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16.01.06
Il romanzo del ventunesimo secolo #25
Annamaria Manna interviene sul Romanzo del XXI secolo.
Tutti gli interventi pubblicati si trovano QUI.
L' "inchiesta sul romanzo del XXI secolo" è partita con la lettera che potete leggere QUI.
Di Annamaria Manna
Premessa: l'osservatore influenza ciò che studia
Lo stato delle cose
Il romanzo del 21 secolo è lo specchio della frammentazione, della parcellizzazione, del relativismo, delle mille identità che si incontrano e si scontrano, della voglia di non essere inghiottiti dall'anonimato, dei tempi brevi e frenetici nella sua stessa creazione, del desiderio di cavalcare le mode e contemporaneamente della voglia di distanziarsene, della crisi dell'autore unico. Per questo motivo parlerei de "i romanzi del 21° secolo".
Mi chiedo se ci sono le condizioni sociologiche, antropologiche, spirituali, per poter parlare de "il romanzo del 21° secolo". Il romanzo, come genere, è il frutto di un modo di essere borghese che oggi non esiste più.
I lettori del romanzo, poi, chi sono? Anche loro sono cambiati e questa non è una variabile indipendente. Gli unici lettori che possono somigliare ai lettori del XX secolo sono i carcerati, quelli che hanno vent'anni da scontare e si possono immergere nelle letture e uscirne grondanti di vita e di emozione. Ma quelli che sono fuori, che sono travolti dalla fretta, dalle contraddizioni e immersi nelle bugie dei regimi, cosa chiedono alla lettura e di conseguenza all'editore?
Un'altra caratteristica del romanzo del 21° secolo è questa triangolazione lettore, autore, industria editoriale che possono essere uno la spina nel fianco dell'altro.
Il futuro?
C'è qualche cosa che deve cambiare e che ancora non si sa come sarà, perché si possa parlarne e si possa prevedere cosa produrrà nel campo della scrittura e della lettura. Prima dovrà andare a compimento la crisi di questo secolo, dovranno cadere parecchie statue, monumenti e andare in disfacimento sistemi economici. Prima bisognerà bere le lacrime della consapevolezza che non si sa nulla, che non si è nulla a questo mondo se non si è amico dell'uomo e della natura. L'alba dello stupore, del vero e del buono sarà tanto più vicina quanto più si prenderanno le distanze dalle mode, quanto più ci si prenderà tempo, quanto più si rinuncerà alla vanità, quanto più si amerà l'uomo, quanto più si sentirà la responsabilità del proprio agire. E forse, forse a quel punto non ci sarà bisogno di scrivere o di leggere romanzi. Solo poesie?
Di lei dice: Sono Annamaria. Nei miei quarantaquattro anni molti sono stati i cambiamenti e gli interessi. Riguardandoli ora mi accorgo che ho fatto tante cose, o poche, a seconda dei punti di vista, ma il filo rosso è stato il grande interesse per l’umanità e la voglia di stare bene insieme alle persone, anche le più diverse tra loro. Non mi riesce tutte le volte, ma ritento quasi sempre.
Amo tutta la musica, tranne la techno, la acid e la lirica. Mi interesso di arte in generale, ma più ancora mi affascina il tema dei legami tra arte e vita e la scrittura creativa è uno di questi.
Faccio la guida in questo portale, perché sono terribilmente attratta dall’eden di Supereva: lo trovo un posto molto creativo!
Se mi chiedete una definizione ufficiale di scrittura creativa, eccola qui:
“Lo scopo della scrittura creativa è di sviluppare la nostra capacità di costruire testi in modo creativo ed efficace. Attraverso un'esplorazione attiva e divertente della lingua italiana, si può migliorare la qualità della scrittura di ciascuno. Affrontare un percorso di scrittura creativa significa calarsi in un laboratorio che prevede sperimentazioni brevi e mirate, alla portata di tutti, di un diverso stile di composizione. Ci si riappropria così, con un nuovo spirito decisamente più attivo e protagonista, di tutte le tecniche di composizione, di ogni genere testuale (narrativo, poetico, saggistico, ecc.) e di tutte le fasi del processo di scrittura, dall'ideazione, alla redazione, alla correzione."
Il sito: http://guide.supereva.com/scrittura_creativa/biografia.shtml
Posted by Davide Bregola at 16.01.06 23:30
Comments
Di Annamaria Manna penso si potrebbe dire molto di più di quello che lei scrive nella sua biografia. La realtà che ha costruito in rete è qualcosa di unico e che era ncessario, raggruppando le scuole di scrittura, facendo incetta di informazioni sui corsi, su manuali, riflessioni, interviste a scrittori, riviste, eventi, valorizzando i lavori fatti dagli insegnanti e presenti in rete, mettendo in contattao pesrone e realtà che non si conoscevano tra loro. La sua presenza costante e discreta negli anni è un valore. Non ha conflitti di interessi ( e non è poco in un'epoca come questa), offre un servizio gratuito e di qualità.
