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22.01.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #28
Maura Gancitano interviene nell'inchiesta sul Romanzo Italiano del XXI secolo.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.
Di Maura Gancitano
È convinzione comune che la somma degli angoli di un triangolo sia sempre 180 gradi. In realtà, se si nega il quinto postulato di Euclide (che essendo un postulato è indimostrabile), si entra nel paradigma delle geometrie non euclidee, nelle quali la somma degli angoli di un triangolo non è sempre 180 gradi.
La nostra generazione è viziata dal pregiudizio che ci fa pensare che ormai siamo arrivati all’apice del progresso tecnologico e della conoscenza. In realtà, nonostante si siano fatti enormi progressi nell’ultimo secolo, quello che ci viene detto dalla scienza è pochissimo rispetto a quello che c’è da sapere e, soprattutto, non è mai incontrovertibile.
L'insieme degli orientamenti orientamenti teorici, delle assunzioni metafisiche e delle procedure sperimentali che caratterizzano una data comunità scientifica è chiamato paradigma: le rivoluzioni scientifiche sono il passaggio da un paradigma all'altro.
Quindi, ciò che oggi è considerato vero (come la teoria del Big Bang, che in realtà è solo un’ipotesi un po’ più verosimile delle altre) domani potrebbe essere falsificato.
Perché questo preambolo pseudo-filosofico? Perché, secondo me, parallelamente allo scientismo (cioè la fiducia incondizionata nella scienza), esiste nella società attuale una sorta di “letteraturismo”. Si tratta della convinzione che tutto sia ormai stato scritto, che il grande romanzo sia finito e che non ci siano più gli scrittori di una volta.
Nell’ultimo secolo, e in particolare negli ultimi anni (dalla nascita di Internet), la produzione, la distribuzione e la fruizione della letteratura sono cambiate. Cambiando queste condizioni, cambia anche il paradigma corrente.
Quello che ho chiamato “letteraturismo”, cioè la visione nostalgica nei confronti della letteratura passata (partendo dal presupposto che la letteratura non esista più), non tiene conto del fatto che anche in passato è stato pubblicato un enorme numero di libri di cattiva qualità.
Se proprio si deve valutare questa convinzione comune da un punto di vista formale, si deduce che si tratta indubbiamente di un ragionamento circolare, di una petizione di principio (si parte dal presupposto che la letteratura non esista più per arrivare a dimostrare che la letteratura non esiste più). Si tratta quindi di un ragionamento fallace che non ha come scopo il miglioramento della qualità della letteratura, ma quello dello scoramento di chiunque abbia voglia di fare qualcosa per migliorare la situazione contemporanea. Chi dice che non c’è più niente da scrivere, secondo me, ha semplicemente disimparato ad osservare e non si rende conto della quantità di cose che non sono ancora state raccontate.
Detto questo, mi sembra ovvio che ci siano numerose critiche da muovere nei confronti di chi produce e di chi distribuisce la letteratura, e che ci sia anche molto da fare sul fronte della fruizione.
Maura Gancitano dice di sé: Chi sono? Uhm...ho 20 anni, sono siciliana, studio filosofia a Milano, ho un blog (www.maura.splinder.com), sono nella redazione di due riviste elettroniche (Bombasicilia e L'emergente sgomita), collaboro con una casa editrice e con una piccola casa di produzione cinematografica, organizzo presentazioni, ho vinto premi letterari...
Boh, non vorrei dare l'impressione di una che si dà troppe arie! Puoi anche scrivere solo Maura!
Posted by Davide Bregola at 22.01.06 19:44
Comments
Maura, il tuo cognome è bellissimo... Se fossi il marco vecchio ti dedicheri una poesia come ho fatto a Alessandro Lise e Francesca Bagnasco... ma quel marco là ormai è bell'e che morto.
Posted by: Marco at 22.01.06 23:07
Oltre che un bel cognome ha fatto pure un bell'intervento e questo mi fa dire: Nomen omen!Marco, ho cambiato quella cosa dei taccuini, ma mi devi svelare l'arcano.
D.
Posted by: D.B. at 23.01.06 00:10
Grazie per i complimenti!
Posted by: Maura at 23.01.06 09:32
Hai ragione. Ma più che alla "quantità di cose che non sono ancora state raccontate", penso alla quantità di sguardi nuovi (ognuno di noi, se non è troppo omologato e pensa con la sua testa, dovrebbe averne uno diverso). Perché altrimenti avevano già detto tutto gli antichi greci e il resto sarebbe solo uno spreco di tempo e di carta.
Posted by: Andrea M. at 23.01.06 10:40
io penso al "come" le cose vengono raccontate. Mi spiego, tutti abbiamo occhi, orecchie, dita, lingua, naso, ma è come si sviluppa la loro interazione con l'esterno, che può dare un "come" diverso, nuovo, alle storie che si raccontano. Che possono non essere nuove, ma su cui si può gettare una luce diversa. Penso alla Morte della Vergine del Caravaggio, tema non nuovo all'epoca, ma lui, con quel getto di luce divina, irreale, sulla scena, rende il tutto così "vero", che i committenti del tempo la rifiutarono. Un "come" che racconta in modo diverso, ecco. ciao
Posted by: andrea b. at 23.01.06 12:31
Certo, lo sguardo è fondamentale. Spesso un libro può folgorarci "semplicemente" perchè vede una cosa in modo nuovo.
A questo proposito mi viene in mente questa frase di Calvino:
"Quello cui tendo, l'unica cosa che vorrei poter insegnare è un modo di guardare, cioè di essere in mezzo al mondo. In fondo la letteratura non può insegnare altro."
Posted by: Maura at 23.01.06 14:01
So che ormai do la nausea con Proust, però lui dice che gli scrittori sono come "specchi": l'importante non è tanto ciò che riflettono, ma quanto riescono a riflettere.
Posted by: Andrea M. at 23.01.06 14:08
ma allo sguardo, deve seguire qualcosa: è questo qualcosa è la parola scritta.
allora la domanda che io mi faccio è: che lingua avranno questi romanzi, queste narrazioni?
mi sembra che sullo sguardo, su come guardare la realtà, siamo tutti concordi, mentre è sulla lingua che le idee, le nostre e le mie prima di tutto, siano meno nette.
d.
Posted by: demetrio at 23.01.06 15:02
Che lingua avranno? Come si sarà capito, ho una piccola passione per Italo Calvino, per cui la mia speranza è che lo scrittore del grande romanzo del XXI secolo scelga la parola esatta, che usi un linguaggio semplice ma preciso.
Potrei dilungarmi, ma ora devo proprio tornare a lezione...
Posted by: Maura at 23.01.06 15:45
la lingua, dite? se ne abbiamo un'idea non così precisa è, forse, perché ancora non l'abbiamo vista. nè l'abbiamo praticata. forse qualcuno l'ha già usata, e noi non ne siamo venuti a contatto, chissà. credo dipenderà anche dai lettori, e che lettori saranno quelli di questo secolo? si potrebbe scrivere come negli sms, ttt abbr, chissà. non ci sarà punteggiatura, ma solo maiuscole, nn s. xò potrebbe anke nn essere così. mumble mumble...
Posted by: andrea b. at 23.01.06 19:14