrea Barbieri, anzi voglio mettere il dito nella piaga. E me la prendo con gli editori. Tranne alcune eccezioni, le "fabbriche" dei libri hanno scelto di perdere la sensibilità, la curiosità per il nuovo. Si buttano su autori che garantiscono un mercato. Punto.
Camilleri, Melissa e tutti gli altri fanno mercato. Rispondono a quella domanda di lettura omologata all'audiens televisiva.
La grande editoria italiana non ha neanche la curiosità di mettersi a caccia di autori stranieri.Il più delle volte lo fanno le piccole case editrici con tutti i problemi di distribuzione che hanno queste aziende che non sono colossi.
Io vivo in Francia. E rabbrividisco quando vedo nelle librerie testi stupendi di autori magrebini, da noi sconosciuti.
Le grandi case editrici italiane vivono nella logica dei ministeri. E i ministeri sappiamo tutti come funzionano

Posted by: stefania nardini at 01.02.06 15:52

Baldrus, sul commento che hai fatto a partire da un mio commento devo darti ragione. Vero che certi pezzi sono molto più stimolanti di altri, anche se devo dire che di solito quelli più "stimolanti" tirano in ballo persone vere e proprie per denigrarle o incensarle, oppure questi stessi pezzi che fanno opinione lasciano degli spazi "bianchi" e richiedono quasi di essere ulteriormente completati. Ma va bene così, di solito anche nella vita di tutti i giorni chi è perfetto sotto ogni punto di vista risulta essere poco interessante e lo si lascia spesso a macerare nel suo brodo mentre chi è eccepibile ci risulta più suggestivo, quasi simpatico. Mah, chissà se è veramente così.

Posted by: Davide Bregola at 01.02.06 16:51

Seguo il blog da un po' di tempo ma non sono mai intervenuto. Lo faccio ora perché stefania nardini credo abbia accarezzato un problema. Premessa: anche secondo me la colpa è nostra, cioè degli editori. Ma non credo sia la casa editrice-ministero la ragione di tutti i mali del mondo.
Non è nemmeno questione, purtroppo, di cosa valga o di cosa no.
Purtroppo - ed è lapalissiano - in un mondo come il nostro dominato dal marketing e dalle ricerche di mercato, dove si tende a produrre volumi che sono lo specchio esatto della società dalla quale devono essere recpiti, la valenza letteraria risulta essere un must rispetto alla possibilità di fare notizia (nel bene e nel male come nel caso di Melissa P.) e di andare alla costruzione quasi maniacale del best-sellers. Qualcuno credo lo stesso Davide Bregoli usava l’espressione «incentrato sulla contemporaneità» per definire gli interventi maggiormente letti. Coi libri avviene la stessa identica cosa ovviamente. Solo con un paio di differenze che rendono la questione più spinosa e subdola.
Rispetto alla tendenza in voga qualche anno fa di creare il personaggio in grado di stare sul mercato con una certa longevità (vedi Camilleri), il mercato del libro si è sbilanciato oggi verso ad una filosofia che gli analisti definiscono shot-run (Melissa P.). Ergo: schoccare, fare notizia, influenzare i comportamenti di consumo sfruttando parassitariamente le contingenze, le mode, le tendenze. Vendere di botto due, tre milioni di copie. “Cento colpi di spatola” e “Il codice” ne sono la dimostrazione vivente. Tra qualche anno nessuno si ricorderà nemmeno più della nostra balda siciliana né tantomeno di Dan Brown.
Il libro è diventato un prodotto a tal punto che generare "finti-classici" che non siano destinati a scoppiare come bolle di sapone quando le tendenze saranno cambiate è troppo rischioso. Meglio fare notizia, sfruttare la logica dell’immediato. Non dimentichiamo che la lungimiranza, nell’arrembaggio continuo agli scaffali, non sempre premia.
Ma «seguire il mercato» lo si voglia o no, è purtroppo (ormai) un esigenza irreversibile. E’ inutile fare gli idealisti e sentenziare che Camilleri ha rotto le palle e che Melissa P è una semplice montatura. Certamente è verosimile ed è bello essere idealisti, ma purtroppo anche noi viviamo di contingenze.
Qualcuno di voi ha un idea seppur vaga di quante risorse coinvolga il comparto dell'editoria in italia? Parliamo di quasi 400.000 anime, famiglie che vivono e si sostengono anche grazie a Melissa P. e Camilleri.
Io sono un piccolo (e giovane) editore e credo di fare prodotti di buona qualità, che non hanno nulla da invidiare ai best-sellers. Quando riesco a fare distribuzione in proprio mi guadagno uno scaffale di ultima. Altrimenti i miei libri hanno una visibilità prossima allo zero.
Non posso permettermi infatti di allettare i librai con recensioni di grandi quotidiani, non posso fare paginoni e manchette di prima pagina. Mi arrabatto e faccio come posso. Coltivo talvolta il desiderio di fare solo letteratura "ispirata" e di non pubblicare spazzatura ma, scusate se sono sincero, il mio augurio più grande per il futuro è paradossalmente quello di stampare un Camilleri o una Melissa P.
Sono in contraddizione? Se ragiono col cuore sì.
Avevo un immagine romantica dell’editore quando ho iniziato, di duro e puro: colui che per il pane del suo mestiere che innegabilmente è arte, cioè la letteratura, sarebbe pronto a lottare.
Ma se ragiono con la testa la mia ragione va a farsi benedire.
Il motivo per cui molti sconosciuti bravissimi restano sconosciuti bravissimi e gli strilloni di turno, quelli che si cibano di presente, guadagnano le prime è un motivo semplicissimo: perché checché se ne dica, il "consumatore di libri" si comporta esattamente come un consumatore di altri prodotti: vive di ciò che è sul mercato. Si ciba di ciò che il mercato gli offre e chi scrive un libro, o si pone al di fuori del mercato, oppure accetta di farne parte.
Un piccolo editore come lo posso essere io, non si può certo vantare di essere sul mercato quando, se ha la sfortuna di affidarsi ad un distributore, guadagna il 4% sul prezzo di copertina rischiando per giunta che le copie ritornino tutte quante invendute.
Ed è questo, anche, il motivo percui non basta più essere artisti della parola e sognare un mondo incorruttibile di poeti e di romanzi all’LSD25.
Il sistema è cambiato e lo farà ancora. La “buona letteratura” e il “prodotto” devono convivere e non c’è niente di male. Si tratta solo di saperli distinguere ma visti i commenti… credo non ci siano problemi.

