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19.01.06

Il romanzo del ventunesimo secolo #26

Rossano Astremo interviene nell'inchiesta sul Romanzo Italiano del XXI secolo.
La lettera da cui è partito tutto si trova QUI.
Gli altri interventi di scrittori, critici, lettori si trovano QUI.

Di Rossando Astremo

Mi sembra che il mio punto di vista sul “romanzo italiano del XXI secolo” sia stato già esposto da altri ottimamente. Quindi insisto su alcuni punti già venuti a galla. In sostanza, io concordo con quanto detto da Gabriele Dadati che ha parlato dell’esistenza di un massiccio filone letterario di Opere mondo (rimando al suo saggio qui: http://www.vibrissebollettino.net/archives/2005/09/perceber_la_mac.html ), di opere complesse, di strutture magmatiche che si pongono come obiettivo quello di “ficcare il mondo in un libro”. Anche Giulio Mozzi, nel suo articolo Che cosa chiedo alla critica letteraria (articolo troppo lungo), in conclusione scrive, riferendosi a Neuropa, Perceber, La macinatrice, I canti del caos, Il suicidio di Angela B. etc.: “Una domanda per la critica letteraria è, ad esempio: queste opere letterarie che ho citate (queste e altre, non tutte queste e invece altre, eccetera: come volete) sono o non sono una nuova “corrente” che sta attraversando l'oceano delle lettere italiane?”. Forse è troppo presto per parlare di correnti o meno, o forse no, e sicuramente non sono io la persona più adatta a farlo, però queste Opere mondo hanno il merito di riuscire (ognuno con le sue peculiarità, ognuno incanalando il poderoso magma narrativo in griglie e strutture “necessarie” in grado di contenere il debordare della materia ) a “rappresentare” la complessità e la polisemia del contemporaneo. Il pregio dei vari Colombati, Gigliozzi, Casadei, Moresco, Parente etc. è quello di aver osato mettendo a cuocere sul fuoco davvero tanta “carne”, riuscendola a tenere saldamente assieme. Già alla fine del dicembre 2004 “Nuovi Argomenti” aveva dedicato un fascicolo che riuniva estratti di testi inediti, gran parte dei quali poi usciti nel corso del 2005, dal titolo “Questo non è un romanzo”. Colombati, recentemente, in un’intervista nella quale gli chiedevo come mai l’esplosione di questa narrazione massimalista, ha risposto: “Credo si tratti di una reazione ad una stagione editoriale (più che letteraria), in cui finalmente in Italia sono arrivati, ad esempio, i romanzi di Pynchon, di Gaddis, di Foster
Wallace, di DeLillo. Questa cosa del “romanzo massimalista” o “postmoderno” - del “romance” a scapito del “novel” - mostra già la corda, negli Stati Uniti. Ma qui da noi mi sembra giusto tentare, provare a rifuggire dai soliti compitini minimalisti senza sangue, messi in bella prosa per un centinaio di pagine. D’altronde, l’inventore di questo genere di letteratura è il nostro Ariosto”. Come dargli torto? Certo noi abbiamo avuto anche l’immenso Horcinus Orca di Stefano D’Arrigo. Ma è stato un caso isolato.
Questo cosa vuol dire?Che il romanzo italiano del XXI secolo sarà tutto un prodursi di mostruose creature complesse, citazioniste, enciclopediche, “wallaciane”?
Intanto Emanuele Trevi, critico di acume indiscutibile e narratore di due oggetti narrativi ibridi e spiazzanti (Senza verso e L’onda del porto), si appresta a scrivere un libro dal titolo “Contro il romanzo” nel quale, almeno così ha dichiarato in un’intervista apparsa su “Stilos” recentemente, si “scaglia”, tra le altre cose, contro questa presunta “ondata” massimalista del romanzo nostrano. Ad ogni virus il suo antivirus.

Rossano Astremo, nato nel 1979, è scrittore e pubblicista. È di Grottaglie, paese della provincia di Taranto, ma vive dal 1998 a Lecce. È il curatore della rivista cartacea “Vertigine” (http://vertigine.clarence.com/) . Ha pubblicato la silloge poetica “Corpo poetico irrisolto” (Besa Editrice, 2003) ed è autore, assieme a Gianmario Lucini, Fabio Ciofi ed Erminia Passannanti, del libro “Poesia del dissenso” (Transference, 2004). Di prossima pubblicazione il saggio “Jack Kerouac. Il violentatore della prosa”.

Posted by Davide Bregola at 19.01.06 09:09

Comments

Ecco un altro su cui bubito dell'esistenza.
lo chiamo e non risponde mai.

e lascio "bubito".

Posted by: Marco at 19.01.06 16:48

strano... durante le mie rare "sedute" risponde. Forse non lo invochi come si deve...

Posted by: Francesco Sasso at 19.01.06 20:00

Ma guarda che dal 2006 non ce n'é più per nessuno, il buonismo è finito, e non è che gli scrittori o i critici rispondono al primo venuto e sono pronti a essere "gentili" e "cordiali". Ora incontra solo chi merita, e non ne girano molti, solo nei posti giusti, solo nei posti giusti. Come dicevano i cari CCCP nel 1987 quando molti di voi erano ancora alle elementari! Sto scrivendo un saggio sul nonnismo in letteratura, e personalmente sono a favore del nonnismo più intransigente.

Posted by: D.B. at 19.01.06 20:31