Quanto al suo intervento lo trovo molto denso. Nella sua brevità tocca temi importanti e che condivido.
Posted by: adele at 17.01.06 10:55
paradossalmente mi spaventa di più questa profezia di annamaria (il ritorno allo stupore e alla poesia), che il rischio che andrea e i suoi commentatori mettevano in evidenza nell'intervento precedente (ovvero quello di una lingua che si piega alle esigenze della comunicazione più trita, quella degli sms ad esempio). Lo scenario finale di annamaria mi ricorda l'arcadia e come tale mi sa di chi inghirlanda splendidi fiori sulle nostre catene.
Io credo che se la letteratura ha un compito, se ce l'ha, non è tanto quello di spezzare le catene, quanto di togliere di mezzo i fiori.
E questa funzione, che è anche funzione sociale, è tutta dentro il romanzo.
d.
Posted by: demetrio at 17.01.06 13:58
Concordo con te Adele, ma ho voluto riportare esattamente le parole di Annamaria, per non fare pasticci. Il suo sito è una guida imprescindibile, inoltre da anni segue le uscite dei narratori italiani, ci tiene aggiornati sui loro movimenti in giro per l'Italia...per questo una sua idea sul romanzo italiano del xxi secolo mi sembrava e mi sembra importante. Il suo intervento è "poetico" e allo stesso tempo tocca argomenti importanti, da sviluppare ulteriormente. D.
Posted by: D.B. at 17.01.06 13:59
La risposta che ho dato a Bregola è stata frutto di uno sfogo. Lui sa, quanto ci ho impiegato a rispondergli: non più di 10 minuti. Non mi sembra né particolarmente poetica, tanto meno infiorettata. Dal mio osservatorio mi si presentano situazioni che a volte mi fanno rabbia, ma altre volte mi danno prospettive di speranza:
- i buoni romanzi nascono da un'intensa visione ed esperienza del mondo. Non possono essere costruiti a tavolino, né per dimostrare tesi, né per andare incontro ai mercati. Non si curano delle classifiche o delle mode. Sono espressione autentica del sé dello scrittore e della sua visione del mondo.
- i romanzi del mondo occidentale si dovranno confrontare con mondi molto diversi e distanti e saranno veicolo di questo incontro tra le genti.
- ci sono nella letteratura italiana e straniera contemporanea i semi per questo tipo di scrittura e tanto per fare alcuni nomi: Carmine Abate, Eraldo Affinati, Grazia Verasani, Elena Ferrante, Laura Pugno. Antonella Cilento, Elena Bono, Giovanni D'Alessandro, Claudio Damiani, Davide Bregola, Antonio Pascale, Pietro Spirito, Christiana Caldas Brito, Ascanio Celestini, Leif Enger, Adam Haslett, Daniel Buckman, Jean-Jacques Ilunga, Tamara Jadrejcic, Agota Kristof, Etgar Keret, Murakami Haruki, Natasha Radojčič-Kane, Younis Tawfik, Candelaria Romero.
Posted by: Annamaria at 18.01.06 11:32
annamaria io non dicevo che la tua risposta era poetica o infiorettata. Io ho solo sostenuto che questa tua ipotesi, "L'alba dello stupore, del vero e del buono sarà tanto più vicina quanto più si prenderanno le distanze dalle mode, quanto più ci si prenderà tempo, quanto più si rinuncerà alla vanità, quanto più si amerà l'uomo, quanto più si sentirà la responsabilità del proprio agire. E forse, forse a quel punto non ci sarà bisogno di scrivere o di leggere romanzi. Solo poesie?",da me letta come un ritorno allo stupore e alla poesia, suonasse come un di ritorno all'arcadia.
E questa cosa così come l'hai detta a me non convince, forse perché io uso un altro sguardo e un'altra ottica.
d.
Posted by: demetrio at 18.01.06 13:53
Ma si riferiva a me che ho messo "poetica" perché nelle "profezie per il futuro" vi ho colto una poetica riconducibile all'idea platonica della bellezza. Sono stato poco chiaro, prima. Avevo in mente Platone dopo aver letto "vero e del buono", tutto qui.
Posted by: D.B. at 18.01.06 16:21
Quando ho letto "Io amo i visionari [...]considero Clive Barker uno dei più grandi scrittori viventi" ho anche pensato bene, poi, drammaticamente sono piombato nell'inconsistenza di questo piccolo saggio. E' inutile, a saper "vedere" qualcosa in Italia sono pochissime persone (quasi tutti sono romanzieri), il resto rasenta la demenza. Non esiste critica, siamo una provincia, lo siamo anche per il fumetto. Mettiamoci il cuore in pace e godiamo dei pochi fuochi che vengono accesi da qualche coraggioso visionario.
Posted by: andrea barbieri at 30.01.06 12:06
scusate non andava postato qui.
Posted by: andrea barbieri at 30.01.06 12:10