Posted by: paolo at 01.02.06 18:17

Davide, sei un bravissimo scrittore, cioè hai i mezzi per interessare con una narrazione e allo stesso tempo per togliere qualche velo alla nostra sempre opacissima visione delle cose. Questo è quello che vuole un lettore: del nerbo.
Ti faccio un esempio (non voglio che i miei discorsi abbiano spazi bianchi), prendo la faccenda del blog VMO. Era evidente che per sei mesi hanno messo alla berlina Benedetti, Scarpa e Moresco in modo odioso (mentre in quel periodo i tre continuavano a lavorare come pochi per difendere qualità della scrittura e spessore critico, basta leggere per esempio le recensioni di Carla Benedetti sull'Espresso, on line gratuitamente). Qualcuno con articoli sull'Unità e la Repubblica (quindi qualcuno che ha il potere di scrivere su quei giornali) ha elogiato ciò che nella sostanza era una pratica di sfottò quotidiano attraverso il blog (oltretutto compiuto da autori anonimi), facendolo diventare, attraverso direi una geniale e improbabilissima anamorfosi, la sdrammatizzazione di "tutto" il mondo letterario. Nonostante questo non solo nell'ambiente intellettuale della rete, quello degli scrittori ufficiali, quasi nessuno batteva ciglio, ma addirittura fioccavano le testimonianze di amicizia con gli anonimi che avevano messo in piedi quel blog. Guarda, non hai idea di quante volte abbia sperato di trovare da qualche parte, almeno in rete, un articolo puntuale che denunciasse la cosa.
Allora invece di lamentarsi che solo gli stronzi hanno visibilità, sarebbe ora di mostrare che "chi è perfetto sotto ogni punto di vista" non serve a niente (a noi lettori), mentre servono (e mancano a noi lettori) persone intelligenti, con cuore e con strumenti di analisi, per dire le cose chiaramente, e magari grazie a questo migliorarle un po'.

Posted by: andrea barbieri at 01.02.06 18:25

una curiosità Paolo,come si chiama la tua casa editrice ? Non credi che questo tema dovrebbe essere allargato attraverso un'azione di rivendicazione al diritto di esistere nel rapporto azienda-qualità?

Posted by: stefania nardini at 01.02.06 18:54

La casa editrice Stefania si chiama Eumeswil.
Recentemente, diciamo da un anno a questa parte, ci siamo posti il problema di ideare, fondare e porre in essere una collana dedicata ad autori più o meno esordienti.
L'esperienza è terribilmente bella, devo ammetterlo, ma pregna dei problemi di cui sopra. A volte, e fino all'inverosimile, assume la curiosa forma di una barzelletta che se tu la raccontassi, ci sarebbe da crepare dalle risate.
Rivendicare?
Nessuno purtroppo ha la bacchetta magica.
Si devono fare errori e la qualità è una conseguenza direttamente proporzionale al lavoro quotidiano e al non lasciarsi mai andare (ovviamente finché si può).
Ci sarebbe da fare un discorso infinito su quanto si è detto e di cose da rivendicare... ne troveresti davvero tante.
Ma mi sembra inutile tediare oltre i lettori.

Posted by: paolo at 01.02.06 22:31

Salve,
sono il web master del sito www.associazioneasia.it,
leggo solo oggi il messaggio di FrancescoF del
30.01 e spero che lui possa leggere il mio. :)

Ci tenevo solo a precisare che dando un'occhiata
più approfondita al sito si accorgerà che le
Vacances de l'Esprit hanno poco a che vedere
col turismo e sono in effetti un'iniziativa
molto seria.

Si tratta di un'occasione di trascorrere una
settimana di lezioni quotidiane tenute da uno
dei vari docenti che anno dopo anno adriscono
all'iniziativa. Tutto questo un un luogo immerso nella natura.

Il mio parere è che iniziative come queste
andrebbero sostenute, tantopiù che i proventi
dell'associazione vanno perlopìù alla costruzione
di un'oasi di silenzio in collina vivino Bologna. :)

Per saperne di più:
http://www.associazioneasia.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&sid=75&doc=204

Saluti a tutti
Alessio

Posted by: Alessio at 16.05.06 01:53